Un pensiero e un impegno

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Oggi ho mandato questa mail ai miei colleghi del CEFRIEL:

Mi permetto di scrivervi perché le notizie di questa mattina (l’esplosione a Brindisi davanti ad una scuola) non possono essere considerate come irrilevanti o estranee al nostro ambiente di lavoro. Siamo professionisti, ma soprattutto cittadini e non possiamo non essere profondamente compartecipi e scossi per questo gesto terribile, l’ultimo di tanti episodi più o meno gravi che testimoniano di tensioni e sofferenze profonde che attraversano il paese.

È un periodo difficile. La crisi sta colpendo in modo profondo e sembra non aver ancora imboccato una via di uscita. Questi gesti, qualunque sia la loro matrice, sono il segno di un paese fragile, percorso da tensioni pericolose, con problemi complessi e difficili da sanare. Non dico nulla di sorprendente affermando che è un momento duro, che affatica la mente e l’animo, prima ancora che il corpo. A volte mi sento io stesso stanco e fragile nel reggere le tensioni e le responsabilità che questi momenti ci impongono.

Per questo, credo che proprio ora dobbiamo sentirci ancora più uniti e solidali, come professionisti e cittadini, cercando di fare al meglio, con la massima professionalità, armonia, coerenza e correttezza il nostro lavoro. Dobbiamo far si che il nostro vivere al CEFRIEL sia veramente un segno distintivo che ci qualifica tra noi e nel rapporto con tutti i nostri interlocutori. È solo così che nel nostro piccolo possiamo dare un contributo serio e utile per il nostro paese. Certamente, ciascuno di noi ha caratteri, attitudini, interessi e modi di essere diversi. Sarebbe assurdo non fosse così. Ma deve sempre esserci un terreno comune che ci unisce, uno spazio condiviso che ci fa stare bene insieme, ci fa fare bene il nostro lavoro e ci spinge ad essere un elemento positivo in questa società attraversata da tanti elementi di crisi.

E quando sbagliamo, perché tutti sbagliamo (io per primo), è inutile far finta di nulla o cercare di nascondere le cose. Non è facile riconoscere l’errore, perché ciascuno di noi ha il suo orgoglio, le sue paure, le sue insicurezze. Ma solo i forti e i saggi sanno riconoscere i propri errori e sono quindi in grado di superarli e rimettersi in cammino. Dobbiamo aiutarci l’un l’altro in questo percorso, sapendo che per fare queste cose non esistono regole o procedure alle quali riferirsi. Ci sono innanzi tutto la nostra umanità e la nostra sensibilità che ci devono sempre accompagnare e guidare. In ogni caso, è un cammino ineludibile e che segna la nostra vera maturità di cittadini e di professionisti.

Pubblicherò questa lettera sul mio blog, perché vorrei che fosse anche l’espressione del mio (e mi permetto di dire nostro) cordoglio e rispetto per le vittime di questo gesto insano. La giustizia cercherà i colpevoli. A noi spetta testimoniare il nostro senso civile, la vicinanza alle vittime e, soprattutto, il nostro impegno convinto e unitario per cercare di offrire sempre un contributo positivo, generoso e onesto al nostro paese e ai nostri concittadini.

Ciao,

Alfonso

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