Elezioni, il Tar lombardo conferma riammissione della lista Formigoni | Milano la Repubblica.it: “Il Tar della Lombardia ha confermato, decidendo nel merito, la riammissione della lista ‘Per la Lombardia’ di Roberto Formigoni per le elezioni regionali. Dopo un ampio esame del dibattito giurisprudenziale in materia, e in coerenza con un orientamento in precedenza appunto dal Tar Lombardia – è scritto nel comunicato del Tribunale amministrativo – il collegio ha ritenuto pienamente proponibili e ammissibili i ricorsi’.
‘Nel merito – scrivono ancora i giudici amministrativi – i ricorsi sono stati ritenuti fondati ed accoglibili alla luce dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968 n.108 e successive modifiche, che regola l’attività dell’Ufficio centrale elettorale presso la Corte d’appello’. Il Tar spiega che questa norma ‘regola altresì in modo preciso e puntuale i termini per gli eventuali ricorsi contro le sole eliminazioni di liste o candidati, che i delegati delle liste o dei candidati esclusi possono effettuare entro e non oltre le 24 ore (termine decadenziale)’.
‘Consumati tali termini – spiegano ancora i giudici – anche l’Ufficio centrale non ha più alcun autonomo potere di procedere ad un riesame di profili già oggetto di verifica e non censurati dai soli soggetti legittimati (delegati di liste o di candidati eliminati)’. ‘Pertanto – sottolineano – nel caso della lista ‘Per la Lombardia’, che era già stata ammessa alla competizione elettorale del 28 marzo del 2010, l’Ufficio centrale aveva ormai esaurito i suoi poteri di controllo e di decisione’.
‘Per il collegio non può ritenersi, al contrario, sussistere un generale potere di autotutela in capo all’ufficio centrale’, è scritto nel comunicato. Come già spiegato alle parti dal presidente Adriano Leo, ‘l’esame della questione – conclude la nota del Tar – si è svolto prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto legge 29/2010; pertanto il collegio nel suo esame e nella decisione non ne ha tenuto conto’.”
Visto da Antonio.
Comunisti involontari – Corriere della Sera: “Il Pdl va rassomigliando sempre di più al Partito comunista di un tempo. I suoi tre coordinatori mi perdoneranno, ma proprio questa è stata l’associazione scattatami nella mente leggendo la loro replica al mio editoriale «Il fantasma di un partito » di mercoledì.
Cosa c’entra il Pci? C’entra perché, come spesso capitava con i dirigenti di quel partito, anche Bondi, La Russa e Verdini nella loro replica sono costretti a confutare in pubblico ciò che in privato, invece, un gran numero di loro eminenti compagni di partito (per non parlare d’iscritti ed elettori!) sono prontissimi non solo ad ammettere, ma a denunciare apertamente essi per primi. Per buona educazione non faccio nomi, naturalmente.
Posso garantire però che non si tratta né di amici del Presidente Fini né tanto meno di persone che, come essi scrivono del sottoscritto, passano le loro giornate «in un ambiente praticamente sterile in compagnia unicamente dei loro libri preferiti e delle loro personali elucubrazioni ». E’ proprio questo occultamento dei problemi, insieme alla povertà di elaborazione intellettuale, alla mancanza di trasparenza nelle nomine interne e nelle candidature, all’assenza di una libera discussione e delle stesse sedi istituzionali dove eventualmente farla, tra le cause prime di quella evanescenza rissosa del Pdl in quanto partito, messa clamorosamente in luce dai recenti avvenimenti di Milano e Roma. Sui quali, invece, i miei tre interlocutori preferiscono sorvolare senza dire neppure una parola.
Così come del resto nessuno di quel partito ha sentito bisogno di chiedere scusa agli italiani per il pasticcio creato, per la fibrillazione in cui è stato gettato l’intero dibattito politico, e per aver costretto alla fine il Presidente della Repubblica ad avallare un orribile decreto tappabuchi pur di non privare di qualunque significato politico il prossimo appuntamento elettorale e di non lasciar precipitare nel ridicolo l’immagine del Paese più di quanto già ci sia. Sbaglia chi pensa che queste cose siano dette per partito preso antiberlusconiano. In generale il ruolo importante avuto da Berlusconi nello stabilimento del bipolarismo, nonché in particolare alcuni risultati positivi dell’attuale governo, non sono stati mai nascosti né da questo giornale né da chi scrive. Così come personalmente non ho difficoltà a riconoscere che ministri come Gelmini, Maroni, Tremonti, Sacconi o lo stesso La Russa stanno dando buona prova di sé.
Ciò che nell’ideologia del Pdl e del suo capo è inammissibile è l’idea che il consenso elettorale sia tutto, che esso debba mettere a tacere qualunque obiezione, che solo esso conti in una democrazia. E’ questa la premessa, infatti, di due micidiali conseguenze pratiche. La prima si manifesta all’esterno come senso di onnipotenza, come arroganza nei comportamenti, come altezzosa insofferenza verso qualunque critica. La seconda conseguenza colpisce all’interno lo stesso Pdl, impedendogli di essere un partito degno di questo nome.
Se conta solo la vittoria elettorale, infatti, e il carisma berlusconiano basta a vincere le elezioni, allora è fatale che la qualità degli uomini, il merito, l’onestà, non contino niente. Che tutto si riduca a chi si precipita meglio e per primo a fare i voleri dell’Augusto, a prodursi nell’inchino più profondo e nell’elogio più compiacente. Salvo poi, come capita, ordire dietro le quinte le inevitabili congiure.”
Quel pasticciaccio di Palazzo Chigi un precedente contro le regole – Repubblica.it: “CI SONO, nel decreto legge varato ieri notte dal governo, un pregio e una quantità di difetti. Ezio Mauro, nel suo editoriale di ieri ne ha già dato conto. Proseguirò sulla stessa strada da lui aperta e nelle considerazioni svolte dall’ex presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida. Ma c’è anche e soprattutto un indirizzo politico che emerge da quel decreto, che suscita grandissima preoccupazione.
Il pregio è d’aver dato al maggior partito di maggioranza e ai suoi candidati la possibilità di partecipare al voto regionale in Lombardia e nel Lazio, così da esercitare il diritto elettorale attivo e passivo. Quest’esigenza era stata sottolineata non solo dagli interessati ma anche dai partiti dell’opposizione. Bersani, Di Pietro, Casini, avevano dichiarato nei giorni scorsi di voler vincere disputando la loro eventuale vittoria ’sul campo e non a tavolino’. Il decreto consente che questo avvenga ed infatti avverrà se i tribunali amministrativi della Lombardia e del Lazio ne ravviseranno le condizioni sulla base del decreto già operativo nel momento in cui quei due tribunali si pronunceranno. Spetta infatti a loro - e non al decreto - stabilire se le prescrizioni previste saranno state correttamente adempiute.”
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Che fare? Chi ne ha titolo rappresenti al Tar i problemi che sono di sua competenza per quanto riguarda il giudizio di applicazione del decreto. (Il Tar lombardo ha già concesso a Formigoni la sospensiva dell’ordinanza dell’Ufficio elettorale e deciderà definitivamente nei prossimi giorni). E chi ha titolo sollevi i problemi di costituzionalità dinanzi alla Corte.
Le sortite ’sprocedate’ di Di Pietro nei confronti del presidente della Repubblica sono da respingere senza se e senza ma. Nella situazione data il Capo dello Stato è stato messo in condizioni di necessità e ha dovuto dare la precedenza all’esercizio del diritto elettorale, riuscendo anche a far togliere alcune disposizioni transitorie che riservavano l’applicazione del decreto alle sole Regioni di Lombardia e Lazio. Si sarebbe in quel caso creata una diseguaglianza tra gli elettori di fronte alla legge recando così un vulnus costituzionale di palese evidenza. Resta il pasticcio ed un precedente che accelera la trasformazione dello Stato dalle regole all’arbitrio del Sovrano. Gli elettori giudicheranno anzitutto i candidati e i programmi da essi sostenuti. Ma sarà bene che riflettano anche su questi aspetti politici di involuzione democratica. Non sarà un referendum pro o contro Berlusconi, ma certamente l’occasione per scegliere in favore di leggi valide per tutti o in favore delle ‘cricche’ che hanno occupato le istituzioni usandole a favore dei loro privatissimi interessi. L’occasione per cambiare questo andazzo arriverà tra venti giorni. Errare è umano, ma perseverare nell’errore non lo sarebbe.”
Lombardia, riammessa la lista di Formigoni Parla il governatore: “Avevamo ragione” (Audio): “Il Tar ha accolto il ricorso presentato dal Pdl. Il presidente uscente: «Nessun aiuto dal dl. Le nostre firme sono sempre state regolari. Per giorni siamo stati fuori in modo illegittimo».”
Interessante che finalmente ne parlino anche riviste manageriali di questo livello.
The Internet of Things – McKinsey Quarterly – High Tech – Hardware: “More objects are becoming embedded with sensors and gaining the ability to communicate. The resulting information networks promise to create new business models, improve business processes, and reduce costs and risks.”
L’abuso di potere – Repubblica.it: “Ora chi chiede a tutti i concorrenti di farsi carico del problema nato in Lombardia e nel Lazio, con un gesto di responsabilità politica condivisa nei confronti dell´avversario e del sistema, non ha mai nemmeno pensato di assumersi preliminarmente le sue responsabilità, ammettendo gli errori commessi, chiamandoli per nome, prendendosi la colpa. Non è venuto in mente al leader di dichiarare che si attendono le pronunce delle Corti d´Appello e dei Tar chiamati a dirimere con urgenza i due casi, e deputati a farlo, nella normalità democratica e istituzionale, e nella separazione dei poteri.”
Quinta, che dici?
LTE and Spectrum Stupidity: “Mobile operators are counting on Long Term Evolution (LTE) technology to handle surging demand for mobile data access. But LTE developers made some poor choices, cutting spectral efficiency and thus driving up operator costs.
LTE was envisioned as an all IP system, but the RF allocations follow the voice-centric approach of earlier generations. While LTE standards allow for either Frequency Division Duplexing (FDD) or Time Division Duplexing (TDD), all initial LTE equipment uses FDD. FDD requires two separate blocks of spectrum—one for each direction. FDD makes perfect sense for bi-directional voice traffic. It makes no sense for data. With the exception of peer-to-peer file sharing (which most mobile operators block), data traffic is very asymmetric. Sending data via FDD means one block of spectrum is fully utilized and the other, equal sized block, is dramatically under utilized. Result: the operator pays for almost twice the spectrum they actually use.
Verizon is deploying LTE in the 700 MHz C block which means they are using 746 MHz to 756 MHz (a 10 MHz channel) for their downlink (to the mobile device) and wasting most of 777 MHz to 787 MHz (another 10 MHz channel) for the uplink. If Verizon could deploy TDD (as used by WiMAX and as defined for LTE but not implemented), they could fully utilize both 10 MHz blocks for data transfers, almost doubling their data capacity.
I don’t know the actual capacity Verizon will realize on average with their first generation LTE infrastructure. But suppose Peter Rysavy is correct (as implied by Gigaom) that Verizon will initially average 15 Mbps per 10 MHz channel. That’s 15/15 Mbps, symmetric, even though average traffic is likely to be 15/2 Mbps. No single user is likely to see 15 Mbps; rather that 15 Mbps is shared among all users in that sector. With TDD (the default for WiMAX and an unimplemented option for LTE), the Verizon spectrum could support two channels of perhaps 13/2 Mbps each in that same sector. Again, no single user will see 13 Mbps, but all the users in the cell will be sharing 30 Mbps of capacity that can be dynamically divided between up and down—mostly like averaging 26/4 Mbps but able to allocate 15/15 or 28/2 as the traffic mix changes.It’s ironic the LTE implementors got this wrong when you consider their decision to use only IP in the rest of the LTE design, thereby dropping support for traditional voice or SMS services. That’s right, initial LTE deployments won’t support voice telephony or SMS messages, only data services, and yet LTE spectrum assignments were made as if voice comes first.
That’s ironic.”
Il Presidente Napolitano risponde ai cittadini:
Signor Presidente della Repubblica,
le chiedo di non firmare il decreto interpretativo proposto dal governo in quanto in un paese democratico le regole non possono essere cambiate in corso d’opera e a piacimento del governo, ma devono essere rispettate da tutte le componenti politiche e sociali per la loro importanza per la democrazia e la vita sociale dei cittadini italiani.
Confidando nella sua serenità e capacità di giudizio per il bene del Paese e nel suo alto rispetto per la nostra Costituzione.
Cordiali saluti
Alessandro MagniSignor Presidente Napolitano,
sono a chiederle di fare tutto quello che lei può per lasciarci la possibilità di votare in Lombardia chi riteniamo che ci possa rappresentare. Se così non fosse, sarebbe un grave attentato al diritto di voto.
In fede
M. Cristina VarennaEgregio signor Magni, gentile signora Varenna,
ho letto con attenzione le vostre lettere e desidero, vostro tramite, rispondere con sincera considerazione per tutte le opinioni dei tanti cittadini che in queste ore mi hanno scritto.
Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente costituito presso la corte d’appello di Milano. Erano in gioco due interessi o ‘beni’ entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di ‘beni’ egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico.
Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell’opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere – neppure in Lombardia – ‘per abbandono dell’avversario’ o ‘a tavolino’. E si era anche da più parti parlato della necessità di una ’soluzione politica’: senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso. Una soluzione che fosse cioè ‘frutto di un accordo’, concordata tra maggioranza e opposizioni?
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall’altra parte.
Ma in ogni caso – questo è il punto che mi preme sottolineare – la ’soluzione politica’, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti – dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano – che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.
Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell’interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione – comunque inevitabilmente legislativa – potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.
La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l’acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E’ bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri.
CordialmenteGiorgio Napolitano