Queste sono note che avevo scritto come contributo ad un tavolo del Governo e che contavo anche di pubblicare come articolo. Non mi ricordo se le avevo anche pubblicate sul blog. Mi pare di no e quindi le pubblico ora.
Sviluppo delle smartcities e ruolo del pubblico
Il concetto di smartcity rappresenta una strategia di sviluppo della città moderna che, grazie all’utilizzo diffuso, integrato e intelligente delle tecnologie dell’informatica e delle telecomunicazioni, è in grado di pianificare e realizzare uno sviluppo sostenibile, promuovere e incrementare la qualità della vita, utilizzare in modo ottimale le risorse naturali, offrire opportunità per cittadini e imprese, sostenere lo sviluppo sociale e culturale del territorio.
Perché questa visione si possa realizzare è necessario operare a diversi livelli. Non è sufficiente mettere in campo particolari tecnologie, per quanto evolute, oppure costruire qualche applicazione esoterica ancorché isolata e scollegata dall’insieme dei processi, delle persone, delle dinamiche che costituiscono una città moderna (si veda A. Fuggetta, Come è smart la città, pubblicato online su lavoce.info). Per affrontare in modo convincente il tema delle smartcity, è necessario analizzare e affrontare in modo coerente e armonico cinque livelli di intervento (areas of concern) .
I. Infrastrutture per la banda larga
Una delle condizioni abilitanti lo sviluppo di una smartcity è la disponibilità di connettività in banda larga. La banda larga di per se stessa non realizza una smartcity, così come i binari da soli non realizzano un sistema di trasporto ferroviario. Ciò non di meno, la disponibilità di banda larga è una condizione abilitante necessaria.
In questo ambito, due sono gli aspetti critici da tenere presente:
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Servono sia connessioni wireless (3G, 4G, WiFi, …) che wireline (in prospettiva la fibra), in quanto queste due tecnologie soddisfano bisogni largamente complementari e entrambi vitali per lo sviluppo di applicazioni e servizi evoluti (si veda A. Fuggetta, A ciascuno la sua rete, pubblicato online su lavoce.info).
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Il ruolo del pubblico non può sovrapporsi a quello dei privati. Il pubblico deve assicurarsi che i privati sviluppino le infrastrutture in banda larga, intervenendo laddove vi è un fallimento del mercato, sostenendo la domanda di banda larga delle fasce più deboli della popolazione e spingendo sullo switch-off verso il digitale della pubblica amministrazione.
II. Service architecture e integration framework
L’intelligenza di una smartcity si realizza nel momento in cui è possibile produrre, scambiare, integrare e elaborare in modo diffuso tutte le diverse tipologie di informazioni che caratterizzano il funzionamento degli attori presenti sul territorio. Per esempio, sistemi di infomobilità o di risparmio energetico evoluti possono essere sviluppati solo se sono messe in circolo tutte le informazioni che descrivono lo stato dei diversi sistemi di trasporto o di produzione e consumo dell’energia. In questi scenari, operano normalmente una varietà di soggetti pubblici e privati, imprese e singoli cittadini, associazioni culturali e pubbliche amministrazioni. Perché lo scambio di informazioni tra questi soggetti possa avvenire è vitale definire architetture di riferimento, standard di cooperazione e interoperabilità, unitamente a infrastrutture minime per il riconoscimento mutuo e la trasmissione sicura delle informazioni, laddove questo sia richiesto. In altre parole, serve una architettura standard e aperta di service integration e la disponibilità di componenti infrastrutturali e di governo che ne abilitano il funzionamento.
In questo ambito, due sono i ruoli essenziali del pubblico:
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Definizione concordata con il mercato della architettura di riferimento e degli standard utilizzati per promuovere l’interoperabilità tra i diversi soggetti operanti nella smartcity.
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Promozione e accelerazione della diffusione di open data e soprattutto di open service nella pubblica amministrazione (si veda A. Fuggetta, Open service nell’agenda digitale, pubblicato online su lavoce.info). Ciò richiede, tra le altre cose, un sistematico e organico processo di separazione dei sistemi di backend (in sostanza, quelli che gestiscono basi di dati e sistemi informativi delle amministrazioni) dai frontend (cioè i sistemi che interagiscono direttamente con gli utenti, web site e apps), strategia che abilita il mashup applicativo.
III. Applicazioni e servizi
Ovviamente, l’intelligenza di una città si manifesta nella disponibilità di servizi e applicazioni che rendono possibile pianificarne lo sviluppo sostenibile, offrire servizi evoluti a cittadini e imprese, incrementare la partecipazione ai processi decisionali e di governo del territorio. Questi servizi dovranno essere sviluppati da una molteplicità di attori pubblici e privati, secondo un modello di collaborazione pubblico-privato e di coopetition tra i soggetti privati. In generale, la logica di Internet è quella di “liberare” le risorse per favorire un’innovazione diffusa e libera: è la domanda che in una logica “darwiniana” seleziona, fa crescere e qualifica le soluzioni più utili e economicamente efficienti. Dal punto di vista delle politiche di intervento, l’innovazione si sviluppa quindi valorizzando in modo diffuso, decentralizzato e aperto la disponibilità di piattaforme standard ad alto valore aggiunto (vedi S. Johnson, Where good ideas come from).
IV. Comunità di utenti e partecipazione
Se ci fossero splendide applicazioni e servizi, ma non fossero utilizzate dagli utenti, a poco servirebbero. Se la cultura digitale rimanesse limitata solo ad alcuni settori della popolazione, escludendo dai suoi benefici una gran parte di cittadini, associazioni e imprese, fallirebbe proprio nel suo intento di aumentare opportunità, promuovere lo sviluppo, abilitare partecipazione e condivisione. È quindi essenziale che lo sviluppo infrastrutturale e applicativo sia accompagnato da processi di promozione e diffusione della cultura digitale, cioè da azioni che favoriscano l’adozione e l’utilizzo da parte di tutti i cittadini dei servizi e degli strumenti offerti da queste tecnologie. È una dimensione essenziale per far sì che un progetto di smartcity non sia solo una isolata azione condotta da alcuni settori della società più o meno illuminati, ma una reale opportunità di sviluppo e crescita del territorio nel suo complesso.
V. Governance centrale e periferica
Le trasformazioni indotte da progetti di sviluppo di smartcity possono realizzarsi e dare benefici solo se esiste una governance efficace che sia in grado di articolare e comunicare una vision convincente, mettere in campo modelli di coordinamento e gestione efficienti e praticabili, garantire una execution e un continuo aggiornamento dei programmi e della vision stessa in funzione delle esperienze acquisite, dell’analisi dei bisogni e dei feedback, e delle evoluzioni tecnologiche che si sviluppano nel corso del tempo.
È quindi vitale identificare modalità di gestione e governo dei programmi di sviluppo delle smartcity a livello locale e centrale che valorizzino le competenze tecnologiche e manageriali, il collegamento con i bisogni dei territori, la sinergia e la coerenza nelle scelte di investimento, il coordinamento con i diversi livelli della pubblica amministrazione e della società nella sua generalità. Questa capacità di governance è ancora più importante della messa a disposizione di nuove risorse economiche. Se infatti è indubbio che sarà necessario prevedere nuovi investimenti o una riqualificazione profonda nell’utilizzo delle risorse disponibili, è ancora più importante assicurarsi che tali risorse siano spese in modo mirato, sinergico, efficace e realmente a servizio del bene comune.











Mi ha colpito la frase “l’innovazione si sviluppa quindi valorizzando in modo diffuso, decentralizzato e aperto la disponibilità di piattaforme standard”. Cattura molto di come si diffonde una certa invenzione.
Poi, il punto V forse è quello più spinoso ..
Giusto x curiosità: come andò, quel tavolo?
Mi parevano interessati e convinti. Almeno al momento.
Ora che la concezione delle Smart Cities entrano come cornice operativa nelle misure previste dell’Agenda digitale, mi sembra di notare che si stanno esaltando concetti senza considerare la penuria di competenze. Esempio: negli impianti di Illuminazione pubblica ci sono state valide sperimentazioni, integrando servizi a valore aggiunto. Problema: la maggior parte dei Comuni italiani ancora utilizzano lampade a vapori di mercurio (quindi sono all’alba dei tempi nell’efficienza energetica, a cui dovrebbero dare priorità), non hanno margini per intervenire in dipendenza del fatto che la proprietà è di Enel; pagano extracosti monetari e di tempo con tutte le negoziazione previste per riscattarli. Di conseguenza anche una semplice sperimentazione sarebbe bloccate da forme di lock-in proprietario, regolamentari e dagli extracosti che invece sono a vantaggio dalla tecnologia obsoleta esistente.
Bisognerebbe quindi partire da tutte le impedenze che fungono da deterrenti al V punto. Governance efficace presuppone molte azioni e una condizione necessaria: togliere le rendite di posizione che si sono sedimentate nel tempo a livello normativo, che bloccherebbero il processo innovativo con almeno 2 anni di contenzioso legale, considerando che l’avversione al rischio per molti amministratori locali è un fattore che con queste condizione di incertezza, renderebbe impraticabili anche le migliori proposte.