Il mondo delle telecomunicazioni italiane è in subbuglio a causa delle vicende di due importantissimi attori come Telecom Italia e Fastweb. Alle vicende societarie si sovrappongono le discussioni in corso circa il futuro assetto del settore delle telecomunicazioni italiane. In particolare, le vicende di Telecom Italia sono particolarmente importanti, sia perché la società controlla la gran parte della infrastruttura tecnologica nazionale, sia perché costituisce una delle principali aziende italiane come numero di addetti e impatto complessivo sull’economia del paese.
In realtà, le vicende societarie di Telecom Italia sono solo una conseguenza e i primi visibili effetti di di una serie di fenomeni più profondi. Provocatoriamente, si può affermare che stiamo assistendo alla progressiva trasformazione del mondo delle telecomunicazioni in applicazione dell’informatica. In particolare, due sono i fatti che stanno alla base di questa rivoluzione: la convergenza e Internet. La convergenza è una rivoluzione tecnologica grazie alla quale ogni tipo di informazione può essere digitalizzata e, di conseguenza, prodotta e trasmessa utilizzando reti di computer. Il secondo fenomeno è l’avvento di Internet, una rete che ribalta completamente i modelli di fruizione e quindi anche di business delle tradizionali reti di telecomunicazione. Infatti un rete telefonica classica, i terminali (i nostri vecchi telefoni) sono stupidi e la rete è intelligente. È la rete (cioè l’operatore della rete) che fornisce i servizi. Con Internet la rete diviene stupida e i terminali intelligenti. La rete trasmette solo bit nel modo più veloce e affidabile possibile ed è asservita all’intelligenza che sta nei terminali, nei cellulari, nei web server, nei nostri computer.
Questa rivoluzione tecnologica incide in modo radicale sulla struttura del mercato. Nel mondo delle telecomunicazioni classico, la segmentazione era verticale: la SIP (o l’AT&T) di qualche decennio fà possedeva società che costruivano apparati telefonici, sviluppava in proprio la rete e gestiva i servizi agli utenti. Oggi cosa sta succedendo? La segmentazione, come nel mondo dell’informatica, è in pratica sempre più orizzontale: ci sono i produttori di apparati, i gestori delle reti, gli operatori virtuali e i fornitori di servizi. In generale, si sta passando da una struttura di mercato centralizzata e unidirezionale ad una struttura piatta, dove una volta garantita l’esistenza di una “rete stupida”, chiunque può produrre e consumare informazioni e servizi.
In questo scenario, la rete fissa è nei fatti un monopolio naturale (come direbbe Lawrence Lessig della Stanford Law School, un “commons”). Ad oggi, nè il digitale terrestre nè il satellite possono competere con la rete fissa perchè non hanno canale di ritorno e quindi reale interattività: per averla devono usare proprio il doppino (o in alternativa la fibra ottica nelle metropoli) e quindi dipendere dalla rete fissa (anche se stanno nascendo soluzioni alternative wireless). È quindi indubbio che la rete fissa è un asset critico, a prescindere dalla storia e dalle vicende di Telecom Italia. Ciò che serve, è garantire piena concorrenza e pari opportunità (non discriminazione) per chiunque, indipendentemente dal fatto che la rete sia pubblica o privata. Vi è quindi un ruolo decisivo del pubblico, che deve definire quelle norme e quei passaggi che garantiscano e affermino lo sviluppo di queste condizioni. Ma proprio su questa tema sembra di scorgere una serie di problemi e una mancanza di chiarezza sulle scelte e opzioni di fondo che dovrebbero essere valutate e perseguite. Si parla di scorporo della rete di Telecom Italia, o attraverso una separazione funzionale della struttura che la gestisce o creando una società esterna alla quale verrebbero conferite le infrastrutture e la gestione della rete stessa.
La discussione si va indirizzando su due temi che in realtà non colgono l’essenza della questione.
- In primo luogo, si discute se il soggetto che dovrà gestire la rete debba essere una struttura interna a Telecom Italia o una società indipendente e, in questo caso, se debba essere del gruppo Telecom, di altro soggetto o addirittura sotto il controllo diretto pubblico. Il tema dell’assetto societario è certamente importante, ma è secondario e funzionale alle scelte strategiche relative alla struttura e alle regole del mercato. Le regole devono tutelare concorrenza e utenti, indipendentemente dall’assetto societario che si è venuto a configurare.
- In secondo luogo, quando si parla di “separazione della rete” si considera il problema da un punto di vista parziale. Si assume che la “separazione della rete” sia un’operazione che riguarda l’ultimo miglio. Già lo scorso anno, ad un convegno di Glocus a Roma il presidente di BT sostenne che la competizione non è sui backbone, ma è solo sull’ultimo miglio. Quindi basterebbe separare (in una qualche forma come quelle indicate in precedenza) la struttura operativa che controlla e gestisce l’ultimo miglio per risolvere il problema.
Il problema in realtà è ben più complesso. Innanzi tutto, quando anche si volesse separare la gestione dell’ultimo miglio, esiste pur sempre la questione di quale sia il punto della rete che ne definisce il confine. Non può essere solo il doppino in sè, visto che sarebbe difficile per terzi installare sul territorio, in parallelo a tutte le apparecchiature e infrastrutture di Telecom, anche le proprie.
Ma la questione più seria sta nel fatto che non è vero che i problemi di concorrenza riguardino semplicemente l’ultimo miglio. La vera questione è la neutralità della rete e la possibilità per chi controlla l’infrastruttura di privilegiare alcuni servizi a scapito di altri o di offrire in bundling alcuni propri servizi insieme ai servizi di trasporto. Ciò costituirebbe nei fatti una pratica che esclude o penalizza fortemente quei fornitori di servizi che non hanno una propria rete ma devono appoggiarsi su quella degli operatori. La vera questione, quindi, non è la separazione dell’ultimo miglio, o comunque non è essa la più importante. Il nodo cruciale è la separazione orizzontale tra i diversi tipi di servizi che costituiscono una infrastruttura di telecomunicazioni.
Se si escludono i costruttori degli apparati, gli attori che operano in questo settore sono sostanzialmente tre:
- Fornitori di servizi di trasporto IP (es., la stessa Telecom Italia nella parte dei servizi IP a banda larga);
- Virtual operators e contents delivery networks (es., Akamai);
- Fornitori di servizi, inclusi VoIP, mobile e IPTV/webTV(es., Google, YouTube e Skype).
La vera questione è quindi se un operatore di servizi di trasporto possa offrire o meno i servizi dei livelli 2 e 3, sfruttando il controllo che ha della rete e avendo la possibilità di discriminare tra i diversi fornitori di servizi. È questo il nodo strategico. È l’analogo di quanto è stato richiesto a Microsoft per il software: Windows deve essere separato da Internet Explorer e Media Player in modo da non chiudere il mercato a altri fornitori come Firefox o Real Player. È su questi temi che si giocano le questioni relative alla neutralità della rete e l’apertura del mercato dei servizi a valore aggiunto. Certamente, la gestione dell’ultimo miglio è un altro nodo importante, ma assume un ruolo forse secondario o quanto meno ancillare rispetto alla definizione della struttura complessiva del mercato.


Io credo che sia una questione di lobbies.
Meno lobbies abbiamo in Italia e più deciso sarà il mercato, anche delle telecomunicazioni.
Separare la rete o suddividerla non ha senso perchè sarebbe come dividere l’acqua.
C’è troppa concorrenza (leale o sleale) e quindi tanto consumo e moltissimi interessi che girano attorno.
Un saluto.
[...] Afonso Fuggetta (blogger e AD di Cefriel, un centro di eccellenza tecnologica a Milano) Cosa vuol dire separare la rete?. Il mondo delle telecomunicazioni italiane è in subbuglio a causa delle vicende di due [...]
[...] scrivo per segnalarle questo articolo di Alfonso Fuggetta che ritengo molto interessante, ben scritto e, nonostante tratti un argomento [...]
Andando a spasso per le città europee con il notebook in ogni strada si possono ormai trovare diverse reti wi-fi aperte a disposizione per collegarsi e scambiare email e navigare liberamente. Parlando con amici stranieri devo invece spiegare che in Italia abbiamo avuto il ministro Pisanu e il suo famigerato decreto. Pertanto le reti wi-fi non sono condivisibili liberamente, come se tutti i terroristi che voglioni inviare messagi minatori a Bush fossero concentrati qui. O meglio abbiamo le telecom, che per difendere le loro reti, hanno fatto credere a Pisanu che siamo pieni di terroristi. Limitando la nostra liberta’ di far accedere liberamente e di accesso alla rete.
E’ un altro aspetto legato a “one network” credo.
[...] in macchina ripensavo alla separazione della rete e mi sembra si possa rileggere il problema in questo [...]
[...] Fuggetta ha scritto un articolo molto interessante, in cui ho trovato conferma ad alcuni pensieri confusi che avevo da tempo in [...]
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[...] parla di banche, di problemi finanziari, di assetti societari. Si parla di separazione della rete in modo superficiale e fuorviante. Non sarà perchè alla fine chi si occupa di queste [...]
[...] Speriamo facciano la legge tenendo conto dell’intero problema. Gentiloni: presto una legge per separare la rete: “Gentiloni: presto una legge per separare [...]
La deregolamentazione voleva portare alla creazione di reti alterrnative a quella di Telecom (… monopolista che in quanto tale poteva creare delle forme di ostruzionismo es. imposizione su tipologia di apparati da usare giustificato dal fatto che terminali diversi avrebbero potuto “danneggiare” la rete) per favorire la concorrenza e lo sviluppo di servizi innovativi (es. Fastweb e la sua TV). Ma i tempi e soprattutto i costi non hanno di certo favorito quest’approccio. Nel frattempo l’evoluzione tecnologica ha ridato nuovo valore economico al doppino. Tutto questo ci ha portato a capire, come giustamente indica Alfonso, che la rete non deve più essere “considerata come un asset ma piuttosto come un mero veicolo di trasporto. È anche vero che pochi avrebbero pensato che Telecom, la grande società con oltre 26 milioni di abbonati (tanto non c’era scelta!) potesse cambiare “padrone” per ben due volte (quasi tre senza — contare la privatizzazione) in 8 anni!
Oggi si parla di separare la rete! Bene, vista la situazione credo che sia la soluzione migliore a patto pero che l’entità che andrà a gestirla sia veremente neutrale altrimenti l’utilità di una simile operazione sarebbe totalmente nulla, sia per quelle società che vogliono offrire servizi innovativi sia per i consumatori di tali servizi.
Quello di cui si discute oggi in Italia è stato attuato nel 1994 a Stoccolma. Stockab (http://www.stokab.se) è una società creata dalla Città di Stoccolma per realizzare e gestire le reti della città in modo trasparente e assulutamente neutrale.
Le teorie economiche giustificano questo approccio…quello che manca è forse una nuova visione nel fare business.