Anteprima Punto Informatico – manteblog: “I detrattori di Kindle vi diranno immediatamente che Kindle è un sistema blindato e proprietario, l’esatto opposto della Internet della condivisione e degli standard, e questo è certamente vero. I formati dei suoi libri non sono (teoricamente) esportabili, lo sharing fra i device è azzerato, esiste perfino un odioso controllo a valle sui nostri libri acquistati che Amazon potrebbe esercitare. Lo ha fatto qualche mese fa, cancellando d’autorità dai Kindle della propria clientela libri che gli utenti avevano regolarmente acquistato nello Store: l’ironia della sorte ha voluto che si trattasse proprio di una versione di 1984 di Orwell. Ha fatto seguito una lamentosa e contrita missiva di Jeff Bezos in persona che si scusava per il problema. Un po’ come se il nostro libraio di fiducia bussasse a casa nostra, frugasse nella nostra biblioteca e facesse a pezzi un libro che avevamo acquistato, restituendoci i soldi con molte scuse.”
Mentre leggevo l’anteprima del prossimo articolo di Mante, ripensavo anche a tante discussioni che si fanno sul tema della struttura del mercato dei contenuti. Provo ad aggiungere qualche pensiero per contribuire al brainstorming.
Prima dell’avvento dei contenuti digitali, il mercato sia della stampa che della musica era più o meno organizzato su cinque livelli:
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Creatore del contenuto (l’autore, il musicista, il giornalista …).
- La casa editrice (sia musicale che libraria o editoriale in senso lato).
- Il distributore. Nel caso dei giornali, questo ruolo è ben distinto. Nel caso della musica lo è meno.
- Il rivenditore (l’edicola, il negozio di dischi, la libreria …).
- L’utente e il suo strumento di fruizione (“gli occhi” per leggere, il giradischi per sentire la musica, il lettore VHS, …).
I diversi livelli sono distinti, fintanto che si resta nel mondo dei contenuti classici. Non appena si passa nel mondo del digitale, tutto cambia.
Sia Amazon (Kindle) che Apple (iTunes) sono entità multiruolo: sono distributori, rivenditori e forniscono all’utente lo strumento di fruizione. Costituiscono in questo modo una canale chiuso che di fatto definisce un monopolio. In realtà, il distributore è in buona sostanza Internet stessa.
Le case editrici e gli autori non sono certo entusiasti di questo modello perché li limita: non possono scegliere le politiche di prezzo (decise da Apple e Amazon), non possono gestire la distribuzione e la promozione dell’articolo, non gestiscono l’interazione con l’utente. La scelta di specifiche tecnologie di fruizione (l’iPod piuttosto che il Kindle), vincola l’utenza e rende difficile la competizione sui device e quindi rallenta l’evoluzione tecnologica.
In generale, in modo simile a quanto già sta accadendo nel mondo delle telecomunicazioni (la separazione tra trasporto e servizi), anche nel campo dei contenuti digitali credo che la dinamica di sviluppo delle tecnologie ci porterà verso un progressivo disaccoppiamento dei vari ruoli. Anche perché non credo che gli editori accetteranno di restare all’infinito vassalli di chi distribuisce (Amazon o Apple che sia). E perché no, si potranno avere più dispositivi con i quali comprare da più “edicole” o negozi virtuali. Ciascuno di essi potrà rifornirsi da distributori digitali anche diversi che gestiranno l’accesso alle opere degli editori. Oppure ci sarà un corto circuito diretto per cui chi compra lo fa direttamente dall’autore, come in parte già oggi succede. Tecnologicamente si può fare. È chiaro che richiede una scelta di standard e di struttura di mercato diversi. Chi può imporre questo cambiamento? I fornitori di contenuti: Amazon senza libri o iTunes senza musica sono inutili. Certo, gli editori devono definire un approccio unitario al problema e non correre in ordine sparso: singolarmente, Amazon e Apple li possono dominare molto più facilmente.
È un bel rebus e vedremo come andrà a finire.
P.S.: In tutto questo, a maggior ragione, i telco faranno i trasportatori di bit. Non vedo alternative possibili o auspicabili. Certo, devono farsi pagare il trasporto per quel che costa.