Successo dei progetti di e-government

Il tema dell’e-government è di importanza cruciale per poter giungere ad una reale trasformazione della pubblica amministrazione italiana, trasformazione che coniughi maggiore efficienza e efficacia con una sostanziale ottimizzazione della spesa. Questi obiettivi non sono unici o specifici del nostro paese, ma costituiscono una delle principali linee di azione sia dei nostri partner europei che dell’unione nel suo insieme.

Nel nostro paese nel corso degli ultimi anni le risorse economiche allocate su questa tematica non sono certamente state trascurabili. Nel corso degli ultimi 5-7 anni, a livello nazionale, sono stati lanciati progetti innovativi da parte di singoli enti centrali dello stato (tipicamente Ministeri) e anche programmi nazionali di finanziamento di progetti di e-government diffusi sul territorio (in particolare, attraverso i programmi del precedente governo e dell’attuale Dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie). Il CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) ha avviato il rinnovo della RUPA (Rete Unitaria della Pubblica Amministrazione) attraverso la creazione del Sistema Pubblico di Connettività (SPC). A livello regionale e locale sono stati lanciati un numero significativo di progetti: infrastrutturali (per esempio, smartcard e reti regionali) e applicativi (tipicamente, servizi di varia natura che vanno dagli sportelli comunali on-line a servizi per l’impiego o per la sanità). Per esempio la Regione Lombardia ha avviato un ambizioso progetto di informatizzazione del sistema sanitario regionale che si basa sulla diffusione di una carta a microprocessore per l’identificazione certa di cittadini e operatori sanitari, e di una rete capillare di servizi per medici di base, aziende ospedaliere e operatori del settore.

Proprio perché il tema è importante e le risorse impegnate non trascurabili, sono sempre maggiori le voci che chiedono una valutazione attenta degli investimenti in corso. Sarebbe ovviamente paradossale e inaccettabile che risorse così ingenti divenissero un’altra fonte di puro costo e non una reale occasione di sviluppo e crescita delle PA e del paese nel suo complesso. Il dibattito su questo tema così importante, tuttavia, si concentra troppo spesso su aspetti o opzioni in realtà di importanza secondaria o addirittura controproducenti per un efficace sviluppo del sistema complessivo di e-government. In primo luogo, vi è una tendenza a battagliare su specifiche scelte tecniche e alternative progettuali. Ovviamente, è possibile che alcune soluzioni siano migliori o più convenienti di altre. Ma certamente è difficile identificare sempre e comunque degli ottimi assoluti, specie se considerati indipendentemente dalle esigenze specifiche delle PA interessate. In secondo luogo, vi è una sorta di competizione strisciante tra enti centrali dello stato, regioni e enti locali che tendono troppo spesso a operare in modo autonomo, immaginando che così si possa ottenere una maggiore velocità e efficienza complessiva del processo di innovazione. Purtroppo, essendo il sistema di e-government per sua natura un sistema distribuito e federato (in senso tecnico, prima ancora che istituzionale o politico), in mancanza di una visione e di una strategia operativa condivisa, al più si ottengono soluzioni operanti a “macchia di leopardo”, che non valorizzano completamente il potenziale derivante dall’azione dei sistemi di e-government e che portano a duplicazioni di spesa e incoerenza complessiva delle soluzioni. Infine, c’è una tendenza a vedere i problemi dal punto di vista della pura connettività. Si continuano a spendere ingenti somme per fare “nuove” reti o nuove infrastrutture di connettività, quando forse in molti casi basterebbe usare bene Internet. Il rapporto della Presidenza di turno Olandese di qualche mese fa sottolinea molto efficacemente questo aspetto, quando mette al primo posto tra le priorità dell’Europa il seguente punto:

“Shifting the e-Business and e-Government policy from connectivity to taking up complex ICT applications” (Rethinking the European ICT Agenda, Ministry of Economic Affairs Directorate-General Telecommunications and Post, The Netherlands, 2004).

Se andiamo al fondo dei problemi che in alcuni casi stiamo incontrando nella diffusione dei sistemi di e-government, ci accorgiamo che è necessario portare al centro del dibattito due temi fondamentali: la pervasività dei servizi e la loro sostenibilità nel tempo.

Con pervasività intendo la reale diffusione dei servizi presso la platea dei potenziali utenti. A volte, progetti di e-government potenzialmente utili e efficaci, sembrano non dare risultati in quanto “usati poco”. In molti casi, ciò non è dovuto ad una loro carenza tecnologica o funzionale. I problemi che spesso si riscontrano sono legati da un lato ad una limitata fruibilità presso l’utenza dei servizi offerti e, dall’altro, ad una difficoltà o anche ritrosia da parte di utenti non specialisti nell’utilizzare servizi innovativi, che richiedono, tra l’altro, anche una significativa fase di tuning e messa a punto. Il caso dei sistemi informativi per la sanità è da questo punto di vista esemplare. Perché essi possano dare risultati visibili, oltre alla messa a punto dei sistemi dal punto di vista tecnico, è necessario diffondere i servizi presso i cittadini e soprattutto i medici di base e tutti gli altri operatori del settore. È altresì necessario che essi percepiscano il valore che questi nuovi servizi possono offrire e che non li considerino, come spesso accade, una forma di controllo o un’inutile “aggiunta” al carico di lavoro normale.

Per superare questi ostacoli, è necessario investire in diverse direzioni. Le iniziative pilota o su scala locale devono diffondersi in modo sistematico sul territorio. Gli operatori e gli utenti devono ricevere le informazioni e la formazione necessaria ad utilizzare al meglio i servizi. Deve essere effettuato un monitoring continuo del funzionamento e dell’efficacia delle soluzioni messe in campo (specie quelle più complessi) così come accade nei sistemi informativi mission-critical delle imprese.

Questo discorso si collega direttamente al secondo punto che ho introdotto in precedenza: la sostenibilità. In Italia si tende molto ad investire sul fare “cose nuove”, ma ci si dimentica che esse poi devono avere le gambe (e quindi le risorse) per continuare a vivere ed operare una volta che sono state “date alla luce”. In molti programmi di finanziamento per l’e-goverment si richiede alle amministrazioni destinatarie dei fondi di coinvestire per lo sviluppo delle soluzioni. A parte situazioni patologiche dove si tende ad innalzare i costi del progetto per far crescere la quota di cofinanziamento, troppo spesso non si presta attenzione al fatto che, una volta terminato lo sviluppo, una soluzione di e-government continuerà a costare. Si devono affrontare i costi di gestione, di funzionamento, di aggiornamento e di correzione di bachi. Non basta avere i soldi per costruire una soluzione, bisogna anche pensare a come a regime questa si “reggerà”. Il rischio è che soluzioni anche interessanti alla fine “non funzionino” perché in realtà mancano le risorse per tenerle in vita e operanti. È una situazione simile alla gestione di un grande monumento come il Duomo di Milano: non si spendono soldi solo per concepirlo, ma anche per manuterlo quotidianamente a fronte dell’usura e del trascorrere del tempo. Inoltre, si continua a investire per far si che sia sempre più ricco di cimeli artistici e culturali.

Ritengo che su questi due temi, la pervasività e la sostenibilità nel tempo, si giocherà il successo dei progetti di e-government del nostro paese. È una sfida delicata che non possiamo perdere. Sarebbero risorse gettate al vento e un’occasione mancata per il sistema paese nel suo complesso.

Be First to Comment

Rispondi