Risparmio “all’itagliana”

Oggi ho saputo che abbiamo perso una gara alla quale abbiamo partecipato. Un grosso cliente da miliardi di euro di ricavi.

Obiettivo: consulenza ICT.

Già la base d’asta era ai limiti del praticabile. Ma oggi abbiamo saputo che pur avendo avuto 36 punti su 40 nella valutazione di qualità, il contratto è stato aggiudicato ad una impresa che ha offerto 177€/giorno di media.

Questo è il risparmio di costi all’italiana.

All’estero i valori medi sono sui 600-700 euro (almeno).

Facciamo qualche conto:

  • Supponiamo che quella persona lavori per 230 giorni l’anno per quel cliente.
  • Se ne deduce che il fatturato per quella persona è di 177*230, cioè meno di 41k all’anno.
  • Se togliamo i costi di struttura e un minimo di margine, se ne deduce che al dipendente arriveranno lordi 25K? 30K? Forse meno.

Ecco così che si ottengono tre splendidi risultati:

  1. Persone sottopagate.
  2. Qualità del lavoro bassissima.
  3. Rendicontazione che spesso sono gonfiate (più giornate di quelle effettivamente svolte) per provare a coprire i costi veri.

Ecco, questi sono i risultati dei tagli “all’itagliana”. Sì, con la “g”.

8 Comments

  1. Luigi Rosa said:

    Due fonti diverse e sconosciute tra loro mi hanno confermato questi prezzi nelle BigCorp italiane; anzi una delle due mi ha detto che per alcune offerte molto grosse (oltre i 1000 giorni/uomo) si scende anche sotto i 170 €/uomo/giorno

    Secondo una delle mie due fonti il motivo principale e’ l’eccesso di offerta (in parole meno forbite: un sacco di gente a spasso) che accetta di lavorare per un tozzo di pane, pur di lavorare.

    Secondo me alla persona restano lorde in mano la meta’ di quei 41k

    Alla fine vale sempre la regola del pay peanuts, get monkeys.

    28/11/2015
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  2. Gabriele Turchi said:

    Onestamente non comprendo lo stupore: in molte realtà, per quanto mi riguarda, è la regola da anni…

    Probabilmente è vero che, soprattutto in anni passati, c’è chi se ne è approfittato, ma pagare per dei servizi – spesso strategici – una cifra al limite del ridicolo (probabilmente gli addetti ai servizi generali, se dipendenti di quell’azienda, prendono di più), è semplicemente sciocco.

    E’ anche vero che, non di rado, a quelle cifre ridicole corrispondono soggetti con professionalità altrettanto ridicole, ma la corsa al continuo ribasso (“mi dai poco, ti pago anche di meno”, “mi paghi poco, ti do anche di meno”) è una corsa al suicidio collettivo.

    A questo aggiungiamo che, nella mia esperienza, il cliente non ha quasi mai la più pallida idea di cosa vuole e di cosa sta comprando, in genere per la totale incompetenza delle persone interne addette alla analisi del problema e alla selezione dei fornitori.

    Insomma, a mio parere o da una parte si reimpara a fornire servizi di qualità – formando il personale nel modo migliore e concedendo il tempo necessario per svolgere i lavori senza dover sempre correre come forsennati -, e dall’altra parte non si investe delle necessarie responsabilità delle persone qualificate, e si riconosce il valore dei servizi e della loro strategicità nel business, oppure…. potremmo sempre scioperare! Pensate se tutti gli informatici non lavorassero anche solo per una settimana… Quanti Amministratori Delegati verrebbero a piangere perché non possono più scaricare le foto dell’ultima vacanza o non possono più farti configurare il PC del figlioletto?

    Scusate l’amarezza.

    GT

    28/11/2015
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    • Alfonso Fuggetta said:

      Il mio non è stupore. È profonda amarezza.

      28/11/2015
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      • Gabriele Turchi said:

        Ok. Quindi siamo in due…

        28/11/2015
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        • Alfonso, tutto giusto e purtroppo generalmente noto.
          Il punto è : come si esce da questa situazione?
          Tu cosa proporresti?
          Come possiamo migliorare la consapevolezza della domanda da una parte e la qualità di erogazione dall’altra nel mercato dei servizi a valore?

          29/11/2015
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          • Alfonso Fuggetta said:

            Ho cercato di scriverne in diverse occasioni. Adesso sono sul mobile e non mi è immediato ricercarli. Se provi sulla mia pagina su Medium.com ne trovi diversi.

            29/11/2015
  3. Filippo said:

    Durante un volo in Turchia un Executive (cosi’ si chiamavano) mi illumino’.

    Il mercato del Mediterraneo vuole piu’ ore (tante tante) al prezzo piu’ basso possibile, poi non importa che arrivino persone poco preparate o che si lasci un progetto inusabile, ci si gioca tutto sul commerciale. E’ una gara a fottersi tra societa’ di consulenza e cliente.

    Il mercato dei Nordics e’ sulla persona. Se io compro un consulente, questo deve essere in grado di trasferire la sua conoscenza alla mia azienda e renderla autonomia quando se ne va. I miei dipendenti sono motivati ad imparare. Non mandatemi capre che altrimenti ve le rimando indietro.

    03/12/2015
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  4. Massimo said:

    credo che non sia un fenomeno italiano, e che non sia limitato all’ITC , comunque la nostra compagnia è americana e per risolvere i problemi di ICT ha comprato società in India, e anche piuttosto grandi, poi li fanno viaggiare in tutto il mondo, Italia inclusa ovviamente.

    19/12/2015
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