25 anni di CEFRIEL

Oggi si è tenuto l’incontro per festeggiare i venticinque anni del CEFRIEL. È stata una giornata per me bellissima. Sono intervenuti ospiti di grandissimo livello che ci hanno proposto tante riflessioni e ricchi stimoli per riflettere sul nostro lavoro.

Li voglio ringraziare di cuore:

  • Franco Bernabè
  • Francesco Caio
  • Ilaria Capua
  • Pietro Guindani
  • Raffaele Jerusalmi
  • Pietro Scott Jovane
  • Daniele Manca
  • Pietro Palella
  • Stefano Parisi
  • Giorgio Rapari
  • Giuseppe Sala
  • Giuseppe Sciarrone
  • Cristina Tajani

Inoltre sono venuti tantissimi amici che mi hanno veramente reso felice.

Mi hanno chiesto di distribuire il testo dell’intervento che ho tenuto. Eccolo qui di seguito.

Buongiorno a tutti. È una grande emozione essere ancora una volta qui, ed esserlo con tutti voi, autorità, imprenditori e dirigenti di impresa, colleghi e tanti tanti amici. Vi ringrazio innanzi tutto della vostra presenza e dell’opportunità che date a me e a tutte le persone del CEFRIEL di incontrarvi, sentire le vostre opinioni, raccogliere le vostre proposte e i vostri stimoli.

Ci sono tre domande che mi sento ripetere spesso: Chi siamo? Dove andiamo? Perché e come? Sono domande per certi versi ovvie, per altri costituiscono un po’ la sfida che tutti noi ogni giorno viviamo. Ne parliamo sempre, nella nostra vita quotidiana, così come nel nostro lavoro di tutti i giorni al CEFRIEL o nei luoghi dove ci troviamo ad operare. Abbiamo le nostre idee. Io ho le mie idee. Ma ho sempre voluto che questo nostro incontro di fine settembre/inizi di ottobre vedesse la presenza di ospiti, amici, personalità in grado di portare stimoli, provocazioni, richieste, proposte per rispondere a queste e ad altre domande. Lo scopo è semplice: avere “food for thoughts” che sia utile per indirizzare, sostenere e alimentare il nostro lavoro quotidiano e lo sviluppo complessivo del CEFRIEL.

Come mi diceva il Presidente Gattegno nei giorni scorsi, oggi abbiamo un “parterre de roi” che ci onora e entusiasma. Quindi non voglio togliere loro spazio venendo meno a quello che è sempre stato l’obiettivo di questo incontro. Ma quest’anno ricordiamo 25 anni di CEFRIEL e credo che sia doveroso e giusto onorare questo momento riflettendo su quelle tre domande, nel pieno spirito di quanto ci hanno affidato i nostri fondatori e facendo tesoro dell’esperienza e dei risultati di questi 25 anni di lavoro.

In occasione del general meeting del 2010 scrissi una lettera a tutti i colleghi del CEFRIEL. In quella lettera provavo a rispondere proprio a queste domande. Vorrei leggere qui qualche passaggio che scrissi allora e che credo continui ad essere valido.

Scrivevo:

Qual è quindi questo elemento che contraddistingue il CEFRIEL e lo rende così unico? Ci penso spesso e mi sono convinto che questo elemento è la sua storia, il bagaglio di esperienze che abbiamo accumulato, lo spirito che lo attraversa. In poche parole, la sua anima, l’insieme dei fattori che nel profondo ne caratterizza esistenza e funzionamento.

Quali sono gli elementi di quest’anima? Innanzi tutto la constituency: imprese, università, amministrazioni pubbliche. È una combinazione unica, radicalmente differente da quella di qualunque altra società che volesse provare ad imitarci. È una constituency che ci rende autorevoli e credibili, ci definisce in modo originale, ci distingue e ci valorizza.

In secondo luogo, la nostra anima è caratterizzata da una missione unica. Il CEFRIEL non è stato creato per sviluppare un business come ogni altra azienda che opera sul mercato. Il CEFRIEL è stato creato per essere un elemento di innovazione e sviluppo del territorio, un pizzico di “sale della terra”. Certamente, abbiamo bisogno di risorse finanziarie per esistere, operare, crescere, svilupparci. Dobbiamo remunerare e premiare al meglio le nostre persone. Ma per il centro le risorse economiche sono un mezzo, non il fine. Siamo nati per aiutare il paese a cambiare.

Infine i valori. Ce ne sono tanti che coltiviamo. Ma a me piace ricordarne alcuni che considero insostituibili: ricerca del bene comune, onestà intellettuale, autonomia nella responsabilità, schiettezza e trasparenza, merito e solidarietà, equilibrio e moderazione, spirito di servizio, apertura e disponibilità, competenza e umiltà, e una infinita voglia di imparare, di mettersi in discussione. Sono queste le radici profonde del nostro modo di essere e le cito con timore, perché tante volte io per primo non sono all’altezza delle sfide che quelle parole evocano.

Constituency, missione e valori costituiscono la nostra anima: è un insieme di elementi unico e articolato. Ed è questa nostra anima che nei momenti di crescita, di sviluppo, di espansione dobbiamo custodire come il nostro tesoro più prezioso: la nostra essenza più profonda che ci dice chi siamo e cosa vogliamo essere. 

Ho riletto nei giorni scorsi questo testo. Mi ci ritrovo completamente, totalmente. È questa la nostra anima, il nostro “chi siamo”: non voglio – e credo non dobbiamo – dimenticarlo mai.

Se questo siamo e vogliamo essere, il passo successivo è chiederci cosa vogliamo ottenere, dove vogliamo andare, quali sfide vogliamo affrontare?

  • Innovare vuol dire cambiare, fare cose nuove. Noi vogliamo essere un luogo dove tecnologia, design e professionalità si incontrano e si incarnano in persone vive, autonome, ricche dentro non solo di nozioni, ma di uno spirito e di un modo di essere e interagire che segna un cambio di passo, che rende possibile veramente “fare cose nuove, utili, belle”.
  • Vogliamo essere un abilitatore del lavoro in rete, con le migliori competenze disponibili sul territorio, nelle nostre università, nelle imprese con le quali collaboriamo. Oggi si vince quando si sa collaborare. Non bastano grandi solisti: è vitale costruire l’orchestra, valorizzando e ricercando l’armonia dell’interazione tra le varie parti, la capacità di accogliere e integrare al meglio un nuovo strumento o una nuova sezione.
  • Vogliamo operare e competere a livello internazionale per confrontarci con i migliori, per imparare, per metterci alla prova e crescere, per essere in grado di acquisire e condividere con i nostri interlocutori in Italia e all’estero le migliori esperienze, tecnologie e idee che emergono in giro per il mondo.
  • In generale, come diceva qualche giorno fa l’amico Francesco Trabucco, noi vogliamo essere il sale dell’innovazione, essendo consapevoli che da soli non abbiamo tutti gli ingredienti, né possiamo essere noi sempre cuochi o gestori esclusivi della cucina. Ma dobbiamo abilitare, spingere, dare sapore e senso alle attività nelle quali siamo coinvolti. Noi dobbiamo essere quelli che fanno accadere le cose, che smuovono inerzie e resistenze, che aiutano a migliorare ed evolvere. Si deve poter dire “grazie al CEFRIEL qualcosa è cambiato e in meglio”.

Per fare tutto ciò certamente servono competenze tecnologiche, professionali, manageriali. Servono anche risorse economiche per investire, crescere, espandersi. Ma senza voler negare o sminuire tutti questi elementi certamente cruciali, in questo sede voglio riaffermare con forza che non possiamo essere solo una macchina moderna e funzionale, ricca di meccanismi perfezionati e all’avanguardia. È una condizione necessaria, ma non sufficiente. Dobbiamo essere un organismo vivo e sano, che sa gestire al meglio gli organi, le membra, i muscoli di questo nostro corpo grazie al cervello e soprattutto al cuore.

  • Dobbiamo ricordarci quella piccola grande espressione che usiamo spesso per caratterizzarci: innovazione = creatività × esecuzione. Ricordiamoci sempre che in una moltiplicazione dobbiamo massimizzare entrambi i fattori, e non solo uno di essi. Altrimenti, il risultato è nullo o comunque piccolo.
  • Dobbiamo sviluppare e saper applicare le nostre competenze distintive in tutti i principali settori che caratterizzano il tessuto imprenditoriale ed economico italiano, con la volontà di imparare e essere di aiuto, intervenendo in modo coerente e integrato dallo studio dei problemi fino alla messa in esercizio di soluzioni convincenti e vincenti.
  • Dobbiamo saper ascoltare, anzi essere ansiosi di farlo. È solo ascoltando che si impara, si cresce, si diventa “più ricchi dentro”, più intelligenti e più saggi.
  • Dobbiamo essere contenti di lavorare insieme e di imparare ogni giorno gli uni dagli altri. Condividere e collaborare devono essere il nostro mantra, il principio che guida ogni nostra attività, ogni nostro singolo giorno di lavoro.
  • Dobbiamo essere pazienti e lungimiranti (e lo dico proprio io!). Ricordiamoci quello che dice quello stupendo detto inglese: “Come si mangia un elefante? Un boccone alla volta”. È con la pazienza che si raggiungono mete difficili. Senza, non si va molto lontano.
  • Dobbiamo saper riconoscere gli errori. Nessuno è perfetto, forse uno che sta a Roma. Noi sbagliamo, ogni giorno. Riconosciamolo, non per fare un “autodafè” fine a se stesso o per spirito di martirio, ma perché solo così si impara e si cresce. E, voglio aggiungere, si dimostra vero rispetto verso gli altri.
  • Dobbiamo sapere che per costruire il futuro (anche quello nostro personale) dobbiamo impegnarci per fare bene ciò che stiamo facendo nel nostro lavoro quotidiano. È illusorio – e anche disonesto – cercare di usare la posizione che si occupa solo in modo strumentale per “fare carriera”.
  • Diceva un mio collega americano che “per un martello il mondo è fatto solo di chiodi”. Noi dobbiamo essere critici, non dobbiamo accontentarci di spiegazioni consolatorie, né dobbiamo innamorarci delle nostre idee, delle nostre proposte e dello nostre soluzioni. Dobbiamo avere il coraggio e l’intelligenza di vedere problemi, pro e contro, opportunità, limiti, valore ovunque si trovino, presso di noi o presso le persone e le realtà che incontriamo.
  • Dobbiamo essere cortesi e rispettosi, ma sinceri e soprattutto intellettualmente onesti. Una verità è vera indipendentemente da chi la dice o dal contesto. Non possiamo né dobbiamo piegare ciò che diciamo e ciò che facciamo all’interesse personale o alla convenienza del momento.
  • Infine, perdonate l’ardire, dobbiamo volere bene, volere “il bene” delle persone e delle realtà con le quali interagiamo. Perché è solo facendo le cose con il cuore e voglio dire con amore che si ottengono risultati che rimangono e che non sfioriscono. E deve essere un sentimento vero, profondo, vissuto, che non ci illude, consola o tranquillizza, ma che si vede e si manifesta ogni giorno nel nostro essere e nel nostro modo di operare. È solo così che possiamo e potremo realmente dire “ho vissuto fino in fondo con dignità e onore la mia vita, ho rispettato me stesso e le persone che ho incontrato, ho fatto qualcosa di utile e bello, ho dato un contributo che resterà e darà frutto”.

Buon compleanno, CEFRIEL!

2 Comments

  1. riccardo merlani said:

    Vorrei rinnovare i complimenti che Le ho fatto personalmente venerdì, ma soprattutto aggiungere quelli verso le sue parole, meravigliose, che non solo dipingono la realtà e ne delineano i contenuti, ma inneggiano al futuro.

    Quello che manca ai giovani di oggi è proprio il suo entusiasmo, la sua grinta, dedizione e lungimiranza oltre che l’onestà personale e professionale; farò tesoro nel mio cuore delle sue parole e delle emozioni che ne sono scaturite.

    Auguri Cefriel e Complimenti professore.

    14/10/2013
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    • Alfonso Fuggetta said:

      Grazie!

      15/10/2013
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