Nella diatriba tra OTT e operatori telefonici, mi pare non si stia considerando il vero problema. Secondo me la radice di tutti i mali è il principio del “sender keeps all”.

The pure definition of peering is settlement-free or “sender keeps all,” meaning that neither party pays the other for the exchanged traffic; instead, each derives revenue from its own customers (Wikipedia).

Andava bene per far partire il mercato o fintantoché il traffico è limitato. Nel momento in cui esplode come è esploso, e adesso che i big OTT si sono fatti le loro reti, è una policy che non funziona più. È in questo ambito che bisogna cambiare la catena del valore: ciascuno deve pagare per l’accesso che utilizza, anche e soprattutto tra operatori, OTT e carrier-carrier.

Altri meccanismi secondo me non funzionano. Per un semplice motivo. Supponiamo che l’operatore X non dia l’accesso (o rallenti) l’OTT Y perchè non ha un accordo di revenue sharing. Se un altro operatore W non avesse questa policy, e assumendo che Y sia un OTT appetibile (per esempio, Google o Apple) ecco che molti utenti sarebbero invogliati a spostarsi da X a W. È esattamente quello che mi pare sia successo quando alcuni operatori mobili hanno bloccato il VoIP.

Non ho l’ambizione di risolvere la questione in un post. Ma secondo me questo dovrebbe essere il terreno di confronto con gli OTT e non il revenue sharing.

Share →

7 Responses to Sender should not keep all

  1. gianca says:

    Per certi versi mi ricorda le interchange fees nelle carte di credito. Gli OTT stanno ai merchants (esercizi commerciali) come gli operatori stanno ai card schemes.

    Nel settore i merchants pagano, e pure salato.

  2. io non sto capendo una cosa… ma un OTT (Google o chicchessia) non mi risulta riceva connettività alla rete a babbo morto, ma come noi tutti paga dei bei contratti capestro in base al volume dati o un fisso… o mi sono perso qualcosa?

    adesso che i carrier hanno capito che ci sono un sacco di quattrini in ballo vogliono una fetta della torta di quel che passa sulle loro reti? a me pare assurdo… che è? dobbiamo pagare il pizzo alle telco adesso? mi pare che si siano già ripagate da tempo con SMS e stupidate simili…

  3. Aldo says:

    Prima di tutto occorre riflettere sul fatto che occorra o meno remunerare/sovvenzionare il costo dell’accesso.

    Questa analisi dovrebbe essere fatta, a mio modo di vedere, considerando ciò che dovrà essere l’accesso ovvero la transizione alle nuove tecnologie.

    Qualora si consideri obiettivo strategico prioritario, la diffusione delle nuove tecnologie, occorre conseguentemente comprendere come e dove si possono acquisire le risorse.

    Pertanto si possono discutere i seguenti punti: 1) valutare uno sbilanciamento tale per cui il costo dell’accesso venga recuperato non solo dal canone (o suo equivalente), ma anche da altre fonti; 2) valutare se la contribuzione possa/debba essere sproporzionata in relazione al servizio richiesto (ad esempio, ma non necessariamente, valutando il consumo di banda); 3) valutare la modalità di arbitraggio di tale sbilanciamento.

    Ciao

  4. Aldo says:

    Manca la frase di apertura: E’ possibile che diatriba tra OTT e operatori telefonici non si stia considerando il vero problema

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

about.me

Alfonso Fuggetta

Alfonso Fuggetta

Professor, Manager, Blogger

I am a professor at Politecnico di Milano and CEO at CEFRIEL.