Professor Is a Label That Leans to the Left

The overwhelmingly liberal tilt of university professors has been explained by everything from outright bias to higher I.Q. scores. Now new research suggests that critics may have been asking the wrong question. Instead of looking at why most professors are liberal, they should ask why so many liberals — and so few conservatives — want to be professors.
The latest on the arts, coverage of live events, critical reviews, multimedia extravaganzas and much more. Join the discussion.
A pair of sociologists think they may have an answer: typecasting. Conjure up the classic image of a humanities or social sciences professor, the fields where the imbalance is greatest: tweed jacket, pipe, nerdy, longwinded, secular — and liberal. Even though that may be an outdated stereotype, it influences younger people’s ideas about what they want to be when they grow up.

via Professor Is a Label That Leans to the Left – NYTimes.com.

 

Itaglia

Meglio che taccia. Perchè se dico qualcosa, so già che arrivano i commenti di quelli che dicono che non amo il mio paese, che gli altri non sono meglio di noi, che sono snob, …

Beh, questa è l’Itaglia.

Pausini e Mina davanti a Dante e Galileo – Corriere della Sera: “MILANO — La Pausini sì. E sinora è anche la più votata. Vasco Rossi no. Ma soprattutto no a uno dei fondatori dell’Italia come Cavour, oppure a premi Nobel come Rita Levi Montalcini e Dario Fo. E no ai calciatori. Non ce n’è nemmeno uno, neanche i campioni del mondo dell’82 o del 2006. «Se vince davvero la Pausini… la gente non ha letto i libri di storia e di arte…. povera Italia» commenta su Facebook uno dei tanti iscritti al gruppo che Raidue ha creato per lanciare «Il più grande italiano di tutti i tempi». Lo show, presentato da Francesco Facchinetti, parte mercoledì 20, ma sul sito di Raidue si può già votare il proprio preferito in una rosa di 50 nomi. È grazie ai clic via Internet (si sono mobiliati i siti di fan anche dall’estero) che, sino alle 20.30 di ieri, era in testa Laura Pausini, con un plebiscito (40,31%). La cantante si piazza davanti alla collega Mina (15,29%) e al genio Leonardo da Vinci (8,24%). Quindi l’unica coppia, quella dei giudici uccisi dalla mafia Falcone e Borsellino, gli attori Anna Magnani, Massimo Troisi e Totò, il sommo poeta Dante, lo scienziato Galileo Galilei e il campione di moto Valentino Rossi.”

 

Condivido

Articolo di Alberto Melloni sulla vicenda del Diario di Anna Frank: “In questa vigilia della visita del Papa in Sinagoga, fra le tante cose che poteva fare l’onorevole Paolo Grimoldi, deputato di Monza, ha deciso di farne una che si poteva proprio risparmiare. L’onorevole ha presentato una interpellanza al ministro Gelmini per chiedere che con un provvedimento disciplinare si censurasse il comportamento tenuto da una maestra dell’istituto comprensivo «Lina Mandelli» di Usmate Velate. Cosa ha fatto di tanto terribile l’incauta maestra?
Ha letto in classe la traduzione italiana del diario di Anna Frank, la ragazzina ebrea olandese rimasta nascosta insieme alla sua famiglia dal 1942 in una soffitta di Amsterdam, scoperta ad agosto del 1944, deportata ad Auschwitz a settembre e infine morta di difterite a Bergen Belsen cinque settimane prima della fine della guerra.
Questo libro straordinario è stato per più generazioni un libro «obbligatorio» in ogni paideia europea che si rispettasse: da alcuni anni non lo si legge più in una versione antologizzata che tanti ancora ricordano nella traduzione italiana che Einaudi produsse nel 1954, cornice rossa e riquadro bianco al centro. Quella traduceva la selezione operata dal padre Otto e dall’editore in vista della prima pubblicazione del 1947, ed omettendo quello che nell’Olanda del dopoguerra si riteneva sconveniente: screzi con i genitori, lamentele sui compagni del nascondiglio, stupori e fantasie di una adolescente. Molti decenni dopo Mirjam Pressler ne ha infatti ricostruito criticamente la struttura, le versioni, gli allegati narrativi e di questa rivisitazione è oggi disponibile una nuova edizione che ogni scuola seria ha nella sua biblioteca.
Da questa edizione (mi scuso della digressione) la maestra di Usmate ha letto qualche pagina, immagino come impeccabile preparazione del giorno della memoria del 27 gennaio: e non ha fatto censure su quelle parti del testo che secondo l’onorevole monzese avrebbero sconcertato i bambini perché descrivono con le parole di una ragazzina ciò che qualunque reality mitraglia con un linguaggio di gratuita e impunibile volgarità. Non solo: per rafforzare la sua interpellanza, il solerte deputato ha anche verificato che Anna Frank non fa parte del programma scolastico.

È evidente che il ministro Gelmini non potrà far altro che spiegare che grazie al cielo i docenti italiani prendono delle iniziative e che quando queste sono di questa portata il ministero non potrà far altro che compiacersene; potrebbe fare della risposta all’interpellanza l’oggetto di una sua lezione al master internazionale sulla didattica della Shoah che fa onore all’Università di Roma3 e a David Meghnagi che lo organizza; o se mai acquisire i diritti dell’opera e della importante introduzione di Frediano Sessi per renderla accessibile online a tutte le scuole d’ogni ordine e grado.
Ma dovrebbe provare lei a spiegare all’onorevole monzese che l’umanità dell’essere umano non vive d’aria: ha bisogno di essere alimentata, coltivata, affinata. E quella testimonianza di una ragazzina che per mesi trepida per la sua vita, rubata da un odio alimentato, coltivato, affinato in altri ragazzini diventati soldati, delatori, carnefici a dispetto di resistenze troppo deboli e di allarmi troppo tardivi, merita di essere letta ai ragazzi esposti continuamente al turbine della banalizzazione che viene da adulti a caccia di una scintilla di fama mediatica: l’interpellanza dell’onorevole Grimoldi (che nella sua strampaleria fa passare in secondo piano perfino la scelta della Padania, unico giornale del pianeta Terra che ieri ha relegato il terremoto in cronaca per far spazio alle battaglie degli europarlamentari leghisti) fa parte di quel turbine. Il diario di Anna Frank fa parte dei rimedi.”

 

Quando non si ha niente di meglio da fare nella vita

Leggono a scuola il Diario di Anna Frank deputato leghista li denuncia: “Pagine hard” | Milano la Repubblica.it: “Il deputato leghista Paolo Grimoldi ha presentato un’interpellanza al ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, chiedendo il suo intervento nei confronti di una scuola elementare brianzola in cui è stato letto il testo integrale del Diario di Anna Frank. Secondo il leghista, nella versione integrale ‘vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare inevitabilmente turbamento in bambini della scuola elementare’.

Immediata la replica dalla scuola, la Lina Mandelli di Usmate Velate (Monza-Brianza). ‘Credo che il ministro dell’Istruzione abbia cose più importanti di cui occuparsi’, ha detto Claudio Redaelli, dirigente vicario dell’istituto. Secondo il dirigente le pagine a cui si riferisce il deputato sono ‘descrizioni in termini talmente ingenui, come logico attendersi da una dodicenne degli anni Quaranta, da non destare, soprattutto se mediata dall’intervento dell’insegnante, particolare turbamento in bambini del ventunesimo secolo che in tivù vedono e sentono di peggio’.”

Ebbene si, tutto questo avviene proprio qui, dove abito io, nella scuola dove insegna mia moglie (anche se non è lei ad essere coinvolta in questa vicenda). So che ci sono miei concittadini che leggono il blog. Immagino, spero, che siano basiti come lo sono io. Che si sia arrivati a mettere in discussione il diario di Anna Frank, una bimba dodicenne, mi fa dubitare non solo del deputato leghista (che evidentemente non sapendo cos’altro fare nella vita si è messo a fare queste cose), ma anche dei genitori che sono andati a lamentarsi.

Povero paese mio (in questo caso, in senso vero e proprio).

 

Da leggere

A me gli occhi | Phastidio.net: “Quando, tra alcuni decenni, storici, antropologi ed archeologi realizzeranno il post mortem dell’Italia, una cosa balzerà immediatamente agli occhi: la costante di una classe politica di ipnotizzatori, e di una cittadinanza ipnotizzata. Come definire altrimenti il caso di un ministro dell’Interno che, di fronte all’ennesimo scempio di legalità in una località del Mezzogiorno, il cui consiglio comunale è stato sciolto per mafia, con la criminalità organizzata trionfante che prima guida l’immigrazione clandestina poi la rigetta, non trova di meglio che criticare duramente la legislazione scritta sotto dettatura del partito del ministro medesimo? Un partito che da anni presidia saldamente il Viminale, e che da sempre riesce a trovare sponda di consenso giocando a fare l’opposizione pura e dura.

Ancora, che dire del ministro del Lavoro, quello del vitalismo con il sondino, che è peraltro incidentalmente responsabile delle ispezioni per verificare la regolarità delle condizioni di lavoro, e magari anche di vita? Nel Mezzogiorno le sue direttive non arrivano? O forse è colpa dei comunisti organici? Il problema è che in questo paese si sta verificando da molti anni un fenomeno di allucinazione collettiva, o di vera e propria ipnosi di massa. I governati hanno ormai definitivamente rinunciato ad applicare un basilare principio di controllo dei governanti, quello della responsabilità politica. Non è mai responsabilità politica del governo in carica, è sempre una qualche malefica entità esterna (la Caritas, i comunisti, i sindacati, l’inclinazione dell’asse terrestre, i raggi cosmici), la versione italiana del destino cinico e baro, che ogni volta impedisce al governo di dispiegare la propria geometrica potenza riformatrice. E’ soprattutto colpa di un’indecente opposizione parlamentare che ha deciso di tenere un paese in ostaggio, grazie ai suoi oltre cento seggi in meno della maggioranza alla Camera ed oltre cinquanta al Senato.

Davvero, occorre che qualche sociologo, psicologo o psichiatra sociale ci faccia sopra una valutazione. Da sedici anni vi viene detto che le tasse devono scendere, ogni tipo di tassa: sulle imprese, sulle persone, sul lavoro. ‘L’anno prossimo a Gerusalemme’, siamo ormai a questo. E ogni volta, ogni legislatura c’è un evento esterno che lo impedisce. Ora no, c’è la crisi. Ieri no, c’era l’11 settembre (solo per noi, peraltro). Domani forse, a patto che Saturno non ci si metta contro. Basta con l’Irap, tagliamo l’Irpef, viva il quoziente familiare, a me gli asili nido, assistete i non autosufficienti, vestite gli ignudi.

Abbiamo spianato le leggi inutili, ma non vi abbiamo detto che si tratta di leggi ‘esauste’, che hanno esaurito la loro funzione e oggi non sono comunque più applicate. Taglieremo gli enti inutili, le province (anzi no, quelle no, la Lega non vuole), il numero di poltrone negli enti pubblici e nelle aule consiliari. Ma non subito, più avanti. Non vi metteremo le mani in tasca, ma abbiamo buttato a mare il price cap per le tariffe autostradali, che quindi sono libere di mettere un rullo compressore sulla strada a Ferragosto, e poi di recuperare ‘l’investimento di ammodernamento’. E non dimenticate che abbiamo salvato la nostra compagnia di bandiera a colpi di monopolio, che è l’unica cosa che conta. Stiamo riformando la pubblica amministrazione, e quella continua tetragona a rimbalzarti, cancellando contratti di lavoro che tu avevi formato e firmato regolarmente mesi addietro, e poi scusandosi ‘per il deprecabile errore’, causato da poveri interinali dell’Inps addetti al data entry.

Dobbiamo gestire tutto online, ma se siete un immigrato che vive, lavora e paga le tasse in questo paese e avete deciso di far venire vostra figlia a vivere con voi, dovrete attendere otto giorni prima che il server della prefettura di Milano, vittima del Capodanno, decida di ripartire e vi fissi l’appuntamento per le pratiche di permesso di soggiorno a metà aprile. Introdurremo le ‘Reti amiche‘, ormai le tabaccherie italiane sono piene di magiche scatolette che fanno anche il ragù, ma se chiedi di pagare i contributi Inps per le collaboratrici domestiche, nove su dieci ti guardano come se avessi proposto un’orgia nel privé, e il decimo ti maledice perché per colpa tua dovrà passare un quarto d’ora a digitare schermate, ricavandone un aggio risibile. Abbiamo un servizio ferroviario che è diventato un focolaio d’inflazione, ed indici di puntualità che stanno rapidamente inabissandosi, ma adottiamo standard di rimborso minimo, perché ‘l’Europa lo vuole’, dimenticandosi che quello è, per l’appunto, uno standard minimo e per ciò stesso derogabile a vantaggio dell’utenza.

Ma all’occorrenza possiamo sempre prendercela con l’Europa medesima per la ‘curvatura delle banane’, tanto ormai abbiamo una cittadinanza che non capisce più un cazzo, a suon di premi e celebrazioni per l’ottimo lavoro fatto, e torme di deficienti in Rete che pontificano su tutto, sempre pronti a dividersi tra Coppi e Bartali. Siamo i primi, abbiamo un’economia vibrante, il mondo ci invidia. E’ proprio vero, a volte vivere in un mondo perfetto equivale ad una maledizione.”

 

Meditate gente, meditate

Iran, arresti tra i riformisti – LASTAMPA.it: "Intanto il Web continua ad essere nel mirino. «Una minaccia per il Paese». Così il segretario del Comitato per la difesa passiva in Iran, Davud Ahmadinejad, fratello del presidente Mahmud Ahmadinejad, ha definito lo sviluppo delle comunicazioni Internet, sottolineando che «il nemico ha preso di mira gli interessi iraniani» approfittando di questo mezzo. «Oggi i messaggi sono inviati da un luogo all’altro entro pochi secondi e questa è una minaccia per il Paese», ha detto Davud Ahmadinejad, citato dal quotidiano Tehran Times, durante la seconda conferenza sulla Difesa passiva in Iran. Il segretario del comitato ha quindi fatto appello a tutti gli scienziati iraniani perchè cooperino alla difesa contro la «guerra di velluto» avviata dal nemico.

Da tempo nella Repubblica islamica è impedito l’accesso a molti siti Internet e i Pasdaran hanno costituito uno speciale organismo per la guerra cibernetica. Ma ciò non ha impedito all’opposizione di utilizzare negli ultimi sette mesi la Rete per diffondere messaggi, appelli a manifestazioni di piazza e per fare vedere in tutto il mondo le immagini delle proteste e della violenta repressione."

 

Patriottismo

A dicembre sono stato a Londra per un paio di giorni. Mi sono sempre dimenticato di mostrare questa foto, presa di fianco alla National Gallery, ai piedi del monumento che ricorda Edith Cavell.

 

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Ancora per sorridere un po’ …

Ne ho scelti alcuni …

A Mourinho l’Oscar per la gratitudine – Corriere della Sera:

“Premio «Linguisti inconsapevoli»Ex aequo tra la signorina Noemi Letizia, per una nuova accezione dell’aggettivo «notorio» («Prima non potevo fare delle cose perché non ero notoria») e l’on. avv. Niccolò Ghedini per l’introduzione di «utilizzatore finale», termine che ormai spopola, dalle polisportive agli asili-nido. Maestra: «Federico, hai preso tu la merenda di Valentina?». Federico (con la bocca piena): «Assolutamente no. Sono solo l’utilizzatore finale».

Premio «Parole crociate»
Al quotidiano La Padania che, per difendere il Cristianesimo, si chiede se Dionigi Tettamanzi sia «un vescovo o un imam». Perplessità a Teheran.

Premio «Dieci anni dopo»
A Massimo D’Alema, che dopo aver mancato la poltrona di ministro degli Esteri europeo, sta studiando il modo di far perdere al Partito democratico tutte le regioni italiane, migliorando il suo record personale, stabilito nel 2000.

Premio «Corsi e ricorsi»
A Roberto Bettega, che tornando alla Juventus, ha detto: «Voglio dare il mio contributo affinché la macchina riprenda a girare». Dobbiamo preoccuparci?

Premio «Pesca d’altura»
A Elisabetta Canalis, che ritirata la lenza, non voleva credere ai suoi occhi: un giorgetto cluneiforme!

Premio «Nessuno è perfetto»
All’onorevole Fabrizio Cicchitto che, dopo l’aggressione al presidente del Consiglio, nel giorno in cui il Parlamento doveva dar prova di autocontrollo, ha perso il suo.

Premio «Mi spezzo ma non m’impiego»
A Fabrizio Corona, che nella sua lunga sfida al codice penale e al ridicolo, quest’anno ha incassato una sonora sconfitta da entrambi.

Premio «Anche no»
A Letizia Moratti, sindaco di Milano, che ha deciso di intitolare una via o un giardino a Bettino Craxi. Scusi, ma non è stato condannato in nome del popolo italiano?

Oscar per la coerenza
Michael Schumacher, dopo aver annunciato il ritiro e il suo eterno amore per la Ferrari, torna improvvisamente giovanotto e s’accasa con la Mercedes. Luca di Montezemolo deve sentirsi come certe mogli sue coetanee. Ma, come loro, abbia pazienza: ci sarà da ridere.

Palma d’oro per la gratitudine
José Mourinho. Non contento della notorietà, dello stipendio faraonico e della squadra che gli hanno messo a disposizione in Italia, giura di non veder l’ora di tornare in Inghilterra. I tifosi interisti, commossi, stanno organizzando una colletta per acquistare il biglietto aereo. “

 

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