Un altro motivo per cui “piccolo non è bello”

www_alfonsofuggetta_it_docs_GM2015_ThomasManfredi_pdf

L’immagine che ho messo all’inizio di questo post è uno dei diagrammi più interessanti presentati ieri da Thomas Manfredi (@thmanfredi). Mostra il livello di investimenti in ricerca e sviluppo in alcuni paesi/zone. Il diagramma è interessante perché fa vedere anche come tali investimenti si suddividono tra le diverse tipologie di fonti.

Si può vedere che mentre la spesa pubblica complessiva (fondi+università+CNR+…) dello stato Italiano non è così clamorosamente inferiore a quella degli altri paesi, ciò che manca in modo più che evidente è la spesa delle industrie private. Chiedo all’amico Thomas, non sarà anche perché le imprese sono mediamente molto, troppo piccole, e quindi non in grado di investire adeguatamente?

 

7 Comments

  1. Paolo Zuccaro said:

    Ma esistono ancora le piccole imprese, credevo che in Italia, con l’applicazione del sistema Euro, fossero state decimate … comunque credo che probabilmente certi investimenti in ricerca (di base) e sviluppo a volte siano fuori portata anche per le aziende di grande dimensioni, il mio dilemma è: chi dovrebbe programmare e finanziare queste attività?

    03/10/2015
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  2. Massimo said:

    comunque è a percentuale del PIL , quindi la nostra spesa già più bassa in termini relativi, diventa notevolmente più bassa di Francia e Germania in termini assoluti, istituzioni pubbliche incluse. Come mai non c’è il Regno Unito ? Comunque lavorando in aziende italiane posso dire che sicuramente la situazione è peggio di così. Mi hanno chiesto più volte di firmare documenti dove dovevamo dichiarare di aver lavorato tante ore a certi progetti di ricerca, quando poi le ore effettivamente lavorate erano molte di meno. L’andazzo era ed è quello, non erano sempre industrie piccole …

    04/10/2015
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  3. Vero. Allo stesso modo la pensa anche il grande manager e saggista Roger Abravanel che sul tema ha creato lo slogan: “Piccolo e’ brutto, anzi bruttissimo”, descritto nel suo libro “Italia, cresci o esci”. Ne consiglio la lettura a tutti.

    16/10/2015
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  4. Da consulente e piccolo imprenditore faccio però notare due cose: 1) la grande impresa in Italia è finita da tempo: chimica, aeronautica, informatica (solo per fare tre esempi) sono settori distrutti dalla politica e da famiglie imprenditoriali incapaci: vogliamo insistere a finanziare quello che in Italia non funziona? 2) Pensare di finanziare CNR e Università devastate da baronie e burocrazia non mi pare una grande idea. Io darei fondi alle PMI direttamente, che rimangono a mio avviso la vera forza motrice italiana.

    22/10/2015
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    • Alfonso Fuggetta said:
      1. “Devastate da baronie” sono luoghi comuni offensivi e irricevibili. Ci sono tante brave persone che lavorano seriamente e che, guarda caso, formano tutti i “cervelli in fuga” che all’estero fanno a gara per rubarci.
      2. Le PMI in Italia sono aziende micro. Noi chiamiamo PMI (SME) quel che all’estero sono aziende microscopiche. Per cui viviamo in un universo parallelo dove ci illudiamo di avere la forza per competere mentre così non è. Sarei d’accordo con lei se le nostre “PMI” fossero veramente PMI. In tanti casi non lo sono per nulla.
      3. Il primo meccanismo di finanziamento che ho proposto è il credito di imposta che va alle imprese, non alle università. Sono le imprese che decidono se spendere soldi con le università e decidono anche con chi. E sono tutte le imprese, non solo le grandi.
      22/10/2015
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  5. Giuliano Nicolini said:

    Caro Professore, sul punto 1) ha ragione, occorre distinguere e mi scuso se sono stato generico. Era una reazione al titolo “Piccolo non è bello” che è altrettanto generico e irricevibile. Quando scrivo di baronie e inefficienza penso a certi centri di ricerca del CNR che conosco bene e che non producono nulla da anni, o a enti di ricerca pubblici che hanno tempi di risposta biblici e un genuino disinteresse per le imprese del territorio. Non mi riferisco certo al Politecnico di Milano o ai laboratori della facoltà di Ingegneria di Modena, che invece so essere eccellenze assolute.
    Sul punto 2) non mi pronuncio sulle classificazioni, di cui non sono esperto. Sono amministratore di un’azienda elettromeccanica di 35 dipendenti e 7 ML di fatturato, un microbo, che però esporta il 70% della produzione e innova, e ha le idee ben chiare su cosa investire in ricerca. Ed è una realtà piccola e bella, perchè ha livelli di efficienza e cura del lavoro sconosciuti alle imprese di grandi dimensioni (che ben conosco in qualità di consulente aziendale).

    22/10/2015
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    • Alfonso Fuggetta said:

      No, il mio commento sulle PMI non è irricevibile. Primo perché non è una offesa. Secondo perché è una considerazione statistica.

      22/10/2015
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