The World’s 50 Best Restaurants

Leggo questa notizia e noto con molto dispiacere che di ristoranti italiani, nonostante ci picchiamo di essere bravissimi, ce ne sono solo 3 e in posizioni non top (tranne uno quinto). Ci battono persino tedeschi, olandesi, svedesi (!), francesi, spagnoli. Per non parlare di USA e Singapore.

Certo possiamo anche difenderci dicendo che gli altri non capiscono niente, e che noi siamo i migliori ma non ce lo vogliono riconoscere. Però noto una cosa: nessuno dei tre ristoranti italiani citati è tra quelli lodati dalle guide nazionali e dai media.

Non sono un esperto, non sono mai stato in alcuno di questi ristoranti e vado pochissimo in giro per ristoranti in generale, se non quando capita per lavoro. Ma penso che una qualche ragionata qualcuno dovrebbe farsela. Continuiamo a dire che il “made in Italy”, il cibo italiano, lo stile italiano sono il non plus ultra e invece è il caso che ci si dia una mossa. Se poi penso come sono spesso trattati i turisti stranieri (e non solo) in Italia, tremo.

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9 Responses to The World’s 50 Best Restaurants

  1. andrea says:

    incuriosito da questa “top fifty” sono andato sul sito della categoria..
    ho pensato: saranno esterofili per motivi di $$..
    poi vedo che lo sponsor e’ “acqua S.Pellegrino”.. e penso: “urca, qui c’e’ dell’onesta’ intellettuale se non dell’autolesionismo..”.
    poi per scrupolo.. non sono proprio attento al mercato del “food & something else” vado su wikipedia
    http://en.wikipedia.org/wiki/San_Pellegrino
    e leggo che dal ’97 e’ del gruppo Nestle’..
    a quel punto non penso piu’ niente, che e’ meglio e rientro nella mia depressione italiota.. che vedo sentimento sempre piu’ diffuso.
    PS il 5 posto, l’osteria francescana, e’ di Modena; io sono di Bologna e non l’ho mai sentita, ovviamente non faccio testo come “degustatore PRO” stante il budget per il leisure sempre in calo.. magari pero’ un giorno passo a vedere se e’ il non plus ultra!

    • Gi says:

      O sei un appasionato di cucina e allora avresti dovuto conoscerlo altrimenti, credo, faresti fatica a capire i loro menù.
      Sono luoghi per appassionati e profondi conoscitori dei cibi o per chi vuole far sapere di frequentare certi posti.
      Non dimentichiamo che da costoro, dagli italiani per lo meno, si parla di 120-150 Euro pro capite, bere e accessori a parte. In pratica è difficile uscirne con solo 180-200 Euro a testa.

      • Si però non ci sono né Vissani, né altri guru (ugualmente costosi) che spesso leggiamo nelle nostre cronache.

        • Gi says:

          Vissani più che un guru, forse lo era, è uno che ha saputo sfruttare il momento.
          Tant’è che nel ristorante lui non c’è quasi più, lo conduce il figlio. Ad ogni modo, molti di loro, si “accontentano” di mantenere il giro di clientela che si sono fatti. Cracco a Milano per fare un nome. Quasi tutti questi grandi nomi hanno avuto un’accelerazione nei primi tempi, hanno avuto una certa risonanza nella stampa, le recensioni dei ristoranti funzionano come quelle dei libri. Ad ogni modo non dimentichiamoci che l’italiano che si può permettere ancora di andare al ristorante o il turista straniero, difficilmente cerca il Cracco, il Vissani o il Bottura, cercano piuttosto quella ristorazione di buona qualità che pur cercando di stare al passo con i tempi, se poi è un pregio, rifuggono dai voli pindarici di certe cucine, fusion, destrutturata, ecc.

  2. Tom says:

    La questione é un po complessa. Qui si parla di alta cucina che richiede:
    1. Personale altamente qualificato
    2. Ingredienti di qualitá (non sempre costosi vedi caso Noma, ma catena di fornitura deve essere affidabile)
    3. Un certa cultura culinaria da parte dei clienti (gli italiani non sono molto sofisticati nei gusti adorano mangiare un piatto di spaghetti da 4 etti e un piatto raffinato lo considerano un costoso vezzo da cretini)
    4. Un’ampio mercato dove ci siamo persone o aziende che anche saltuariamente possano spendere dai 200 fino a 1000 euro come in alcuni ristoranti francesi.

    I punti 2-3-4 sono ormai difficili da avere in Italia.
    I ristoranti dei grandi chef in Italia faticano a coprire i costi e spesso guadagnano solo grazie ad attivitá esterne:”interviste, vendite libri, branding di prodotti ecc..).
    Riguardo ai costi di gestione, un tre stelle michelin spagnolo che conosco bene ha sostenuto l’anno scorso spese per 250.000 mila euro per la formazione (non stipendi) del personale.
    Sono cifre che in Italia poche aziende possono permettersi.
    La classifica rappresenta piú che una crisi della cucina italiana, una crisi dell’economia italia. Un altro mercato (anche se di lusso) é in contrazione nel nostro paese.

  3. claudio says:

    Non mi è chiaro quanto sia autorevole il sito, ma da quello che ho sentito queste classifiche vanno molto per mode, gruppi e naturalmente soldi.
    Per dirne una, almeno uno deve essere “di moda” perché lo conosco anch’io: El Celler de Can Roca compare in una serie di interessanti video di Harvard su “science & cooking” e dimostra di essere abbastanza “sperimentale”. Se l’impostazione della classifica è quella, i ristoranti italiani tanto in alto non possono andare, dato che invece a quello che vedo tendono molto di più alla riscoperta degli ingredienti tradizionali. Questo detto da completo ignorante :)

    Link ai corsi di Harvard (molto interessanti) e al video di El Celler de Can Roca:
    http://www.seas.harvard.edu/cooking/cooking_2011
    http://www.youtube.com/watch?v=pGY0HO61Vzo

  4. MAssimo says:

    Il piacere del cibo è fortemente legato ai gusti personali, è come fare la classifica delle 50 canzoni più belle del mondo o dei 50 libri più belli del mondo , stessa autorevolezza e significato.
    Tutto dipende da cosa uno cerca. Probabilmente è vero che i ristoranti da 300 euro a botta sono più rari in Italia che in Francia.
    Non la percepisco come una grave lacuna del nostro paese, che ne ha sicuramente molte altre, vere.

  5. Emigrante says:

    La realta’ e’ che la cucina italiana e’ una delle tante. Come molti dei miti autoctoni che ci siamo costruiti (il paese piu’ bello, il cibo migliore, come si vive qui… la moda).
    Luoghi comuni.
    E.

  6. concordo moltissimo con “Emigrante” qui sopra, anche se ritengo Massimo Bottura l’esperienza culinaria piu’ interessante fatta nell’ultimo anno

    poi vai in Germania e ti rendi conto che con un minimo di ricerca trovi gli stessi livelli

    e i gusti sono gusti

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Alfonso Fuggetta

Alfonso Fuggetta

Professor, Manager, Blogger

I am a professor at Politecnico di Milano and CEO at CEFRIEL.