Perché sto iniziando ad odiare Twitter

Pare che Twitter non stia andando bene. Non guadagna utenti o comunque complessivamente non cresce. Perde terreno rispetto ai suoi avversari storici e soprattutto, ovviamente, rispetto a Facebook. Non conosco bene tutte le dinamiche dell’azienda e non so dire se esistano problemi di carattere strutturale o di strategia.

Posso dire che come semplice utente vivo con sempre maggiore fatica e fastidio le discussioni che si sviluppano su Twitter. È un sentimento in parte dovuto a problemi tecnici (come è fatto Twitter) e in parte riconducibile ad una cultura e una maturità degli utenti che, mediamente, non mi pare cresca, anzi!

Gli aspetti tecnici

Credo di non dire nulla di sconvolgente se affermo che Twitter non è nato per gestire  discussioni. In primo luogo, se è vero che il doversi sempre limitare a 140 caratteri può spingere ad una benefica sintesi, in molti casi induce una espressione superficiale, per slogan e frasi fatte. In secondo luogo, è molto difficile seguire un thread di commenti e quindi un ragionamento. Credo che a questo proposito molti rimpiangano il buon vecchio FriendFeed che invece gestiva in modo molto più organico una discussione (come peraltro fa Facebook). Infine, l’apertura delle timeline favorisce i “commentatori per caso”, utenti che seguendo in modo a volte caotico la sequenza di reply e quote, lasciano commenti spesso fuori contesto e incoerenti rispetto al flusso logico della discussione in corso.

In generale, la struttura stessa di Twitter non favorisce uno sviluppo naturale e organico di una discussione. Ci sono due possibilità:

  • Twitter cerca di inserire funzioni per dare organicità alle discussioni (à la FriendFeed).
  • Creiamo altri luoghi più adatti per discussioni strutturate. Branch ci aveva provato, ma non ha  funzionato.

A ciò, peraltro, si aggiunge il problema umano.

Le persone su Twitter

Qualche tempo fa, Umberto Eco ha sollevato un polverone con una affermazione molto forte:

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli.

Molti hanno replicato dicendo che un imbecille lo è nella sua vita di tutti i giorni che include “anche” l’utilizzo di Internet. Condivido, ovviamente. Ma non possiamo sottovalutare la potenza comunicativa dei social network. L’imbecille al bar aveva modo di influire su poche persone con le quali interagiva. Sulla rete, ogni cinguettio può avere potenzialmente una dimensione mondiale e – questa è la mia sensazione – il problema è più critico con Twitter che con Facebook.

Che significa questo? Che è vitale rispettare e far rispettare le regole, creare una cultura della discussione, riconoscere e valorizzare la qualità, emarginare gli imbecilli e gli “esperti fai fa te” (“lo so perché ho letto il libro di tizio!”)  che, non riuscendo ad avere la meglio sul piano degli argomenti, si rifugiano troppo spesso nell’insulto, nello sfottò e a volte persino nelle minacce.

Non è facile, ma è l’unica strada. Non serve creare leggi per “dare regole alla rete”. Le ha. Vanno applicate. E soprattutto dobbiamo creare una cultura del dibattito che sconfigga la superficialità, la violenza verbale, l’incapacità a volte cronica di ascoltare e confrontarsi.

Nel frattempo …

Sono un po’ stufo di assistere a invettive, insulti, discussioni di macroeconomia o bioetica condotte con arroganza e presunzione dal primo fesso che passa per strada.

Sarò uno snob, ma questo Twitter proprio non lo sopporto più.

5 Comments

  1. Io sono sempre piu’ convinto che occorra tornare a usare di piu’ i blog, come del resto stai facendo tu per scrivere di questa cosa. Spostare la conversazione dal bar globale al proprio angolino di rete in cui, anche senza imporre restrizioni particolari, accedono solo amici e conoscenti.

    27/08/2015
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    • Alfonso Fuggetta said:

      Assolutamente d’accordo.

      27/08/2015
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  2. Roberto Re said:

    Leggo solo ora, ma spero che nella comunicazione asincrona dei blog il mio piccolo contributo possa valere ancora dopo giorni dall’apertura del thread:) . Su Twitter i tweet “scadono” quasi dopo la lora pubblicazione 🙂 Sono su social da circa 20 anni non ho mai seguito FriendFeed , i primi anni li ho trascorsi su Usenet ed ancora oggi a 20 metri dalla mia scrivania sta girando ancora uno dei news-server piu’ datati del pianeta (diesel.cu.mi.it). Usenet oggi sta lentamente scomparendo (lo vedo dalle statistiche di accesso al server) e penso perchè per seguire i newsgroups sia necessaria la configurazione di un client, forse troppo complicata per chi e’ abituato ad accedere a contenuti via Bowser, chissà?. Su Twitter nel 2013 per gioco ho scritto un Bot per promuovere la mia città , Milano, in vista dell’evento di questi mesi. Da due anni sta girando senza problemi raccogliendo qualche consenso in giro per il mondo seguo in automatico account che ritengo interessanti , tra cui anche il tuo. Su Facebook presenzio ma in modo personale non automatico , tutto cio’ che scrivo lo scrivo a mano :). Quasi 20 anni fa scrivevo “Internet non esiste, Internet siamo noi, buoni cattivi belli brutti, come coloro che prendono il tram per andare dove li porta la vita” oggi ne sono ancora convinto solo che oggi rispetto a 20 anni fa anche quelli che prendono il tram sono sempre connessi ad Internet :).Just my 2 cents.

    13/09/2015
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  3. Dimenticavo,in 20 anni non ho mai avuto nemmeno un Blog. Tutto cio’ che ho scritto (a volte polpastrellato 🙂 e’ sparso per la Rete ma sempre con il mio Nome e Cognome in chiaro associati ad un unica mail , o forse due, una e’ quella del lavoro, lavoro di cui assai raramente ne parlo in Rete se non in mailing list o con interlocutori molto tecnici, così come generalmente non ne parlo al bar 🙂 …

    13/09/2015
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