Stamattina ho mandato questa mail ai miei colleghi:

Ciao,

ieri sono stato all’inaugurazione del Vodafone Village. Forse ne avete visto qualche immagine sui telegiornali. È stata una mattinata serena e piacevole, senza retorica, sentita e nonostante il Presidente Monti abbia ricordato le difficoltà del momento, ci sono state molte parole di speranza e di voglia di fare.

Questa notte, però, non riuscivo a dormire. Oggi si vota in Grecia e tanti sono i motivi di preoccupazione, basta leggere i giornali. L’effetto della giornata di ieri è durato poco: mi sono alzato stanco e teso. Così questa mattina sono venuto in montagna, a Costa Serina. Di solito ci vengo il sabato, ma ieri ero in Vodafone per l’appunto. Sulla strada, passando per le stupende strade della collinosa Brianza, mi sono fermato al Santuario della Madonna del Bosco, uno splendido eremo che sovrasta la valle dell’Adda, con le Grigne e il Resegone sullo sfondo. Mi sono fermato per pochi minuti a pensare (non voglio dire pregare perché è una parola fin troppo abusata).

C’erano tante domande che mi giravano nella testa. Come vivere questi momenti? Con quale spirito? Come decidere ogni giorno le singole cose da fare e quelle da non fare? Come gestire i problemi, le difficoltà, le paure, i rischi, gli errori che tutti i giorni ci troviamo ad affrontare? Cosa è giusto fare e cosa invece è arbitrio o errore? Quando è saggio parlare e quando invece è meglio tacere?

Probabilmente, chi ha fede parte da presupposti e da principi diversi. Però pensavo che tutto sommato, credenti e laici, noi tutti quindi, possiamo e dobbiamo sempre ritrovarci su alcuni principi universali:

  • Siamo fallibili. Dobbiamo accettarlo, sia per ciò che concerne le azioni che compiamo noi, sia per quelle compiute da chi ci sta vicino.

  • Dobbiamo essere inflessibili verso l’errore, ma pazienti e attenti verso chi compie l’errore. È la differenza che per chi crede esiste tra “peccato” e “peccatore”. Dobbiamo condannare il “peccato” e aiutare il “peccatore” a fare meglio.

  • Se alla fine vogliamo vivere con la coscienza tranquilla, dobbiamo sempre essere trasparenti e schietti, sinceri. È inutile cercare di far passare il proprio interesse personale per quello collettivo, non funziona e non conviene a nessuno.

  • Tutti abbiamo le nostre legittime ambizioni, ma esse possono trovare vera e piena soddisfazione solo se possono armonizzarsi con quelle di tutti quelli che ci stanno intorno. Chi cerca di imporre solo il suo interesse, magari mascherandolo per quello collettivo, alla fine ha il fiato corto e non va da nessuna parte.

  • Non ci si salva e non si progredisce da soli, ma solo con la forza della coesione e del lavoro comune.

  • C’è un principio che ci deve guidare sempre: cercare di fare il proprio dovere, sempre e comunque, restando fedele alla propria coscienza e alle proprie responsabilità.

Adesso sono arrivato a Costa e ho trascritto in questo testo i pensieri che mi hanno attraversato la mente alla Madonna del Bosco e mentre guidavo per venire qui.

Alla fin fine, mi sono tornati alla mente due frasi celebri. La prima è di Kant:

“Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me”.

La seconda di Sant’Agostino:

“Ama e fa ciò che vuoi”.

In senso laico, rileggo questi pensieri così: “ Do the right thing and never look back”.

Buona domenica,

Alfonso

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5 Responses to Che fare?

  1. Antonella Pretali says:

    Buongiorno, sono una sua follower.
    Mi dona un attimo di pace leggere le parole di un uomo, un essere senziente, che non si è ancora dimenticato di sè e del Tutto pur vivendo appieno con e nella tecnologia. E ad un ‘discreto’ livello.

    Grazie, di avere condiviso questi suoi pensieri.

    Antonella Pretali

  2. Asa says:

    Ciao Alfonso,
    sì, c’é da restare svegli al pensiero che siamo affidati al voto della Grecia…..Ma in tempi di preoccupazioni per il “biscotto” degli altri credo che si debba essere concentrati su quello che possiamo e dobbiamo fare, quindi sì al restare stretti alla morale.
    Buona domenica

  3. Lorenzo B. says:

    Grazie

  4. Se fossero molte di più le persone intelligenti e responsabili, e se queste coincidessero con quei politici chiamati a pianificare il futuro della nostra società, e non a gestire le emergenze che nel Paese sembrano permanere, penso che tutti potremmo sentirci migliori.

    Ma non ci porta davvero lontano ragionare per recriminazioni, o peggio giudicare gli altri: negli ultimi mesi la cosiddetta “opinione pubblica” (che poi é influenzata quasi ad arte dai media, tradizionali e non), addita alla classe politica una gran parte delle responsabilità della crisi che questo Paese attraversa. Non dico “vive”, perchè il respiro della crisi purtroppo affligge realmente tanta gente.

    Ha brillantemente esposto alcuni dei motivi per cui impegnarsi, partecipando per davvero ad uno sforzo collettivo: quanti di noi, piuttosto che mettersi in discussione, nelle organizzazioni di cui fanno parte puntano il dito verso i colleghi/superiori?

    Forse é arrivato il momento di pensare diversamente, ponendo al centro “NOI”, e facendo sì che collaborare sia un motivo di partecipazione collettiva.

  5. gianca says:

    “Chi cerca di imporre solo il suo interesse, magari mascherandolo per quello collettivo, alla fine ha il fiato corto e non va da nessuna parte.”

    È questo che non va.

    Una società organizzata attorno al possesso, alla competizione individuale e all’annientamento del prossimo. Nella miglior delle ipotesi si ragiona per gruppi o clan.

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Alfonso Fuggetta

Alfonso Fuggetta

Professor, Manager, Blogger

I am a professor at Politecnico di Milano and CEO at CEFRIEL.