Il mio primo programma di una certa dimensione (1978) fu il generatore di codice di un compilatore. Scrissi il generatore in FORTRAN V, usando le schede (non avevamo nè i terminali TTY nè ovviamente i PC) e passando pomeriggi interminabili in via Ponzio dove ai tempi c’era il centro di calcolo. Lì c’era il lettore di schede che spediva l’elaborazione batch a Segrate al Cilea dove risiedeva il mitico Univac 1100. Poi ci sedevamo e aspettavamo pazientemente che la stampante ci sparasse fuori il risultato (magari aspettando un paio di ore).
A proposito: era un progetto che feci al secondo anno di università per l’esame di Programmazione dei Calcolatori Elettronici (era il primo corso di informatica, docente Carlo Ghezzi). Per prepararmi, scrissi anche un programma in Pascal e uno in Lisp, sempre andando con le mie schede in via Ponzio.
Sto diventando vecchio: inizio a pensare ai tempi antichi. E ora anche è anche scomparso John Backus. Creò il FORTRAN, partecipò alla definizione dell’Algol (il precursore del Pascal) e creo anche la BNF, o Forma di Naur e Backus (Backus-Naur Form) usata per descrivere le grammatiche dei linguaggi di programmazione.
E’ morto il papa` di Fortran: “La rete piange la scomparsa di uno sviluppatore IBM che ha dato molto alla storia dell’informatica, realizzando quello che viene considerato il primo linguaggio di programmazione ad imporsi a livello internazionale”
(Via Punto Informatico.)
Come passa il tempo … mette paura.

“Sto diventando vecchio: inizio a pensare ai tempi antichi.”
Se accetti una citazione dallo Zio Paperone di Don Rosa: “Si è vecchi quando non si hanno più sogni”
E tu mi pare che di sogni ne hai ancora tanti
Saluti
Marco
(Perché mi viene in mente quella striscia di Dilbert dove a un certo punto c’è questo scambio:
“Ai miei tempi avevamo solo gli zeri e gli uni”
“Davvero? Da noi c’erano solo gli zeri”)
Personalmente ho subito uno “schiaffo” notevole quando accompagnando mio figlio al Museo della scienza e della tecnica ho trovato in esposizione modelli di strumenti da me utilizzati. Ci ho messo un po a riprendermi.
Vedere esposto un selezionatore di schede e realizzare che il mio primo approccio con l’informatica era stato con le macchine da calcolo a pannelli, beh devo dire che non mi ha fatto un bell’effetto.
Ci si racconta che il settore corre molto più velocemente di qualsiasi altro, e non si è poi così “vecchi”, quando si sta per accettare la tesi viene in mente la storia della volpe e l’uva e….
Il guaio è che l’informatica corre di più di altri settori. Io che ho solo 33 anni ho visto il primo “pc” (ZX spectrum 64k) al museo della scienza e della tecnica di Monaco, mentre i medici continuano, tra l’altro, ad usare lo stetoscopio….
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[...] o non sono stato abbastanza sveglio quando ero piccolo, per avere ricordi come quelli di alfonso fuggetta, ma mi ricordo chiaramente il primo anno di università, quando il mondo era giovane e si poteva [...]
Visto che siamo in tema di nostalgie, sarebbe bene ricordare che a quei tempi un 128K occupava una stanza. Io ho iniziato nel 1981 con un Ibm 360 in cobol, sempre con le schede. Si dovrebbe ricordare che prima si doveva scrivere il programma sulla carta, poi battere le schede, poi portarle in sala macchine, dove l’operatore, quando c’èera la disponibilità della macchina, immetteva il programma nel compilatore, e dopo un paio d’ore ti restituiva il tabulato con gli errori dicompilazione, quindi toccava creare le schede con le Rep (se ricordo bene) e ripetere l’operazione tante volte (due ora a botta) fintanto che il programma non fosse compilato, quindi testarlo, e come sopra tante volte fino a quando il programma finalmente non funzionava. L’operazione andava ripetuta per tutti i programmi della procedura, che finalmente poteva essere messa in produzione. Quando con il 4331 (1 Mb) ci consegnarono le prime lavatrici (Ibm 3270) con il Tp monitor (Cics) e l’editor Iccf, ci venne da piangere per l’emozione. Altri tempi, figurati che con un Mbyte ci mandavamo avanti un’azienda di migliaia di persone. Una cosa però me la ricordo, a quei tempi, causa monopolio de facto, c’era un’interoperabilità spaventosa, una condivisione della conoscenza senza eguali, ed era tutto “open source”.
[...] Anche qui, si piange la scomparsa di una grande mente. [...]
“I don’t know what the language of the year 2000 will look
like, but I know it will be called FORTRAN.” (1982, C A R Hoare)
Si, lo so, su un blog i post un po’ piu vecchi vengono *dimenticati* ma una frase come quella sotto, detta da uno Hoare… direi potrebbe essere tra le frasi indimenticabili
Ciao, Giovanni