Giovedì e venerdì abbiamo tenuto il general meeting del CEFRIEL. È un incontro che abbiamo iniziato ad organizzare tre anni fa per offrire a tutte le persone del CEFRIEL e che collaborano con il CEFRIEL un’occasione di discussione, approfondimento e confronto su quello che siamo e che vogliamo essere.
Il programma di quest’anno mi è sembrato particolarmente ricco. Tra gli altri, sono intervenuti suscitando un vero entusiasmo Claudio Dominicali, AD di Ducati Corse e Ducati Motor, e Pier Luigi Celli, ora direttore generale di Luiss.
Dominicali ha scaldato i cuori facendo vedere che c’è ancora qualcuno innamorato del mestiere dell’ingegnere, colui cioè che sa usare la fisica e la matematica per costruire qualcosa di bello e unico. Celli ha toccato tutta una serie di temi legati alla gestione delle persone. Anche lui ha scaldato i cuori, ma in modo diverso.
Tra le affermazioni di Celli che sono più piaciute alla platea certamente vi è quella fatta a proposito del rapporto che il manager deve avere con le sue persone. Celli dice che un manager deve voler bene e finanche amare le sue persone. È solo così che si crea il clima di fiducia necessario al successo dell’azienda. Questa affermazione ha scatenato un applauso sentito tra i partecipanti.
Condivido pienamente quello che ha detto Celli. Con una precisazione. Cosa vuol dire voler bene o amare delle persone? Ho la sensazione che troppo spesso “voler bene” e “amare” siano diventati sinonimi di “stare bene insieme” e “essere carini con qualcuno”. Amare è molto di più. È farsi carico l’uno dell’altro. È pensare prima all’altro e poi a se stesso. È “pre-occuparsi” dell’altro, cioè “occuparsi per l’altro”. C’è tutto un senso di proattività nell’amore che oggi è costantemente ignorato. Così come si ignora il fatto che chi ama a volte deve essere duro e sincero verso l’altro. Deve saper dire “no” oppure “stai sbagliando”. Certo, come dice San Paolo, ci deve sempre essere la carità (non l’elemosina!) e cioè la capacità di accoglienza e di reale accettazione di chi ti sta di fronte. Ma questo non vuol dire diventare superficiali, incapaci di sentimenti sinceri o di affrontare i nodi delicati solo per paura di creare momenti di tensione con gli altri. A volte la tensione serve. È dalla chiarezza che nascono le cose forti. Dalla mediocrità, dall’ambiguità e dal compromesso non nasce nulla di grande.
Non sono un filosofo nè un sociologo. Non voglio fare Alberoni. Ma queste cose le ho vissute in prima persona e in esse credo. Da piccolo mi veniva detto che un “medico pietoso porta il paziente alla rovina”. Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà e di essere sinceri con noi stessi e gli altri. Non è facile e tutti i giorni mi accorgo degli errori e degli eccessi che compio. Ma penso sia una strada obbligata se si vuol costruire qualcosa di vero e grande, e non semplicemente campare alla meglio evitando i problemi, i casini, i sentimenti forti che ti mettono in crisi. I sentimenti forti sono certamente difficili da gestire, ma sono quelli che ci fanno essere uomini e donne veri e non solo spettatori.


[...] gestire, ma sono quelli che ci fanno essere uomini e donne veri e non solo spettatori. [ Alfonso Fuggetta ] Posted on Sunday, October 2nd, 2005 at 7:55 [...]
Condivido ma desidero puntualizzare: è vero che amare è donarsi e donare tutto (di) se stessi, è -come dice giustamente Lei(o Tu)- “occuparsi per l’altro”, senza per questo diventare “falsi”.
Anche nel Vangelo si parla di amore in questo senso, descrivendo come correggere un “fratello” che sbaglia: dapprima a tu per tu, poi con l’aiuto di pochi fino alla pubblica accusa e all’isolamento.
La carità, di San Paolo, tuttavia, “è paziente, è benigna[...]non manca di rispetto[...]non si adira[..]“…
Credo, quindi, che l’amore autentico e formativo sia sì sincero e -all’occorrenza- duro, ma senza esagerare.
La durezza, la fermezza non possono essere “gratuiti” e il fratello deve essere messo nella condizione di capire i propri errori, non può essere ferito…
Ho seguito un Suo(Tuo) corso al Politecnico non molto tempo fa e ho avvertito questa durezza e questa fermezza e non mi sono entusiasmato molto… ho condiviso molte critiche a studenti svogliati e ho capito molti Suoi(Tuoi) sfoghi solo in seguito, dopo aver fatto uno stage estivo (“volontario”, visto che per l’università o fai lo stage o dai gli esami per la specialistica ma non entrambi)…
Non mi sono piaciute le estensioni degli sfoghi dal singolo alla totalità o a volte, l’entità e la consistenza degli sfoghi stessi…
Ho imparato, invece, a conoscerti attraverso questo blog, dapprima avvicinandomi con un po’ di diffidenza -per averti conosciuto in quel modo- e poi appassionandomi sempre di più, a questa o a quella tematica, partecipando emotivamente a uno o più “pensieri sciolti”, “ascoltando” i commenti sul mondo universitario, esplorando qualche fotografia, rispecchiandomi in qualche frase…
Sono (stato) contento di sapere che quel professore così duro e, a volte, “odiato” si sia rivelato così aperto e lungimirante.
Credo che ci incontreremo ancora tra le mura del Politecnico alla Laurea Magistrale(Specialistica) e spero che anche chi non segue questo blog abbia la possibilità di vederti in questa semplicità e -quasi- intimità…
Come dicevi tu: “chi ama a volte deve essere duro e sincero verso l’altro. Deve saper dire “no” oppure “stai sbagliando”.Certo, come dice San Paolo, ci deve sempre essere la carità (non l’elemosina!) e cioè la capacità di accoglienza e di reale accettazione di chi ti sta di fronte”.
San Paolo aggiunge: “la carità è paziente, è benigna[...]non manca di rispetto[...]non si adira[..]“.
Caro James,
ti ringrazio per il commento. Come scrivevo io stesso nel mio post, mi conosco e mi rendo conto degli eccessi e degli errori.
Ti invito però a questa riflessione. Stiamo veramente degenerando. Manca una scossa. Se non cambia qualcosa questo paese, questi giovani (in generale) non hanno un grande futuro. Non dico che la durezza eccessiva serva, ma qualcosa bisogna fare per smuovere tanti che sembrano immobili. Persino nel Vangelo non mancano le dure reprimende e persino la violenza contro i mercanti nel Tempio.
Ripeto, concordo con te che, come in tutte le cose, non bisogna esagerare. Ma non pensi che più che una mancanza di tolleranza oggi soffriamo del problema opposto e cioè che non si ha più il coraggio di dire quello che va detto?
Ciao,
leggo con piacere questo post, che arriva in un punto a mio modesto avviso estremamente saliente di uno dei problemi dell’Italia: siamo numeri.
“Amare Significa saper dire di no” – dice una vignetta, e non c’e’ nulla di piu’ vero.
Passando da esperienze lavorative estremamente diverse (in particolar modo dall’ambiente che viene creato all’interno di ogni singola azienda o gruppo) posso dire che finche’ il “Manager” e’ un punto fondamentale per i lavoratori (o studenti in caso di un professore) il lavoro supera le “otto ore”, ma diventa un piacere.
Cosa intendo per “Punto Fondamentale?”
Una persona a cui sai di poterti rivolgere, che sapra’ aiutarti o che comunque cerchera’ di spingerti (o spingere il tou intelletto) a superare i problemi.
Una persona che sa dirti “bravo, hai fatto bene” e che sa anche dirti “no, questa volta non condivido le tue azioni/soluzioni”.
Insomma, qualcuno che sappia essere trasparente e che possa venir visto sia come un superiore (necessita’ assoluta a mio giudizio) che come qualcuno con cui poter avere un DIALOGO costruttivo.
Provando sulla mia pelle un ruolo simile posso capire che la cosa non sia assolutamente semplice. Gestire delle persone e’ un compito a cui le persone devono essere portate e al quale si devono adattare: un “Referente” deve sapere che il benessere del gruppo e’ piu’ importante del proprio benessere, perche’ e’ l’unica cosa che puo’ portare al successo.
Concludo con una frase illuminante trovata in un manuale di informatica…
“Even if you have only 4 guys… keep them Happy and you’ll ship, shoot them and you will die”
Ciao e Complimenti vivissimi per il post
Carlo
sono daccordo sulla necessità di una scossa e di una maggiore “decisione” (presa di coscienza e incisività nella vita), anche (e soprattuto?) da parte di noi giovani d’oggi…
…un blog come questo sicuramente aiuta a ragionare (mi vengono in mente i molti commenti scaturiti in più di una occasione) e a sopperire alla nostra (giovanile e inevitabile) mancanza di esperienza e conoscenza del “mondo esterno”…
rimarro’ sintonizzato…
[...] a Juve. Vorrei parlare di come spesso ragioniamo e ci poniamo di fronte ai problemi. In un post precedente dicevo che dobbiamo essere sinceri e anche duri se vogliamo veramente bene a qualcuno. Oggi [...]
[...] Riprendo il tema di un vecchio post, valutato in un diverso contesto. [...]
Una cosa và detta, il vero maestro dell’amore è dio….esso infatti e stato il primo con la sua stessa vita offerta in riscatto per i nostri errori, quale gesto piu amorevole?Esso ha disperzzato Sodoma e Gomorra per l’odio che si notrivano a vicenda….
Saper amare è una cosa particolarmente difficile, oserei quasi dire un arte istintiva che parte dal cuore, ma non assolutamente casule, é l’arte sovrana se così vogliamo definirla; non stò parlando di stereotopi che con la non violenza o quanto altro, ( anche se va detto che è un ottimo mezzo di “contro offesa”)Ma di un amore puro, desinteressato, mirato solo al bene.pochi davvero conoscono il significato di questa parola, ma chi solo lo ha assaggiato ci si perde cosi facilmente….. L’amore di dio è perfetto, solo il suo mentre il nostro è umano, fatto con il nostro cervello, la cultura e quelle che sono le abitudini di ogniuno di noi. Nella vita di tutti questo dovrebbe essere un fondamento Amare gli altri si trascina dietro una serie di cose che davvero cambiano la vita in poco, te la fanno vedere con occhi diversi, ogni cosa assume delle peculiarità che mai prima si poteva immaginare.
ne posso dire qualcuno piu mi dite se siete daccordo:
L’attenzione verso gli altri, che va saputa dosare, ma assolutamente importante, essa infatti stabilisce il tipo di rapporto che si instaura per es tra amici; o tra ragazzo e ragazza;
ha come conseguenza tanti altri fattori, che direi anche psicologici, come l’assertività ( per chi non sa cosa fosse ) “la capacita di comprendere l’altro a livello interiore, e sapersi calare nei suoi panni e così via discorrendo.
Chi ha provato sa davvero di cosa parlo….. spero di riuscire domani a vedere se qualcuno ha risp.
Ci sarebbe ancora così tanto da dire, ma ho sonno e vado a letto.
Ciao Michele di firenze
ciao….sono d’accordo cn mikele e anke cn l’autore del blog..è vero ormai ci stiamo perdendo…io sono una ragazza di 17anni e mi rendo conto ke davvero il mondo sta andando al contrario..al posto di andare avanti si regredisce…ed è così difficile trovare qualcuno cn cui davvero puoi essere te stesso…con cui puoi parlare di tutto,ke ti sappia ascoltare,ma senza giudicare..xkè qui tutti dall’alto del proprio piedistallo credono di essere qualcuno e sparano sentenze e giudizi così senza neanke conoscerti!!
l’amore è il sentimento più bello ke ci sia soprattutto alla mia età..e,purtroppo,ho modo di appurare ogni giorno di più ke le persone ke sanno amare o almeno conoscere il senso dell’amore si contano sulle dita…penso ke neanke una scossa,neanke un attegiamento severo possa cambiare le cose..è la realtà e nn si può cambiare,xkè a tutti sta bene cosi… ciao..mi piace tanto qst blog
ma xkè nessuno aggiorna mai qst blog?..il prof…ke fine ha fatto?
[...] sul mio blog è "cosa vuol dire amare". Immagino si riferisca ad uno dei miei primi post: Cosa vuol dire amare? Evidentemente era piaciuto. In effetti, è uno di quelli che sento più [...]
[...] (lo salvano le radici meridionali). Si mette sempre in discussione, come si legge nei commenti di un suo vecchio post riproposto recentemente. Mi stimola molto “confrontarmi” non solo con lui, ma con il [...]
A 20 anni fa bene leggere certe riflessioni… Complimenti per la capacità di spaziare da un tema all’altro…
Il post è ormai datato, ma l’ultimo pezzo è veramente eccezionale.
Complimenti ancora.