Linee programmatiche per AgID

In risposta all’avviso pubblico per la selezione del nuovo Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale ho inviato, come richiesto, il mio Curriculum Vitae in formato Europeo (una versione un po’ arricchita di quanto da sempre presente su LinkedIn) e le mie linee programmatiche che allego qui di seguito.

1. Esperienze professionali e motivazioni

1.1 Percorso professionale

La mia esperienza si è sviluppata nel corso degli anni a cavallo di diversi ambiti professionali:

  • Ho lavorato nell’impresa e a contatto con imprese, proponendo e gestendo in prima persona molti progetti di innovazione digitale.
  • Ho svolto una intensa attività di ricerca a livello internazionale nei settori dell’ingegneria del software, della gestione dei progetti di innovazione e dei sistemi distribuiti su Internet.
  • Ho lavorato con molte amministrazioni pubbliche centrali e locali per impostare e sostenere i loro progetti di innovazione digitale.
  • Ho operato a livello europeo, sia all’interno di progetti di ricerca e di innovazione, sia nell’ambito di gruppi di lavoro della Commissione Europea su tematiche legate all’informatica, all’innovazione digitale e allo sviluppo delle competenze digitali (eSkills).
  • Ho insegnato e fatto ricerca negli Stati Uniti, dove ho potuto confrontarmi con le migliori esperienze nel campo della ricerca, dell’innovazione, dell’insegnamento e della condivisione delle conoscenze.
  • Negli ultimi 12 anni ho gestito come Amministratore Delegato e Direttore Scientifico il CEFRIEL, una impresa di circa 130 persone che si occupa di innovazione digitale, partecipata da università, imprese e amministrazioni pubbliche. È una realtà non profit che svolge progetti di innovazione digitale in Italia e all’estero, sviluppando nel contempo approcci metododologi originali e multidisciplinari. CEFRIEL vive e si alimenta delle realizzazioni che è in grado di concepire e proporre sul mercato ai propri interlocutori pubblici e privati.

Queste esperienze mi hanno permesso di acquisire e sviluppare competenze relative a tutte le fasi del processo di innovazione.

  • Analisi dei problemi e dei contesti applicativi.
  • Ricerca.
  • Analisi del mercato, technology e innovation scouting.
  • Strumenti e metodi per la gestione di progetti di innovazione.
  • Prototipazione e validazione in campo delle ipotesi di lavoro.
  • Sviluppo e messa in esercizio delle soluzioni.
  • Sviluppo delle competenze per la gestione dell’innovazione.
  • Trasferimento e condivisione delle competenze e delle conoscenze.
  • Sviluppo dell’offerta di servizi di innovazione, dei relativi modelli di business e dei processi di interazione e rapporto con i clienti pubblici e privati.
  • Gestione del cambiamento e innovazione organizzativa.
  • Motivazione e crescita del capitale umano.
  • Gestione della proprietà intellettuale, valutazione e due diligence di startup.

In generale, ho potuto sperimentare e vivere sul campo i problemi tipici dei processi di innovazione da diversi punti di vista e con una molteplicità di contenuti e temi.

Nel corso degli anni, ho provato a riassumere e sintetizzare queste esperienze in scritti di vario tipo. Essi di fatto rappresentano le convinzioni e conoscenze che nel corso del tempo ho maturato e che vorrei mettere al servizio del Paese come Direttore dell’Agenzia per l’Italia Digitale. In questa sede, proverò a riassumere, in modo necessariamente e volutamente sintetico, alcuni aspetti che ritengo prioritari. Nel terzo capitolo di questo documento ho riportato un elenco di mie pubblicazioni che possono essere utilizzate per approfondire specifici temi che richiedessero maggiori dettagli.

1.2 Alcuni progetti

In questa sezione ho inserito la descrizione di un po’ di progetti fatti da CEFRIEL e nei quali ero coinvolto direttamente nel team di lavoro o indirettamente in quanto Amministratore Delegato e Direttore Scientifico. In questa sede, rimando direttamente al sito web del CEFRIEL e alle descrizioni e comunicati stampa predisposti per la comunicazione esterna.

1.3 Motivazioni

Ho lavorato in questi anni cercando da un lato di studiare problemi e soluzioni legati al mondo dell’innovazione digitale e, dall’altro, mettendo in pratica e alla prova nelle imprese e nelle amministrazioni pubbliche tutto ciò che ho imparato. Per questi motivi, penso di poter dare un contributo utile all’Agenzia e allo sviluppo dell’Innovazione Digitale del Paese.

Oggi più che mai credo sia necessario impegnarsi per il nostro Paese, avendo la consapevolezza delle sfide, dei rischi, delle difficoltà che inevitabilmente nasceranno. Ci sono tanti ritardi e lacune da colmare, tantissimo scetticismo e disincanto da smentire. E anche molta rabbia e frustrazione per gli errori e le profonde delusioni che questi anni hanno prodotto.

Non credo nella perfezione, tutti sbagliamo. Il punto essenziale è operare sempre in buona fede e con il massimo della professionalità per evitare gli errori, imparare da essi quando accadono, essere capaci di assumersene responsabilità e peso.

Credo nel lavoro di gruppo e nel bisogno maniacale di imparare ogni giorno cose nuove da tutti. Credo nelle mie idee, ma desidero ogni giorno ascoltarne di nuove.

Penso che quello che viviamo sia il momento dell’impegno, non solo per un retorico “dovere morale”, ma perché questo è l’unico modo per rispettare noi stessi, e “volere veramente bene” alle persone che amiamo e al Paese nel quale viviamo.

2. Linee programmatiche

2.1 Principi

Promuovere un complesso processo di cambiamento

L’Agenzia deve gestire e sostenere un complesso processo di cambiamento delle amministrazioni pubbliche e, più in generale del paese. Un tale cambiamento può avvenire solo se si mettono in campo una serie di azioni coerenti e convergenti:

  • Interventi normativi che rendano facile fare innovazione e, anzi, la rendano inevitabile, conveniente, ineludibile.
  • Una forte e autorevole capacità progettuale che superi la visione frazionata e estemporanea che per troppo tempo ha penalizzato le iniziative del nostro paese in tema di innovazione digitale.
  • Lo sviluppo di capitale umano, di modelli organizzativi e di metodi di lavoro innovativi che rendano possibile questo processo e promuovano lo sviluppo di una cultura dell’innovazione diffusa nelle amministrazioni pubbliche e nei cittadini.

Garantire la cittadinanza digitale, oltre la pura digitalizzazione

La digitalizzazione e l’innovazione tecnologica non possono essere semplicemente una operazione di trasformazione delle amministrazioni pubbliche, ma una leva di cambiamento nel rapporto tra cittadino e “res pubblica”. La leva tecnologica deve essere funzionale ad una maggiore inclusione e partecipazione, e sostenere il percorso di piena crescita e sviluppo dei diritti e delle aspirazioni dei singoli e delle libere associazioni culturali, economiche e sociali presenti sul territorio. Nello specifico, le tecnologie digitali non possono essere utilizzate solo per efficientare e digitalizzare i processi esistenti, quanto per ripensare il funzionamento complessivo della “macchina pubblica” e il suo rapporto con tutti gli interlocutori esterni e interni alle stesse amministrazioni.

Ricercare equilibrio tra autonomia e unitarietà di interventi

È essenziale che la frammentazione, insufficienza, incoerenza (e inefficienza) di troppi interventi sin qui proposti sia superata adottando un principio chiave: progettazione e visione unitaria, esecuzione distribuita. Un simile principio, all’apparenza fin ovvio, in realtà ha un profondo impatto sui rapporti tra le diverse amministrazioni e articolazioni dello Stato e degli enti locali.

In generale, è vitale e ineludibile recuperare una unitarietà di interventi, sia per essere in grado di sviluppare soluzioni realmente utili e convenienti per i cittadini e gli utenti, sia per ottimizzare la spesa e gli investimenti. La chiave di lettura di tutte le iniziative deve essere la convergenza, cioè un progressivo e continuo percorso che faccia “convergere” tutti gli sforzi verso il quadro di riferimento strategico definito.

Risparmiare per spendere meglio

La razionalizzazione della spesa è un bisogno ineludibile e gli interventi in tema di innovazione digitale non possono prescindere da questo tema chiave. Essa deve avere come obiettivi il miglioramento del rapporto costo/prestazioni, e l’eliminazione di sprechi e duplicazioni di sforzi.

Ma la razionalizzazione può e deve essere anche uno strumento per ritrovare quelle risorse che spesso sappiamo essere carenti o mancanti. Spendere meglio e spendere meno per la gestione o per iniziative più consolidate deve servire per liberare risorse per “fare cose nuove”, per dare una spinta forte non solo all’efficientamento del Paese, ma anche per promuovere e sostenere i processi di innovazione – anche radicale – che oggi troppo spesso soffrono per carenza di mezzi e risorse.

Si deve risparmiare nei processi classici per fare di più nei processi innovativi e di cambiamento radicale.

Recuperare qualità nella spesa pubblica

Non è possibile gestire l’acquisizione di servizi e prodotti ICT guardando solo al costo. Benché sia chiaro che la valutazione di qualità introduce elementi di arbitrarietà nelle scelte di acquisto, è altrettanto evidente che un procurement basato troppo spesso o primariamente sulla riduzione del costo ha depresso il mercato, scoraggiando l’assunzione e la valorizzazione di capitale umano di qualità, riducendo qualità dei servizi, aumentando costi nascosti e inefficienze.

Investimenti in ICT e politica industriale

Le amministrazioni pubbliche costituiscono una porzione estremamente significativa della domanda complessiva di prodotti e servizi ICT. È quindi indubbio che una avveduta e lungimirante strategia di spesa possa essere utile non solo a rispondere al meglio ai bisogni e alle esigenze delle amministrazioni appaltanti, ma anche fornire uno strumento di politica industriale e stimolo alle imprese dell’offerta di prodotti e servizi ICT. Per esempio, una forte e decisa scelta a favore di architetture aperte e interoperabili può essere utile non solo per migliorare la qualità dei servizi pubblici ed ad accelerarne lo sviluppo, ma anche per stimolare le imprese private a creare nuovi prodotti e servizi sia per le amministrazioni stesse, sia più in generale per cittadini, imprese e la società nel suo complesso.

Garantire chiarezza delle responsabilità e trasparenza delle decisioni

Il nostro Paese si dibatte tra lentezze e complessità burocratiche, opacità nella gestione dei fondi pubblici, corruzione, esigenza forte di trasparenza e legalità espressa in modo a volte fin rabbioso dai cittadini. Questo bisogno è legittimo. Peraltro, esso deve essere integrato con la necessità di decisioni che devono essere prese e attuate tenendo conto della criticità dei problemi e delle aspettative, urgenze e richieste degli stessi cittadini, delle imprese e della società tutta.

Dobbiamo fare bene e dobbiamo fare velocemente.

Per raccordare questi due bisogni in qualche modo in conflitto tra loro, l’unica possibilità è avere una chiara indicazione delle responsabilità e una piena trasparenza dei percorsi decisionali e dei loro esiti. Si deve sapere chi ha deciso cosa e perché.

Conquistare il pieno commitment dei diversi attori del processo

Per avviare un processo di innovazione pervasivo e profondo è necessario un ampio e convinto commitment di tutte le forze in gioco: il personale dell’Agenzia, i decisori politici e istituzionali, le altre amministrazioni e authority, il mondo delle imprese, i cittadini. Tutti questi stakeholders devono essere convinti e coinvolti in questo processo. Non è certo facile definire in poche righe come questo possa e debba essere attuato. Certamente è un punto essenziale nel funzionamento complessivo dell’Agenzia e ne dovrà costituire una delle principali priorità.

In particolare, è vitale sviluppare cultura e conoscenze diffuse sui temi del digitale in tutte le fasce della popolazione: cittadini, imprenditori, dipendenti pubblici e privati. Dobbiamo essere tutti consapevoli che il processo di innovazione e cambiamento passa anche e soprattutto attraverso leve culturali e che le conoscenze nel settore del digitale costituiscono una necessità e una precondizione ineludibile per promuovere lo sviluppo. L’Agenzia, quindi, dovrà anche essere una sorta di “evangelist” e testimone del valore e della necessità di una innovazione digitale diffusa nel Paese.

2.2 Priorità

Non è facile proporre in uno spazio limitato quelle che potrebbero essere le priorità di intervento e di lavoro dell’Agenzia. Preliminarmente, è ovviamente necessario riprendere, rivilitalizzare e eventualmente reindirizzare le iniziative già avviate in questi mesi dall’Agenzia. Peraltro, esistono alcune priorità che ritengo particolarmente critiche e che quindi devono a mio parere ricevere la massima attenzione.

Processo di governance

È necessario consolidare quanto prima il nuovo modello di governance dell’Agenzia, sia nel rapporto tra Agenzia e Governo, sia tra Agenzia, amministrazioni e enti centrali dello Stato, e con le amministrazioni regionali e locali. È solo attraverso un processo efficace, chiaro e responsabile che è infatti possibile accelerare e indirizzare con forza e lungimiranza un processo convincente e visibile di innovazione diffusa.

Struttura organizzativa e operativa dell’Agenzia

È necessario completare e consolidare la struttura organizzativa e operativa dell’Agenzia in modo che possa svolgere in modo pieno i propri compiti istituzionali. Preliminarmente, mi pare si possano identificare quanto meno i seguenti settori di intervento:

  1. Gestione e monitoraggio dei progetti critici e di sistema (per esempio, SPID e ANPR).
  2. Analisi del mercato ICT e strategie di sourcing e procurement.
  3. Sviluppo di standard, di architetture applicative innovative e dei relativi modelli di riferimento.
  4. Sviluppo delle competenze digitali nelle amministrazioni e nella società in generale.
  5. Promozione dell’innovazione digitale nelle imprese, sviluppo di imprenditorialità innovativa.
  6. Progettazione e gestione delle infrastrutture critiche e di sicurezza.
  7. Aspetti giuridico-normativi (per esempio, problematiche legate alla privacy nell’interazione tra amministrazioni e cittadini).
  8. Innovazione dei territori (smart city e smart communities).
  9. Supporto tecnico-progettuale alle amministrazioni centrali e perifiche.
  10. Rapporto con l’Unione Europea.
  11. Trasparenza e open government.
  12. Comunicazione, rapporti con le istituzioni e gli stakeholders.

Certamente, si tratta di una primissima ipotesi indicata in questa sede unicamente per evidenziare e sottolineare l’importanza cruciale del tema.

Programma di sensibilizzazione e formazione del personale delle amministrazioni pubbliche

È vitale promuovere l’acquisizione di competenze digitali diffuse per supportare un processo di cambiamento che possa risultare realmente credibile e efficace. Molte iniziative sono state già proposte o sperimentate. È ora vitale passare ad una azione sistematica e profonda che tocchi tutte le diverse aree dell’amministrazione pubblica.

Piano per la diffusione della banda larga nelle scuole e negli uffici e luoghi pubblici (per esempio, musei)

È essenziale che tutti gli uffici pubblici, le scuole e i luoghi di aggregazione e incontro come i musei siano dotati di copertura in banda larga (con connessioni in fibra e reti di accesso wireless). A questo programma si deve anche affiancare un insieme di iniziative (per esempio con le grandi reti televisive del Paese e in particolare la RAI) per promuovere una diffusa cultura digitale.

Il principio del “Digital First”

È necessario che tutte le proposte e innovazioni normative e giuridiche spingano ad un utilizzo prioritario delle tecnologie e soluzioni digitali. È vitale che si passi da una visione troppo orientata alla protezione dell’esistente ad una che promuova e sostenga la transizione verso il futuro.

Infrastrutture digitali e reti di nuova generazione

È vitale completare in tempi rapidi i programmi avviati per colmare il digital divide per quanto riguarda la banda larga. Soprattutto, è essenziale definire una strategia accelerata, concreta e credibile per lo sviluppo delle reti di nuova generazione. Ovviamente, tale processo dovrà svilupparsi nel rispetto dei ruoli dei diversi attori (pubblici e privati) coinvolti. Ciò non di meno, il paese deve dotarsi di reti di nuova generazione e l’Agenzia dovrà attivamente sostenerne il loro rapido sviluppo.

Progetti infrastrutturali della PA

Devono essere al più presto consolidati e completati i tre progetti prioritari del Commissario Caio (anagrafe nazionale, fatturazione elettronica e identità digitale) ai quali deve aggiungersi quanto prima un ripensamento profondo e urgente del Sistema Pubblico di Connettività, sia per quanto concerne le problematiche tecnico-architetturali che quelle normativo-giuridiche (per esempio, privacy e sicurezza).

Sanità

La Sanità costituisce uno dei principali e più importanti servizi offerti dallo Stato e dalle Regioni ai cittadini che sentono la tutela della salute come una (se non la prima) vitale priorità. È anche una delle principali voci di spesa del bilancio pubblico. Per questo è essenziale accelerare, semplificare e armonizzare i processi di innovazione nel settore, a cominciare dal fascicolo sanitario elettronico.

Piano regolatore dei sistemi informativi delle amministrazioni pubbliche

Più in generale, è vitale identificare, e se necessario reingegnerizzare in modo radicale, i servizi pubblici offerti ai cittadini e alla società civile. A partire da questo ripensamento, vanno riorganizzate le basi di dati delle amministrazioni e ripensati i macro processi che le attraversano, così come è già avvenuto nel caso dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR). Il piano regolatore (o modello di riferimento dei sistemi informativi) dovrà definire il percorso di evoluzione dei sistemi applicativi in uso nelle amministrazioni pubbliche e, conseguentemente, le strategie di consolidamento dei centri elaborazione dati, le politiche e le infrastrutture per la sicurezza e le strategie di utilizzo dei servizi cloud. Alcuni settori prioritari di intervento: turismo e cultura, giustizia, trasporti. Ovviamente, i settori prioritari di intervento dovranno essere indicati dal Governo, certamente con il supporto tecnico-progettuale dell’Agenzia.

Definizione di una strategia per l’interazione tra servizi pubblici e privati

In generale, ogni amministrazione dovrebbe offrire non solo open data, ma anche e soprattutto open services secondo un modello innovativo che costituisca una evoluzione di SPC.

Apertura (Openness)

Il concetto di apertura è vitale e ineludibile, specialmente in questo momento storico. Esso deve essere promosso e declinato secondo diverse linee e aree di applicazione quali, ad esempio, le seguenti:

  • Apertura dei sistemi informativi (così come discusso in precedenza).
  • Apertura e trasparenza dei processi decisionali.
  • Apertura e partecipazione dei cittadini.

In tutti questi contesti, le tecnologie digitali sono essenziali e quindi l’Agenzia dovrà dare un contributo deciso al loro utilizzo e alla loro piena valorizzazione.

Strumenti per accelerare l’innovazione digitale nelle imprese

È essenziale identificare strumenti agili e immediatamente efficaci per favorire e accelerare i processi di innovazione nelle imprese. In questa sede ne vorrei citare due:

  1. Rafforzamento e estensione del credito di imposta in ricerca e innovazione. È uno strumento agile e “certo” che spinge le imprese ad innovare e ad intereagire con università e centri di ricerca.
  2. Sviluppo di iniziative di sistema come standard e glossari digitali per lo sviluppo di servizi digitali integrati per settori di mercato quali agroalimentare, “made in Italy”, cultura e turismo.

Certamente, queste iniziative riguardano temi che devono essere gestiti dai ministeri competenti, ma l’Agenzia può certamente essere uno strumento di supporto tecnico che aiuti ad accelerare e promuovere questi processi.

Linee guida sulle scrittura di norme in tema digitale

Le scelte tecniche in tema di innovazione digitale sono molto complesse e soprattutto devono poter evolvere velocemente per tenere conto da un lato delle esperienze raccolte sul campo e, dall’altro, dell’evoluzione del mercato. Per questo è vitale che tutti gli aspetti tecnici non siano contenuti in norme primarie o che richiedano atti complessi per il loro aggiornamento. Tali scelte tecniche devono essere articolate e precisate in regolamenti e circolari degli enti interessati. Un primo punto sul quale agire è il CAD che contiene indicazioni tecniche vincolanti e che ad oggi appaiono quanto meno da rivedere. Il CAD deve essere semplificato e, soprattutto, deve essere reso più facilmente applicabile e applicato.

Modelli di finanziamento dell’innovazione

È necessario promuovere e ulteriormente sviluppare modelli innovativi di partnership pubblico-privato, di finanziamento e supporto ai processi di innovazione. In parte questi modelli sono stati già sperimentati in alcune iniziative e progetti. È indubbio, peraltro, che ci siano ancora molte potenzialità inespresse o non utilizzate a sufficienza.

Sperimentazione di nuovi processi e modelli di funzionamento

Così come altri paesi stanno cercando di fare, è necessario identificare strumenti che permettano all’Agenzia, insieme alle amministrazioni interessate, di sperimentare nuovi processi e servizi anche prima che essi vengano definiti e consolidati in nuove norme o leggi. Così come avviene in tanti settori dell’economia, deve essere possibile condurre “test in campo” e sviluppare “prototipi” anche prima di aver definito in modo puntuale le nuove norme che ne istituzionalizzino e formalizzino caratteristiche, requisiti e vincoli.

2.3 Metodo di lavoro

Concretezza e visione di lungo periodo

I problemi che dobbiamo affrontare sono molto complessi e non potranno essere risolti in breve tempo. Tuttavia, è vitale dare segnali di discontinuità che dimostrino l’avvio di un significativo e concreto percorso di cambiamento.

Per questo, è essenziale operare lungo due direttrici parallele:

  1. Azioni di breve periodo (3-6-9 mesi) che diano concreti segnali di cambiamento e una reale discontinuità rispetto al passato.
  2. Azioni di medio-lungo periodo (12-24-36 mesi) che introducano innovazioni profonde nel tessuto delle amministrazioni e del Paese tutto.

In particolare, molte iniziative relative alle priorità discusse nel capitolo precedente possono essere collocate tra le azioni di breve periodo:

  • Piena attuazione del processo di governance dell’Agenzia.
  • Definizione della struttura organizzativa e sviluppo del capitale umano dell’Agenzia.
  • Consolidamento della strategia di sviluppo delle reti di nuova generazione.
  • Consolidamento e avvio definitivo dei progetti infrastrutturali (anagrafe, fatturazione e identità digitale) e semplificazione/ammodernamento del Sistema Pubblico di Connettività (SPC).
  • Consolidamento e accelerazione dei programmi relativi alla piena diffusione del fascicolo sanitario elettronico.
  • Definizione del piano regolatore dei sistemi informativi delle amministrazioni pubbliche (modello di riferimento).
  • Piano di connessione dei luoghi pubblici e delle scuole in banda larga (e reti wireless).
  • Definizione delle policy in tema di apertura (openness).
  • Identificazione di modalità innovative di finanziamento dell’innovazione.
  • Definizione e avvio degli strumenti discussi in precedenza in tema di supporto all’innovazione diffusa nelle imprese.
  • Identificazione di modalità per validare in forma sperimentale azioni di innovazione organizzativa, normativa e procedurale.
  • Identificazione di criteri agili e leggeri di strutturazione delle norme e di confinamento degli aspetti tecnici/tecnologici in regolamenti e circolari di più agevole scrittura e evoluzione.

In generale, sarà necessario declinare lungo i due assi (breve e medio-lungo periodo) le linee programmatiche che il Governo vorrà assumere, identificando in modo puntuale e preciso scadenze, obiettivi e momenti di verifica sistematici e stringenti.

Perché questo possa accadere, sarà essenziale attivare le migliori professionalità oggi presenti nelle amministrazioni pubbliche che sentano questo programma di lavoro come loro e sul quale siano disposte a impegnare tutte le proprie energie professionali e umane. Ciò potrà richiedere anche un rafforzamento del personale dell’Agenzia attraverso nuovi concorsi e l’immissione di risorse giovani.

Creazione di ecosistemi

Come discusso in precedenza, nel passato uno dei principali limiti nello sviluppo dei sistemi informativi pubblici e privati è stata l’eccessiva e cronica frammentazione degli interventi e delle soluzioni. Servizi a valore aggiunto possono nascere solo nel momento in cui si valorizzano integrazione e coerenza dei servizi offerti dalle singole amministrazioni o imprese (vedi il caso di E015 discusso in precedenza).

Per questo, è vitale ripensare servizi e applicazioni nell’ottica di costituire ecosistemi evoluti dove una molteplicità di soggetti pubblici e privati collaborano alla costruzione ed erogazione dei servizi e delle funzionalità richiesti dai cittadini, dalle imprese e dagli operatori delle stesse amministrazioni pubbliche. Si tratta di un cambio di paradigma importantissimo, con una fortissima valenza culturale e strategica prima ancora che tecnologica.

Confronto con le esperienze internazionali

Troppe volte in Italia ignoriamo le migliori pratiche già diffuse sia livello nazionale e, soprattutto, internazionale oppure non sappiamo valorizzare a sufficienza quanto da noi ideato e reso disponibile, né sfruttiamo come dovremmo i fondi che a vario titolo vengono allocati dall’Unione Europea. Essenziale sarà quindi l’utilizzo dei finanziamenti e il raccordo con le iniziative di standardizzazione, legislative e di regolazione previsti a livello Europeo.

I legami con le comunità scientifiche e professionali in Europa, Stati Uniti e resto del mondo, e i collegamenti che in questi anni ho sempre coltivato a livello di Unione Europea potranno essere utili per evitare errori, utilizzare al meglio quanto già è stato sviluppato altrove, condividere esperienze e best practices disponibili a livello internazionale, promuovere le migliori esperienze italiane all’estero.

3. Pubblicazioni

Nel corso della mia esperienza professionale ho prodotto numerose pubblicazioni su temi collegati all’Agenda Digitale, per motivi scientifici, divulgativi e di riflessione critica sulle politiche dell’innovazione.

3.1 Pubblicazioni scientifiche

Il mio h-index relativo alle citazioni a livello internazionale è 32.

Estratto delle principali pubblicazioni citate su Google Scholar

  1. Alfonso Fuggetta e Elisabetta Di Nitto. “Software process”. Proceedings of the Conference on the Future of Software Engineering, 1-12, 2014.
  2. Alfonso Fuggetta. “Advancing Knowledge and Evolving Society”. In Concept-Oriented Research and Development in Information Technology, 71-87, John Wiley, 2014.
  3. Alfonso Fuggetta. “3+ 1 Challenges for the future of universities”. Journal of Systems and Software, 85 (10), 2417-2424, Elsevier 2012.
  4. F. Pinciroli, M. Corso, A. Fuggetta, M. Masseroli, S. Bonacina, S. Marceglia. “Telemedicine and e-health”. Pulse, IEEE 2 (3), 62-70, 2011.
  5. Davide Cerri e Alfonso Fuggetta. “Open standards, open formats, and open source”. Journal of Systems and Software, 80 (11), 1930-1937, Elsevier, 2007.
  6. Annalisa Binato, Alfonso Fuggetta e Laura Sfardini. Ingegneria del software: creatività e metodo. Pearson Education Italia, 2006.
  7. Alfonso Fuggetta. “Open Source and Free Software: A New Model for The Software Development Process?”. The European Journal for the Informatics Professional, 5, 2004.
  8. Alfonso Fuggetta e Laura Sfardini. “Software engineering methods and technologies”. In Software Engineering-The Supporting Process, 2004.
  9. Alfonso Fuggetta. “Open source software––an evaluation”. Journal of Systems and Software, 66 (1), 77-90, Elsevier 2003.
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  11. M. Bolognani, F. Garibaldo, A. Fuggetta. “Le fabbriche invisibili: struttura, sapere e conflitto nella produzione del software in Italia. Meta Edizioni, 2002.
  12. A. Bonifati, F. Cattaneo, S. Ceri, A. Fuggetta, S. Paraboschi. “Designing data marts for data warehouses”. ACM Transactions on Software Engineering and Methodology 10 (4), 452-483, 2001.
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  14. F. Cattaneo, A. Fuggetta, D. Sciuto. “Pursuing coherence in software process assessment and improvement”. Software Process: Improvement and Practice, 6 (1), 3-22, 2001.
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  16. F. Cattaneo, E. Di Nitto, A. Fuggetta, L. Lavazza, G. Valetto. “Managing software artifacts on the web with labyrinth”. Proceedings of the 22nd International Conference on Software Engineering, 2000.
  17. Alfonso Fuggetta. “Software process: a roadmap”. Proceedings of the Conference on the Future of Software Engineering, 25-34, 2000.
  18. G. Cugola, PY. Cunin, S. Dami, J. Estublier, A. Fuggetta, F. Pacull, M. Rivière. “Customizing the behavior of middleware: the PIE approach”. Proceedings of the Workshop on Reflective Middleware (RM2000). New York, 2000.
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  25. A. Fuggetta, G.P. Picco, G. Vigna. “Understanding code mobility”. IEEE Transactions on Software Engineering, 24 (5), 342-361, 1998.
  26. G. Cugola, E. Di Nitto, A. Fuggetta. “Exploiting an event-based infrastructure to develop complex distributed systems”. Proceedings of the International Conference on Software Engineering, 1998.
  27. V. Ambriola, R. Conradi, A. Fuggetta. “Assessing process-centered software engineering environments”. ACM Transactions on Software Engineering and Methodology (TOSEM), 6 (3), 283-328, 1998.
  28. C Francalanci, A Fuggetta. “Integrating conflicting requirements in process modeling: A survey and research directions”. Information and Software Technology, 39 (3), 205-216, 1999.
  29. S Bandinelli, E Di Nitto, A Fuggetta. “Supporting cooperation in the SPADE-1 environment”. IEEE Transactions on Software Engineering, 22 (12), 841-865, 1996.
  30. G. Cugola, E. Di Nitto, A. Fuggetta, C. Ghezzi. “A framework for formalizing inconsistencies and deviations in human-centered systems”. ACM Transactions on Software Engineering and Methodology (TOSEM), 5 (3), 191-230, 1996.
  31. S. Bandinelli, A. Fuggetta, L. Lavazza, M. Loi, G.P. Picco. “Modeling and improving an industrial software process”. IEEE Transactions on Software Engineering, 21 (5), 440-454, 1995.
  32. Alfonso Fuggetta e Carlo Ghezzi. “State of the art and open issues in process-centered software engineering environments”. Journal of Systems and Software, 26 (1), 53-60, Elsevier, 1994.
  33. Alfonso Fuggetta. “A classification of CASE technology”. IEEE Computer, 26 (12), 25-38, 1993.
  34. S. Bandinelli, A. Fuggetta, C. Ghezzi. “Software process model evolution in the SPADE environment”. IEEE Transactions on Software Engineering, 19 (12), 1128-1144, 1993.
  35. A. Fuggetta, C. Ghezzi, D. Mandrioli, A. Morzenti. “Executable specifications with data‐flow diagrams”. Software: Practice and Experience, 23 (6), 629-653, 1993.
  36. Sergio Bandinelli e Alfonso Fuggetta. “Computational reflection in software process modeling: the SLANG approach”. Proceedings of the 15th International Conference on Software Engineering, 1993.

3.2 Pubblicazioni su riviste e siti web in Italia

 LaVoce.info

  1. Alfonso Fuggetta. “Com’è smart la città”. 13.03.2012
  2. Alfonso Fuggetta. “Open services nell’agenda digitale”. 27.02.2012
  3. Alfonso Fuggetta. “A ciascuno la sua rete”. 04.08.2011
  4. Giorgio De Michelis e Alfonso Fuggetta. “L’informatica dopo la crisi”. 16.03.2010
  5. Giorgio De Michelis e Alfonso Fuggetta. “Tutti nella rete”. 16.02.2010
  6. Alfonso Fuggetta. “La ricerca dimenticata”. 08.07.2009
  7. Alfonso Fuggetta. “Se non si fa più credito all’innovazione”. 12.12.2008
  8. Alfonso Fuggetta. “L’università ha i suoi miti. Da sfatare.” 03.12.2008
  9. Alfonso Fuggetta. “Internet di stato? No, grazie”. 25.7.2008
  10. Alfonso Fuggetta. “Telecom Italia in un mercato che cambia”.17.04.2008
  11. Alfonso Fuggetta. “Il treno dell’innovazione non è ancora perso”. 04.06.2006

agendadigitale.eu

  1. Alfonso Fuggetta e Stefano Quintarelli. “Neutralità della rete: l’innovazione, i diritti e la concorrenza”. 12 Maggio 2014
  2. Alfonso Fuggetta. “Dopo Caio, quali prospettive”. 11 Marzo 2°14
  3. Alfonso Fuggetta. “Una piattaforma di Agenda digitale per l’Expo 2015”. 7 Gennaio 2014
  4. Alfonso Fuggetta. “Nuove reti, siamo usciti dalla stasi”. 15 Novembre 2013
  5. Alfonso Fuggetta. “Consolidamento spingerà la banda larga”. 17 settembre 2013
  6. Alfonso Fuggetta. “Tutto cambia, prepararsi al nuovo mercato tlc”. 10 Settembre 2013
  7. Alfonso Fuggetta. “Come preparare la grande cloud della PA”. 31 Luglio 2013
  8. Alfonso Fuggetta. “Pa digitale, gli ostacoli verso la grande cloud”. 10 Giugno 2013
  9. Alfonso Fuggetta. “La paura di cambiare affossa l’Agenda”. 4 Giugno 2013
  10. Alfonso Fuggetta. “Tempo di concretezza: obiettivi, governance, risorse”. 30 aprile 2013
  11. Alfonso Fuggetta. “Ma l’offerta cloud non capisce le piccole aziende italiane”. 22 aprile 2013
  12. Alfonso Fuggetta. “Università, la guerra tra online e offline”. 18 Marzo 2013
  13. Alfonso Fuggetta. “I motivi per far crescere la banda larga”. 22 Gennaio 2013
  14. Alfonso Fuggetta. “La ricetta al nuovo Governo, per un cambio di passo sul digitale”. 29 Dicembre 2012
  15. Alfonso Fuggetta. “Banda larga, i nodi da sciogliere”. 28 Novembre 2012

Techeconomy

  1. Alfonso Fuggetta. “Agenda digitale: sui ritardi e le loro cause”. 16 Marzo 2014
  2. Alfonso Fuggetta. “Perché dissento dal Ministro Carrozza”. 31 gennaio 2014
  3. Alfonso Fuggetta. “Le competenze per la governance dell’Innovazione”. 13 Gennaio 2014
  4. Alfonso Fuggetta. “Per il digitale, il problema non sono i soldi”. 17 giugno 2013
  5. Alfonso Fuggetta. “La rete non sostituisce la (buona) politica”. 4 Marzo 2013
  6. Alfonso Fuggetta. “I cinque stereotipi sullo sviluppo della banda larga”. 16 Febbraio 2013

Astrid Rassegna

  1. Alfonso Fuggetta. “L’(in)evitabile declino delle TLC Europee”. 19/2013.
  2. Alfonso Fuggetta. “Per la banda larga serve un cambio di passo”. 3/2012.

L’Impresa (Sole 24 Ore)

  1. Alfonso Fuggetta. “Piccolo vademecum sull’innovazione”. In corso di pubblicazione.
  2. Alfonso Fuggetta. “Quando germoglia il seme”. 1/2014.
  3. Alfonso Fuggetta. “I must dell’agenda digitale”. 5/2012.
  4. Alfonso Fuggetta. “Imprese real-time”. 2/2010.

Altro

  1. Alfonso Fuggetta. “Oltre gli open data”. Quaderni di eDemocracy. Opera presentata alla Camera dei Deputati nel Giugno 2014. Disponibile online all’indirizzo http://www.quadernionline.it/edemocracy_2014/fuggetta.html

3.3 Alcuni articoli di particolare rilievo internazionale

Tra quanto indicato in precedenza, segnalo in particolare i seguenti articoli pubblicati a livello internazionale.

  1. Alfonso Fuggetta e Elisabetta Di Nitto. “Software process”. Proceedings of the on Future of Software Engineering – International Conference on Software Engineering (ICSE 2014), Hyderabad (India), Pagine 1-12, ACM, Giugno 2014. L’articolo (è una relazione invitata) descrive i problemi e le tendenze in atto nei processi di sviluppo di soluzioni informatiche. Sono tematiche fortemente collegate ai processi che l’Agenzia dovrà in prima persona condurre o gestire. ICSE è la più importante conferenza a livello mondiale nel settore dell’Ingegneria del Software.

  2. Alfonso Fuggetta. “Advancing Knowledge, Evolving Society”. In Concept-Oriented Research and Development in Information Technology, Pagine 71-87, John Wiley & Sons, 2014. L’articolo discute il rapporto tra ricerca e innovazione, e le esperienze che in questo settore sono state sviluppate al CEFRIEL.

  3. Alfonso Fuggetta. “3+1 Challenges for the Future of Universities”. Journal of Systems and Software, Volume 85, Numero 10, Pagine 2417-2424, Elsevier, 2012. Affronta il tema della ricerca, dell’innovazione e della formazione, identificando sfide e opportunità per le università.

  4. Alfonso Fuggetta. “Open Source Software: an evaluation”. Journal of Systems and Software. Volume 66, Numero 1, Pagine 77-90, Elsevier, 2003. È stato uno degli articoli più citati degli ultimi anni in tema di software open source; contiene una analisi critica di questo approccio, identificandone limiti e opportunità.

  5. Davide Cerri e Alfonso Fuggetta. “Open source, open formats, and open standards”. Journal of Systems and Software, Volume 80, Numero 11, Pagine 1930-1937, Elsevier, 2007. Discute e analizza il concetto di “open”, cercando ancora una volta di chiarire gli aspetti critici e sfatarne miti e luoghi comuni.

6 Comments

  1. Raffaella Sanna said:

    io anche stavolta tifo per lei :-)! in bocca al lupo!!

    07/07/2014
    Reply
    • Alfonso Fuggetta said:

      🙂

      07/07/2014
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  2. gianca said:

    risponderanno tra un anno, con quel che c’è da leggere

    08/07/2014
    Reply
  3. Complimenti. Degno programma da Agid. Spero che chiunque sia nominato lo legga con attenzione.

    09/07/2014
    Reply
  4. A student said:

    Forse ilprofilo è un po’ carente sugli aspetti hardware risetto ai quali, specialmente in Italia, sarebbe opportuno garantire maggiore sviluppo e continuità. Nessun articolo su: abuso delle ruspe, cementificazione del territorio. Poi… questa mania del software, dei Big Data. Che c’entra?!?

    L’Agenda Digitale deve potersi tradurre immediatamente e trasparentemente in esigenza di “infrastrutture digitali”, sia pure secondo le diverse soluzioni tecnologiche possibili: scavi, pali, impianti, antenne, strutture di call center, ecc.

    E se poi ci proponi una APP che fa tutto… Come potremmo mai cancellarla?

    In bocca al lupo!

    🙂

    21/07/2014
    Reply
    • Alfonso Fuggetta said:

      Sono carente su tante cose Aldo e tanta gente è molto più brava di me. Ormai è acclarato.

      E comunque il problema non si pone più.

      22/07/2014
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