Ho scritto alcune semplicissime note perché mi hanno chiesto di riassumere in 2 pagine 2 le idee più rilevanti in tema di smartcity. Nulla di nuovo, ma visto che le ho scritte, le ripubblico qui:

Smartcity: cosa sono e perché servono

Il termine smartcity è divenuto in questi mesi particolarmente popolare. Con questa espressione si identifica un territorio urbano che, grazie all’uso diffuso e pervasivo di tecnologie evolute (non solo ICT!), è in grado di affrontare in modo innovativo una serie di problematiche e di bisogni.

1. Le diverse facce della smartcity

Tante sono le forme secondo le quali una città può divenire smart. Tra le più menzionate, è possibile certamente ricordare le seguenti:

  1. La città che sa muoversi. Le città (e i territori che attorno ad esse si sviluppano) sono sempre più congestionate e necessitano quindi di nuovi modelli di gestione e governo della mobilità che valorizzino il trasporto pubblico, introducano tipologie e modelli di trasporto (per esempio, i modelli di sharing del mezzo), prevedano servizi innovativi di monitoraggio, analisi, pianificazione e gestione dei flussi dei cittadini e dei mezzi.

  2. La città che sa non muoversi. In apparente antitesi rispetto al punto precedente, una città è smart anche nella misura in cui aiuta i cittadini a non muoversi. In particolare, un utilizzo diffuso e pervasivo dei servizi e prodotti ICT permette di svolgere remotamente, senza muoversi, moltissime attività: dallo shopping, alle riunioni, alle attività di lavoro di gruppo e di progetto.

  3. La città informata. Una città smart è capace di raccogliere e diffondere informazioni in modo capillare e continuo, sia per quanto riguarda la normale vita sociale ed economica, sia per quanto riguarda la gestione di situazioni di emergenza.

  4. La città virtuosa. Una città smart è in grado di sfruttare tutte le moderne tecnologie per il risparmio energetico e, in generale, per ridurre l’impatto sull’ambiente e sul pianeta che deriva dalla presenza e dalle attività di migliaia di persone e prodotti che in varie forme consumano energia e producono rifiuti.

  5. La città viva e dinamica. Una città è smart anche quando è capace di generare e promuovere attività culturali e ricreative che qualificano il territorio, attirano talenti, arricchiscono il tessuto urbano e ne stimolano creatività e crescita sociale.

  6. La città partecipata. La crescita dimensionale delle città e il loro progressivo trasformarsi in grandi agglomerati dove si perde la dimensione della “piazza medioevale”, rende sempre più concreto il pericolo della perdita di coesione sociale e dell’impoverimento dei momenti di incontro e socializzazione. Una città smart è capace di inventare nuove forme di partecipazione che, coniugando l’utilizzo delle nuove tecnologie e nuove forme sociali di incontro, siano in grado di rinnovare e ricreare il tessuto dei rapporti umani e le opportunità di confronto e dialogo.

  7. La città sicura. La sicurezza delle persone e delle cose è divenuto in molte città una delle principali preoccupazioni. Una smartcity innalza il livello di sicurezza grazie all’uso di soluzioni innovative di sorveglianza del territorio e di assistenza ai cittadini.

  8. La città ben governata. Infine, non meno importante, una città smart offre nuove forme di governo in grado sia di monitorare e gestire il territorio e le dinamiche in esso si sviluppano, sia di valorizzare il rapporto continuo e bidirezionale con i cittadini, le imprese, le entità vive che su di esso operano e si sviluppano.

In sintesi, una smartcity è un luogo dove tutti i processi vitali e nevralgici del vivere sociale vengono riletti, grazie anche all’uso delle tecnologie, allo scopo di migliorare in modo radicale qualità della vita, opportunità, benessere, sviluppo sociale ed economico.

2. Cosa non è una smartcity

Troppo spesso, si riduce il concetto di smartcity a interpretazioni parziali e limitative. In particolare, spesso si osservano queste semplificazioni:

  • Una smartcity è più di una città dotata di un sistema di comunicazione wireless, così come un sistema ferroviario è più di un insieme di binari. Ovviamente, servono anche i “binari”, ma una smartcity non la si crea, per esempio, semplicemente attraverso progetti come le reti wi-fi cittadine: già oggi nelle città non manca connettività wireless, in particolare, quella 3G offerta dagli operatori. Certamente, maggiore connettività (gratuita o a basso costo) a disposizione dei cittadini potrebbe facilitare la diffusione e fruizione di certi servizi, anche se di fatto una rete wi-fi comunale fa del pubblico un operatore almeno in parziale concorrenza con gli operatori privati. Comunque sia, le reti wi-fi non sono un fattore che di per se stesso generi servizi innovativi o comunque diversi e migliori rispetto a quanto oggi è già disponibile: non apportano nulla di sostanzialmente nuovo o in reale discontinuità con la situazione esistente.

  • Allo stesso tempo, per rendere “smart” una città non basta immaginare singoli servizi evoluti per l’infomobilità, il controllo energetico, la sicurezza urbana e altri ad alto valore per il cittadino. Ovviamente, questi servizi sono molto utili e desiderabili, ma se concepiti come isole a se stanti, rischiano di non essere efficaci o addirittura irrealizzabili. Per esempio, per fornire servizi di infomobilità di valore è necessario pensare non solo a sofisticati sistemi di pianificazione e ottimizzazione dei flussi di traffico, ma anche e soprattutto a come raccogliere e integrare (in tempo reale o quasi) i tanti dati che sono indispensabili per realizzare queste funzioni di simulazione e calcolo: movimenti dei mezzi pubblici e privati, movimenti dei cittadini, stato dei lavori pubblici, operatività delle utilities (per esempio, la raccolta rifiuti) e tanti altri ancora. Se non ci fosse modo di raccogliere e organizzare questa molteplicità di informazioni, che servono per lo più in forma anonima o aggregata e quindi garantendo la privacy dei cittadini, anche il più sofisticato sistema di monitoraggio, pianificazione e controllo risulterebbe nei fatti inutile.

Una smartcity nasce da una visione coerente e complessiva (olistica) dei processi di sviluppo del territorio e da una governance efficace e capace di orchestrare e coordinare tutte le iniziative (pubbliche e private) che nel loro complesso portano alla creazione di una città smart.

3. Cosa servirebbe fare

Per sviluppare una smartcity è necessario operare a diversi livelli:

  • Definire una vision di quali siano gli obiettivi di medio-lungo periodo che la città si pone.

  • Sviluppare le infrastrutture abilitanti quali, ad esempio, le reti in banda larga wireless e fisse, le reti di sensori ambientali, le smartgrid.

  • Abilitare lo scambio intelligente e diffuso di informazioni e servizi, grazie alla creazione di standard di cooperazione applicativa tra soggetti pubblici e privati (vedi Progetto Strategico ICT per Expo 2015).

  • Definire una governance dei processi di sviluppo della smartcity che coinvolga sia gli attori pubblici che quelli privati che operano sul territorio.

  • Promuovere lo sviluppo di applicazioni e servizi, sia nel pubblico che nel privato, che siano coerenti e sinergici con la vision e la governance della smartcity.

Sono azioni all’apparenza semplici e fin ovvie, ma la cui implementazione richiede una matura consapevolezza da parte di tutti gli attori presenti sul territorio che spinga ciascuno a “fare la propria parte” in modo coordinato e coerente, e non dispersivo e caotico.

4. I vantaggi per i cittadini e le imprese

Se una città smart si caratterizza per le proprietà e funzioni discusse in precedenza, appare subito evidente che i vantaggi sono molteplici:

  1. Migliora la qualità della vita del singolo.

  2. Aumenta l’attrattività e la competitività del territorio.

  3. Semplifica il lavoro delle imprese.

  4. Fa nascere nuove opportunità di sviluppo economico e sociale.

  5. Aumenta il livello di partecipazione dei singoli alla vita politica e culturale del territorio.

Non si tratta solo di slogan o di speranze ingenue. Molteplici sono le evidenze che giustificano e rafforzano queste considerazioni e ipotesi di azione, rendendole concrete e realizzabili. Il vero aspetto critico è l’identificazione di quelle competenze e di quelle strutture operative e di governance che sappiano declinare nel breve e nel medio-lungo periodo una lungimirante strategia di costruzione della smartcity.

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6 Responses to Smartcity: a mini-primer

  1. Ho dimenticato una cosa. O meglio, non l’ho scritta per evitare polemiche. Ma qui la dico: per fare le smartcity non servono (o servono molto poco) gli open data. È un’altra di quelle mode che partendo da un concetto certamente positivo e utile, l’ha trasformato in un totem, un simbolo fine a se stesso, senza aver la capacità di coglierne i limiti e, di conseguenza, senza riuscire a identificare tutto quanto d’altro è realmente necessario (vedi il mini-primer qui su).

  2. Marcello Semboli says:

    Forse sbaglio, professore, mi dica Lei.
    Ma ho l’impressione che le smartcity non siano altro che un’implementazione di buon senso.
    Il fatto che siamo molto lontani, mi porta a pensare o che governare bene sia quasi impossibile, o che negli ultimi 30 anni abbiamo selezionato una classe politica inetta.

  3. Andrea says:

    Gli open datasono essenzialmente un stru,ento di open government. Mi domando
    1) ha senso che tutte le citta’ devono essere smart (da milano a tuscania, da roma a cortina d’ampezzo) se non e’ cosi’ come si dovrebbero “declinare” le smart cities e secondo quali coordinate? (dimensioni/abitanti/condizipni geografiche/storiche…)
    2) forse per mia ignoranza, ma non so ne’ comprendo le implicazioni sociali( di sociologia urbana) delle smart cities? Sopra lo strato abilitante le smart cities e i servizi ….cosa/come/chi dovrebbe guidare l’evolversi delle citta? Verso che obiettivi?
    3) quale sara’ il ruolo della “campagna” rispetto alle smart cities? Saranno ancora piu vuote? A favore di megalopoli inteligenti (ma lo saranno poi o sarano solo dei formicai anonimi?).ricordo solo il problema alimentare, le filiere corte e stili di vita “non urbani”

  4. Articolo interessante e condivisibile in pieno, anche e soprattutto il commento sugli open data come hai scritto tu, non so se qui o da qualche altra parte, servono interfacce tra i sistemi di gestione, e aggiungo io, interfacce in tempo reale.

    Io vedo gli open data come uno strumento di controllo a posteriori, una sorta di base statistica utilizzabile per verificare le spese, gli utilizzi di servizi, la fornitura di servizi ecc…

  5. Valerio says:

    So di sembrare sprezzante, ma davvero, queste sono favole…
    Valerio

    PS Ho vissuto per 1 anno a Milano, zona Loreto.

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Alfonso Fuggetta

Alfonso Fuggetta

Professor, Manager, Blogger

I am a professor at Politecnico di Milano and CEO at CEFRIEL.