In questi giorni c’è StatOfTheNet. Leggo alcuni resoconti tramite i blog e i tweets che seguo regolarmente (Luca De Biase, Gigi Tagliapietra, Stefano Quintarelli, …). Ovviamente, non è la stessa cosa che essere lì. Mi spiace perchè mi sarebbe piaciuto esserci e sentire dal vivo quello che viene lì discusso.
Su altri fronti, l’argomento che domina giornali e telegiornali in questi giorni è il dibattito che si è sviluppato a valle della crisi e delle decisioni per certi versi clamorose del PD di correre da solo e di FI/AN di fare la lista unitaria.
Sul primo punto (StatOfTheNet), rileggevo il commento di Luca De Biase all’intervento di Enzo Rullani e mi sono rimesso a pensare al ruolo della rete. Leggendo poi delle altre vicende politiche e alcuni commenti sui blog che frequento, mi sono ritrovato a rimuginare sempre sullo stesso problema di fondo che mi pare sia centrale in questo momento nel nostro paese. Mi pare di vedere un collegamento e filo conduttore tra tutte queste vicende e questioni.
De Biase e altri insistono molto in questo periodo sul ruolo della rete come strumento di condivisione delle idee e di costruzione di una agenda. Luca dice che Rullani ha giustamente messo l’accento sul fatto che la rete non è nè bianca nè nera (nè buona, nè cattiva interpreto io) ma un universo vitale in crescita, un ecosistema, dove si riflette e sviluppa la nostra stessa società. Su fronti simili, su tanti blog leggiamo quotidiamente analisi sul ruolo dei blog e dei giornali, sui ritardi dei mezzi tradizionali nel capire e valorizzare la rete.
In campo politico, se si seguono le dichiarazioni di questi ultimi mesi, ci si accorge di cambiamenti di opinioni piuttosto repentini, sul fronte legge elettorale, referendum e struttura delle coalizioni. Anche se si intravedono spiragli per una evoluzione positiva dello scenario politico, a me pare che troppo spesso la discussione è incentrata, come si diceva una volta, sostanzialmente “sulle formule” e non sulle proposte politiche e di contenuto.
È proprio questo il problema che mi sembra sta alla base di tutti questi discorsi: siamo sempre eccessivamente concentrati sul mezzo, sullo strumento, sulla forma e non a sufficienza sulla sostanza. Forse perchè lo strumento “si vede” e si vende meglio delle proposte concrete; forse perchè è molto più rischioso discutere sul merito, rispetto al discettare sulla forma.
Mi è stato detto che sono un tecnocrate. Sarà, ma non è forse vero che molti studiosi non tecnocrati di Internet e delle sue implicazioni sociali stiano analizzando questi fenomeni in modo piuttosto avulso dai contenuti che sono oggetto di questa socializzazione? Non si stanno dicendo cose per certi versi ovvie (vedi Rullani)? Certo, fa anche bene riaffermare alcuni concetti e principi di fondo, visto che ci sono personaggi che vanno in giro a parlare di Internet come del demonio. Ma non sarebbe il caso di alzare e spostare un po’ il tono e l’obiettivo del dibattito?
Sul fronte politico, non è forse vero che, alla fine, delle questioni di fondo non si parla mai o quasi? Per esempio, vogliamo le liberalizzazioni sul serio oppure no? Alla ricerca e all’innovazione ci crediamo sul serio oppure no? Alla diminuzione del ruolo del pubblico ci crediamo sul serio oppure no? Alla garanzia del ruolo del pubblico in servizi pubblici importanti come la scuola e la salute ci crediamo o no? E in pratica, che proposte vogliamo fare e portare avanti? E ovviamente potrei andare avanti per molto.
Sulla rete, vogliamo un DRM aperto come dice Chiariglione oppure “no DRM at all”? E tutti abbiamo ben capito la differenza tra DRM e TPM? E sulla questione del controllo della rete e dei contenuti che in essa circolano come la pensiamo? Come vogliamo gestire il mercato del software e come vediamo il ruolo della pubblica amministrazione? L’open source è una scelta tecnologica oppure una “opzione preferenziale”?
Non sono domande proprio così scontate. Certo andrebbero approfondite. Ma anche lasciate ad un livello molto superficiale, se le ponessimo a esponenti di uno stesso schieramento politico o a un certo numero di blogger, credo riceveremmo risposte molto diverse (in modo un po’ qualunquista, potrei anche dire che probabilmente parecchi non saprebbero bene di cosa si stia parlando).
Io credo che prima ancora di porci il problema di vedere se abbiamo capito fino in fondo la valenza della rete o le implicazioni del sistema tedesco o di quello spagnolo, dovremmo iniziare a chiederci in modo più esplicito e forte cosa veramente vogliamo. Il centrosinistra è crollato proprio su questo punto. E anche nella scorsa legislatura, alla fine, erano arrivati al punto di rottura proprio per divergenze di opinioni su come affrontare i problemi. La richiesta che ho espresso su questo blog per una nuova legge elettorale non voleva certo dire che quella era la questione di fondo, ma solo un utile passaggio di metodo prima delle urne e prima di una discussione di merito su cosa vogliamo.
Giavazzi sul Corriere scrive oggi una cosa secondo me molto saggia:
Per giudicare se un accordo politico sia auspicabile occorre innanzitutto chiedersi se esso renda più facile attuare alcune riforme. Anziché dagli schieramenti meglio quindi partire dai contenuti, da un’analisi dei problemi che il governo, qualunque esso sia, dovrà affrontare dopo le elezioni.
Dai cambiamenti in corso mi pare di poter cogliere qualche segnale positivo. Ma mi sembrano ancora molto deboli.
P.S.: Leggo ora un commento di Destralab di tenore simile.

Off topics: qualche mese fa abbiamo lanciato una petizione per la candidatura di Gino Strada al Premio Nobel per la Pace. La petizione ha già superato le 7.600 adesioni, ma vogliamo raggiungere il traguardo, simbolico ma non solo, delle 10.000 firme. Se non siete d’accordo con l’iniziativa, scusateci per il disturbo. Se siete d’accordo, vi chiediamo di promuoverla (e, se lo avete già fatto, di rinfrescarla) sul vostro blog. L’iniziativa può essere firmata sul nostro blog:
http://www.tafanus.it/
Grazie per la collaborazione
Tafanus