Chi è un tecnologo?

In Italia esiste un fraintendimento di fondo. Si pensa che un tecnologo sia un fissato delle tecnologie, incapace di ascoltare i bisogni del cliente e di costruire soluzioni che siano realmente in grado di risolvere problemi. In altre parole, si pensa che un tecnologo sia solo capace di fare “technology push”. Di conseguenza, si argomenta che i “problemi non sono tecnologici” e, soprattutto, che non devono essere i tecnologi a governare i processi di innovazione, visto che non sarebbero capaci di risolvere veramente i problemi, ma solo di promuovere una sterile diffusione di tecnologie fini a se stesse.
 
Questo ragionamento ha certamente due motivazioni. La prima è una maliziosa e superficiale (ancorché voluta) “diminutio” del ruolo dei tecnologi, a favore di altre professionalità giuridico-economiche. Ma è anche vero che. come troppo spesso accade, esiste una ignoranza di fondo su cosa sia il mestiere del tecnologo.
 
Un tecnologo, un progettista, deve innanzi tutto saper studiare e caratterizzare i problemi e i sistemi (complessi) che li caratterizzano. Nel campo del software, per esempio, qualunque libro di Ingegneria del Software ha come primo capitolo l’analisi di dominio, la caratterizzazione del problema e la specifica dei requisiti utente. Un tecnologo che non sappia studiare i problemi e che non usi queste informazioni nella costruzione della soluzione semplicemente è un cattivo tecnologo.
 
Al contrario, chi cerca di risolvere problemi senza conoscere le tecnologie che devono essere utilizzate semplicemente o le usa male o non sa proprio come usarle. E quindi accade quel che scrivevo a dicembre in un vecchio post: i problemi non vengono risolti o vengono risolti con i piedi sprecando soldi. Per cui il tema non è “tecnologi si o tecnologi no”, ma valorizziamo e responsabilizziamo i bravi tecnologi.
 
Per cui sono sempre più convinto che uno dei principali problemi che dobbiamo affrontare sia la valorizzazione delle competenze tecnologiche, quelle vere e mature, a dispetto del gran polverone che si solleva spesso su questo tema e alle posizioni interessate di chi vuol proteggere lobbies (incompetenti).

2 Comments

  1. Caro Alfonso, da non tecnologo, sono d’accordissimo con il tuo discorso. Su un punto vedo però grande margine di miglioramento nei tecnologi: la capacità di tradurre le soluzioni basate sulle tecnologie in un linguaggio orientato al problema (o all’obiettivo) e non alla tecnologia.
    Su questo credo ci sia ancora molta strada da percorrere.

    12/03/2014
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  2. sottoscrivo!

    Di solito mi capita in discorsi del genere fare un semplice esempio: comporre musica con il pianoforte, la chitarra o ad esempio un theremin. Chiunque sostenga che la tecnologia -e in generale lo “strumento”- è prescindibile dal processo, dice in generale una fesseria. E’ verissimo che c’è una pregiudiziale a monte, anche e soprattutto a mio avviso basata su un consenso che rende possibile lo status quo. Dovremmo augurarci profili multidisciplinari, figure con competenze ibride capaci di interessarsi di elementi altrimenti sottovalutati. E’ un po’ lo stesso principio (magari su altra scala) per cui se si lavora freelance nell’ambito della consulenza software, capita di incontrare sedicenti esperti di comunicazione che progettano siti su carta (ovviamente disinteressandosi della realizzabilità di ciò che producono), e poi vorrebbero pagare qualcuno che “semplicemente” li realizzi. Oppure soluzioni progettate per lock-in ed altre simili amenità… 🙂

    18/03/2014
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