Ribadisco, c’è un problema di offerta

Ed è il rialzo, che secondo le previsioni sarà costante e porterà la cifra a 116 miliardi di euro nel 2018, il 20% di tutti gli acquisti online, che deve far suonare più di un campanello d’allarme: se lo scarso lavoro dei rivenditori della Penisola sulla loro vetrine online dovesse persistere il rischio è quello di diventare sempre di più (solo) un ghiotto bacino d’utenza per le piattaforme straniere. A condizionare la tendenza è uno squilibrio tra domanda e offerta. Moda, cibo e turismo vanno per la maggiore nelle esportazioni effettuate soprattutto in Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti da un quarto dei rivenditori online italiani mentre gli utenti locali cercano soprattutto biglietti aerei low cost.

via Abbiamo un problema: l’Italia è prima per acquisti online dall’estero.

Lo ripeto da tempo. Molti commentatori continuano a dire che la domanda è debole, che la gente non usa servizi digitali, che “serve cultura”. L’unica cosa in cui credo io è che i soldi sono pochi perché c’è crisi. O comunque, si spende meno e con maggior cautela. Ma questo vale in generale. Il tema della domanda debole di servizi digitali è un alibi. Quando ci sono servizi che valgono, la domanda si manifesta.

Per molto tempo abbiamo continuato a ripetere che gli italiani non comprano online o comprano poco. Poi vedi questi dati e ti accorgi che comprano all’estero! Perché? Perché le nostre imprese (come segnalavo tempo fa) sono in grande ritardo nell’office servizi di e-commerce moderni e funzionali.

Quindi, certamente dobbiamo rimettere euro nelle tasche degli italiani. Ma sarebbe il caso che le aziende si attrezzassero per far sì che quelli che vengono spesi non vadano all’estero. La verità è che per tante, troppe, imprese “sostenere la domanda” vuol dire in un qualche modo “indirizzarla” attraverso piccoli o grandi monopoli/oligopoli. Ovvio che così non si va da nessuna parte.

Be First to Comment

Rispondi