Nel mercato di oggi si può essere “followers”?

Da giorni ripenso a quanto mi ha detto un manager di una bella e importante azienda italiana, certamente competitiva (oggi) a livello internazionale. Questo il succo:

Caro professore, sì certo, l’innovazione è bella. Ma noi abbiamo deciso che siamo dei followers. Seguiamo quello che fanno gli altri. Quando vediamo che le loro innovazione funzionano, a quel punto le adottiamo anche noi.

Mi sono tremati i polsi.

Ma non si rende conto che ci possono essere innovazioni che cambiano il mercato e dall’oggi al domani ti tagliano fuori? La storia della telefonia cellulare e quello che è successo ai colossi della precedente “onda” (Nokia, Palm, Blackberry, …) non ha insegnato nulla?

Certamente non bisogna generalizzare, ma è pensabile che chi oggi vuole competere a livello internazionale lo possa fare “semplicemente” seguendo quello che fanno gli altri?

Secondo me è un rischio terrificante e, ahimè, ho la sensazione che molte imprese la pensino così.

Sono io ad essere troppo pessimista? Lo spero.

8 Comments

  1. Il tema è interessante dal punto di vista strategico (e qui non ho competenze), ma anche da un punto di vista comunicativo. La domanda è: quanto valore ha comunicare, per esempio ad un cliente, su un sito, etc. di essere un’azienda leader? Qualche volta, ad alcuni clienti, consiglio, provocatoriamente, di autodichiararsi dei bravi follower, piuttosto che entrare nel gregge dei leader.

    26/06/2014
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  2. Sono d’accordo con l’imprenditore. Meglio investire nella velocità di reazione.

    27/06/2014
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  3. gianca said:

    Riuscire a rimanere competitivi in quel modo e difficile tanto quanto essere innovatori di primo ciclo. A me sembra che nel’ innovazione ci siano tre ricerche fondamentali:
    – inventare (Xerox con PARC negli anni 70)
    – copiare (Samsung, di recente)
    – cambiar mestiere (Nokia negli anni 80).

    Qualunque scelta , alla fine, è difficile.
    Le strategie facili esistono solo grazie a rendite di posizione… finché durano.

    27/06/2014
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  4. maurozz said:

    E se invece fossero proprio le storie di Nokia, Palm & Co. a averci stordito un po’ tutti ? In alcuni mercati per essere leader (veri, non presunti) occorrono investimenti inarrivabili. Nokia ha probabilmente fatto due conti dopo il primo iPhone e ha capito che non ce l’avrebbe fatta. Ha continuato a vendere come follower per molti anni prima di “saltare” in MS.
    Perche’ non accontentarsi allora di essere bravi follower ?

    27/06/2014
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    • gianca said:

      maurozz, nel fare lésempio mi riferivo a quello che nokia preparo’ negli 80 e fece negli anni 90. Il bravo follower sarebbe Samsung (sempre nel mio esempio), ed è una strategia valida come dici. Ma non che sia facile però. Richiede rapidità.

      29/06/2014
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  5. MAssimo said:

    non è che si debba necessariamente copiare un prodotto da cima a fondo, magari voleva dire che prendeva alcune idee dai competitor e poi le integrava con altre idee partorite nella sua azienda. L’assunzione che ci siano aziende che fanno innovazione ed altre che scopiazzano soltanto non è sempre vera.

    29/06/2014
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  6. Gianluca said:

    Professore, a ‘sto giro ce la farà con AgID? Noi suoi ex-studenti tifiamo tutti per lei!
    In bocca al lupo.

    01/07/2014
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    • Alfonso Fuggetta said:

      Grazie!

      04/07/2014
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