L’ho appena installato …

On July 30, 2010, in Technology, by Alfonso Fuggetta

A proposito … il 3GS a casa mia non prende. Questo si.

A rifletterci su …

On July 29, 2010, in Politica, Università, by Alfonso Fuggetta

Lavoce.info – ARTICOLI – PENSIONI DEI DOCENTI, PIOVE SUL BAGNATO: “La proposta del Partito democratico, che il governo sembra voler far propria, di abbassare l’età pensionabile per i docenti universitari da 70 a 65 anni dovrebbe favorire i giovani a spese dei vecchi. Non è così. Non solo mandare in pensione prima gli attuali sessantacinquenni è in controtendenza rispetto a tutte le riforme che favoriscono la partecipazione al mercato del lavoro degli anziani, non solo non fa risparmiare soldi alle casse pubbliche nel loro complesso, ma chi veramente pagherà il costo di questo cambiamento sono tutte le generazioni successive, inclusi gli attuali giovani ricercatori. Il motivo di questo paradosso è legato ai diversi regimi pensionistici che attualmente operano.

DUE SCENARI, ALCUNE STIME

Gli attuali sessantacinquenni sono per lo più coperti  dal vecchio regime retributivo. Per costoro, una volta raggiunti i 40 anni di contributi (compresi eventuali riscatti di anni della laurea etc.), la pensione rappresenta il 75-80 per cento dell’ultima retribuzione, indipendentemente dall’età di pensionamento. Ma i sessantacinquenni di un futuro ormai prossimo avranno una parte sempre più grande di pensione calcolata col metodo contributivo, e ogni anno in meno di contribuzione riceveranno una pensione sensibilmente più bassa. Per chiarire gli effetti della proposta sulla generazione di mezzo, quella che per prima è soggetta per  intero al regime pensionistico previsto dalla legge Dini (con tutte le sue successive modifiche), abbiamo preso in considerazione un ipotetico giovane che nel 1995 (o in qualunque anno successivo) ha cominciato la carriera universitaria: per i primi dieci anni è ricercatore universitario, poi per dieci è professore associato e per i restanti anni è professore ordinario. Abbiamo ipotizzato che il giovane in questione cominci la sua carriera a 30 anni – è tipico della carriera universitaria cominciare dopo il dottorato di ricerca (in Italia o all’estero) e qualche anno di esperienze post-doc (borse, assegni di ricerca, e così via). Al nostro ipotetico giovane abbiamo applicato le retribuzioni in vigore nel 2010, ed abbiamo ignorato gli effetti della manovra economica, attualmente all’approvazione del parlamento, e discussa nel pezzo di Baldini e Caruso. Abbiamo considerato due scenari, un primo in cui la crescita dell’economia è dell’1,5 per cento annuo, un secondo in cui la crescita è dell’1 per cento annuo. I risultati con l’età di pensionamento a 70 anni sono in linea con le aspettative: il tasso di rimpiazzo, e cioè il rapporto fra la pensione percepita e l’ultima retribuzione, è compreso fra il 62 per cento (se l’economia cresce di più) e il 57 per cento (se l’economia cresce di meno). Il nostro giovane ricercatore ha già la sfortuna di appartenere ad una generazione in cui gli effetti della riforma Dini si sentono appieno.

GIOVANI OGGI. ANZIANI DOMANI

Abbassare l’età di pensionamento di cinque anni ha due effetti negativi per il giovane ricercatore: da un lato può contribuire solo 35 anni, dall’altro perde le retribuzioni più elevate previste per gli ultimi anni di carriera, per effetto dell’anzianità di servizio. In entrambi gli scenari considerati, la pensione percepita è di circa il 20 per cento più bassa rispetto al caso in cui si va in pensione a 70 anni. I tassi di rimpiazzo si riducono meno che in proporzione, perché l’ultima retribuzione è più bassa a 65 anni rispetto ai 70 anni: in un caso (crescita all’1,5 per cento) il tasso di rimpiazzo è del 53 per cento, nell’altro (crescita all’1 per cento) è del 49 per cento. Non è quindi corretto presentare la proposta di abbassare l’età pensionabile come una riforma a favore dei giovani: i giovani di oggi sono gli anziani di domani, e costringere tutti ad andare in pensione prima per allontanare gli anziani di oggi dal lavoro penalizza prevalentemente proprio i giovani. Non ci sembra che questa proposta sia la soluzione ai problemi dell’università italiana. Se lo scopo della proposta è quello di ridurre la gerontocrazia nell’università, è preferibile considerare altre ipotesi, che riducano il potere accademico degli ultra-sessantacinquenni (specie se improduttivi nella ricerca!), e che nello stesso tempo offrano più opportunità a chi nelle generazioni successive fa buona ricerca.”

 

Does Outsourcing Destroy IT Innovation?

On July 29, 2010, in Business, Software, Technology, by Alfonso Fuggetta

Discussione molto interessante …

Does Outsourcing Destroy IT Innovation? – Susan Cramm – Harvard Business Review: “Relying solely on external service providers for this expertise isn’t the answer. Even if our case study vendor knew everything listed above (and, believe me, they did not), vendors often don’t know how to be heard and are conflicted about the messages they should send in light of the fact that these messages could negatively impact their relationships and, potentially, their revenue.

Some researchers are questioning the value of broad-based outsourcing. Research on IT management practices within the banking industry found that top-performing companies outsource less, and those that outsource IT on a wholesale basis ‘struggle to use IT to drive value and have limited strategic flexibility as the business context evolves and hardware prices plummet.’

What do you think? Is it possible that large scale outsourcing not only limits strategic flexibility but also the capability to innovate with IT and therefore use IT as a strategic asset?”

 

Il solare costa meno del nucleare

On July 28, 2010, in Business, Technology, by Alfonso Fuggetta

Il solare costa meno del nucleare – Corriere della Sera: “NEW YORK – Oggi negli Stati Uniti la produzione di energia solare costa meno di quella nucleare. Lo afferma un articolo pubblicato il 26 luglio sul New York Times, che riprende uno studio di John Blackburn, docente di economia della Duke University. Se si confrontano i prezzi attuali del fotovoltaico con quelli delle future centrali previste nel Nord Carolina, il vantaggio del solare è evidente, afferma Blackburn. «Il solare fotovoltaico ha raggiunto le altre alternative a basso costo rispetto al nucleare», spiega Blackburn, nel suo articolo Solar and Nuclear Costs – The Historic Crossover, pubblicato sul sito dell’ateneo. «Il sorpasso è avvenuto da quando il solare costa meno di 16 centesimi di dollaro a kilowattora» (12,3 centesimi di euro/kWh). Senza contare che il nucleare necessita di pesanti investimenti pubblici e il trasferimento del rischio finanziario sulle spalle dei consumatori di energia e dei cittadini che pagano le tasse.”

Se Jobs fa anche questo …

On July 27, 2010, in Business, Technology, by Alfonso Fuggetta

Rumor: TiVo stock climbs on talk of deal with Apple for new Apple TV: “A small post in Barron’s noted today that TiVo shares have jumped up about 5% today on rumors that the company’s DVR technology may be included in the next iteration of the Apple TV. “

There will be blood: why Apple and Intel are destined to clash: “A long time ago, in what seems like a galaxy far, far away, Apple and Google were the Brad and Jennifer of the tech world. Google had the cloud, Apple had the clients, and both companies were such industry darlings that fantasizing about world-changing Apple/Google team-ups was a popular pundit pasttime. The love extended all the way up to the top of Apple, with Google CEO Eric Schmidt taking the stage alongside Jobs at WWDC 2007 for the iPhone’s unveiling. Jobs was supposedly so pleased with the prospects for Apple/Google collaboration that when he learned of Google’s secret ‘Gphone’ project (Android), he reportedly hit the roof.

Given how much engineering effort the company has focused on its iOS-based products—to the point where most of the CPUs in Mac hardware have fallen a full generation behind—it’s hard to imagine that Jobs isn’t feeling similarly betrayed by yet another Apple partner’s full-court press into the smartphone market. I’m talking, of course, about Intel, which just hired former Apple and Palm VP Mike Bell to head up its smartphone efforts, and which is rumored to be contemplating a purchase of key baseband chipmaker Infineon. Intel is jumping into the smartphone market with both feet, and the company’s goal isn’t just to create a direct iPhone competitor—no, Intel wants to empower a whole ecosystem of iPhone competitors based on x86.

Is it a coincidence, then, that Apple doesn’t appear the least bit inclined to bring its Mac line up-to-date with the latest 32nm parts from Intel? No, it isn’t. But the story of the present and future of Apple’s relationship with Intel is considerably more complicated than ‘Betrayed Apple Flees Intel for AMD.’”

 

Sono parte di una ‘Selfish Elites’

On July 27, 2010, in Costume, Technology, by Alfonso Fuggetta

iPad Owners Are ‘Selfish Elites;’ Critics Are ‘Independent Geeks,’ Says Study [Voices]: “

By Eliot Van Buskirk, Writer, Wired

It’s not exactly official, but should also surprise no one: According to a new study the psychological profile of iPad owners can be summed up as ‘selfish elites’ while have-not critics are ‘independent geeks.’

Of course the ‘haves’ would probably call the ‘have nots’ ‘cheap wannabes’ to which the ‘have nots’ would retort: ‘FANBOI!!’

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Le mie app per iPad

On July 25, 2010, in Technology, by Alfonso Fuggetta

Queste le mie app sulla homepage dell’iPad. Sono quelle che uso di più.

Qualche info



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