In questi giorni mi sono trovato spesso a ripensare ad un tema che, probabilmente, ha già annoiato e esaurito l'attenzione di molti di voi. Ma, nella mia esperienza quotidiana, lo vedo riemergere periodicamente, quanto meno in alcuni commenti che ricevo o in osservazioni che mi vengono fatte. Il tema è quello del significato di un blog (o un account Twitter), dei temi che in esso vengono trattati, della combinazioni tra gli aspetti di contenuto e quelli più strettamente personali che ciascun blogger decide di affrontare o meno nella sua scrittura quotidiana.
Spesso, si classificano i blog (e gli account Twitter) in funzione del tema che trattano: ci sono quelli che si occupano di tecnologia, quelli che discutono di temi economici, oppure quelli che parlano di un particolare fenomeno sociale. Tipicamente, quando segnalo il mio blog ad alcuni aggregatori, ogni volta mi viene richiesto di indicare la categoria alla quale apparterrebbe il mio blog. È un po' il segno di questo modo di leggere e vedere i blog.
D'altro canto, mi capita di sentire commenti di persone che mi chiedono perché mai, io che dovrei occuparmi di temi tecnologici, scriva o citi questioni legate all'economia, oppure alla politica. Su questo ultimo tema ho visto amici e colleghi che sono fin talebani: vietato parlare di politica onde evitare polemiche e flames.
Molti mi chiedono anche perché mai scriva anche post molto “personali”, dove parlo di me, delle mie esperienze quotidiane o di temi più legati ai sentimenti, alla vita di tutti i giorni, a ciò che provo o a ciò che mi affligge.
Io mi sono convinto che un blog (e ancora di più l'account su Twitter) debba innanzi tutto essere un luogo dove una persona può condividere, in base alle sue sensibilità e preferenze, il proprio modo di essere e di pensare. E se così è, allora c'è posto per tutto: il commento sulla tecnologia piuttosto che quello sulla politica o sui propri sentimenti.
A me piace pensare che chi mi legge o le persone con le quale dialogo via web possano vedere e incontrare una persona, me, non un autore che si suppone sia specializzato in alcuni temi. Una persona è fatta di tante sfaccettature e non solo delle sue caratteristiche professionali. Certo, ci si può limitare a esporre solo una parte di sé, ma credo che alla fine un vero rapporto di comunicazione e di scambio di idee lo si possa avere solo se ci si incontra tra persone, non tra “semplici” esperti o appassionati di certe questioni.
Ho conosciuto alcune persone su Internet, attraverso i loro blog (e account Twitter), ed ho imparato a conoscerle perché non parlano solo dell'ultimo prodotto della Apple o della neutralità della rete. Li ho conosciuti perché ho letto le loro idee sulla politica piuttosto che le loro reazioni, anche istintive a volte, su fatti ed episodi della vita. Alcuni lo fanno in modo più ironico, altri in modo più lirico (ho in mente proprio due volti che ricadono secondo me in queste categorie
). Ma di queste persone ho imparato a conoscere il carattere, le idee, la mentalità. E questo mi aiuta a stabilire con loro un rapporto di amicizia e di conoscenza reciproca che va al di là del semplice confronto tecnico. Anzi, a volte conoscere la persona “all'altro capo del filo” aiuta a interpretare e capire una posizione, a disambiguare un significato poco chiaro, a leggere lo stato d'animo che ha motivato quel passaggio o quella affermazione.
A me piace pensare che un blogger sia più di uno scrittore o di un giornalista specializzato. È una persona, in carne ed ossa, che esprime le sue idee, si confronta per quello che è e non solo per le posizioni “tecniche” che esprime. Solo così si può realmente capire “chi ho di fronte” e, volendo, stabilire un qualche rapporto di fiducia e non solo di confronto “tecnico”.
Certo esiste anche un tema delicato che è quello del rapporto tra vita personale, attività professionale e ruolo in azienda o istituzionale. Per alcuni il problema non esiste. Per me esiste. Io cerco di rappresentare sul blog me stesso, distinguendo la persona dal ruolo che ricopre nella propria attività professionale. Non è facile e non so se funzioni sempre e in tutto, però credo che alla fine valga la pena provarci.
Di certo, non scriverei mai un blog attraverso un ufficio stampa. O non mi piacerebbe usare il blog solo come canale per presentare le mie posizioni da “tecnico”. Mi parrebbe di mutilare me stesso e lo strumento che sto utilizzando. E soprattutto di limitare e penalizzare il rapporto con i lettori.
Dopotutto, Internet e i social network hanno cambiato le regole del gioco: dietro un blog non c'è semplicemente un autore o uno scrittore, c'è una persona. Quindi le regole sono diverse. Certo, è un modo di interagire molto “rischioso”, ne sono ben conscio. Ma è anche una opportunità straordinaria per comunicare, dialogare, incontrare persone, crescere, imparare, costruire insieme un pensiero condiviso, creare un rapporto vero e trasparente ancorché mediato dalla rete.
Come farne a meno?











Chi non risica, non rosica.
?
Un blog potrebbe essere la versione moderna dello Zibaldone di Giacomo Leopardi?
Esistono e sono stati resi pubblici gli epistolari di Manzoni, Foscolo, Monti (Vincenzo, non Mario), sebbene solo dopo la loro morte. Spesso contengono osservazioni che hanno poco a che fare con la letteratura o comunque con il loro campo di interesse, e comunque al di la’ del pettegolezzo vengono utilizzati dagli studiosi per ricostruire il clima di un’epoca. Un blog contiene molte piu’ informazioni di questi epistolari, ma quante di esse saranno ancora rilevanti tra un centinaio di anni?
Dietro ad un’opinione, per qualsiasi argomento venga espressa, c’è una persona.
L’opinione di per se non ha alcun valore se non si conosce la persona.
Più persone si conoscono, maggiori sono le possibilità di reciproco arricchimento e più veloce è la circolazione delle idee.
La diffusione delle idee sono alla base del progresso tecnologico, della democrazia, della cultura in generale.
Lo so, ho detto delle ovvietà.
Caro Prof. Fuggetta, per quanto può valere l’opinione di un singolo ma affezionatissimo lettore (che è stato anche suo studente, btw..), spero vivamente che lei non cambi mai il registro e i contenuti che si possono leggere sul blog. L’equilibirio di questa commistione fra personale/politico e professionale/tecnico è delicato ma lei lo risolve senza problemi. Sono profondamente d’accordo con l’affermazione secondo la quale Internet e i social network hanno cambiato le regole e secondo me questo blog è un esempio di come si possa interpretare il cambiamento con levità e onestà intellettuale, senza essere superficiali. Leggo in giro spesso blog “specialistici” che o sono scritti in una lingua e con uno stile trombonesco e pedante o al contrario trasudano tanta approssimazione da essere noiosi. Alla fine, dedicare tempo alla lettura delle cose che un’altra persona ha da dire deve essere un’esperienza stimolante, non una sfida alla propria pazienza e – chissà perché, ma credo di interpretare quello che pensa la maggior parte dei suoi lettori – leggere il suo blog di stimoli ne offre molti, sia quando parla di net neutrality sia quando comunica riflessioni più intime o astratte. Secondo me è un esperimento di comunicazione molto ben riuscito. Ed un esempio, anche. Continui così. In bocca al lupo.
Condivido quando scritto da Giuseppe, continui così! Il suo è un blog, tra i pochi, che riesco a seguire con costanza da anni, da quando ero ancora un (suo) studente al Poli e che non smette mai di stupirmi. È un punto di riferimento.
Anche io condivido al 100% quanto scritto da Giuseppe Izzo. Anche io sono stato tuo studente e la frequentazione di questo blog ha campiato la mia opinione su di te. Questo è avvenuto perchè tra queste pagine emerge spesso e volentieri l’uomo Alfonso e non solo l’esperto di tecnologia Prof. Fuggetta.
Se ti confessassi che tra i “mille” blog che leggo questo è uno dei pochi non ho mai smesso di leggere proprio perché non è monotono, monotematico e monocorde.
Il blog è un diario on line, e un diario è un qualcosa di personale, poi capita che sei un tecnico e parli di tecnologia. Quelli che chiamano “blog” quei siti che parlano di un solo argomento non sono diari sono, per l’appunto, siti che per facilità di gestione usano lo stesso motore dei nostri blog.
Insomma per farla breve: continua così che va bene.
Oh Stefano, ma prima o poi ci incontreremo di persona o no?