Quali strade per l’innovazione in Italia?

Oggi sono usciti due articoli molto interessanti. Il primo di Massimo Sideri è stato pubblicato sul Corriere. L’articolo discute il paradosso Italiano: un popolo di innovatori che non innova. Il secondo articolo è un post di commento all’articolo di Massimo scritto da Luca De Biase. Credo che questi contributi siano importanti e meritino ulteriori riflessioni. Lo faccio commentando alcuni passaggi di Luca e, indirettamente, di Massimo.

Scrive Luca:

Eppure, dal 2012, l’Italia sta reagendo. Le oltre 5mila startup innovative emerse o nate dopo la legge emanata dal governo Monti e portata avanti dai successivi governi sono un segno evidente che l’Italia è davvero un paese naturalmente innovatore come dice Massimo Sideri. Ma il problema è che per fare ecosistema ci vuole di più. Ci vuole più cultura dell’innovazione, più finanziamento, più attenzione da parte delle grandi aziende per l’innovazione prodotta dalle startup.

Luca, l’innovazione non la fanno mica solo le startup! Questa convinzione data per scontata è una iattura e un falso storico che ci stiamo portando dietro da anni. Le startup sono una porzione minoritaria del mondo dell’innovazione. E anche se aumentassero (come io mi auguro), non potranno mai essere loro lo strumento primario di innovazione diffusa nel mondo imprenditoriale italiano.

Uno degli errori che ci sta quanto meno distraendo dal centro del dibattito è questa visione distorta per cui innovazione = startup.

No, non è così, non  è utile e sano che sia così.

Se prendiamo una tipica azienda media italiana, che opera per esempio nel settore delle macchine utensili, essa deve oggi innovare a 360° in tutta la propria catena del valore: organizzazione, risorse umane, processi, procurement, produzione, … Va benissimo che possa sfruttare “anche” startup innovative. Ma il più delle volte si tratterà, per la natura stessa delle startup, di contributi che coprono alcuni aspetti specifici, magari importanti, ma comunque non equivalenti all’intero spettro degli interventi necessari.

Ricondurre l’innovazione alle startup fa un danno alle startup e alle imprese: le prime non riusciranno a stare al passo con le attese e le secondo non innoveranno come dovrebbero. Hai ragione Luca, serve un ecosistema, ma non solo come terreno per sostenere le startup. Serve un ecosistema maturo di domanda e offerta di innovazione.

C’è chi dice: occorrono semplicemente più soldi pubblici a disposizione del venture capital. È chiaro.

No, Luca, non è chiaro. Il venture capital lo faccia chi lo deve fare. Il pubblico faccia il suo mestiere. Certamente può alimentare fondi di fondi, ma oltre no, proprio no.

Per esempio connettendo al tema del finanziamento dell’innovazione – comprese le startup – il tema della modernizzazione infrastrutturale, urbanistica, logistica, del paese. Si tratta di connettere gli investimenti necessari a questa modernizzazione con le capacità delle aziende innovative.

Ecco, quel tuo “comprese le startup” va nella direzione giusta. L’innovazione la devono fare tutti sfruttando tutti gli attori presenti sul mercato: imprese ICT, università, centri di ricerca e innovazione, imprese innovative (che non sono più startup) e “anche” le startup. E sono assolutamente d’accordo con te quando dici che è vitale pensare al tema della modernizzazione. Ma è proprio questo il problema che il Pubblico non ha ancora affrontato come dovrebbe.

La soluzione delle gare precompetitive – forward looking procurement – è a portata di mano (si tratta di gare nelle quali l’incentivo non è orientato ad abbassare i prezzi ma a elevare l’innovatività dei beni e servizi acquistati). Si tratta fare progetti di impatto visibile e realizzarli usando il più possibile le risorse delle aziende innovative.

Ni Luca, ni. Il procurement precompetitivo può essere uno strumento utile, ma lo vedo come un contorno rispetto al “piatto principale”.

Prendiamo la spesa pubblica in digitale: anche al netto degli ultimi tagli (a proposito di innovazione …), comunque spendiamo miliardi di € per acquisire prodotti e servizi che spesso sono identificare e definiti sulla base di requisiti vecchi, visioni obsolete e settoriali (come tu stesso scrivi). Serve una progettualità forte che da anni non si vede. Si vedono solo interventi puntuali, estemporanei, parcellizzati.

Manca un disegno strategico.
E manca la capacità di eseguirlo facendo ricorso a tutti gli attori (incluse le startup!) che possono e devono dare un contributo.

Faccio un esempio: il sistema sanitario è uno dei grandi centri di spesa e al tempo stesso una straordinaria opportunità per:

  1. Migliorare i servizi al cittadino.
  2. Razionalizzare la spesa.
  3. Stimolare l’innovazione delle imprese.

Per farlo, bisogno disegnare uno scenario che permetta a tutti coloro che fanno procurement nel settore (ASL, Regioni, Ministeri, società private) di spingere in modo organico verso una visione moderna e condivisa. In questo c’è un ruolo per le startup? Certo! Ma veramente pensiamo che si possa fare tutto ciò solo con le startup e il procument precompetitivo? No, bisogna incidere in tutte le gare e processi di procurement dove si spendono decine se non centinaia di milioni di euro e che spesso poco hanno a che fare con quel che una startup può e deve offrire.

Serve comprare bene, sia definendo in modo intelligente i contenuti delle gare pubbliche (tutte!), sia selezionando vincitori o raggruppamenti di vincitori che devono proporre soluzioni innovative (e magari all’inizio più costose) costruite, quando utile e possibile, anche valorizzando la presenza di startup innovative.

Questa soluzione del finanziamento dell’innovazione alimentando il fatturato delle imprese innovative chiamandole a partecipare alle opere di modernizzazione del paese ha il pregio di portare risultati visibili in tempi ragionevoli, sostenere lo sviluppo delle innovazioni, essere coerente con la storia italiana di piccole aziende poco capitalizzate e molto flessibili perché si finanziano con il fatturato.

Ni, Luca, ni. Che vuol dire “alimentare il fatturato delle imprese innovative”? Se parliamo del pubblico, ci sono le gare. Bisogna incidere, come scrivevo, sulle gare.

Ci sono certamente altre strade che si possono percorrere, ma su un fronte diverso. Ho in mente in particolare due strumenti pubblici precisi che possono essere utili e che peraltro non ho proposto io ma Bersani e Pistorio nel 2006:

  • Progetti di ampio respiro per creare filiere tra imprese grandi e medio piccole. Era l’idea di Industria 2015, naufragato non perché in sé fosse una cattiva idea, ma per carenza di fondi e per processi di gestione improponibili. Questi progetti premiano innovazioni tecnologiche più profonde o di sistema. Pensiamo a quello che potrebbero fare, per esempio STM e Eurotech insieme alle aziende delle macchine utensili per portare veramente l’IoT in fabbrica (e nei prodotti costruiti in quelle fabbriche!). Ma questo non è un lavoro da startup! Certamente, ne esisteranno alcune che possono e devono essere coinvolte, ma come partner, non come leader o attore unico di un progetto simile.
  • Strumenti automatici che permettano alle imprese (tutte!) di avviare, sostenere e velocizzare processi di innovazione diffusa. È il credito di imposta che va “all’utente” dell’innovazione, non al fornitore che ne beneficia in modo indiretto in quanto percettore di un contratto con l’azienda “utente”. Questo è assolutamente vitale perché stimola l’offerta di innovazione (tutta, incluse le startup) ad essere competitiva e evita sterili technology push dove non c’è nessuno dall’altra parte capace e pronto ad “usare” i risultati. Oggi il credito di imposta c’è, ma è solo sul differenziale di investimenti rispetto al passato: è troppo poco, troppo tardi. Serve di più: un credito vero  che incida sul monte degli investimenti fatti.

Non sono strumenti alternativi, sono complementari. E non sono alternativi alla promozione delle startup. E non sostituiscono un procurement innovativo, così come non possono sostituire il finanziamento alla ricerca di base, da anni ignorata nelle politiche di questo paese.  È la ricerca di base che crea capitale umano e knowhow che poi si riusa in innovazione.

In sintesi, serve una margherita di strumenti di supporto all’innovazione  nella quale lo sviluppo delle startup è solo uno dei petali. Ne riassumo qui alcuni che ho menzionato in precedenza:

  • Finanziamento di fondi di fondi o altri strumenti che aiutino la nascita e lo sviluppo di startup.
  • Credito di imposta per innovazione diffusa.
  • Progetti industriali di ampio respiro tipo Industria 2015.
  • Finanziamento serio della ricerca di base.
  • Riqualificazione radicale del procurement pubblico, tutto, non solo quello precompetitivo.
  • Altri?

Se così non facciamo, i problemi segnalati da Massimo non li risolviamo. Se va bene, creiamo qualche bella startup che, come accade sempre più spesso, viene comprata da qualche fondo o società straniera, con scarsi se non nulli effetti sul panorama industriale italiano.

È vero quel che dice Massimo: dobbiamo scaricare a terra un potenziale enorme. Ma dobbiamo farlo in maniera organica e strutturata. Ragioniamoci insieme, ma facciamolo allargando lo sguardo.

Grazie a tutti e due per gli interessanti stimoli. E scusate per la reazione istintiva. L’ho scritta di getto!

2 Comments

  1. Gianluca Brugnoli said:

    Sottoscrivo pienamente. Le start-up vanno bene, ma sono solo una parte del sistema. Il complesso processo di trasformazione digitale di un’organizzazione (impresa privata o ente pubblico che sia) non lo fai solo con le start-up o con un’app. Ci vuole molto di più e bisogna andare molto a fondo dentro le macchine organizzative. Ci vuole visione, cultura e strategia. E soprattuto una struttura manageriale che sa come implementare e gestire questi processi nel lungo periodo in modo strutturato e sostenibile.

    30/12/2015
    Reply
  2. Condivido le riflessioni sugli articoli ed il commento. Credo che alcuni stimoli possano venire anche dal Report “The Most Innovative Companies 2015: Four Factors that Differentiate Leaders” del Boston consulting Group. Una sintesi la potete leggere su: http://bit.ly/1ONFe2V

    07/01/2016
    Reply

Rispondi