Il modello Bologna

On May 14, 2008, in Politica, Ricerca e innovazione, by Alfonso Fuggetta

Cosa è il modello Bologna? Si tratta del famoso 3+2 dei nuovi percorsi universitari. Si chiama così preché fu definito in un convegno a Bologna quando era ministro Berlinguer. E’ stato adottato in tutta Europa e ieri molti speakers hanno detto che è una grande opportunità per il nostro continente in quanto garantisce flessibilità e standardizzazione tra i diversi paesi.

In Italia il 3+2 è messo spesso sotto accusa, specie da quelli che vorrebbero tornare ai "bei tempi passati". Sono spesso anche quelli che nell’applicare il 3+2 hanno fatto una operazione molto semplice: invece di ripensare i percorsi formativi hanno semplicemente "tagliato" i corsi di laurea quinquennali esistenti in due. In poche parole, hanno fatto finta di cambiare per non cambiare nella sostanza alcunché.

Ovvio che così non funziona. Così come non funziona l’aver moltiplicato a dismisura i corsi di laurea.

Il vero problema, quindi, non è il 3+2 in quanto tale, ma certe implementazioni che sono state fatte "all’italiana". Credo sia un dato importante su cui riflettere nel momento in cui si pensa di avviare un dibattito sull’università.

2 Responses to “Il modello Bologna”

  1. chairam says:

    Finivo il 5 mentre il 3+2 iniziava proprio al poli.
    Non sono in grado di dire se in varie università la divisione(tenuto conto non doveva essere una divisione) sia stata fatta bene o male.
    Di certo l’idea che, mi pare, fu introdotta nello stesso periodo di legare i finanziamenti al numero di laureati non mi è mai sembrata vincente dal punto di vista del preparazione….

    Peraltro ricordo un’altra cosa, non inerente l’università ma la scuola italiana e vari discorsi molto in voga anche politicamente. Non so se interessa ma ne lascio qui testimonianza.
    Quando ho fatto le elementari sono stato fortunato. Ho avuto una maestra (allora ce n’era una sola) molto brava ed anche esigente.
    Quando arrivai alle medie volevo scoprire e imparare. C’erano molti alunni molto indietro, ricordo qualcuno che faceva le divisioni scrivendo la sottrazione per calcolare i vari resti.
    I professori passarono più di metà del primo anno a distruggere psicologicamente chiunque avesse qualche desiderio o gusto per la conoscenza. Tutta comunicazione ovviamente era non esplicità. Vietato tendere a primeggiare, non c’è niente da meritarsi, vietato farcli lavorare veramente. Anche il liceo non fu tanto meglio avvero poteva essere molto meglio. L’ho capito adesso passati i trenta.

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