Come si compete?

Nei giorni scorsi ho visto due esempi molto significativi di quello che sta succedendo in Italia.

Caso 1: Mivar

Mivar è stata per lunghi anni un produttore di televisori di qualità e prezzi contenuti. Ora è in crisi, come descrive con precisione il Sole 24 Ore:

“Mivar è in crisi, ma il suo declino – sancito con la cassa di integrazione partita lunedì scorso per 400 dipendenti su 500 dell’ormai storica fabbrica di Abbiategrasso – è iniziato da tempo ed origina non solo dalla concorrenza dei produttori asiatici (che poi cinesi o asiatici, almeno di nome, non sono mica tutti), ma è anche la diretta conseguenza di un mutamento tecnologico epocale: il passaggio, sempre più veloce, dal tubo catodico al pannello a cristalli liquidi o al plasma. Non solo: la debacle dell’azienda fondata e guidata da Carlo Vichi nasce anche da un cambiamento nelle dinamiche di consumo. Lo styling – il design dell’apparecchio – è diventato argomento fondamentale di vendita con la forma che ha superato il contenuto. Un fatto dirompente per Mivar, che ha giocato per anni su un modello di business basato sull’irrilevanza dell’involucro rispetto alla sostanza nonché sul prezzo basso, molto più basso dei concorrenti diretti.”

Mivar non ha voluto cambiare. Il suo presidente è intervenuto qualche giorno fa a Ballarò dicendo che l’unica possibilità per sopravvivere è ridurre i salari e abbassare i costi. Come dire: ho sbattuto il muso e non ho imparato la lezione.

Caso 2: Philips FIMI

“Located in the Northern Italy, FIMI is the Philips International Competence Center for Professional Display Solutions. Active in the monitor market since 1977, FIMI is a technological leader well recognised for its capability in providing innovative and advanced solutions. The Company’s mission is to provide high quality display solutions meeting the Customer’s specific requirements. Creativity and technological innovation, flexibility, reliability and dedication to its Clients are the values FIMI is offering to the display market. The Company is addressing vertical segments of the monitors market such as Medical Displays and Information Displays.”

Ho scoperto qualche giorno fa che questa azienda del gruppo Philips ha riportato la produzione in Italia per avere altissima qualità su volumi ridotti, in settori molto specializzati (medicina, display per aeroporti, …).

Morale: Mivar ha continuato a fare lo stesso prodotto e continua a puntare solo sul prezzo. Ignorando, tra l’altro, la possibilità di sfruttare la tradizione nel campo del design presente nell’area di Milano. FIMI ha puntato sulla specializzazione e su una fortissima innovazione di prodotto.

Non voglio ignorare alcuni problemi. Possiamo accettare una globalizzazione selvaggia e senza limiti? Possiamo pensare di far crescere indefinitamente consumi e innovazione, in una spirale perversa dominata dal solo profitto? Possiamo ignorare la mancanza di tutele che contraddistingue certe nazioni oggi così competitive e aggressive?

Certamente dobbiamo affrontare queste questioni di fondo. Ma nel frattempo dobbiamo anche rimboccarci le maniche e rinnovare il nostro modo di pensare e di operare in questo mondo nuovo in cui volenti o nolenti ci troviamo a vivere.

One Comment

  1. FLA said:

    Il punto è che mentre FIMI produce apparecchi di nicchia, Mivar produce apparecchi per il mass market. Ora la questione è se sia possibile tentare di venir fuori dalla concorrenza cinese e turca puntando al design cosa che stanno facendo moltissimi produttori (loewe, B&O, KEYMAT, e molti giapponesi) pensando che comunque non ci sarà poi posto per tutti. Inoltre va detto che il marchio MIVAR non è identificato come produttore all’avanguardia tecnologica e di particolare design e probabilmente sarebbe dura cambiar immagine a questo marchio. Un ‘esempio fra tutti: Seleco. Design firmati da architetti e acquisizione di marchi di prestigio. Risultato? fallita. Ora è di nuovo sul mercato sotto un’altra proprietà ma già dicono che faranno assemblare all’estero telai ecc. Insomma non è così immediato comparare marchi diversi e diverse strategie. A parer mio molta responsabilità va alla gente stessa. Per 20 euro in meno comprano un prodotto cinese o turco che dichiara funzioni avanzate ma che ha scarsa affidabilità. Proprio chi compra ste marche turche o cinesi ha già in casa un buon semplice vecchio MIvar da anni. A volte si pensa di fare affari spendendo 20 euro in meno e invece si resta fregati e si causa crisi industriali anche se le ragioni sono ben più complicate e quindi servirebbe una strategia anche per le aziende ben più complicata.

    22/11/2006
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