IT: solo servizi e processi?

Il prof. Guerci in un recente convegno tenutosi all’Università Statale di Milano ha proposto un piano strategico per i servizi IT in Italia. Il piano si basa su un’analisi certamente accurata e per certi versi spietata della debolezza del settore IT nel nostro paese. Inoltre, propone alcune iniziative per rivitalizzare il settore dei servizi IT attraverso due principali assi strategici: grandi progetti infrastrutturali della PA e diffusione dell’IT nelle PMI.

Le due iniziative sono certamente più che ragionevoli. La PA italiana può essere, come in altri paesi, un elemento di traino per l’adozione di sistemi IT avanzati, avendo due tipi di effetti positivi. In primo luogo uno stimolo alla offerta di tecnologie e soluzioni avanzate e, in secondo luogo, una radicale innovazione nei servizi offerti a cittadini, imprese e entità comunque operanti sul territorio. D’altro canto, spingere le PMI all’adozione di servizi IT è una leva essenziale per cercare di aumentarne la competitività e l’efficienza a livello di processo.

Se quindi parte del piano proposto può essere certamente condivisibile, esso si basa su una osservazione che non è detto debba essere data per scontata. In particolare, il prof. Guerci osserva che

“La focalizzazione sui servizi IT è giustificata dal fatto che esiste un’offerta internazionale consolidata di hardware e software standard, accessibile anche in Italia, e su cui non è possibile competere. Al contrario, nei servizi IT i giochi non sono ancora chiusi e il mercato potenziale è di grande interesse.”

Questa analisi presenta alcuni elementi critici.

In primo luogo, un incremento di servizi IT può certamente portare ad un maggiore consumo di IT nel nostro paese, ma non sembra in grado di sostenere la crescita delle esportazioni nel settore e ribilanciare quindi il forte deficit tecnologico di cui il paese soffre. Come dice lo stesso prof. Guerci, il mercato dei servizi IT è soprattutto nazionale e un aumento della capacità di offrire servizi innovativi non si traduce direttamente in un aumento della competitività delle nostre imprese IT all’estero. Ciò è possibile solo con l’insediamento all’estero di filiali di aziende italiane capaci di competere sul mercato estero, possibilmente sfruttando semilavorati o soluzioni create per il mercato italiano. Alla luce del momento critico che persino i colossi dei servizi IT stranieri stanno attraversando, questo tipo di sbocco appare di difficile realizzazione quanto meno sul breve-medio periodo.

Ma soprattutto una visione dell’IT centrata sul concetto di servizi e innovazione di processo preclude una serie di sviluppi e opportunità che sono lungi dall’essere perse. In Italia si continua a ripetere che molti treni sono persi, ignorando il fatto che ci sono sempre treni in partenza e che anche treni già da tempo partiti possono cambiare percorso. Illuminante è in questo senso il caso di Linux. Lungi dall’aderire acriticamente e fideisticamente ai miti del software libero, purtuttavia non si può fare a meno di notare che dieci anni fa nessun avrebbe immaginato possibile sviluppare un competitor di Windows 95. Scerzosamente si diceva che non aveva alcun senso rifare un italico “Finestre 95”. Eppure a distanza di quasi dieci anni abbiamo tutti davanti agli occhi il caso di Linux che sta acquisendo quote di mercato crescenti e costituisce, nei fatti e indipendentemente da analisi di tipo più puntuale, un concorrente temibile per il colosso di Redmond. Se ciò è stato possibili per prodotti maturi come i sistemi operativi per i PC, perché dare per persa la lotta in altri settori dell’IT più dinamici e meno consolidati?
In particolare, dall’analisi del prof. Guerci non traspare un altro tema estremamente importante per l’industria italiana: l’innovazione di prodotto basata sull’IT. Non tanto, quindi, l’uso dell’IT per migliorare i processi di vendita, progettazione e produzione; piuttosto si tratta di utilizzare l’IT nei prodotti stessi al fine di aumentarne prestazioni e qualità. Vediamo alcuni esempi che costituiscono ancor oggi settori vitali e competitivi dell’industria italiana.

Nel settore dell’elettrodomestico bianco, l’Italia, grazie ad aziende come Merloni, detiene una posizione a livello internazionale non marginale. Gli elettrodomestici sono sempre più IT-based. I sistemi di controllo del motore di una lavatrice che centrifuga a 1600 giri al minuto, o il sistema di controllo di un forno a microonde o di un frigorifero non possono oggi essere costruiti se non attraverso l’uso di tecnologie IT. E questo oggi avviene utilizzando prodotti che sono lungi dall’essere consolidati, hanno componenti custom molto significative e caratterizzati da volumi assolutamente di rilievo. In Italia sono venduti ogni anno circa 3.3 milioni di PC (e relative licenze di sistema operativo, principalmente Windows). Ebbene, su ogni elettrodomestico prodotto è presente un microprocessore, il relativo hardware e, cosa importante, un sistema operativo e del software di controllo. E il numero di pezzi è nell’ordine delle decine di milioni di pezzi.

Consideriamo un altro caso: i mezzi di trasporto. Anche senza considerare il caso della FIAT che attraversa una crisi difficile e i cui esiti non sono certamente facilmente pronosticabili, esiste in Italia un’industria delle moto e dei mezzi industriali (si pensi alla SAME e alla sua leadership nel settore dei trattori agricoli) che sempre più si basa sull’utilizzo su dispositivi di controllo e gestione del mezzo centrati sull’IT: i sistemi di controllo della trazione, il controllo del motore, i sistemi di infomobilità, i sistemi di navigazione e controllo di posizione basati su GPS, la gestione delle flotte e delle manutenzioni. Sono tutte tematiche che richiedono tecnologie e prodotti IT tutt’altro che maturi. Tra l’altro queste tecnologie IT sono fortemente integrabili con i sistemi di comunicazione mobili per i quali l’Italia dimostra una vivacità non trascurabile, se non altro dal punto di vista della capacità di sviluppare servizi innovativi, come segnala nel suo piano il prof. Guerci.

Un ultimo esempio è costituito dal settore delle macchine utensili, uno dei mercati dove il made in Italy ha da sempre una posizione non marginale e dove la competizione sulla fascia bassa della produzione è più forte. Anche in questo caso, l’uso dell’IT è essenziale per sviluppare nuovi prodotti altamente sofisticati in grado di sostenere le nostre esportazioni nel settore.

Dai tre esempi fatti si può dedurre che esiste uno spazio per l’innovazione di prodotti IT-based. Non si tratta di fare direttamente il nuovo Windows o SAP, ma di iniettare l’IT nei prodotti nei quali l’Italia ha una posizione ancora significativa. Il side-effect di questa operazione può essere anche lo sviluppo di nuove tecnologie e prodotti IT da offrire sui mercati internazionali. Si pensi al settore dei sistemi operativi embedded, dei relativi ambienti di sviluppo e delle potenziali sinergie con gli sviluppi a livello di microelettronica (leggi STM). Sono tutti ambiti per i quali i treni sono tutt’altro che persi. Tra l’altro questa è esattamente la strategia che l’Unione Europea sta adottando per il VII programma quadro, strategia che è stata anche ripresa nel documento della Presidenza di turno Olandese (Rethinking the European ICT Agenda) laddove si cita come importante breakthrough quanto segue: “Go for global platform leadership in the ICT industry”.

Quanto detto non cancella il valore e il significato delle proposte del prof. Guerci, ma in un qualche modo le complementa, offrendo ulteriori spunti di riflessione e nuove opportunità di intervento. Certamente, l’insieme delle iniziative proposte non possono prescindere da una crescita dell’offerta. Purtroppo in Italia negli ultimi anni vi sono stati molti stimoli e sostegni alla domanda che, non trovando una sponda convincente nelle imprese nazionali, ha fatto crescere la nostra dipendenza dall’estero. Il sostegno dell’offerta dovrebbe realizzarsi in strumenti che incentivino il consumo di tecnologie e di ricerca da parte delle aziende manifatturiere (quali quelle citate in precedenza) e la capacità delle università e degli enti di ricerca di rifocalizzare le proprie attività verso la sviluppo congiunto di soluzioni IT innovative.

Si tratta di una sfida certamente difficile, ma non impossibile.

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