Un boccone alla volta, ma anche qualcosa in più

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Ieri sono stato dal Quinta e abbiamo fatto con altri amici una bella chiacchierata sul futuro dell’editoria. Stefano ci raccontava i meccanismi che regolano il mercato dell’editoria e dei media: riflettono il paese. Siamo rinchiusi in schemi che ci vengono dal passato e che tendono a proteggere lo status quo. Non è solo questione di farmacie o taxi: moltissimi settori di questo paese vivono di una loro consuetudine, loro meccanismi, piccoli e grandi privilegi o barriere all’entrata, posizioni di potere accumulate negli anni e che sono difficilissime da smantellare.

Leggevo le critiche al governo Monti e il commento di Tom ad un precedente post su questo blog: forse ci aspettavamo di più dai “professori”. Ma non è forse vero che alla fine la manovra la votano i partiti, quei partiti in quel parlamento che ci ha condotti, governo e opposizione, nella situazione nella quale ci troviamo oggi?

Forse, dobbiamo riscoprire quel detto americano che chiede sornione “come un uomo possa mangiare un elefante”. La risposta è “un boccone alla volta”. Forse, quanto meno in questo momento, non c’è alternativa, non possiamo sperare in rivoluzioni profonde, almeno per ora. Possiamo sperare che il “flusso dell’acqua”(come diceva il mio collega Piero ad un convegno ieri) possa essere incanalato in modo quasi carsico nella direzioni giusta e che, un po’ alla volta si tenda verso il meglio.

Ma basterà? Il Post oggi dice che ci vorrà un governo diverso e più forte per portarci fuori dalle secche. È vero, ma chi lo farà? Il nostro è un paese bloccato, con una classe politica che, in forme diverse a destra e a sinistra, comunque oscilla tra populismo e conservazione dello status quo. Oppure guarda al mondo con gli occhi del passato e non riesce ad immaginare un futuro realmente possibile e al tempo stesso migliore.

Abbiamo bisogno di un vero riformismo in un paese che non vuole riforme. Dobbiamo ridurci ad essere eterodiretti, per di più da mercati e istituzioni internazionali sempre più divise, frastagliate e dal fiato corto?

Abbiamo bisogno di una scatto, di una discontinuità. Ma non riusciamo a capire chi e come possa dare questo scatto. Gli ultimi venti anni hanno distrutto la Politica con la “P” maiuscola e ora sarà difficile e faticoso ricostruirla. Ci verrà dato il tempo per farlo? Con quali energie morali? Con quale visione?

Ho paura per questo paese. Ho soprattutto paura perché vedo trionfare sempre più la superficialità, l’ipocrisia, l’arroganza, la presunzione, la mancanza di sincerità e trasparenza, un egoismo smaccato ed eccessivo, il conservatorismo, l’ignoranza. Mai come in questo periodo mi pare sia vero quel detto evangelico che ci chiede di togliere la trave nel nostro occhio prima di guardare la pagliuzza in quello del nostro prossimo. E invece mi pare di vedere sempre più un atteggiamento ipercritico verso tutto e tutti, tranne che verso se stessi, come se il miglioramento della società non passasse anche dal nostro personale cambiamento.

In ultima istanza, forse a questo paese non vogliamo quel bene che sarebbe necessario e dovuto. Anche certe proteste, legittime, alla fine esprimono più rabbia e risentimento che vero amore e desiderio di ricostruzione.

Forse dobbiamo ricominciare da questo. Diciamolo, ripetiamolo come un mantra: dobbiamo innanzi tutto reimparare a voler bene a questo paese, alle sue genti, ai suoi luoghi, alla sua cultura, al suo futuro. Dobbiamo dimostrare con i fatti di avere un amore sincero, credibile, profondo. Dobbiamo essere un po’ profeti, nel senso biblico del termine: testimoni e annunciatori in prima persona di quello che vorremmo e di quello che verrà. E dovremo saper riconoscere e accettare l’errore, se commesso in buona fede, perché se ci riduciamo ad essere tutti i Savonarola del nostro vicino, finiremo tutti prima o poi sul rogo.

Più ci penso e più mi convinco che questa é l’unica speranza che abbiamo per “ripartire” e sperare un po’ alla volta di mangiare, digerendolo, tutto l’elefante.

11 Responses to "Un boccone alla volta, ma anche qualcosa in più"
  1. alfonso fuggetta says:

    sono daccordo sulla tua analisi, ma la mia conclusione è improntata al piu nero pessimismo, che non lascia spazio a nessuna speranza.
    sono convinto che per risalire la china del degrado politico,istituzionale e morale di questo paese bisognerà toccare il fondo, con tutte le drammatiche conseguenze che questo potrà comportare.
    io ho provato nel mio piccolo ad esprimere il mio amore per il paese in cui vivo, la mia gente, la mia cultura, mi sono messo in gioco, ho fatte il consigliere comunale, ho lottato fino alla fine…..la mia fine, e ho dovuto soccombere.
    nessuno può capire fino in fondo cos’è, o meglio cosa non è la “politica” e la pubblica amministrazione in italia oggi, se non la pratica.
    l’elefante non lo puoi mangiare e digerire neanche a piccoli bocconi se prima non lo ammazzi!!!

  2. Alfonso non avrei saputo scrivere meglio. Quello che tu scrivi della Politica lo condivido in pieno, solo che io sono pessimista e temo che ci possa venire il mal di pancia dopo pochi bocconi e quindi l’elefante rimanga li solo un po’ sbocconcellato.

  3. Osvaldo says:

    Condivido tutto, però ci sarebbero delle cose semplicissime che si potrebbero fare, senza scervellarsi, che l’ Europa ci chiede di fare e potrebbero già invertire la rotta. L’ Europa ci chiede di allinearci tutti a degli standard europei, senza inventarci nulla, cercare di allinearci tutti allo stesso modo di fare. Penso al tema drammatico degli over che perdono i posti di lavoro. Bene, c’è una direttiva europea che l’ Italia ha recepito: nelle assunzioni non si possono fare discriminazioni di età (tra l’ altro questa norma è stata fatta contro le discriminazioni nelle assunzioni, essendo ciò ritenuto un diritto umano), basterebbe rispettare questa norma e tanta gente disperata con famiglia si salverebbe. Invece non viene rispettata. Tra l’ altro secondo me si potrebbe fare ricorso, una class action e tutte le assunzioni con limite di età risulterebbero irregolari,comprese quelle pubbliche.

  4. Gi says:

    Non possiamo mangiare l’elefante; fondamentalmente non siamo dei cannibali. :-(

  5. claudio says:

    Io non credo nell’automatismo per cui una volta toccato il fondo si debba per forza risalire, o quantomeno si può facilmente annegare prima di risalire abbastanza.
    Detto questo, penso che il nostro problema più grave sia che passiamo troppo tempo a pensare e decidere e troppo poco a fare. Mi spiego. Gli Stati Uniti sono un paese giovane e avventato: spesso li prendiamo in giro perché magari prendono sul serio cose che noi consideriamo frivole modernità o per il loro pragmatismo. A volte sbagliano, ma mediamente “vanno avanti”. Noi siamo l’emblema dell’immagine che altrove hanno della “vecchia Europa”, ben rappresentato da Sordi in “I due nemici” quando grida a David Niven “Noi costruivamo acquedotti quando voi vi dipingevate ancora la faccia di blu!”, complice forse anche la presenza di una Chiesa che da l’idea di pianificare sui secoli. Per noi cambiare è un trauma, una scelta da ponderare e di cui valutare le conseguenze con tanta cura che alla fine l’unica è seguire il principio “chi non fa non falla”. Invece, per quel poco che vedo io, quello che serve è fare, magari in modo imperfetto, ma smuoversi. Spesso ci si accorge poi che in realtà non serviva poi tanto. Ad esempio molti, io compreso, si sono stupiti di quanto poco alla fine sarebbe servito per eliminare le Province ma… sarà bene o sarà un male? Grandi discussioni (clientelismo a parte), ma alla fine le Province sono sempre lì, e che piaccia o no anche questa è una scelta. Insomma, intanto cominciamo a dargli un morso a quell’elefante, senza necessariamente pianificare prima come mangeremo la punta della coda.

    • Osvaldo says:

      Io sono dell’ idea che invece perdere come riferimento alcuni valori della Chiesa sia stato il male. E poi non è vero che la chiesa non si innovi anzi forse è più avanti degli altri.

  6. alfonso fuggetta says:

    bellissima quella sul cannibalismo….
    ad andrea:..defoult, recessione (vera)… chiamalo come vuoi il fondo!!!

  7. alfonso fuggetta says:

    default…scusa il refuso.

  8. diana says:

    problema di fondo, a mio parere, è che ci possiamo permettere – nel pubblico e nel privato- di avere persone incompetenti un po’ a tutti i livelli perché non conta poi molto raggiungere o meno il risultato (o gli obiettivi erano altri). Finora più o meno ha funzionato, i problemi adesso arrivano perché iniziano a chiederci cosa abbiamo combinato in questi anni…

    • Osvaldo says:

      Bisognerebbe adottare un sistema a caramella: un premio monetario per gli enti o le aziende migliori. Anche per le aziende, le aziende migliori, che più innovano, più competitive, più internazionalizzate un premio monetario o riduzione imposte, le altre niente caramelle.

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