Tuteliamo il reddito, non il posto fisso

Lavoce.info – ARTICOLI – TUTELIAMO IL REDDITO, NON IL POSTO FISSO: “Con il varo della legge che prevede il ricorso all’arbitrato secondo equità invece che al giudice ordinario in caso di licenziamento individuale, si è tornati a parlare di regimi di protezione del posto di lavoro.
Le parti contrattuali possono stabilire clausole compromissorie per demandare la soluzione delle controversie a un collegio arbitrale. Ciò deve essere previsto da contratti collettivi di lavoro subito in vigore. Si tratta di una ‘mini’ riforma che forse non intacca i diritti fondamentali dei lavoratori in caso di licenziamento (come l’articolo 18) ma neanche risolve i problemi connessi ad un mondo del lavoro sempre più diseguale. È un’altra occasione mancata.
L’arbitrato si muove nella direzione giusta di cercare di ridurre il contenzioso nelle cause di lavoro, ma il problema del mercato del lavoro italiano non è nella tutela processuale del lavoratore ma in quella sostanziale. E per tutela sostanziale intendiamo una tutela che si estenda ai periodi di disoccupazione e ai moltissimi lavoratori che oggi non sono affatto tutelati dalle leggi sui licenziamenti.
Per tutela sostanziale non intendiamo alzare i costi di licenziamento alle imprese. Più di una volta nel passato si è intervenuti direttamente per aumentare i costi del licenziamento. Questo approccio, seguito dal legislatore italiano, tutela il lavoratore proteggendone il posto di lavoro, ma non il reddito in caso di disoccupazione. Quel che vogliamo sottolineare è che la protezione dal licenziamento non è gratis per i lavoratori.”

 

Interessante

Ha a che fare con lo sviluppo delle architetture SOA e di integrazione dei backend.

NHIN Direct: Open Healthcare and Government as a Platform – O’Reilly Radar: “In my advocacy around Government 2.0, I’ve been focused on the idea that government should act like a platform provider rather than a complete solution provider. That is, government should lay down rules of the road, create core functionality that others can build on, and then let the private sector compete to flesh out the offerings.”

 

Stampa di cui non si sente il bisogno

Si parla tanto della crisi dei giornali. Beh, se questi sono i giornali e i giornalisti, italiani o meno, ne facciamo tranquillamente a meno.

Bce, la Bild attacca Draghi «Un uomo della lira non sia Mr. Euro» – Corriere della Sera: “UOMO DELLA LIRA – «Il presidente della Banca centrale europea garantisce il destino della nostra moneta, amministra l’eredità del buono e stabile marco tedesco», prosegue il tabloid. E poi, riferendosi a Draghi, attacca: «Un uomo della lira! Per la memoria: questa era la moneta con un numero infinito di zeri. Questo non può essere vero». Il tabloid ricorda che Draghi guida la banca d’Italia dal febbraio del 2006 e commenta che il suo predecessore – Antonio Fazio – «è indagato dalla Procura». «Bene, Draghi è un sottile intellettuale romano, veste in modo elegante, ha un titolo di professore (politica economica e finanza), è stato – prosegue il tabloid – direttore esecutivo della Banca mondiale. Tuttavia, soprattutto: è stato un banchiere d’investimento della Goldman Sachs a Londra. La Goldman Sachs, tra l’altro, è stata la banca che dal 2001 ha aiutato la Grecia a truccare il suo debito per l’Ue con dubbie speculazioni finanziarie». E commenta ancora: «Draghi (ai tempi di Londra soprannominato ‘Super Mario’), che era responsabile dei rapporti con gli ’stati e le agenzie statali’, non vuole avere niente a che fare con l’imbroglio greco». Il giornale dedica un altro articolo a Weber e spiega «perchè questo tedesco deve diventare» il nuovo presidente della Bce, sottolineando tra l’altro che «l’uomo è cresciuto con una moneta forte: con il marco tedesco».”

 

“Lista” larga

Dl incentivi, un fondo da 300 milioni – Corriere della Sera: "BANDA LARGA – Via libera poi agli 800 milioni di euro per la banda larga, ma con quelle risorse verranno finanziate non solo le reti di comunicazione elettronica ma una serie di altre misure. Oltre al potenziamento delle infrastrutture per la banda larga, gli 800 milioni del Fondo per le aree sottoutilizzate serviranno anche per «la realizzazione di una unità navale per il soccorso alle popolazioni colpite da calamità naturali», «per il sostegno del made in Italy» e per la prosecuzione di interventi per promuovere l’alta tecnologia."

Vogliamo aggiungere anche altro visto che ci siamo?

 

Che pensare?

Per certi versi la prudenza non è mai troppa. Se fosse stata pericolosa e non si fossero prese le misure adeguate, adesso staremmo a parlare di irresponsabilità. Può essere che magari sia andata così, proprio perché sono state prese le misure adeguate.

Certo rimane anche il dubbio che la cosa sia stata sopravvalutata in modo non del tutto disinteressato.

Comunque, meglio così che una vera pandemia.

Influenza suina, dopo la paura
i vaccini in Africa – LASTAMPA.it
: “Un flop. Il verdetto è nei numeri: il timore è stato sproporzionato. A fronte di 10 milioni di dosi di vaccino distribuite in Italia, sono state meno di 900 mila le persone vaccinate al 31 gennaio scorso, quando la pandemia è definitivamente sparita dalle paure degli italiani.

Le Regioni hanno segnalato al ministero circa mille ricoveri e 228 vittime. Ma diverse Asl stanno comunicando la disponibilità alla restituzione di addirittura più della metà dei vaccini acquistati per fronteggiare l’allarme pandemia. I nuovi casi di malattia, dall’1 al 7 febbraio scorso, sono stati 114 mila, che portano il bilancio totale a 4 milioni e mezzo di contagi dal 19 ottobre, quand’è iniziata la sorveglianza Influnet. In Lombardia sono state somministrate però solo il 10 per cento delle dosi. In Piemonte, le 700 mila fiale avanzate vengono in questi giorni stoccate in una cella frigo del servizio farmaceutico dell’Asl To3 a Roletto, nel Pinerolese, a pochi chilometri da Torino: «Saranno mantenute qui a una temperatura tra i 4 e gli 8 gradi finché il ministero invierà la Croce Rossa a ritirarle – spiega la dottoressa Antonella Barale, responsabile delle attività vaccinali della Regione -: in Piemonte resteranno 15 mila dosi». Ventinovemila quelle somministrate finora a Torino e nelle altre province del Piemonte. All’Asl di Treviso, invece, su 128 mila vaccini disponibili, le persone che hanno aderito alla campagna sono state soltanto 1800.

Doveva essere una pandemia. Invece, il numero di vittime da Influenza A non ha superato lo 0,005 per cento dei malati. Significativa – e premonitrice – l’adesione alla campagna vaccinale di medici, infermieri e operatori sociosanitari: 161 mila, il 15 per cento del totale del personale impiegato in Asl, ospedali e ambulatori.”

 

Sembra sia così

Elezioni, il Tar lombardo conferma riammissione della lista Formigoni | Milano la Repubblica.it: “Il Tar della Lombardia ha confermato, decidendo nel merito, la riammissione della lista ‘Per la Lombardia’ di Roberto Formigoni per le elezioni regionali. Dopo un ampio esame del dibattito giurisprudenziale in materia, e in coerenza con un orientamento in precedenza appunto dal Tar Lombardia – è scritto nel comunicato del Tribunale amministrativo – il collegio ha ritenuto pienamente proponibili e ammissibili i ricorsi’.

‘Nel merito – scrivono ancora i giudici amministrativi – i ricorsi sono stati ritenuti fondati ed accoglibili alla luce dell’articolo 10 della legge 17 febbraio 1968 n.108 e successive modifiche, che regola l’attività dell’Ufficio centrale elettorale presso la Corte d’appello’. Il Tar spiega che questa norma ‘regola altresì in modo preciso e puntuale i termini per gli eventuali ricorsi contro le sole eliminazioni di liste o candidati, che i delegati delle liste o dei candidati esclusi possono effettuare entro e non oltre le 24 ore (termine decadenziale)’.

‘Consumati tali termini – spiegano ancora i giudici – anche l’Ufficio centrale non ha più alcun autonomo potere di procedere ad un riesame di profili già oggetto di verifica e non censurati dai soli soggetti legittimati (delegati di liste o di candidati eliminati)’. ‘Pertanto – sottolineano  – nel caso della lista ‘Per la Lombardia’, che era già stata ammessa alla competizione elettorale del 28 marzo del 2010, l’Ufficio centrale aveva ormai esaurito i suoi poteri di controllo e di decisione’.

‘Per il collegio non può ritenersi, al contrario, sussistere un generale potere di autotutela in capo all’ufficio centrale’, è scritto nel comunicato. Come già spiegato alle parti dal presidente Adriano Leo, ‘l’esame della questione – conclude la nota del Tar – si è svolto prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto legge 29/2010; pertanto il collegio nel suo esame e nella decisione non ne ha tenuto conto’.”

 

Comunisti involontari

Visto da Antonio.

Comunisti involontari – Corriere della Sera: “Il Pdl va rassomigliando sempre di più al Partito comunista di un tempo. I suoi tre coordinatori mi perdoneranno, ma proprio questa è stata l’associazione scattatami nella mente leggendo la loro replica al mio editoriale «Il fantasma di un partito » di mercoledì.

Cosa c’entra il Pci? C’entra perché, come spesso capitava con i dirigenti di quel partito, anche Bondi, La Russa e Verdini nella loro replica sono costretti a confutare in pubblico ciò che in privato, invece, un gran numero di loro eminenti compagni di partito (per non parlare d’iscritti ed elettori!) sono prontissimi non solo ad ammettere, ma a denunciare apertamente essi per primi. Per buona educazione non faccio nomi, naturalmente.

Posso garantire però che non si tratta né di amici del Presidente Fini né tanto meno di persone che, come essi scrivono del sottoscritto, passano le loro giornate «in un ambiente praticamente sterile in compagnia unicamente dei loro libri preferiti e delle loro personali elucubrazioni ». E’ proprio questo occultamento dei problemi, insieme alla povertà di elaborazione intellettuale, alla mancanza di trasparenza nelle nomine interne e nelle candidature, all’assenza di una libera discussione e delle stesse sedi istituzionali dove eventualmente farla, tra le cause prime di quella evanescenza rissosa del Pdl in quanto partito, messa clamorosamente in luce dai recenti avvenimenti di Milano e Roma. Sui quali, invece, i miei tre interlocutori preferiscono sorvolare senza dire neppure una parola.

Così come del resto nessuno di quel partito ha sentito bisogno di chiedere scusa agli italiani per il pasticcio creato, per la fibrillazione in cui è stato gettato l’intero dibattito politico, e per aver costretto alla fine il Presidente della Repubblica ad avallare un orribile decreto tappabuchi pur di non privare di qualunque significato politico il prossimo appuntamento elettorale e di non lasciar precipitare nel ridicolo l’immagine del Paese più di quanto già ci sia. Sbaglia chi pensa che queste cose siano dette per partito preso antiberlusconiano. In generale il ruolo importante avuto da Berlusconi nello stabilimento del bipolarismo, nonché in particolare alcuni risultati positivi dell’attuale governo, non sono stati mai nascosti né da questo giornale né da chi scrive. Così come personalmente non ho difficoltà a riconoscere che ministri come Gelmini, Maroni, Tremonti, Sacconi o lo stesso La Russa stanno dando buona prova di sé.

Ciò che nell’ideologia del Pdl e del suo capo è inammissibile è l’idea che il consenso elettorale sia tutto, che esso debba mettere a tacere qualunque obiezione, che solo esso conti in una democrazia. E’ questa la premessa, infatti, di due micidiali conseguenze pratiche. La prima si manifesta all’esterno come senso di onnipotenza, come arroganza nei comportamenti, come altezzosa insofferenza verso qualunque critica. La seconda conseguenza colpisce all’interno lo stesso Pdl, impedendogli di essere un partito degno di questo nome.

Se conta solo la vittoria elettorale, infatti, e il carisma berlusconiano basta a vincere le elezioni, allora è fatale che la qualità degli uomini, il merito, l’onestà, non contino niente. Che tutto si riduca a chi si precipita meglio e per primo a fare i voleri dell’Augusto, a prodursi nell’inchino più profondo e nell’elogio più compiacente. Salvo poi, come capita, ordire dietro le quinte le inevitabili congiure.”

 

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