Prima impressione a Singapore

On July 28, 2008, in Pensieri sparsi, by Alfonso Fuggetta

Questi ci fanno il culo a capanna.

18 Responses to “Prima impressione a Singapore”

  1. EmanueleNZ says:

    Seguiro’ con attenzione le prossime puntate.
    Saremo a Singapore tra 11 giorni, capita proprio a meta’ strada. Avremo tempo per visitare la citta’ e ingresso gratuito ad attivita’ come lo zoo, che dicono stupendo.
    Molti uffici regionali (Asia/Pacific) di varie multinazionali hanno sede a Singapore e spesso mi capita di scambiare delle e-mail.
    Vorrei piuttosto avere a che fare con gli uffici principali in California, ma questo e’ quello che passa il convento.

  2. roberto d. says:

    Ciao Alfonso,

    e’ la sindrome asiatica che ha colpito anche Te….. concordo con contenuti e forma… io sono tornato ieri da due settimane a Los Angeles, adesso qualche giorno di vacanza (Alassio) e poi Asia ancora dal 20/08 all’ 8/9 (saro’ a singapore per 3gg btw a fine agosto)… ecco quello che nei miei piani e’ la nostra Italia: un bel posto per le vacanze e rilassarsi… per il lavoro, il mondo e le opportunita’ sono altrove…. e me ne dispiace

    roberto

    ps A/R MI-Roma-LA con AZ viaggiando in bsns su dei 777 che perdevano i pezzi… se tu hai viaggiato singapore parliamone….

  3. ma chi non ce lo fa?

  4. nunzio says:

    Da noi giu’ al sud si dice il culo a tarallo, ma grosso modo il concetto mi sembra quello. Buona permanenza, e occhio a non gettare cicche per terra, la’ ci tengono.

  5. [...] tanti giri di parole Alfonso Fuggetta, appena sbarcato a Singapore, ha formulato una considerazione – che ritengo piuttosto efficace – per spiegarci la sua prima impressione a caldo: body [...]

  6. Gigi Tagliapietra says:

    Mi pare degno dei classici:
    “veni vidi vici” – “hic manebimus optime” “delenda Carthago”, non lunghe elucubrazioni per descrivere un concetto che, se è forte, non ha bisogno di ulteriori spiegazioni che avvengono invece nella testa del lettore.
    Semplicemente perfetto!

    Una chiosa: è uscita ieri su Repubblica una ricerca che dice che gli italiani hanno paura degli stranieri, quelli straccioni e disperati che sfuggono alla fame, forse faremmo meglio a temere quelli bravi e determinati come quelli che stai vedendo tu ma forse è proprio così, siamo degli straccioni che, ubriachi di berlusconismo e di veline, difendiamo avidamente la coperta rattoppata e la lamiera che ci copre dal freddo da altri miserabili che sperano anche loro di avere un giorno Sky Calcio.

    Attendiamo con ansia il seguito.

  7. Cymon says:

    E’ uno dei più lucidi commenti di politica estera che mi capita di sentire da qualche anno a questa parte…

  8. GT says:

    Stia attento a non gettare nemmeno una briciola per terra, sennò non la rivediamo più in italia…

  9. Impressione o conferma di un’impressione? Io propendo per la seconda ipotesi: ormai, sulla carta il culo a capanna ce lo fanno un po’ tutti, sia a est che a ovest.
    Viaggiando (ma viaggiano anche i politici, forse in modo diverso da noi, visto che loro vedono opportunità dove noi scorgiamo mazzuolate), ci si rende conto del perché e del percome ci fanno il culo. La cosa, a me, non fa stare per niente tranquillo.

  10. Mattia Pascal says:

    In Cina i bambini (specialmente quelli delle classi medio basse) si alzano alle sei di mattina, vanno a scuola, tornano a casa, STUDIANO fino all’ora di cena, cenano, STUDIANO, alle 23 si coricano.
    Ecco le loro giornate.
    Il punto è che in Asia hanno capito che la scuola e lo studio è l’unico modo per vincere la povertà e per riscattarsi socialmente e questo da loro un vantaggio non indifferente.

  11. Edgar says:

    Conosco bene Singapore, l’ho girata in lungo e in largo. Si, bisogna ammetterlo, sono spanne avanti rispetto a tanti, non solo l’Italia. Oramai il paragone con il nostro paese neanche piú regge, e come sparare sulla croce rossa.
    Chiaramente non amo del tutto il pensiero che esiste dietro la filosofia di vita di Singapore, dove nonostante la democrazia si vive in un senso di strano totalitarismo. Il problema é diverso perché il sistema finanziario e bancario di Singapore offre delle possibilitá pazzesche alle imprese. Ricordo nella mia ultima esperienza lavorativa, che pochi mesi dopo la nostra acquisizione (da parte di uno dei colossi della farmaceutica svizzera) si decise di andare ad aprire (spostare?) nuovi stabilimenti biotecnologici per la produzione di vaccini. Quella che fino a pochi anni fa era l’Irlanda ora é Singapore, solo che quest’ultima non ha mai docuto sperare in anni di Boom economico. Anche in periodo di crisi, se il sistema é solido, difficile che 3 mil di persone risentano piú di tanto.

  12. Marc says:

    …il problema è che noi italiani siamo talmente autoreferenziali che ci azzuffiamo per sciocchezze e alla fine non combiniamo aai nulla.
    Il mondo va ad una velocità diversa, le opportunità vere non sono piu qui.

  13. [...] commento su Singapore di Alfonso Fuggetta meritava più di un tumblr. Piaciuto? Salvalo in: Hide [...]

  14. PieG says:

    … chissà cosa intendi con questo sottile sillogismo :)
    In ogni caso ho già prenotato per mio figlio (di 4 anni) un bel corso di cinese !
    PierG
    http://pierg.wordpress.com

  15. EmanueleNZ says:

    Non so voi ma la mia esperienza con i cinesi non e’ stata altrettanto ‘umiliante’ (non e’ proprio la parola giusta, come si traduce l’inglese humbling?).
    Ho un collega sui 40 anni che e’ anzi abbastanza lento, non esprime alcuno spirito di iniziativa.
    Magari i bimbi di oggi saranno diversi.
    Tipicamente i cinesi si fanno il culo a capanna, lavorano ben piu’ di 8 ore al giorno e praticamente tutti i giorni. Ma questo dice qualcosa sulla loro efficienza?

  16. Guido Serra says:

    mi associo a Stefano… “ma chi non ve lo fa???”

  17. Quoto Marc. Beh, la produttività mica si misura in ore ma in risultati, no? :-)

  18. [...] Ribadisco quello che dissi tempo fa. [...]

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