Mi è stato chiesto di proporre 5 idee per affrontare i problemi dell’università. Provo a buttare giù alcune idee ovviamente assolutamente informali e preliminari. So bene che andrebbero approfondite, ma penso possano indicare quanto meno una direzione. Le ho raggruppate in alcuni macro-capitoli. Mi piacerebbe aggiornare questo post alla luce dei vostri commenti e suggerimenti per farne una sorta di manifesto.
Autonomia e valore legale
Le università non sono tutte uguali. Nè possono esserlo "de jure". Devono avere l’autonomia per potersi sviluppare in base alla loro capacità e vocazione. La qualità non si può imporre. Per questo motivo, mentre recentemente ci sono stati dei passi indietro sul fronte dell’autonomia, bisogna ridare autonomia agli atenei. In primo luogo autonomia finanziaria: ogni università spenda i soldi come meglio crede in base ai propri piani di sviluppo. In secondo luogo, autonomia nel reclutamento del personale: ogni università prenda le persone che preferisce, come succede in USA o in tanti paesi europei. Infine, rivedere il valore legale della laurea affinchè non sia vincolante nei concorsi pubblici e nelle questioni legate al mercato del lavoro: non deve essere più sufficiente dire "sono laureato in", ma bisogna anche dire "sono laureato a".
Valutazione e competizione
Ovvio che totale autonomia ha senso se c’è anche vera valutazione e competizione. Valutazione vuol dire che i fondi ministeriali per le università devono essere distribuiti non in base al numero di studenti o al buco di bilancio del singolo ateneo, ma in base alle loro qualità e la loro impegno. Una proposta semplice: il fondo ministeriale viene diviso in due parti; la prima garantisce un minimo di fondi di funzionamento per tutti; la seconda premia con un meccanismo di euro-match le università che riescono ad ottenere finanziamenti sul mercato competitivo (per esempio, bandi europei o contratti privati). Euro-match vuol dire che per ogni euro preso sul mercato competitivo da un ateneo, lo stato ne aggiunge un altro (sempre per l’ateneo) in modo automatico (è un meccanismo simile al dollar-match usato per esempio in California). Infine, i fondi per le aree depresse (che sono enormi) devono essere completamente rivisti. Propongo che una quota venga utilizzata a livello nazionale (e non solo per alcune aree geografiche) per finanziare tramite bandi competitivi quelle aree scientifiche (potremmo dire le vere "aree depresse") per le quali non esistono bandi europei o possibilità di attingere a contratti privati (penso per esempio alle aree umanistiche); una seconda parte dovrebbe confluire nel fondo per l’euro match. Quindi non devono più esistere fondi che vanno a qualcuno semplicemente sulla base della sua localizzazione geografica.
Meccanismi elettivi
Uno dei passaggi chiave è il passaggio da governance degli atenei basati su meccanismi elettivi bottom-up a meccanismi basati su scelte fatte top-down. Un board of trustees scegli il rettore e il senato fa l’appointment dei dean. In questo modo, non ci sono più le pressioni alle quali talvolta i rettori possono essere sottoposti dalla base.
Stato giuridico
Si dice spesso che bisogna far si che i professori siano maggiormente capaci di interagire con il mondo delle imprese e che non devono fare i cattedratici. Allo stesso tempo, però, si limita la possibilità che un docente ha di collaborare con le imprese. Propongo che ogni docente debba svolgere un carico didattico minimo e che ci sia una valutazione sistematica del suo operato. In USA, ogni università ha anche un ufficio ombudsman che tutela gli studenti. Il dean di una school ha il potere di richiamare un docente e procedere in via disciplinare se non rispetta gli standard minimi. Si faccia lo stesso anche in Italia. Detto questo però, ogni professore sia libero di dedicare il proprio tempo extra per le attività che preferisce, senza limiti economici. Si dirà che così i professori poi farebbero tutti i consulenti. Rientra nel discorso della autonomia e della valutazione: pensi solo ai fatti tuoi? La tua università andrà peggio e tu stesso verrai valutato male. Un passaggio importante è la transizione da un sistema di remunerazione standard uguale per tutti i docenti, a uno basato sulla valutazione delle prestazioni.
Programmi formativi
Non serve imporre dall’alto alle università di fare o non fare certi programmi formativi. La vera questione è mettere le università di fronte alle proprio responsabilità: vuoi farti una microlaurea specialistica da 10 studenti? Finanziatela. Quindi bisogna cambiare radicalmente l’approccio. È inutile imporre dall’alto come deve essere fatto il percorso formativo. Bisogna far si che ogni università sia messa di fronte alle proprie responsabilità, sia capace di distribuire le proprie risorse per rispondere in modo sensato ai bisogni del mercato e sappia investire in modo oculato su percorsi formativi nuovi o comunque che esplorano aree non ancora sufficientemente diffuse.
Accesso e finanziamento dei corsi di studio
Le università devono essere libere di fissare costi della formazione e limiti di accesso. Ovviamente, sarà loro interesse attrarre tanti buoni studenti. Se non lo fanno, peggio per loro visto che perderanno appeal e "quote di mercato". Devono esistere incentivi finanziari statali (per esempio, ancora basati sull’euro-match) che spingano e aiutino le università ad investire in residenze universitarie e a prevedere assegni per i non abbienti.

[...] La situazione cambierà di poco finché l’università non farà propri due concetti, che in verità da queste parti sono dei tabù in quasi tutti i settori: meritocrazia e valutazione. Alfonso Fuggetta qualche giorno fa ha sintetizzato le sue proposte per risollevare lo stato in cui versa la ricerca italiana, il post è molto interessante, leggetelo [...]
Hello,
stai ancora raccogliendo idee?
Ho scoperto solo adesso:
http://stefanozapperi.ilcannocchiale.it/?r=76561
ad una prima veloce lettura, mi sembra un insieme di riflessioni assai mirate e condivisibili.
Molto ricco di informazioni http://pil.phys.uniroma1.it/~Esylos/Tsunami/summary.html
Tra i materiali raccolti,
http://pil.phys.uniroma1.it/~Esylos/Tsunami/interventi.html
io trovo assai interessante questa lettera:
http://pil.phys.uniroma1.it/~Esylos/Tsunami/lettera_ministero.pdf
(~ >>> %7)
Devo dirti che in questi giorni sono un po’ in “libera uscita”. Conto di farlo all’inizio di gennaio.
Hi,
un altro link
http://www.rivistapoliticaeconomica.it/premio_angcosta/Mas-Colell_eng.pdf
che trovo grazie a un commento (vedi in coda) a una nota anti-Mussi di
http://www.noisefromamerika.org/index.php/articoli/Compagno_Mussi,_ripensaci!
Per incuriosirvi, cito una amusing nota iniziale di questo Andreu Mas-Colell
>>>>>>Political
speeches, my trade of the last five years, are very different bea-
sts from academic talks. In contrast with the latter, in political
speeches there are no points to be gotten by being clever, or ori-
ginal, and it is a terrible faux-pas to direct one’s words to the
three people that matter. In fact, one has to become a speciali-
st in the constant repetition of platitudes. The depth of the con-
tribution ends up being measured by the intensity, and the di-
stribution, of the repetition of two or three very simple messa-
ges. Also, if you allow me to indulge in a modicum of cynicism,
in politics, again in contrast with academics, you should not re-
cognize your sources (unless they are safely dead). Rather, you
steal ideas and make everybody believe they are yours. What is
the point of attributing them to your political opponents? Finally,
in a political speech you should try to express yourself with ele-
gance but, God forbid, not with precision. A good political mes-
sage should appear clear and definite but if it is well crafted it
will have the virtue that, if read carefully, it can be made to say
approximately the opposite of what it seemed to express at fir-
st flush.<<<<<<<<<
alla prossima
mario
dimenaticavo,
BUON, FELICE E PROFICUO 2008
e grazie per l’ospitalità
m.