Quando si sottovaluta la tecnologia

Lo scoppio della bolla di Internet ha provocato una serie infinita di dibattiti e polemiche. Sono stati messi sotto accusa gli analisti finanziari che hanno sopravvalutato aziende e tecnologie, e i tecnologi stessi che hanno sopravvalutato la capacità dell’utenza di assorbire e utilizzare in modo diffuso certe innovazioni tecnologiche spesso ancora immature. Spesso si è trattato di fughe in avanti che non si basavano in alcun modo su un’analisi realistica del mercato. In realtà, con tempi diversi da quelli attesi, certe innovazioni e servizi (vedi l’e-commerce) si vanno progressivamente affermando. Quindi, secondo molti si intravede la luce all’uscita del tunnel. Tuttavia, nel dibattito sull’evoluzione del mercato e sull’analisi degli errori del passato non ci si sofferma quasi mai a discutere l’influenza che ha avuto su certi fenomeni negativi un altro atteggiamento sbagliato del passato, del tutto “opposto” al precedente: la sottovalutazione delle tecnologie. Sembra quasi un paradosso, ma non lo è.

Mi trovavo a Parigi all’incontro organizzato da Alcatel con le università che a livello mondiale collaborano con il gigante francese. Nel suo intervento di apertura dei lavori, il Chief Technology Officer dell’azienda transalpina ricordava i grandi successi tecnologici di questi anni, successi che gli apparivano per certi versi sorprendenti. In particolare, citava i risultati raggiunti dalla ricerca nel settore dello sfruttamento del doppino telefonico. Le prestazioni dell’ADSL così come siamo abituati a conoscerle saranno presto un ricordo. ADSL2+ permette già oggi di avere 10Mbps e con VDSL si va oltre i 20Mbps. E in arrivo ci sono ulteriori novità!
Mentre lo ascoltavo mi tornavano in mente altre osservazioni. In particolare, ricordavo che alcuni esperti di trasmissione ottica mi dicevano che con le nuove tecniche di trasmissione basate sulla multiplazione sullo stesso mezzo fisico di diversi colori si riescono a moltiplicare in modo sorprendente le capacità di trasmissione dati sulla stessa fibra ottica. In pratica posso moltiplicare la capacità senza cambiare o aggiungere fibra, ma semplicemente utilizzando dispositivi di trasmissione/ricezione più sofisticati.

Bene, ricordate quanto si diceva qualche anno fa? Si diceva che la rete Internet era prossima al collasso in quanto l’aumento esponenziale del traffico non era in alcun modo compensato dalla crescita della capacità trasmissiva. Si diceva che bisognava investire in fibra ovunque, specie nelle città perché altrimenti non avremmo avuto banda larga per tutti. E questo ha portato alla proliferazione di aziende che hanno posato fibra dappertutto, con il risultato che oggi ci troviamo in una situazione in cui c’è un eccesso di capacità trasmissiva non sfruttata. Non per niente, il settore industriale che più ha risentito di questa “scoppola” è stato proprio quello dei produttori di tecnologie ottiche e degli operatori che su di essa hanno investito in modo più intensivo.

Paradossalmente, questo errore è derivato proprio dalla sottovalutazione delle capacità di sviluppo delle tecnologie. Combinata ad una sopravvalutazione del potenziale di assorbimento dei nuovi prodotti e servizi da parte del mercato, ha portato alla crisi degli anni passati.
Certamente, investigare in modo sterile gli errori del passato potrebbe essere tutto sommato inutile. Tuttavia, comprendere i veri motivi di ciò che è successo è importante per capire cosa non fare nel futuro. Consideriamo, ad esempio, il caso del Digitale Terrestre. Il suo avvento, come al solito, ha suscitato grande attese e allo stesso tempo notevoli perplessità. Secondo taluni, il Digitale Terrestre può essere un settore di sviluppo dell’industria Italiana e può costituire una forma di sviluppo non solo della televisione digitale, ma del settore dei servizi interattivi nel suo complesso. Secondo i dubbiosi, il digitale terrestre avrà sia problemi di diffusione che di reale competitività nei confronti di Internet e dei servizi offerti dagli operatori di telecomunicazione.

Dire come finirà è difficile. Troppe previsioni del passato si sono rivelate sbagliate. Ma c’è un punto che mi lascia perplesso. Con lo sviluppo delle tecnologie su doppino di cui si è parlato in precedenza, in prospettiva chiunque oggi ha un telefono, potrà avere una connessione a banda veramente larga. Tra l’altro, il digitale terrestre ha comunque bisogno di una canale di ritorno. Ma allora, per i servizi interattivi dov’è il vantaggio che mi deriva dall’uso del digitale terrestre? Non è forse più facile avere un unico mezzo trasmissivo, piuttosto che dover gestire la sincronizzazione tra trasmissione via etere e ritorno via canale telefonico? Se il problema è che il televisore tutti l’hanno mentre il computer non sarà forse mai di uso universale, il problema si sposta dai sistemi trasmissivi ai terminali. Potrei avere dei terminali televisivi “intelligenti” collegati direttamente a VDSL o ADSL2+. A quel punto veramente mi serve il digitale terrestre? E in prospettiva, se il triple play si concretizza, non potrebbe essere che passa tutto “per la stessa strada”? E se le promesse delle powerline si consolidano, non è forse vero che ci sarà un altro agguerrito competitor del digitale terrestre, con il vantaggio che anch’esso sarà in grado di gestire direttamente upload e download? Mi esprimo attraverso domande perché non mi sento di dare risposte, ma solo di sollevare questioni, sperando che nell’affrontare questi problemi si sia un po’ più saggi del passato.

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