Ieri ho avuto modo di parlare un po’ con un carissimo amico, dirigente di una grande azienda italiana di IT. Mi diceva una cosa molto semplice:

Uno stato non deve preoccuparsi delle aziende che vanno male: devo preoccuparsi delle aziende che vanno bene.

È una visione molto provocatoria e apparentemente paradossale. Non per niente, al Ministero per lo Sviluppo Economico c’è un settore che si occupa delle situazioni di crisi.

Proviamo a analizzare la questione.

C’è una visione che dice: “lo stato deve sostenere le imprese che non vanno bene, per far si che si rimettano in salute”.

L’altra visione, quella del mio amico, dice: “bisogna far nascere nuove imprese, sostenere le aziende vincenti, far crescere quelli che si danno da fare e dimostrano di avere le capacità per farlo”.

A me pare che la prima visione rappresenti bene la posizione di coloro che dicono che bisogna aiutare chi ha bisogno, non chi sta bene. Peccato che questa visione sia più che ragionevole quando applicata alle persone che soffrono e a chi è indigente, ma è drammaticamente sbagliata nel campo dell’economia. Aiutare i senza tetto o coloro che sono ai margini della società è giustissimo. Sostenere i lavoratori che hanno perso il lavoro e sono disoccupati è sacrosanto (avviene in tutti i paesi seri).

Ma sostenere le aziende che non hanno futuro o che non dimostrano di poterselo e volerselo costruire è drammaticamente controproducente.

Si chiama assistenzialismo, alla fin fine.

Così da un lato si continuano a sprecare risorse per aziende che non ce la fanno a decollare e dall’altro mancano invece i fondi (per esempio di sostegno alla ricerca e all’innovazione) per quelle imprese che vogliono e possono competere sui mercati internazionali. Mancano i soldi per infrastrutture chiave. Mancano risorse per nascere nuove imprese e nuovi imprenditori. E si instilla l’idea che non vale la pena rischiare, perché è più semplice ricercare il sostegno di qualcuno se le cose ti vanno male. Si buttano via soldi per tenere in piedi aziende e strutture (specie pubbliche) senza futuro dicendo che se non lo si facesse ci sono persono che perdono il lavoro. Come dice Ichino, si confonde la difesa e il sostegno al lavoratore con la difesa e il sostegno dell’azienda o della struttura pubblica che lo impiega.

Sarà, paradossale, ma credo proprio che questo sia uno dei mali italici più gravi e una delle principali ragioni dello stallo nel quale viviamo.

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7 Responses to Cosa vuol dire sostenere le imprese

  1. Tom says:

    Questo suo articolo è chiaro, completo, comunicativo e equilibrato. Praticamente perfetto. Complimenti.

  2. Concordo pienamente anch’io.
    Andrea

  3. Ma come. Abbiamo speso miliardi per sostenere la FIAT e proprio ora che non l’abbiamo fatta fallire e va a gonfie vele, mi esce con queste teorie? Al di là delle battute, penso si debba distinguere tra chi proprio è senza speranza e chi ha perso l’occasione e ha bisogno di una guida. Insomma, credo che il mondo sia più complesso.

  4. Dr. House says:

    Tante belle parole al vento,
    chi di noi non pensa esattamente le stesse cose, e poi ?
    I fatti nell’italico paese sono ben diversi e gli interessi politico economici di persone corrotte e di facili costumi ci conducono in tutt’altra direzione.

  5. Tom says:

    A proposito di fatti:
    http://www.repubblica.it/2006/a/rubriche/piccolaitalia/report-488/report-488.html
    Ieri vedendo report mi sono sentito male fisicamente. Allucinante quello che ho visto. Inimmaginabile che possano accadere cose di questo tipo.
    Qua non si parla di essere santi, puri e casti. Qui si incassavano milioni di euro come noccioline e non venivano neanche costruiti gli impianti per cui erano stati erogati i finanziamenti. Almeno se si creavano imprese che andavano male o fallivano, si avevano delle esperienze aziendali dove si era dimostrata una scarsa capacitá ma almeno qualcosa si muoveva in termini di occupazione e competenze magari utili per una successiva attivitá d’impresa.

  6. Michael says:

    Secondo me Andrea di Guardo ha ragione, essendo il mondo leggermente più complesso bisognerebbe saper distinguere tra chi è senza speranza e chi invece può risollevarsi. La FIAT ne è proprio un esempio e sta quasi diventando una moda… oggi la nuova 500 vende quasi più della MINI sotto BMW.

    Del resto mi pare giusto sopprimere l’imprenditore che apre una catena di negozi di maschere da sub in montagna, oppure di slitte al mare :)

  7. [...] economico in tutte le nazioni in declino economico solo perche’ la Croce Rossa aveva offerto assistenza dopo il terremoto ad una citta’ momentaneamente in ginocchio, ma che aveva tutte le risorse per [...]

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Alfonso Fuggetta

Alfonso Fuggetta

Professor, Manager, Blogger

I am a professor at Politecnico di Milano and CEO at CEFRIEL.