WiFi pubblico, reloaded

Passare un periodo all’estero rende molto visibile e percepibile il vantaggio di avere reti WiFi aperte. Ormai per me vedere uno Starbucks equivale a dire “aspetta che mi connetto”. Con le tariffe per il traffico dati in roaming, se uno volesse veramente restare connesso, sarebbe costretto a spendere un sacco di soldi. Invece, se ci sono postazioni WiFi aperte si riesce a supplire abbastanza bene all’assenza di una connessione 3G permanente. In altre parole, la mia sensazione è che uno dei principali motivi per il WiFi aperto sia legato al servizio per i turisti e per coloro che non possono o vogliono svenarsi sulle connessione 3G in roaming dati.

Per certi versi, una soluzione semplice al problema sarebbe arrivare ad avere tariffe dati 3G in roaming che siano confrontabili con quelle domestiche. Peraltro, qual è il costo marginale per offrire la connessione 3G in roaming? Ma visto che questo non sembra accadere (se non per gli utenti di operatori europei e in Europa e solo in parte) e, in generale, per incrementare l’accesso alla rete in mobilità, ben vengano le connessioni WiFi aperte.

Ma il punto è come.

Per molto tempo si è richiesto che il pubblico offrisse questo servizio in modo gratuito e diffuso sul territorio. Anzi, molti hanno quasi identificato il concetto di smartcity con accesso WiFi gratuito offerto dal pubblico. È un approccio secondo me sbagliato. Non è il pubblico che deve fornire un servizio alternativo agli operatori telefonici.

Io userei un approccio molto semplice che si basa su un servizio diffuso e distribuito: chi gestisce un “luogo”, offre WiFi ai visitatori di quel luogo come parte dei suoi servizi.

Secondo quest’approccio, il gestore (pubblico) di un museo, di un ufficio pubblico o di una università deve offrire accesso WiFi ai suoi ospiti. Lo stesso deve accadere per gli esercizi privati (negozi, shopping center, ristoranti, …), come accade qui negli USA e come proprio poco fa raccontava l’amico Guido Scorza su Twitter dall’Indonesia.

È questo il punto di svolta: non vedere WiFi come una rete costruita dal pubblico in alternativa agli operatori privati, ma come un servizio diffuso offerto dai singoli “esercenti” (pubblici e privati) ai propri “ospiti”. Questi servizi non sostituiscono le reti dati mobili, ma ne costituiscono un utile complemento e alternativa puntuale. In questo modo si riducono anche i motivi di discussione con gli operatori mobili, in quanto l’esercente che offre la connessione WiFi paga l’accesso a Internet dal suo hotspot e quindi non vale la critica “così si offre un servizio gratuito in alternativa a quello commerciale”. Inoltre, la connessione 3G rimane indispensabile per un utente che voglia veramente accedere in mobilità e con continuità alla rete.

È questa la strada, secondo me da seguire, in attesa o in parallelo con una forte ripensamento delle tariffe dati internazionali mobili.

One Comment

  1. Paolodk said:

    Su questa visione abbiamo creato un progetto.
    Il meccanismo è proprio questo, i vantaggi incrociati reciproci.

    Il comune non ha soldi, e non può creare o ampliare reti.
    Il cittadino non ha servizi.
    Il provider telefonico si espande secondo logiche impermeabili alla comunità, vista solo come utenza, pagando oboli per il suolo.

    Che fare?
    Se un progetto collegasse l’intervento su nuove reti, magari sfruttando le reti di utilità esistenti ( retrofit, efficientamenti) inserendo una Lte con backbone in fibra, potremmo capovolgere il circolo, da vizioso a virtuoso.
    L’ente di comunità ne avrebbe gestione e beneficio (Smart data immediati) e potrebbe attivare una connessione diffusa e condivisa, trasformando, attraverso app specifiche , le connessioni diffuse realizzate in access Point aperti ( tipo McDonalds, o tipo Fon per i privati) rilanciando ospitalità, funzionalità e visibilità per l’intera comunità.

    All’inizio avevamo cercato tentativi già realizzati,non questo senso , per capire i limiti del modello. Non abbiamo trovato altro se non piccoli esperimenti isolati. Saremmo lieti di capire dove sta la magagna. Grazie.

    11/08/2014
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