Al turismo digitale serve educazione e cultura civica e … amore

Qui in Orange County sembra di vivere in un luogo magico. Tutto è pulito e in ordine. Non c’è criminalità. Non ci sono discariche abusive. Le strade e i giardini sono semplicemente perfetti. Non ci sono rifiuti. Tutto è curato nei minimi dettagli. Arrivi qui e percepisci il senso del relax, della tranquillità, della sicurezza. Una cosa incredibile che mi fa sempre pensare è che che non vedo mai spazzini in giro: non c’è bisogno di pulire perché nessuno sporca.

Peraltro, è un luogo non esente da critiche. È un posto di ricchi che probabilmente non sanno nemmeno quel che succede nel resto del mondo. È un luogo con i più grandi concessionari al mondo di Mercedes e Ferrari. Ci vivono star come Kobe Bryant o Diane Keaton. Ma  è anche un luogo dove manca (o è minore) il senso della cultura, della storia e forse anche della comunità e della solidarietà, almeno come ci vantiamo (spesso è solo un vanto ahimè) di avere noi in Italia.

Ecco, da qui voglio partire.

Orange County (e la California tutta) è un bel luogo, chi ha soldi qui vive bene, molto bene. Ma non ha tutte le bellezze culturali, storiche e paesaggistiche del nostro paese. Ci sono alcune vecchie mission create qualche secolo fa dai primi frati che raggiunsero la California al seguito dei conquistarli spagnoli (Mission Santa Barbara e Mission San Juan de Capistrano per dirne due). Ci sono i parchi e la natura, certamente. Ma non trovi certo tutto ciò che abbiamo in Italia.

Per questo motivo ogni volta che vengo qui da un lato mi riposo e rilasso e, dall’altro mi indigno. Ripenso al nostro paese e mi chiedo come facciamo ad essere così stupidi e folli dal “trattarlo” nel modo in cui lo trattiamo. Ripenso alle nostre città e ai nostri monumenti sporchi e vittime dei vandali. Ripenso alle nostra spiagge spesso usate come discariche. Ripenso alla scortesia e alle fregature che i turisti stranieri (e non solo) devono subire. Sono di questi giorni le cronache del degrado di Venezia e Roma o dei costi esorbitanti di servizi banali come un gelato o un aperitivo (avranno fatto gli scontrini fiscali?). Ripenso ai graffiti e alle strade sporche. Certo, i comuni dovrebbero fare di più per pulire e preservare. Ma perché mai ci deve essere qualcuno che sporca, danneggia e insozza?

Poi ripenso a tutti i discorsi che facciamo sul turismo digitale e sui servizi evoluti. Penso ai sistemi di rating sui social network. Penso a quello che dicono di noi gli stranieri. Penso alla superbia di tanti nostri operatori del turismo e anche amministratori locali che pensano che siccome hanno il Canal Grande o il Colosseo o via dei Calzaiuoli (tra il Duomo di Firenze e Piazza della Signoria) o il Lago di Garda o le spiagge di Tropea tutto sia dovuto e tutto sia garantito. Penso alle quote crescenti di turismo internazionale che stiamo perdendo, al poco che stiamo facendo sul turismo digitale.

Soprattuto, penso anche ai rischi che stiamo correndo.

Corriamo il rischio di deturpare e distruggere il più grande tesoro di questo paese: il suo territorio, la sua cultura, la sua storia, la sua arte.

Corriamo il rischio di fare poco o nulla per il turismo digitale, per intercettare quella enorme fonte di ricchezze che è la fame e la sete di cultura, storia e vita italiana che vive latente in tutta la popolazione mondiale.

Ma soprattutto, continuiamo a non capire che il primo passaggio per fare tutto questo è riscoprire il senso della responsabilità civile personale. L’Italia è soprattutto nostra, mia, tua di ciascuno di noi. È soprattutto il mio, tuo, nostro tesoro che ciascuno di noi deve con l’anima e con tutto il suo cuore difendere e preservare. È casa nostra, anche se si estende fuori dalle mura dell’abitazione dove mangiamo e dormiamo.

Se non riscopriamo questo, allora non abbiamo più nulla da proporre e da illustrare, né nel mondo reale né tantomeno nel mondo digitale. Anche perché il digitale non perdona. Se racconti balle, saltano fuori subito. Se dai una fregatura, lo vengono a sapere tutti. Se una spiaggia è usata per buttare via le lavatrici o se i cestini della spazzatura di Venezia sono usati come orinatoi, le foto fanno subito il giro del mondo.

Dobbiamo riscoprire, valorizzare, proteggere, preservare, curare e amare il nostro paese e il nostro territorio. Non solo i politici. Noi tutti per primi. Altrimenti tutto ciò che ci diciamo sono solo balle che ci raccontiamo illudendoci che le cose prima o poi andranno bene.

Non è così. Svegliamoci.

7 Comments

  1. Filippo Naggi said:

    Siamo dei bambini viziati. Serve uno shock.

    19/08/2014
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  2. gianluca said:

    prof. sante parole. esattamente cio che penso io dopo anni di permanenza in CA e dopo essere ritornato in ITA. Ma siamo sinceri: molti della “generazione giovani” sono gia ben svegli (ECCOME!!) Ma con un fardello di tre generazioni di disastri nulla possono fare, se non sopravvivere con una laurea ed 800E mensili nella infinita attesa che il tubo (politico, giudiziario, amministrativo, dai piani alti sino alle amministrazioni comunali) si pulisca da se. Perche di sporcizia ne abbiamo tanta, troppa, e quella che si vede e’ solo la punta dell’iceberg. Serve uno shock? si … prima o poi arrivera.

    19/08/2014
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  3. gianluca said:

    OT … ma non troppo.

    Non dobbiamo mai dimenticarci che gli USA non sono la California (che conosco bene avendoci vissuto sino a poco tempo fa). Gli USA non sono la Bay Area ne tantomento Orange Country. Tra la west e la east coast troviamo un continente con disparita sociali (e di reddito) enormi. Chi ha viaggiato un po in zone come il new mexico, louisiana oppure i grandi stati del nord se ne sara reso conto …

    Parlando poi di giovani proprio oggi esce un bel post sul NYT (http://www.nytimes.com/2014/06/22/magazine/its-official-the-boomerang-kids-wont-leave.html?_r=0) ripreso/copiato (come al solito) da una delle maggiori testate italiane: It’s Official: The Boomerang Kids Won’t Leave .. One in five people in their 20s and early 30s is currently living with his or her parents. And 60 percent of all young adults receive financial support from them.

    quel “financial support” al sessanta per cento e’ deleterio per il sistema americano, quanto piu perche, come si evince dall’articolo, e’ causato dal sistema sociale stesso. Non e’ sostenibile un supporto economico inter-generazionale. Negli USA ognuno e’ artefice del proprio futuro (anche economico)

    ci sarebbe poi il fenomento della “drug nation” che sta minando una intera generazione di 30enni a partire dagli stati nord/ovest. gli effetti sociali si intravedono gia da 4/5 anni … ma si quantificheranno fra una decina.

    Detto questo quanto dice il prof. e’ vero: dalla CA abbiamo tanto da imparare, nulla e’ perfetto, ma certamente al momento sono anni luce davanti a noi.

    21/08/2014
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    • Alfonso Fuggetta said:

      Si ma il senso di quello che dicevo mi pare un altro. Il punto è che qui c’è una attenzione a valorizzare il proprio patrimonio culturale e turistico infinitamente superiore a quanto facciamo noi. Prendi le mission. Sono chiesette carine che hanno un significato storico qui forte. Ma in Italia sarebbero monumenti forse neanche secondari. Eppure qui c’è una capacità di valorizzare e ben gestire tutto. Pensa se lo applicassimo da noi. E pensa se fossimo un po’ più attenti a rispettare il nostro paese.

      21/08/2014
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      • gianluca said:

        concordo.

        l’esempio lampante e’ il “forrest gump point” … un cartello posto sul milglio 13 della hw 163. (lo ammetto: anche io sono andato per una foto al tramonto). Tante volte mi sono detto girando i musei della CA: ma sta roba ha solo 50anni, e la considerano “historic” ??

        come dice lei: cio che conta e’ saper valorizzare.

        Ma e’ anche vero che c’e’ un VALORE di fondo (di societa) completamente diverso.

        in italia cio che e’ mio e’ importantissimo (e’ il mio castello) e cio che e’ pubblico chissenefrega (mangia piu che puoi, fatti furbo … frega il prossimo .. te lo dico da amico etc.)

        in USA cio che e’ mio ha mediamente poco valore (vivo in affitto, sposto la mi a dimora di stato in stato piu volte nell’arco di una vita) ma cio che e’ pubblico e’ SACRO. vi sono regole non scritte (basta provare a buttare per terra una cartaccia, qualcuno vi dira “you have lost something buddy…”) e regole scritte (per le quali i cops sono pronti a picchiare duro)

        il pubblico, la community, la correttezza comportamentale in CA e’ talmente importante che persino sui cartelli dei lavori in corso troveremo lo slogan “your tax dollars at work”.

        come dicevo concordo so ogni cosa che ha scritto, solo che (forse sbagliando) credo sia troppo tardi e troppo “gravoso” chiedere di rialzare ora gli animi. un sistema politico/fiscale allo sbando, che ci INSEGNA a “fare i furbi” da 20anni ci ha affossato cosi tanto .. che se butti una cartaccia per terra o se il cane fa i bisognini ovunque .. nessuno ha la forza di impuntarsi … gli darebbero del matto!

        io non vedo una soluzione “dal basso”, che provenga dal buon senso popolare, vedo (come diceva Filippo) la necessita di un forte scossone “imposto”, e in genere questi scossoni non sono piacevoli.

        21/08/2014
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        • Alfonso Fuggetta said:

          Ti capisco e temo tu abbia ragione.

          21/08/2014
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  4. Robi said:

    Educazione, cultura civica e amore mancano agli italiani e non al “turismo digitale” e questi tre aspetti molto spesso dipendono da coloro che sono chiamati a formare le classi dirigenti e i cittadini. Manca l’amor patrio, in tutto quello che facciamo non solo nel turismo.

    22/08/2014
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