Stamattina venendo in auto ho sentito sulla rassegna stampa di Radio 24 i commenti su tre notizie che mi piace segnalare:
Sul fronte La Sapienza, da parte anche di Pietro Ingrao si dice che si è sbagliato, dando il destro a Ruini per la manifestazione di ieri. Un fondo di Andrea Romano, credo su La Stampa (non riesco a trovarlo sul web grazie a Destralab l’ho trovato qui), fa notare come all’errore marchiano dei colleghi della Sapienza siano seguiti sia la furbesca mossa di Ruini, sia la presenza in San Pietro di personalità politiche che sulle scelte concrete spesso non hanno nulla in comune, ma che sono andate là solo per tornaconto politico e personale.
Ho sentito e letto di una bella lettera del Cardinale di Milano ai divorziati, che riavvicina la Chiesa a chi soffre situazioni difficili in famiglia.
E ho anche letto una bella intervista di Tabacci sul caso Cuffaro, nella quale tra le altre cose si dice quanto segue:
Col compiacimento di chi si sente un libero pensatore, Bruno Tabacci scandisce parole grosse, che pochi altri politici possono permettersi: «Confesso che le brutte vicende di questi giorni – i rifiuti campani, la vicenda Mastella, la condanna a Cuffaro – mi hanno messo in una condizione di grande prostrazione. Nella vicenda politica oramai c’è soltanto la violenza delle diverse bande in campo. Comincio a provare disgusto per quel che siamo diventati: l’etica pubblica si disperde, siamo diventati campioni del conflitto di interesse, che esalta il nostro personale contro quello generale». Allievo di Albertino Marcora, già presidente democristiano della Regione Lombardia negli anni della Prima Repubblica, indagato e assolto durante Tangentopoli, da anni Bruno Tabacci vive con indipendenza di giudizio la militanza nell’Udc e nel centrodestra. (Mia nota: dice sempre "siamo diventati", non "sono").
Il leader del suo partito, Pier Ferdinando Casini, ha tirato un sospiro di sollievo perché il Governatore di Sicilia Totò Cuffaro non è mafioso e dunque può restare al suo posto dopo una condanna a 5 anni. Lei condivide?
«Non sono d’accordo con la sottovalutazione fatta da Casini. La mia solidarietà umana a Cuffaro è fuori discussione, ma nella mia coscienza emerge un dissenso politico per l’indifferenza con la quale si valutano le sentenze giudiziarie. Qui non stiamo parlando di un divieto di sosta».Quale il messaggio che viene fuori dalla vicenda?
«Quello della furbizia. Non si può ridurre tutto ad uno scontro tra poteri, nel quale oltretutto non emerge un’autorevolezza della politica, capace di indicare la strada di un rinnovamento anche alla magistratura. Una politica che si erge invece a difesa della casta».
Come si vede, ci sono anche voci positive, critiche ragionevoli e pensieri condivisibili, almeno per me. Io credo che se una speranza ha questo paese, essa sta nella capacità di analizzare e distinguere, nel non cadere nella generalizzazione in un senso o nell’altro. Altrimenti, siamo tutti colpevoli e quindi tutti innocenti, non c’è più differenza tra giusto e sbagliato, non sappiamo più come valutare le persone e fare le scelte più ragionevoli per uscire fuori da questo pantano.

Quoto alla stragrande il prof.:
“[...] se una speranza ha questo paese, essa sta nella capacità di analizzare e distinguere, nel non cadere nella generalizzazione in un senso o nell’altro. Altrimenti, siamo tutti colpevoli e quindi tutti innocenti, non c’è più differenza tra giusto e sbagliato, non sappiamo più come valutare le persone e fare le scelte più ragionevoli [...]”
Come diceva mia nonna (chi non ha una nonna saggia da citare alla bisogna?
, “quando qualcuno alza della polvere, poi, quando questa si è posata, tutti sono bianchi allo stesso modo”.
Coltivare ostinatamente la capacità di distinguere – questa è, IMHO, una della chiavi di lettura più importanti.
Saluti.