Le regole hanno bisogno della tecnica

Oggi c’è stato al Politecnico di Milano un CommTech Talk organizzato dal collega Antonio Capone. Il tema era la neutralità della rete e i partecipanti sono stati Luca De Biase, Maurizio Decina, Stefano Quintarelli ed io.

Tra i tanti, abbiamo discusso di un tema importante: quando si parla di Internet, neutralità della rete e questioni correlate, chi deve occuparsi della definizione delle regole e come le si devono costruire?

Ho proposto una riflessione che in realtà ho elaborato solo in parte.

Se guardiamo ai più grandi successi di questi anni, vediamo che essi si basano su una profonda azione di standardizzazione tecnica e progettazione architetturale. È il caso dei protocolli di Internet e di GSM. Essi sono nati dall’azione di enti e organismi come la IETF o il GSM Consortium. Ed è grazie a questa standardizzazione e definizione che si è poi riusciti a definire alcune norme e modelli di business.

Nell’incontro di oggi non ho completato questo ragionamento con un esempio illustrativo. In effetti, se pensiamo al GSM, è proprio perché è stata fatta questa azione forte di standardizzazione e progettazione che è stato poi possibile intervenire ad altri livelli normativi e di regolazione. Per esempio, si sono recentemente definite norme e regole concernenti il roaming e la terminazione fisso-mobile perché queste funzionalità sono ben definite e universalmente (ri)conosciute.

Questo non è quello che accade a proposito di altre questioni come la neutralità della rete o il diritto all’accesso, dove la discussione è troppo spesso basata su visioni parziali, spesso contraddittorie, fuorvianti, troppo generiche, “filosofiche” o eccessivamente semplicistiche.

Per questo dicevo che per poter fare un passo in avanti nell’azione di promozione, regolazione e diffusione di questioni importanti principi come la net neutrality bisognerebbe innanzi tutto ripartire dai basics, da una più profonda definizione di cosa questi concetti realmente significhino. Altrimenti parleremo del nulla o poco più, aumentando il livello di confusione e inutile contrapposizione, spesso basate in realtà sull’assenza di una base di ragionamento e confronto comune e solida.

One Comment

  1. Aldo said:

    Direi che internet e la telefonia sono abbastanza in contrapposizione per quanto riguarda il modello di servizio.

    Il modello telefonico ha avuto il merito di interpretare in anticipo la questione della mobilità e ha beneficiato della minor frammentazione (in Italia era la SIP a portare avanti il GSM).

    Evidentemente, ora che internet ha fatto la pace con la mobilità, il modello della telefonia è in seria difficoltà. Direi che gli operatori non hanno fatto importanti passi in avanti sull’evoluzione del modello di servizio (si “estende” l’ISDN con mobilià e video) e dunque non si colmano i gap con internet e il suo ecosystem.

    Detto questo, è certamente utile ripartire dai basics. L’utente, ad esempio, desidera utilizzare le app, anche nel caso in cui il proprio operatore tlc non le sviluppa. Mi sembra un basic…

    Nessuno nega l’esigenza di una fair remuneration dell’infrastruttura, ma l’infrastruttura, rappresenta solo una parte della catena del valore. Quanta parte? Il valore ovviamente dipende dal modello di neutralità della rete.

    L’utilizzataore di whatsapp è un utente di whatsapp o del telco? Il telco passa da un business B2C ad uno B2B?

    Fai bene a citare il caso della terminazione mobile. Ho sembre visto la terminazione (economicamente) collegata alla neutralità. Per questo io credo da diversi anni che la neutralità non sia esclusivamente un principio giuridico, ma possa configurarsi anche come riferimento economico (per intenderci, come la concorrenza) il quale potenzialmente richiede una azione di regolazione ed arbitraggio. Comunque occorre essere molto prudenti, nonostante esista una “significant market power” di alcuni player OTT.

    Tutto sommato, vedo poco investimento tecnologico lato servizio e molta iniziativa lato infrastruttura con varie azioni di tentata protezione regolamentare (incluso il telecom single market della Commissione). Ok, ma… Il basics è nella competizione tecnologia: non facciamo terminali, non sviluppiamo app, non puntiamo sul sw.

    Ciao,
    A.

    17/11/2014
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