Quando piccolo non è bello

Mi scrive Piero Campanelli proponendomi una riflessione che merita un approfondimento. Nel precedente post (e anche in altre occasioni) dicevo che secondo me “piccolo non è bello”. Un concetto simile viene ripreso anche da Moretti nel libro che citavo ieri quando dice che le aziende piccole fanno fatica e fare investimenti in innovazione. Piero mi chiede: “ma tutto il movimento delle startup americane non è fatto da piccole aziende?”

La domanda è legittima, ma secondo me la contraddizione è solo apparente.

Quando si crea una azienda nuova (come una startup) è fisiologico che si tratti di una impresa piccola. Non so quante aziende possano nascere già grandi. Il vero punto è quale sia la dinamica nel tempo dell’impresa. Una startup nasce piccola per crescere (o per essere acquisita) da una azienda più grande. Se invece una impresa (startup o no) resta strutturalmente e volontariamente piccola, allora secondo me lì nasce il problema. Non è quindi un tema dimensionale in senso stretto, ma ha a che fare con l’evoluzione nel tempo dell’impresa.

Il problema italiano è che abbiamo tantissime aziende che restano piccole, anzi piccolissime. Lo fanno per tanti motivi: l’imprenditore che non vuole uscire dalla sfera della gestione familiare; l’incapacità di separare la gestione dalla proprietà; la diffidenza verso gli investitori; l’incapacità di vedere nei processi di merge & acquisition una strada praticabile per il consolidamento societario e la creazione di sinergie economiche e produttive.

Credo quindi che non ci sia contraddizione: le aziende possono (e spesso devono) nascere piccole, ma devono porsi il problema della crescita. Se non lo fanno, faranno sempre più fatica a competere, specialmente sui mercati internazionali.

4 Comments

  1. gianca said:

    Seguite la Tesla Motors, per studiare una startup in un’industria che richiede scala.

    09/08/2013
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  2. Credo che il mito del “piccolo è bello” si alimenti del fatto che le piccole aziende conservano la flessibilità e la velocità tipica, appunto delle start-up. D’altro canto è vero che la massa critica di investimenti necessari alla ricerca e sviluppo e all’internazionalizzazione non è accessibile alle PMI. Il tema credo sia, quindi, come conservare le peculiarità positive delle ridotte dimensioni pur alimentando la crescita dell’azienda.
    La crescita serve, peraltro, a mantenere in tensione l’organizzazione e ad attrarre talenti (che vedono nella crescita dimensionale una prospettiva di carriera).
    Rimane determinante, specie nella realtà italiana, il dilemma Ricchezza vs Controllo di cui ho parlato qui:
    http://www.lucabaiguini.com/2008/03/controllo-vs-ricchezza.html

    19/08/2013
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  3. Davide Caocci said:

    Innanzitutto, La ringrazio per le Sue riflessioni che sto seguendo con interesse e che gradirei approfondire, magari in un confronto a più voci.
    Il vero nodo della questione, tutta italiana, secondo me è da rintracciare nella natura intrinseca delle ns. PMI, chiamate così solo per rientrare in una classificazione giuridica europea, ma che dimensionalmente sarebbe più corretto definire “micro”-imprese (correzione introdotta anche a livello UE proprio in ossequio delle particolarità più propriamente mediterranee).
    Il DNA dell’imprenditore nostrano è più simile a quello di un mastro di bottega del XV sec.: al limite tra l’artista e l’artigiano, e difatti la parola usata ai tempi indicava entrambi, con una capacità di vision abbastanza limitata, delle disponibilità economiche minime, ma una grande competenza, che rappresenta il suo autentico patrimonio.
    Purtroppo, o per fortuna, i tempi sono cambiati. Non molti se ne sono accorti; in pochi hanno saputo “innovare” il loro modus operandi e tantomeno il loro modus cogendi.
    Virtuoso sarebbe porre in gestazione un nouvo modello di “italian smart enterprise” ove accentuare i pregi e superare i limiti propri della tradizione.
    Io lo credo possibile, Lei cosa ne pensa?

    22/08/2013
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    • Alfonso Fuggetta said:

      Certamente, ha senso e soprattutto è necessario.

      22/08/2013
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