Controllo diffuso?

On May 5, 2008, in Pensieri sparsi, by Alfonso Fuggetta

Mi è stato chiesto di commentare la vicenda della pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi.

Premetto che mi pare ovvio che i politici, come già accade, siano soggetti alla pubblicazione dei propri redditi. Lo stesso vale per tutti i dipendenti pubblici (gli stipendi dei professori, per esempio, sono definiti da tabelle ministeriali contenute in atti pubblici). Ma da un punto di vista generale, non sono per nulla convinto di quello che hanno fatto Visco e l’agenzia delle entrate.

Da un punto di vista giuridico, per quel po’ che ne so io, il problema è proprio nel "trattamento" del dato, non semplicemente nella sua pubblicità. Quando al CEFRIEL raccolgo dei dati su una persona (anche solo nome, cognome e indirizzo) devo garantire come li tratto, dove li memorizzo, se li distribuisco o meno a terzi e fino quando li conservo. Che garanzie ci sono in questo senso da coloro che si sono scaricati i dati nei giorni scorsi?

Ma supponiamo anche che la legge preveda esattamente quanto fatto dall’agenzia delle entrate. Secondo me è una legge sbagliata e la motivazione sta proprio in quello che scrive l’agenzia: "favorire una forma di controllo diffuso da parte dei cittadini rispetto all’adempimento degli obblighi tributari".

Ma come controllo diffuso? Vuol dire che la verifica della correttezza delle dichiarazioni fiscali è compito dei singoli cittadini? Vuol dire che una persona deve giustificare al vicino quanto guadagna, il suo tenore di vita, le auto o le moto o le case che compra o che non compra e così via? E che strumenti avrebbe questo "controllore diffuso" per verificare queste affermazioni se non, il più delle volte, il pettegolezzo o l’insinuazione? E che diritto ha costui di controllare a modo suo le risorse economiche e la situazione personale di un altro cittadino? Perchè allora non pubblicare anche i saldi dei conti bancari, oppure le cartelle mediche per verificare "in modo diffuso" che quel malato non sia in realtà un assenteista malato immaginario. E seguendo questa logica che assegna ai singoli compiti dello Stato, come dire di no alle ronde padane? Rientra nella logica del "controllo diffuso".

Quando ho visitato la SOGEI (ci torno a breve) ho potuto rendermi conto del fatto che hanno dei sistemi informativi molto sofisticati. Mi hanno mostrato in tempo reale tutti i miei redditi. Sono in grado di identificare tutti i comportamenti anomali o le dichiarazioni incongruenti. Che l’agenzia delle entrate e la Finanza facciano il loro mestiere: perseguano chi non paga le tasse, lo possono fare benissimo.

A me pare che lo Stato debba fare lo Stato e il singolo cittadino il cittadino.

32 Responses to “Controllo diffuso?”

  1. Paolo Bizzarri says:

    Alfonso,
    il controllo non è dei cittadini verso gli altri cittadini. E’ dei cittadini verso il sistema di esazione fiscale.
    Come hai detto tu stesso, la SOGEI ha tutte le informazioni per verificare se le dichiarazioni sono veritiere o meno.
    Ti pare credibile che il proprietario di Autostrade dichiari meno della Litizzetto?
    Non è che, semplicemente, l’amministrazione finanziaria sta guardando da un’altra parte?
    E’ questo il controllo che purtroppo i cittadini sono chiamati a fare.

  2. Mi sembra un po’ paradossale che un organo dello Stato metta in campo questo giochino (la pubblicazione dei redditi) per dare la possibilità ai cittadini di dire che quello stesso organo dello Stato non fa il suo dovere.

  3. Paolo Bizzarri says:

    Alfonso, io sono d’accordo che è paradossale, ma l’Italia è il paese che è.
    Ti ripeto: ti suona normale che un indusriale come Benetton dichiari meno della Litizzetto? E che nessuno gli vada a fare le pulci?
    L’Italia è un paese dove tutti possono fare finta di non sapere, finchè una cosa non la sanno tutti e tutti sanno che tutti sanno. Allora le cose cominciano a succedere.

  4. paoloCa says:

    Non sapevo che la Benetton fosse una ditta individuale.
    Se non lo e’ allora forse la capacita’ contributiva, del signor Benetton e il suo effettivo contributo non si esaurisce nel suo quadro N.

    In altre parole non necessariamente i redditi finanziari confluiscono nel quadro N della persona fisica.

    Le probabilita’ che questo sia il caso secondo me sono alte.

    E questo pone la domanda se l’assunto iniziale del raffronto sia significativo.

    Non vedo l’ora che sia estate per poter fare i questionari sulla coppia. Per adesso mi accontento di quanto passa il convento in questi giorni

  5. nunzio says:

    Prof,
    i dati sui redditi sono pubblici da 20 anni almeno. Ogni giornale di ogni piccola citta’ li pubblica una volta all’anno da quando ero ragazzino. Mi pare che qui succeda semplicemente quello che sta succedendo in altri campi, cioe’ che Internet renda tutto 100 volte piu’ facile o piu’ veloce e che quindi comportamenti (ad es. il fare cassette di musica piratata, fare fotocopie di testi, distribuire le soluzioni degli esami di maturita’) rispetto ai quali si era trovato un equilibrio in un mondo “lento” risultino improvvisamente eversivi in un mondo “in tempo reale”. Naturalmente poi seguono le gride manzoniane (104 procure aprono un fascicolo, in prigione tutti quelli che leggono il file, tutti quelli che scaricano musica da emule, tutti quelli che usano software craccato) che servono solo a diminuire la gia’ scarsa fiducia del cittadino nel sistema giudiziario. Credo che un giorno un po’ di gente competente come Lei dovra’ porsi il problema di segnalare a questa gente che il mondo e’ cambiato, e dovremo cambiare anche i nostri comportamenti. Naturalmente non rendendo tutto lecito, ma trovando un nuovo equilibrio che tenga conto che nell’era di Internet l’informazione e’ quasi impossibile da bloccare.

  6. GT says:

    <>
    Non è paradossale. E’ un organo dello stato nelle mani di un governo uscente che faceva il suo dovere (in questo campo), che passerà a un governo (quello d berlusconi) che non continuerà la lotta contro gli evasori fiscali. Lo psiconano lo ha fatto capire più volte. E’ stato un ultimo slancio fatto dal governo che se ne stava andando a casa.
    Quoto paolo, non si tratta di pettegolezzi, giudizi, o insinuazioni: se il mio dentista dichiara meno della mia cameriera, qualcosa di sbagliato c’è, non c’è bisogno di tirar su un tribunale. Tu stesso alfonso in altri post avevi risposto a insinuazioni sul reddito tuo e dei prof universitari in generale, e non ti sei tirato indietro; dovresti auspicare che tutti facciano così, non capisco perchè critichi questo metodo.
    Se poi dal punto di vista legale sia sbagliato, questo non lo so; dovresti parlare del tuo punto di vista etico, non di quello giudiziario. Tanto ormai la procura se ne sta occupando, su quello non decidiamo niente, ma abbiamo la libertà di far valere le nostre opinioni.

  7. claudio says:

    Bene, adesso che hai scoperto che Benetton guadagna meno della Litizzetto… che fai? Perché nel paese paradossale, si chiacchiera e si spettegola, ma poi finisce tutto lì. Proprio per questo pubblicare i dati è inutile: perché finché si spettegola va tutto bene, ma se appena qualcuno pensa di fare qualcosa viene fuori la parola “delazione”. Allora, se i dati servono per le chiacchiere, meglio non pubblicarli.

  8. giovanni says:

    Una piccola osservazione sul controllo:
    tutte le volte che i giornali dicono: ‘tizio guadagna tot’ nessuno può controllare e si deve accettare come una verità. Con la pubblicazione sui siti istituzionali almeno si sa se è corretto o meno (e questo, ironicamente, è una garanzia per la persona citata).
    Poi io credo al ‘controllo sociale’, mi spiego: uno può mettersi le dita nel naso in pubblico ma deve sopportare la riprovazione per il gesto. E così è giusto per la dichiarazione dei redditi. Uno può imbrogliare e magari al fisco può non essere evidente. Ma è giusto che almeno faccia una fugura di m**** col vicino che, ricordiamolo, pagherà le tasse anche per lui.
    Giovanni

  9. Gi says:

    Ieri sera stavo per scrivere un commento di risposta poi ho cancellato, rinunciandovi; lo faccio ora in maniera telegrafica.
    E’ stata un’alzata d’ingegno :-( studiata nella sede di qualche partito; quale?!! :-o
    C’è solo una domanda da porsi: cui prodest?
    Ci potrebbero essere enne risposte politiche, di dispetti o se vogliamo usare altri termini, di ostracismi.
    Un’altra risposta, che peraltro mi lascia moolto perplesso è che si volesse ripristinare l’esercizio della delazione?
    Ammesso e non concesso che sia così, stante l’ininfluenza di tale esercizio sull’operato della GdF, si otterrebbe solamente un diffuco malcontento/odio tra la popolazione; anche questo strumento del passato e proprio di altri regimi.
    Per concludere, se fossero altre persone darebbero una spiegazione chiara e sostenibile, al riparo di fraintendimenti e diverse interpretazioni.

  10. Purtroppo non posso rispondere ora in modo dettagliato.
    Solo alcuni commenti veloci.
    1. Quando si parla di Google tanti dicono che è il nuovo grande fratello che sa tutto di noi mentre noi non sappiamo nulla di quello che Google fa con i nostri dati. Qua vengono resi disponibili non i redditi di persone “pubbliche” o di persone soggette a indagini o comunque per motivi giornalistici. Ci sono i dati di tutti e la cosa viene presa da tanti come naturale. Ribadisco, perché allora non rendere disponibili anche le cartelle cliniche o i conti bancari?
    2. I commenti che ho letto mi pare si possano riassumere così: siccome lo Stato non è capace di fare lo Stato, un pezzo dello Stato mette in giro dei dati in maniera che i cittadini possano controllare lo Stato e fare un po’ di pettegolezzi su quello che lo Stato potrebbe fare ma non fa. Mi sembra che siamo alla canna del gas.
    3. Sul fatto che io stesso ho parlato degli stipendi dei professori. Certo, quelli sono dati pubblici. Cosa diversa sono però i redditi complessivi dei professori (che includono anche altre cose). Inoltre, io come singolo posso decidere di dire quello che guadagno. Cosa ben diversa è che qualcun altro lo faccia senza chiedermelo.

    Appena ho tempo ci torno.

  11. [...] Pienamente pienamente d’accordo: Ma come controllo diffuso? Vuol dire che la verifica della correttezza delle dichiarazioni fiscali è compito dei singoli cittadini? Vuol dire che una persona deve giustificare al vicino quanto guadagna, il suo tenore di vita, le auto o le moto o le case che compra o che non compra e così via? E che strumenti avrebbe questo “controllore diffuso” per verificare queste affermazioni se non, il più delle volte, il pettegolezzo o l’insinuazione? E che diritto ha costui di controllare a modo suo le risorse economiche e la situazione personale di un altro cittadino? Perchè allora non pubblicare anche i saldi dei conti bancari, oppure le cartelle mediche per verificare “in modo diffuso” che quel malato non sia in realtà un assenteista malato immaginario. E seguendo questa logica che assegna ai singoli compiti dello Stato, come dire di no alle ronde padane? Rientra nella logica del “controllo diffuso”. (continua) [...]

  12. Paolo Bizzarri says:

    @alfonso. Ti rispondo ancora una volta, ma poi smetto.
    “perché allora non rendere disponibili anche le cartelle cliniche o i conti bancari?”
    Perchè questi dati non toccano la collettività. Se tu non paghi le tasse, sono io che devo pagarle al posto tuo.
    “Mi sembra che siamo alla canna del gas”
    Le statistiche sull’evasione fiscale in Italia dicono che il fenomeno non è un fatto sporadico, ma sistematico. Nettamente superiore a quello di tutti gli altri paesi europei.
    E’ evidente che non esiste sufficiente consapevolezza della gravità e dell’ampiezza del fenomeno, per cui non esiste sufficiente pressione sociale sui politici affinchè agiscano.
    In un paese normale non servirebbe. A me piacerebbe tanto vivere in un paese normale.
    Ma io vivo in Italia, e credo che in Italia questo tipo di pressione debba svilupparsi e crescere.
    Hai presente il libro “La casta”? Raccontava cose ignote? No, le sapevano tutti, più o meno. Il libro le ha solo messe in fila una all’altra.

  13. claudio says:

    > Poi io credo al ‘controllo sociale’, mi spiego: uno può mettersi
    > le dita nel naso in
    > pubblico ma deve sopportare la riprovazione per il gesto. E così è giusto per
    > la dichiarazione dei redditi.
    La cosa curiosa secondo me è proprio questa. Il solo dato dell’imponibile non è nella maggior parte dei casi sufficiente per decidere che l’evasione c’è. Tuttavia, la persona viene “giustamente” esposta alla pubblica riprovazione. Invece, la denuncia è immediatamente considerata delazione (probabilmente a ragione, visto almeno la maggior parte delle volte verrebbe esercitata per astio personale). Insomma, la contraddizione è proprio questa: la gogna pubblica su basi non certe è considerata legittima, mentre la denuncia per una verifica se l’illecito c’è, è considerata indegna. Ripeto, meglio non pubblicarli.
    Però anche il discorso delle cartelle cliniche non regge. Lo strumento dell’iperbole non mi è mai piaciuto, perché i numeri contano: volendo sposare la tesi del controllo sociale, con la pubblicazione dei redditi si potrebbe avere un’efficacia significativa con un impatto limitato sulla privacy, mentre con le cartelle cliniche sarebbe l’esatto contrario. Con la pubblicazione delle cartelle cliniche alla fine qualcuno si troverebbe con un po’ di suicidi sulla coscienza, mentre della pubblicazione di questi redditi penso che fra un mese non ci ricorderemo più… proprio perché la riprovazione sociale per l’evasione, alla fine, è veramente limitata.

  14. @Claudio, ovvio che il mio esempio delle cartelle cliniche è estremo. Ma concettualmente è esattamente la stessa cosa: lo Stato non fa una cosa che dovrebbe fare (controllare le imposte o gli assenteisti) e quindi la fa fare ai cittadini (o ci prova).
    @Paolo, i conti bancari toccano la collettività tanto è vero che possono essere utili nella lotta al riciclaggio. La Casta, ha parlato di dati pubblici contenuti in atti pubblici. Non ha parlato delle informazioni personali di tizio o di caio. E lo avesse fatto, non mi sarebbe piaciuto allo stesso modo.

  15. GT says:

    >2. I commenti che ho letto mi pare si possano riassumere così:
    >siccome lo Stato non è capace di fare lo Stato, un pezzo dello Stato
    >mette in giro dei dati in maniera che i cittadini possano controllare lo
    >Stato e fare un po’ di pettegolezzi su quello che lo Stato potrebbe
    >fare ma non fa. Mi sembra che siamo alla canna del gas.
    Non è paradossale. E’ stato un ultimo slancio fatto dal governo che se ne stava andando a casa. E’ un organo dello stato nelle mani di un governo uscente che faceva il suo dovere (in questo campo), che passerà a un governo (quello d berlusconi) che non continuerà la lotta contro gli evasori fiscali.
    Ti sembra casuale che una cosa del genere, della quale quando ne hanno discusso in finlandia se farla ha suscitato scalpore, sia stata fatta in italia, in sordina negli ultimi giorni di un governo uscente, senza dire niente? A me pare abbastanza studiata da quelli di sinistra. Un po’ come le “esternazioni di cossiga” che si toglieva i sassolini dalle scarpe nell’ultimo periodo di presidenza e dopo.

    Scusa ma qual è il lato negativo di pubblicizzare i dati? La violazione della privacy? Perchè tenerli nascosti cosa migliorava nella psiche di un cittadino italiano? I ladri verrebbero aiutati? Non credo proprio, i ladri sanno dove devono andare, non hanno bisogno di guardare dei file txt. Ripeto: se il mio dentista dichiara meno della mia signora delle pulizie che viene dalle filippine, non penso che i ladri andranno a rompere alla povera filippina che si fa un mazzo così e dichiara quello che guadagna, mentre il dentista evasore passa per morto di fame.
    Io non ci trovo nulla di male.

  16. Affermare che la pubblicazione on line dei redditi sia corretta nei termini e nei modi in cui oggi è stata posta, mi sembra ledere la funzione dello “Stato di diritto”, nel quale le norme sono poste “ex ante”, per escludere sistemi “ad personam” o giudizi improvvisati come la gogna o peggio la caccia alle streghe.
    La storia moderna insegna che le peggiori nefandezze sociali sono state compiute quando il potere giurisdizionale è stato affidato direttamente al popolo ed ai forconi.
    Oggi amo pensare che il popolo esercita, su norme concrete ed attraverso sia “giudici” sia un “giusto processo”, il potere giurisdizionale.
    Se ragionassimo per analogia rispetto agli elenchi dei contribuenti, oggi abbiamo il “casellario giudiziale” nel quale vengono annotate tutte le condanne che ciascun cittadino affronta al termine di un procedimento penale.
    Il casellario è aperto al pubblico, ognuno nel rispetto del principio di “necessità” (Codice privacy) può ottenere le notizie su altri soggetti. Diverso è il caso se il “casellario giudiziale” venisse “divulgato”, ovvero venisse immesso sulla Rete.
    In questo caso, seppur in ossequio alla trasparenza, avremmo fenomeni di linciaggio mediatico e caccia alle streghe, senza possibilità di redenzione sociale da parte di colui che ha commesso un reato.
    La Rete è una immensa risorsa che merita rispetto, è probabile che con il tempo, si giunga ad una consultazione dei redditi on line nella quale chiunque fornendo il proprio codice fiscale ed avendo delle credenziali di autenticazione, possa consultare i dati altrui, con un sistema informativo in grado di inviare un messaggio al soggetto, i cui dati sono stati consultati, che lo avvisa che il Sig.XY ha visto la sua posizione fiscale.
    Otterremmo così trasparenza, porremmo le parti sullo stesso piano e i casi di “curiosità sociale” verrebbero drasticamente eliminati.

  17. Gi says:

    Scusate, mi rivolgo a tutti i difensori di codesta sortita, domandando ancora: a chi giova? Chi ne trae beneficio?
    Cosa porta o apporta all’erario?
    Rendere di pubblico accesso quei dati non sta a significare, per forza, che debbano essere pubblicati sulla Gazzetta o su manifesti ad ogni angolo della strada.
    Un conto è accedervi registrandosi e lasciando le proprie generalità altro è come è stato fatto.

  18. Alfonso, io sinceramente non capisco.

    Questi dati sono pubblici: se tutti i cittadini si mettono in fila a tutti i comuni d’italia e si fanno una bella copia di questi dati, nessuno gli può dire di no, a norma di legge. Tanto è vero che, negli anni passati, regolarmente sono stati pubblicati. Non quelli di cittadini pubblici, ma solo quelli “interessanti” secondo i giornalisti. Le motivazioni adottate dal garante della privacy sono in contrasto con quanto è regolarmente avvenuto. Possiamo dire che sta usando due pesi e due misure? Ieri i giornali prendevano questi dati e li pubblicavano come volevano, e nessun garante li ha mai fermati. Anzi, cosa fa il solerte garante? Ci dice che il legislatore ci deve mettere la mani.

    Cosa ci dice poi il garante? Che se diffondo l’elenco preso dal sito dell’agenzia delle entrate commetto un reato penale! Ma se lo prendo dal comune e lo diffondo faccio un reato? E se è reato oggi, è reato anche ieri. Allora, andiamo a processare tutti i direttori dei giornali? E se mi prendo l’elenco cartaceo del comune, e me lo ribatto dentro, e lo diffondo, faccio reato?

    Sono d’accordo con te, Alfonso. Siamo alla canna del gas.

  19. @Massimo

    Naturalmente, il sistema deve valere anche per la consultazione cartacea, no? E perché fino a ieri allora non c’era la necessità? Mi sbaglio o fino a ieri potevo consultare l’elenco di tutti i contribuenti della mia città, senza che nessuno di loro sapesse se avessi visto la loro posizione oppure no?

  20. Marco,
    1. Ho scritto e ripetuto. Può anche essere che ci fosse la norma. Secondo me è sbagliata. Sarebbe la prima volta in italia che c’è una legge che non ha senso? Non capisco questo atteggiamento talebano: critichiamo ogni giorno le leggi di questo paese e adesso sembra che su questa specifica norma non ci sia spazio per il dubbio. Per me è sbagliata. Punto. Poi tu pensala come vuoi ovviamente.
    2. Le norma nel tempo e in funzione delle tecnologie cambiano e le norme si devono adeguare. Ovviamente una volta il costo e la complessità di andare in comune a prendere i dati potevano rendere accettabile un certo assetto normativo. Adesso le cose sono cambiate. Tutti diciamo che le norme sul diritto d’autore devono cambiare perchè con Internet tutto cambia. E perchè non anche in questo caso? Perchè in questo caso sembra che il riferimento al passato sia assolutamente scolpito nella roccia?
    3. Il problema, ripeto, è la conservazione del dato. Ogni giorno io come amministratore d’azienda devo garantire la privatezza delle informazioni. Con quello che ha fatto l’agenzia delle entrate, chiunque può prendersi miei dati personali e tenerseli indefinitamente.

    Può benissimo essere che le leggi attuali siano incongruenti e che debbano essere riviste proprio perchè non prevedevano questa situazione. Io continuo a ritenere che la mia dichiarazione dei redditi sia una questione che riguarda me e l’amministrazione tributaria del paese. Non l’universo mondo.

  21. gianca says:

    Si: voglio regalare a tutti un bel tabulato col mio estratto conto, stipendio, bollette, affitto, cosa mangio a colazione, quando vado al c..so, quanto spesso vado a letto, come e con chi.

    Anzi: sulla carta d’identità, dopo “luogo e data di nascita”, mettiamo pure la voce “Reddito”.

    Questi non riescono a fare il loro lavoro e hanno bisogno che i cittadini si controllino l’un l’altro, tipo la Cina di Mao?

    Se volete cambiare azienda, vi piacerebbe che il vostro futuro datore di lavoro sapesse facilmente – ancora prima di fare il colloquio – quanto guadagnavate prima?
    Se siete lavoratori autonomi, vi piacerebbe che i vostri clienti conoscano il vostro reddito?

    State per uscire con una ragazza, vi piacerebbe se prima desse un’occhiatina alla vostra situazione economica?

    Ormai la fuga dei tabulati c’è stata, e possiamo tutti essere schedati – potenzialmente da chiunque. Compreso chi volesse valutare facilmente se un certo reddito valga una visitina a un certo citofono.

    Non ci credo che possano essere così def..ti: secondo me qualcuno si è introdotto nel sistema e ha tirato fuori i dati. A questo punto hanno architettato apposta il tutto per mischiare le carte e insabbiare la cosa.
    Si chiama “jamming” – credo.

  22. Cristiano says:

    è dal 1973 che i dati sono pubblici (presso il Comune o l’Agenzia delle Entrate) ed i giornali tutti gli anni pubblicano i dati che attirano più l’attenzione per aumentare le vendite.
    Perchè tutto questo casino quest’anno? Quei dati è giusto che siano pubblici e come tali preferisco che lo stato usi internet per diffonderli piuttosto che pagare personale che faccia le fotocopie a chiunque li chieda senza nemmeno sapere chi è come è stato finora.

  23. Per me la cosa più incredibile di questa vicenda è la modalità di distribuzione dei dati scelta dal Ministero delle Finanze: un file TXT con migliaia di record tabellari di un intero comune da scaricare in locale sul prorpio PC. Questa scelta è una follia.
    Una cosa è creare un motore di ricerca che mostra pochi risultati per volta, magari impedendo il download in locale dei dati. Un’altra cosa è permettere a chiunque (anche dall’estero) senza alcun controllo e filtro di scaricare il database dei contribuenti del Fisco italiano per pezzi. Non a caso immediatamente è partito il traffico sui canali p2p dove si trovavano già i database di intere città e paesi in formato mdb e xls. I dati a questo punto sono disponibili per qualsiasi forma di uso e manipolazione privata, completamente fuori ogni controllo, e comunque per scopi che non hanno nulla a che fare con la lotta all’evasione. Personalmente trovo questa cosa molto più grave della semplice violazione della privacy sul mio reddito.

  24. > Perchè tutto questo casino quest’anno?
    Perchè quest’anno ce ne siamo resi conto. Io personalmente non lo sapevo.
    > Quei dati è giusto che siano pubblici
    Chi dice che sia giusto? In base a quale principio? Perché lei deve sapere quanto guadagno io e viceversa? Sono fatti rispettivamente miei e suoi.

  25. gianca says:

    Cristiano, è sostanzialmente diverso:

    consultare quei dati in un ufficio pubblico vuol dire spendere del tempo, organizzarsi per recarsi lì in orario di lavoro, dare le generalità, magari anche delle motivazioni. Ogni volta per ogni soggetto osservato…. insomma sopportare dei costi, dei “fastidi” non indifferenti.

    Metterlo sul web in quel modo vuol dire togliere totalmente quei “costi di accesso”: vuol dire poterlo fare comodamente da casa, con quattro di clicks – per milioni di soggetti alla volta.

    Io NON voglio che i miei redditi siano spiabili a gratis, in questo modo.
    Chiaro?

  26. @gianca

    Sorvolo sul resto del post, ricordandoti che quello che dici si poteva già fare prima. Basta andare in comune. Ma quella a cui voglio rispondere è questa.

    “Non ci credo che possano essere così def..ti: secondo me qualcuno si è introdotto nel sistema e ha tirato fuori i dati.”

    Allora, dare del deficiente a qualcuno perché ha postato i dati su Internet si muove dall’area delle opinioni all’area degli insulti.

    Ho sentito parlare a proposito di questa faccenda Stefano Rodotà, che mi pare sia del tutto d’accordo riguardo le modalità con cui è stata condotta l’operazione. Rodotà non è un pischello qualsiasi, è quello che ha fatto la legge sulla privacy che abbiamo oggi, e che ha insegnato la privacy a buona parte dell’Europa. E’ uno che dell’argomento se ne intende. Se lui dice che va bene, penso che qualche credibilità gli si debba dare.

  27. [...] read many comments about the publication of income tax reports by Italian government, the last act of past [...]

  28. gianca says:

    Marco, onestamente ho l’impressione che mi fai comunque opposizione e pelo nell’uovo per il gusto di farlo: qualsiasi cosa scrivo non va mai bene.

    Ma chi è Rodotà? Andiamo su, leggiti cosa dichiarano le authority.

  29. Paolo Bizzarri says:

    @gianca
    L’opinione dell’Autorità Garante per la Privacy (singolare, l’unica autorità che si è pronunciatà) è un parere vincolante, e come tale va rispettato. Questo non vuol dire che non se si possa commentare.
    Quanto a Rodotà, suggerisco una breve ricerca su wikipedia. Scopriresti per esempio che:
    “dal 1997 al 2005 è stato Presidente dell’Autorità garante per protezione dei dati personali, mentre dal 1998 al 2002 ha presieduto il Gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell’Unione Europea.”
    Ossia è la figura di riferimento sull’argomento a livello italiano, e una delle più importanti a livello europeo.

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