Tre criteri

Ieri mi è stato chiesto di commentare il lancio della campagna su Internet di Formigoni. Si tratta di un insieme di strumenti (blog, wiki, YouTube, …) che sono stati lanciati ieri per favorire la comunicazione tra il candidato e i cittadini.

Ho fatto questa serie di commenti.

In primo luogo, è positivo che in un momento in cui tanti, troppi, vedono Internet come un rischio, un luogo pericoloso e da controllare, un politico ne parli in modo positivo e la usi come strumento di democrazia.

Perché questo però sia realmente utile e non diventi solo apparenza o peggio luogo di scontro, credo si debbano seguire tre criteri:

  • Dietro queste iniziative ci deve essere una persona e non semplicemente un ufficio stampa.
  • La persona deve interagire. Se si limita a pubblicare contenuti senza rispondere ai commenti che riceve, allora tutto perde di significato.
  • La persona deve saper “tenere pulito”, moderare la discussione, favorire il confronto anche critico, ma senza che si superino i limiti della buona educazione e del rispetto reciproco. Deve fare il padrone di casa che cerca di far sentire tutti a proprio agio.

È quello che nel piccolo cerco di fare in questo blog.

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Questo conferma quanto da più parti si ripete: il punto non è solo far leggere qualcosa in elettronico. L’utente vuole anche cambiare ed estendere l’esperienza d’uso. Altrimenti, tanto vale tenersi la carta.

Study finds people want more from their Kindles, less from their newspapers — Engadget: “This may come as a surprise to you (although probably not, you smart devil), but it turns out that plenty of people are dissatisfied with their current e-reader options — according to a recent study conducted at the University of Georgia. The study was conducted over a six-month period where participants read the Atlanta Journal-Constitution on a Kindle, then provided feedback. The results were, well — not entirely shocking. Younger adults found the Kindle to be lacking because it had no touchscreen or other applications (though to be fair, neither does the print version of the paper), while older adults seemed more satisfied, but also reported missing the crossword puzzles and comics of a real, live newspaper. Pretty much everyone agreed that the screen was nice and comfortable to read on, but almost no one was a fan of the price. All in all, there’s not terribly much here that we think is overly telling — besides (of course) the fact that paper rules.”

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Come sarà il mercato dei contenuti?

Anteprima Punto Informatico – manteblog: “I detrattori di Kindle vi diranno immediatamente che Kindle è un sistema blindato e proprietario, l’esatto opposto della Internet della condivisione e degli standard, e questo è certamente vero. I formati dei suoi libri non sono (teoricamente) esportabili, lo sharing fra i device è azzerato, esiste perfino un odioso controllo a valle sui nostri libri acquistati che Amazon potrebbe esercitare. Lo ha fatto qualche mese fa, cancellando d’autorità dai Kindle della propria clientela libri che gli utenti avevano regolarmente acquistato nello Store: l’ironia della sorte ha voluto che si trattasse proprio di una versione di 1984 di Orwell. Ha fatto seguito una lamentosa e contrita missiva di Jeff Bezos in persona che si scusava per il problema. Un po’ come se il nostro libraio di fiducia bussasse a casa nostra, frugasse nella nostra biblioteca e facesse a pezzi un libro che avevamo acquistato, restituendoci i soldi con molte scuse.”

Mentre leggevo l’anteprima del prossimo articolo di Mante, ripensavo anche a tante discussioni che si fanno sul tema della struttura del mercato dei contenuti. Provo ad aggiungere qualche pensiero per contribuire al brainstorming.

Prima dell’avvento dei contenuti digitali, il mercato sia della stampa che della musica era più o meno organizzato su cinque livelli:

  1. Creatore del contenuto (l’autore, il musicista, il giornalista …).
  2. La casa editrice (sia musicale che libraria o editoriale in senso lato).
  3. Il distributore. Nel caso dei giornali, questo ruolo è ben distinto. Nel caso della musica lo è meno.
  4. Il rivenditore (l’edicola, il negozio di dischi, la libreria …).
  5. L’utente e il suo strumento di fruizione (“gli occhi” per leggere, il giradischi per sentire la musica, il lettore VHS, …).

I diversi livelli sono distinti, fintanto che si resta nel mondo dei contenuti classici. Non appena si passa nel mondo del digitale, tutto cambia.

Sia Amazon (Kindle) che Apple (iTunes) sono entità multiruolo: sono distributori, rivenditori e forniscono all’utente lo strumento di fruizione. Costituiscono in questo modo una canale chiuso che di fatto definisce un monopolio. In realtà, il distributore è in buona sostanza Internet stessa.

Le case editrici e gli autori non sono certo entusiasti di questo modello perché li limita: non possono scegliere le politiche di prezzo (decise da Apple e Amazon), non possono gestire la distribuzione e la promozione dell’articolo, non gestiscono l’interazione con l’utente. La scelta di specifiche tecnologie di fruizione (l’iPod piuttosto che il Kindle), vincola l’utenza e rende difficile la competizione sui device e quindi rallenta l’evoluzione tecnologica.

In generale, in modo simile a quanto già sta accadendo nel mondo delle telecomunicazioni (la separazione tra trasporto e servizi), anche nel campo dei contenuti digitali credo che la dinamica di sviluppo delle tecnologie ci porterà verso un progressivo disaccoppiamento dei vari ruoli. Anche perché non credo che gli editori accetteranno di restare all’infinito vassalli di chi distribuisce (Amazon o Apple che sia). E perché no, si potranno avere più dispositivi con i quali comprare da più “edicole” o negozi virtuali. Ciascuno di essi potrà rifornirsi da distributori digitali anche diversi che gestiranno l’accesso alle opere degli editori. Oppure ci sarà un corto circuito diretto per cui chi compra lo fa direttamente dall’autore, come in parte già oggi succede. Tecnologicamente si può fare. È chiaro che richiede una scelta di standard e di struttura di mercato diversi. Chi può imporre questo cambiamento? I fornitori di contenuti: Amazon senza libri o iTunes senza musica sono inutili. Certo, gli editori devono definire un approccio unitario al problema e non correre in ordine sparso: singolarmente, Amazon e Apple li possono dominare molto più facilmente.

È un bel rebus e vedremo come andrà a finire.

P.S.: In tutto questo, a maggior ragione, i telco faranno i trasportatori di bit. Non vedo alternative possibili o auspicabili. Certo, devono farsi pagare il trasporto per quel che costa.

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Parole secondo me sagge di Aldo Grasso.

La regola per difendere internet: ignorare le stupidaggini in rete – Corriere della Sera: "In seguito all’aggressione subita dal Papa durante la messa di Natale, è nato su Facebook un gruppo di fan di Susanna Maiolo. Così, anche la protagonista dell’insano gesto ha trovato un gruppo di tifosi, come era successo per l’aggressore di Berlusconi. Si chiamano «Amici di Susanna Maiolo», «Fan di Susanna Maiolo», «Sostenitori di Susanna Maiolo», «W Susanna Maiolo». D’altro canto, sul social network non mancano critiche alla ragazza che ha spintonato il Pontefice.

Cosa fare in questi casi? Di fronte alla stupidità, ben poco. Anche perché le cose più insensate spesso amiamo ammantarle di nobili motivi. C’è chi invoca la mano pesante, come Gianfranco Rotondi che ha chiesto di «fermare la becera iniziativa». Secondo il ministro, la presenza di fan per la Maiolo conferma la necessità di un intervento legislativo che eviti la presenza di gruppi di persone che inneggiano alla violenza. Facile a dirsi, ma quasi impossibile a tradursi in pratica.

Dal punto di vista comunicativo, Internet è stata la più grande conquista degli ultimi anni, una rivoluzione che ha costretto tutti gli altri mezzi a rimodulare i loro parametri. La possibilità che tutti possano dire la loro, significa che anche gli stupidi hanno libertà di parola. «Tutti gli avanzamenti tecnologici— ha scritto Christian Rocca— oltre a portare irrinunciabili vantaggi, fanno perdere autorevolezza alla parola scritta e avviano un’irreversibile tendenza alla leggerezza, ovvero a spararle grosse, maledette e subito. Anche prima del web c’era chi scriveva letteracce ai giornali. In redazione però c’era qualcuno che le cestinava. Non era censura, era selezione».
Su Internet si può dire tutto e il contrario di tutto: il senso della comunicazione si annichilisce, precipitato in un abisso per lo sfarinamento dei segni. Selezionare le cose importanti e ignorare le stupidaggini, non ci resta altro. Se smettessimo di fare da cassa di risonanza a tutte le scempiaggini, specie a quelle protette dalla viltà dell’anonimato, aiuteremmo la Rete a svolgere il suo prezioso lavoro. "

 

Sette

Sto leggendo Sette, il settimanale del Corriere della Sera. Mi arriva a casa con il mio abbonamento quotidiano.

Lo trovo fatto bene. Ed è anche piacevole da leggere, come grafica, formato e impaginazione.

Adesso sto leggendo un interessante articolo di Edoardo Segantini sull’autostima degli Italiani: da alcune indagini, risulta che noi ci stimiamo meno di quanto ci stimino gli altri paesi.

Se questo resta il taglio, lo comprerei anche se non mi arrivasse insieme al quotidiano

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Può essere che la risposta a tanti dubbi e discussioni sia il passaggio al micropagamento? E che questo possa valere anche per i giornali?

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WSJ: Apple likely to push TV subscription option in 2010: "The WSJ and the New York Times, among other outlets, are reporting that Apple is in preliminary discussions with ABC and CBS (at a minimum) about a possible subscription plan arrangement for broadcast and cable TV channels. This idea was noted by All Things D in November, which cited a target price of $30 a month for subscription access via iTunes. If the company can get content providers signed up, the service would be likely to launch next year, say both papers.

It’s also possible that Apple’s Lala purchase could play into this new model, with ’shows in the cloud’ and micropayment options that would improve the user experience for TV-watching. Meanwhile, the NBC-Comcast deal might throw a wrench into the works for Apple, and it’s not clear that the other broadcast and cable networks are inclined to make a deal at this point; while CBS has few cable assets to protect, and ABC/Disney have a powerful vote in favor of collaboration with Apple, the other companies may have more to lose by throwing in their lot with the iTunes juggernaut. NBC, in particular, has a hit on its hands with the ad-supported Hulu site, now the second-biggest programming provider according to comScore. If only there were some kind of portable viewing device that could play back your videos…"

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Così parlò Murdoch

Rupert Murdoch: Journalism and Freedom – WSJ.com: “In the new business model, we will be charging consumers for the news we provide on our Internet sites. The critics say people won’t pay. I believe they will, but only if we give them something of good and useful value. Our customers are smart enough to know that you don’t get something for nothing.

That goes for some of our friends online too. And yet there are those who think they have a right to take our news content and use it for their own purposes without contributing a penny to its production. Some rewrite, at times without attribution, the news stories of expensive and distinguished journalists who invested days, weeks or even months in their stories—all under the tattered veil of ‘fair use.’

These people are not investing in journalism. They are feeding off the hard-earned efforts and investments of others. And their almost wholesale misappropriation of our stories is not ‘fair use.’ To be impolite, it’s theft.

Right now content creators bear all the costs, while aggregators enjoy many of the benefits. In the long term, this is untenable. We are open to different pay models. But the principle is clear: To paraphrase a famous economist, there’s no such thing as a free news story, and we are going to ensure that we get a fair but modest price for the value we provide.”

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Ma queste cose Minzolini le dice?

Sono stato fuori dall’Italia per alcuni giorni e forse me lo sono perso.

O forse no?

Rischio terrorismo: “

A Il Giornale le lettere minatorie con le stelle a cinque punte, in mancanza d’altro, se le scrivono da soli.

E’ stato lo stesso destinatario delle minacce, un giornalista collaboratore della sede genovese del Giornale, a scrivere il presunto volantino delle Brigate Rosse recapitato in redazione. Lo hanno accertato gli agenti della Digos di Genova che hanno denunciato l’uomo per simulazione di reato e procurato allarme, come spiega l’Ansa.

(via GNeri su FF)

 

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