Libero, gratuito, obbligatorio

Tutta la discussione sul WiFi negli esercizi commerciali è viziata da affermazioni lacunose e da confronti che non reggono.

Si dice “questa proposta mette l’Italia in una condizione simile a quel che succede in USA o in altri paesi”.

No, non è così.

La confusione nasce dall’uso approssimativo dei termini “libero”, “gratuito” e “obbligatorio”.

  • Libero: significa che non ci sono limiti o vincoli particolari alla fornitura del servizio. Il contrario è “vietato” o “significativamente controllato/limitato”. Oggi in Italia siamo in una situazione ambigua, come alcuni avvocati mi hanno spiegato. Io sono per una piena “libertà”.
  • Gratuito: il significato è ovvio. Meno ovvio, e vale la pena sottolinearlo, è il fatto che gratuità e libertà sono concetti sostanzialmente ortogonali, come Stallman ha ripetuto per anni: ci sono servizi (o prodotti) liberi gratuiti e altri a pagamento, così come ci sono servizi non liberi (vincolati in un qualche modo) sia gratuiti che a pagamento. Sul tema gratuità, io sono per la libera scelta di chi offre il servizio. Di fatto, il mercato porta e porterà sempre più verso servizi WiFi gratuiti.
  • Obbligatorio: vuol dire che un servizio deve necessariamente essere erogato. Il contrario di “obbligatorio” non è “vietato”, è “facoltativo”. Non conosco paesi al mondo dove il servizio WiFi sia obbligatorio. Io lo renderei obbligatorio solo per gli uffici pubblici come scuole, musei, biblioteche pubbliche, uffici delle amministrazioni. Certamente, secondo me non si può rendere obbligatorio per i privati.  

Su queste tre parole si sta facendo una confusione enorme. Si dice che negli altri paesi sono più avanti perché il WiFi è libero e gratuito. Ma non si dice che negli altri paesi 1) non è obbligatorio e 2) la gratuità o meno è decisa dal singolo esercente e non certo fissata per legge.

Per di più, in Italia l’obbligo si applicherebbe agli “esercizi commerciali” che sono diversi dagli “esercizi pubblici”. Al limite si dovrebbe applicare la norma a questi ultimi e non a tutti.

Si dirà, come afferma l’amico Guido Scorza, che sulla proposta ci si può lavorare per “limarla”. Mi pare difficile parlare di “limature”. Sono due filosofie diverse. Io non ritengo si debba “obbligare”. È invece necessario far si che chi lo voglia fare, in modo gratuito o a pagamento, non abbia alcun impedimento o obbligo particolare.

Se questa è una “limatura”, limiamo.

P.S.: Non discuto qui di altre implicazioni. Come il fatto, per esempio, di obbligare con questa norma tutti gli esercizi commerciali, a loro spese, a dotarsi di una ADSL. Capisco promuovere la domanda, ma così mi pare eccessivo.

Be First to Comment

Rispondi