I nostri mali e i pregi altrui

On March 28, 2007, in Costume, Technology, by Alfonso Fuggetta

Sono all’innovation forum. Ho appena sentito Federico Rampini fare un intervento veramente splendido (non è ironia). Ma c’è una cosa che mi deprime profondamente.

Rampini ha parlato della John Deer, un produttore americano di trattori che continua a produrre in USA e esportare in Cina, costruendo in USA trattori molto avanzati sui quali “c’è più software che sullo space shuttle”.

Sono mesi che vado in giro a raccontare che stiamo facendo cose bellissime con SAME, società italiana (Treviglio) leader europea nella produzione di trattori. L’ho raccontato a giornalisti, politici, imprenditori. Nessuno che alla fine dica “che bravi! che esempio italiano di innovazione!” Macchè tutti alla fine citano sempre gli altri.

Non è solo un problema personale. Fintantoché non impareremo a VALUTARE e VALORIZZARE sul serio quello che abbiamo di buono passeremo il nostro tempo solo a piangere sui nostri mali e beatificare i pregi altrui.

17 Responses to “I nostri mali e i pregi altrui”

  1. VALUTARE e VALORIZZARE… complimenti per la combinazione particolarmente azzeccata.
    Non credo che abbiamo problemi a valorizzare… abbiamo imparato molto da quella vecchia pubblicità Telefunken (“volevamo stupirvi con effetti speciali…”). Il problema è che non sappiamo valutare; o meglio, a forza di essere convinti, progetto dopo progetto, che la m…a è cioccolata, non sappiamo più distinguerle. Troppo marketing…

  2. Tonino says:

    Allora forse Rampini non è così bravo dopotutto. Visto che la retorica da altra frontiera e mondi lontani e una sua costante.

  3. Gi says:

    Sono pienamente d’accordo.
    Sembra che farci del male, sottovalutarci, piangerci addosso, fare del vittimismo sia nel nostro DNA.
    Tutto ciò che è italiano è fatto male e se per caso non si trova un appiglio ci si limita ad un “si però….”; così come tutto ciò che è straniero è bello, fatto bene, competitivo. E questo già dagli anni ’60.
    Tutti i settori ne sono o ne sono stati coinvolti, elettrodomestici, tecnologia d’avanguardia, ricerca scientifica, alimentare, per non parlare del settore automobilistico.
    Mi vengono in mente esempi del settore sportivo, calcistico in particolare; un mediocre giocatore straniero è sempre arrivato accolto da tappeti rossi tappezzati di denaro, un buon calciatore italiano ha sempre dovuto faticare il doppio per affermarsi.
    Se ci fossero condanne per i masochisti, dovremmo finire tutti al rogo :-)

  4. Caro Fuggetta, concordo con quanto scrive: in un recente progetto europeo sulla modellistica agraria il lavoro che stiamo facendo è di gran lunga migliore di quello dei partner di riferimento nel settore (olandesi) anche a detta loro, ma farlo comprendere ai nostri referenti italiani è cosa dura.

  5. Sunil says:

    Abbiamo parlato di questo post su “Blog che ci piacciono” http://www.kalpana.it/blograccomandati/

  6. Credo che verso l’estero, com’è stato poc’anzi detto da Gi, esista ancora un abbaglio di ammirazione, come quando gli Americani ci portarono la gomma da masticare o la CocaCola…
    Probabilmente, anzi, quasi sicuramente, ciò è dovuto anche al fatto che “forse (non ne sono sicuro) l’Italia non ha mai fatto da leader internazionale in questo campo.
    Come dire, il made in italy si impone per i marchi di abbigliamento, la gastronomia (…? ), ma fatica ancora nel decollare in altri settori.
    Mi viene in mente un altro esempio, quello automobilistico…
    A mio avviso gli ultimi prodotti della FIAT potrebbero prendere quella fetta di mercato oggi acquisita da altre compagnie, ma come dire…. l’Audi è sempre l’Audi come la Mercedes è sempre la Mercedes… poco importa se hanno tirato fuori una Classe A che si ribaltava in cura, godono ancora di una forte (aiutatemi, non mi viene in termine…) rendita che hanno accomulato negli anni passati.
    Almeno questa è la mia supposizione, non credo che gli italiani siano poi così tanto esterofili solo per partito preso.

  7. Gi says:

    Beh non sarei così sicuro che non siamo esterofili a prescindere; certo si sta parlando in generale, ma diverse persone che conosco non acquisterebbero mai una Fia.
    Capirei se fosse perché nella gamma italiana non trovano un modello che soddisfi le proprie esigenze, invece e viene detto apertamente perché è una Fiat e non può valere più di tanto.
    E si comprano una Mercedes che, è vero è un marchio di prestigio, a parte la famosa classe A ha avuto come tutti i propri problemi.
    Se non vado errato, la Mercedes come la Audi e la BMV, ha dovuto richiamare dei modelli per difetti.
    Soltanto che ciò non viene valutato, è una Mercedes, è un prodotto tedesco e tanto gli basta.
    Le nostre Alfa, che a mio parere hanno poco da invidiare ad altri marchi, vengono guardate con sufficienza; e non solo dai consumatori “normali”; andiamo a vedere le auto di rappresentanza delle istituzioni.
    Qui ora si sta parlando del prodotto automobilistico ma il discorso è valido per ogni settore commerciale. Certo non saremo perfetti, avremo da imparare qualche cosa anche noi, ma ne più ne meno degli altri; non dimentichiamo, infine, che non sono pochi i nostri prodotti che sono sui mercati internazionali, e anche sul mercato interno, con marchi che li fanno sembrare originari di altre nazioni.

  8. chairam says:

    Chiedo: passare ad una strategia più aggressiva? Ammesso che ci sia modo..

  9. AM says:

    Non mi sembra un fatto incongruente.

    Premessa: ho letto i siti internet delle società con molta fretta e senza troppa attenzione. Di conseguenza l’analisi potrebbe essere errata, specialmente per la parte quantitativa. I dati potrebbero non essere confrontabili. Nessuna garanzia sulla congruenza dell’informazione.

    JOHN DEERE
    =========
    * L’azienda mette a disposizioni MOLTE informazioni tecnico economiche sul proprio sito.
    * In particolare esiste una rilevante sezione per le investor relation.
    * E’ pubblicato il bilancio 2006
    * I Cost of sales ammontano a: 15362 million $ (year 2006)
    * Inoltre: Advertising costs are charged to expense as incurred. This expense was $165 million in 2006, $157 million in 2005 and $151 million in 2004.

    SAME DEUTZ-FAHR
    =============
    * Non ho trovato un sito investor relation.
    * Nel sito non ho trovato il bilancio 2006 (disponibile quello 2005).
    * Cost of Sales 769669 K€ (dato 2005).
    * Advertising cost non chiaramente specificato sul sito. Viene ditto che:
    Costs for services (dati 2005) – This item, which amounts to €129,831 thousand (€126,815 thousand in 2004), is principally made up of costs for machining of production components, advertising, consultancy and repairs under warranty.

    Non inserisco commenti ed analisi. Solo estrazioni dai siti ufficiali.

  10. AM says:

    Non mi sembra un fatto incongruente.

    Premessa: ho letto i siti internet delle società con molta fretta e senza troppa attenzione. Di conseguenza l’analisi potrebbe essere errata, specialmente per la parte quantitativa. I dati potrebbero non essere confrontabili. Nessuna garanzia sulla congruenza dell’informazione.

    JOHN DEER
    ========
    * L’azienda mette a disposizioni MOLTE informazioni tecnico economiche sul proprio sito.
    * In particolare esiste una rilevante sezione per le investor relation.
    * E’ pubblicato il bilancio 2006
    * I Cost of sales ammontano a: 15362 million $ (year 2006)
    * Inoltre: Advertising costs are charged to expense as incurred. This expense was $165 million in 2006, $157 million in 2005 and $151 million in 2004.

    SAME DEUTZ-FAHR
    =============
    * Non ho trovato un sito investor relation.
    * Nel sito non ho trovato il bilancio 2006 (disponibile quello 2005).
    * Cost of Sales 769669 K€ (dato 2005).
    * Advertising cost non chiaramente specificato sul sito. Viene ditto che:
    Costs for services (dati 2005) – This item, which amounts to €129,831 thousand (€126,815 thousand in 2004), is principally made up of costs for machining of production components, advertising, consultancy and repairs under warranty.

    Non inserisco commenti ed analisi. Solo estrazioni dai siti ufficiali.

  11. Ma che c’entra?

    Non è un discorso sul fatto che SAME sia l’azienda migliore del mondo. Il discorso era sul fatto che non ci citano mai le aziende che provano ad innovare in Italia. Si parla sempre dell’innovazione degli altri e mai della nostra.

  12. chairam says:

    > Il discorso era sul fatto che non ci citano mai le aziende che
    > provano ad innovare in Italia.

    mhh cerco di immedesimarmi nel ‘pubblico’ (acefalico?):
    da punto di vista sviluppo, innovazione sui prodotti: se penso ad aziende che innovano in termini di prodotti la prima che mi viene in mente è nokia, una italiana: Rana

    Innovazione in termini di nuove idee che generano nuovi prodotti con la riverca di base: mi viene in mente la necessità di grossi fondi, che in Italia non ci sono, e la fuga di cervelli.

    Innovazione in un settore sconosciuto ai più come quello dei trattori, non mi raggiungerebbe neanche, se fossero scooter sarebbe diverso.

    Un discorso tipo “i nostri costruttori di trattori hanno superato gli americani” mi colpirebbe, ma un giornalista potrebbe essere troppo politiclally correct, o codardo, o vigliacco(per la mancanza di coraggio a rischiare di scrivere una notizia impopolare) per scriverlo anche se fosse vero.

    Infine c’è questo tipo di percezione: i soldi non si fanno producendo buoni prodotti, ma con sporchi giochini finanziari. Chi fa gli sporchi giochini finanziari (non lo prendono mai o non se la passerà mai male) se trova una buona azienda redditizia perchè produce buoni prodotti, la compra la spreme come un limone, e infine, siccome in definitiva è un incapace, se ne libera dopo averla rovinata…(qui siamo già su un livello di pensiero più alto)

    > Il discorso era sul fatto che non ci citano mai le aziende che
    > provano ad innovare in Italia.
    triste faccenda, forse nella fuga di cervelli se ne sono andai anche (quelli de)i giornalisti

    Saluti

  13. Alfonso,

    sull’onda di queste considerazioni vorrei chiederti come viene vista l’innovazione italiana da chi fa innovazione all’estero.

    Alla fin della fiera mi piacerebbe capire se, con i contatti che hai, hai percepito dai tuoi colleghi stranieri se la professionalità di chi fa innovazione nel BelPaese è apprezzata e valutata positivamente.

  14. Bella domanda quella postata da Stefano G, farebbe piacere saperlo anche a me…
    Vorrei aggiungere solo un paio di cose, non per essere polemico, ma per dovere di cronaca.
    Da chairam leggo che per l’innovazione il pensiero si rivolge verso la Nokia, io vorrei dire per quanto riguarda i telefoni cellulari sta perdendo moltissimo, non per design, ma per stabilità e qualità del prodotto. Hanno lanciato troppi telefoni in pochissimo tempo, ora ne stanno pagando le conseguenze in termini di stabilità, indi affidabilità e prestazioni. Questo è quando si fanno le cose con troppa fretta.
    La secondo cosa che volevo dire, invece, riguarda una notizia che ho sentito oggi al TG. La FIAT sarà lo sponsor ufficiale della Juventus per il prossimo campionato con una campagna a mio avviso interessante. Non ci sarà, infatti, il logo “FIAT”, bensì “New Holland” (societa’ che produce macchine agricole), sempre facente capo all’azienda torinese… questa mi sembra davvero una buona idea, per ignoranza io non sapevo neppure che esistesse una simile società.

  15. AM says:

    Professore,

    convengo che nel caso specifico della SAME e della Jahn Deer, l’osservazione può non essere pertinente.

    Il caso numerico, tuttavia, intendeva evidenziare come le iniziative di discussione, innovazione e quant’altro si sviluppano grazie ad un’opportuna progettualità ed allocazione di risorse.

    Entrambi abbiamo citato la John Deer, analogamente a Federico Rampini, probabilmente a causa degli sforzi in advertising di quella società. Evidentemente con 165M$ (ribadisco) IN ADVERTISING, l’equivalente del costo del lavoro di un’azienda italiana di circa 2000 persone, sono riusciti ad innescare una sufficiente pressione, per entrare inerzialmente anche nei canali di discussione non sponsorizzati. Ovviamente presumo che nessuno di noi sia a libro paga della JD.

    Non credo alla casualità, al fatto che incidentalmente scrivano “che bravi! che esempio italiano di innovazione!”. Il risultato non può essere una fortuita coincidenza, specialmente se ci sono molti soldi in ballo.

    L’altro giorno ha rilevato che il sito del Corriere fornisce maggiore evidenza ai vestiti neri presenti nei guardaroba femminili, rispetto al caso del record mondiale della Pellegrini. Una coincidenza, oppure il risultato POSITIVO di uno specifico progetto di advertising dell’industria italiana della moda? Lei ritiene, invece, che al Corriere abbiano imparato a “VALUTARE e VALORIZZARE” il nero?

    Creda, non voglio escludere che liberamente nasca qualche grande progetto… peraltro potrebbe sfuggirmi il significato del suo post.

    AM

    P.S.
    Tutto ciò non solo per l’advertising, ma anche per l’innovazione:
    * internet è figlia di un progetto finanziato dal DoD;
    * il GSM esiste grazie alle nazioni che l’hanno finanziato attraverso i rispettivi operatori monopolisti.
    * ecc, ecc, ecc.

  16. alessandro stagni says:

    Bellisima sequenza di post davvero…. ma mi viene un dubbio… forse il problema è culturale gli imprenditori italiani non sanno più sognare si accontentano di mettere in garage la Porche Cayenne…

  17. [...] è vero, come più volte ha fatto notare sul suo blog il prof. Fuggetta, che noi italiani spesso sottovalutiamo o ignoriamo [...]

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