Obama’s data advantage – Lois Romano – POLITICO.com: “The depth and breadth of the Obama campaign’s 2012 digital operation — from data mining to online organizing — reaches so far beyond anything politics has ever seen, experts maintain, that it could impact the outcome of a close presidential election. It makes the president’s much-heralded 2008 social media juggernaut — which raised half billion dollars and revolutionized politics — look like cavemen with stone tablets.”
Non so se sia del tutto giusto. Alla fine, il rischio è che un fatto democratico diventi una sorta di gigantesca campagna di marketing digitale. È vero che la ricerca del consenso è alla fin fine proprio questo, ma credo sia vitale mantenere un collegamento reale e non posticcio con una visione e un coinvolgimento umano, ideale e personale.
Peraltro, è da notare in confronto il comportamento dei nostri partiti. Mentre in USA si cerca di capire anche i risvolti più sottili del pensiero degli elettori, da noi mi pare solo che si sia alla ricerca di toppe per tamponare alla meglio le perdite.
Ora sono tutti alla rincorsa di Grillo. Pensano a liste civiche o a nuovi nomi. Invece di andare alla radice del malessere dei cittadini e cercare risposte profonde ai problemi ultimi, cercano solo di alleviare i sintomi con “yet another” operazione di lifting facciale. Oppure, ed è il caso del PD, senza andare alla radice delle contraddizioni che lo attanagliano da sempre: partito riformista europeo o sinistra “progressista” e antisistema?
In questo periodo anche nel mio lavoro mi accorgo che uno dei passaggi vitali nelle nostre attività è proprio la distinzione tra sintomo e problema. Il sintomo è l’effetto esteriore di un problema. Curare un sintomo non avendo compreso il problema o collegandolo ad un problema sbagliato è drammatico. Quando un bambino ha la febbre (sintomo) è necessario capire quali sia la malattia per identificare il medicinale più adatto. Si può usare una medicina per combattere il sintomo (come la Tachipirina per la febbre), ma se non andiamo alla radice dei problemi, non risolveremo nulla.
E invece ho sempre questa sgradevole e preoccupante sensazione che per paura, per incapacità o per interesse personale siamo sempre lì a cercare di tamponare i sintomi senza aver il coraggio di guardare in faccia la realtà, fare ciò che è giusto per affrontarla, adottare con coraggio e onestà intellettuale le scelte che è necessario fare per tentare di migliorare le cose.











Tutto questo si porta dietro naturalmente un’ovvia e spiacevole considerazione.
Non solo i nostri politici sono interessati al consenso solo per restare dove sono, ma sono mediocri anche nell’ottenere questo (compreso il genio della comunicazione). Per quelli che sono politici e non solo arrivisti, possiamo sperare solo che la motivazione sia che ritengano di avere loro la verità in tasca, e che l’opinione degli elettori sia marginale, di loro serva solo il consenso per poter fare quanto “opportuno” a prescindere.
Ma se loro sono tanto mediocri nell’ottenere il consenso, com’è che in molti sono lì da così tanto tempo? La risposta più ovvia è ancora più spiacevole…