Perché progetti come www.branch.com o www.medium.com (o Path) nascono in USA? Perché in Europa o in Italia è molto più difficile vedere nascere progetti similari? Non è solo questione di soldi: se guardate la foto delle persone di Branch sono meno di dieci.
Ho due spunti sui quali mi piacerebbe discutere con voi (avessi accesso a Branch sarebbe un ottimo topic da lanciare!).
In primo luogo, pongono molta attenzione al problema pratico da risolvere. Questi progetti non sono technology push, ma problem-driven. Non sono progetti che nascono da considerazioni tipo “penso sarebbe utile che ci fosse X” (ma il bisogno esiste veramente si o no?). Piuttosto da frasi tipo “non riesco a fare questo e quindi ho deciso di fare Y”.
In secondo luogo, c’è una grandissima cura nella comunicazione e nel coinvolgimento dei media vecchi e nuovi. E soprattutto nel rendere l’utilizzo del servizio semplice e piacevole.
Invece ho la sensazione che noi ci facciamo prendere o dalle “mobile app” (qualunque esse siano purché siano mobile app), oppure da quello che NOI (sviluppatori) pensiamo sia interessante e utile, e non da ciò che risolve un problema sentito e reale.
Che ne dite?











Giusto per fare un esempio, ho appena scaricato twheel (sviluppato in Finlandia). Mi pare una applicazione fatta solo per apparire stravaganti o per vincere un “design award”, ma senza alcun reale beneficio rispetto alle applicazioni standard Twitter. L’ho usata tre minuti e messa subito da parte.
Progetti come quelli a cui ti riferisci difficilmente potranno nascere da noi perchè tutti condividono un paio di assunti fondamentali: puntano alla creazione di una comuità o di un social network, per cui necessitano di una massa critica iniziale molto elevata e non prevedono di fare ricavi in tempi brevi. Questo primo fatto comporta che tali iniziative vadano alla ricerca di investitori in modo sistematico. Prima un seed (da qualche centinaia di migliaia di euro) e poi un round A da qualche ML. Queste due cose da noi si trovano con estrema difficoltà e quasi sicuramente NON per aziende che puntano al consumer. Da noi è molto più facile trovare investor per iniziative che hanno già ricavi o comunque una metrica verificabile ed in costante crescita. B2B è spesso meglio di B2C nel bel paese, visto che vendendo alle aziende si arriva a break even più velocemente. Allo steso modo meglio aziende che sono già sul mercato da qualche anno, rispetto all’iniziativa fresca fresca ma con una buona idea in pancia.
NOTA: BTW progetti come Medium puntano anche moltissimo sulla content curation, che oggi si sta dimostrando essere “il trend” da seguire nell’editoria digitale di ogni genere.
Il secondo fattore da considerare è che ogni progetto di questo genere, che richieda users per intenderci, presuppone un marketing virale ed un passaparola molto spinto. Il luogo in cui viene lanciato diventa in modo naturale il primo nel quale si diffonde, il test bed della beta version; in questo senso la velocità con la quale questi progetti prendono (o non prendono) piede in Silicon Valley sono unici al mondo. Gli early adopter sono tanti e le possibilità di fare evangelism sono infinite. Tutto si svolge offline, nel networking quotidiano, nei demo day, nelle numerose manifestazioni che ogni settimana si trovano in zona (conta che la sola associazione Silicon Valley Forum fa più di 200 eventi al’anno… tutti là).
Per quanto riguarda la app mania che vediamo dilagare, questa forse c’è un po’ ovunque. Rimane sicuramente vero che la maturità del modello americano è superiore al nostro: loro forse un po’ di palestra su applicazioni o piattaforme poco utili l’hanno già fatta (come Pownce assorbita da Six Apart e chiusa nel 2008). Hanno anche già fallito molto più in grande con realtà come Digg – venduta di recente per quattro lire.
Il modello italiano alle startup sta prendendo forma e non sempre purtroppo riesce a puntare in modo deciso alla soluzione di un problema reale. Secondo me ci servirebbe un po’ di palestra e francamente un po’ di soldi da investitori con i quali fare esercizio