Ripartiamo dai “basics”

On August 11, 2008, in Business, Internet, Politica, by Alfonso Fuggetta

Ripensavo ad una discussione che sto avendo sui temi delle reti WiFi e 3G. Una delle obiezioni che mi viene fatta (per esempio qui ma non solo) è che siccome gli operatori mobili non garantiscono neutralità, vincolano i servizi della rete e ci fanno pagare care le comunicazioni, allora bisogna fare le reti WiFi che sono “libere”, “gratuite” e tutelano l’utenza.

A parte il fatto che di gratis, come è noto, non c’è nulla, ripensavo all’atteggiamento culturale che c’è sotto queste posizioni.

Di fatto si dice: c’è un problema, gli operatori di telecomunicazioni inducono delle distorsioni del mercato, per esempio introducendo non neutralità, vincoli o tariffe penalizzanti per l’utenza. Di fronte a questi problemi la posizione qual è? Facciamo una rete alternativa, magari pubblica, dove queste problemi vengono affrontati, alla faccia degli operatori privati.

Ma che modo di ragionare è? Esistono i governi, le autorità e quant’altro che devono garantire mercati e utenze. Il problema non è trovare scappatoie o alternative, spesso impraticabili. Il vero problema è far si che ci siano delle regole a tutela di mercato e utenza. E, soprattutto, che ci sia qualcuno che queste regole le faccia rispettare.

Questo è uno dei principali problemi di questo paese. Le regole o non ci sono o sono carenti o non sono fatte rispettare. E qual è la risposta? Ci rifacciamo a parte un nostro orticello dove usiamo le “nostre” regole.

Ma dove pensiamo di andare con questo approccio? Semplice: al declino, come sta accadendo.

7 Responses to “Ripartiamo dai “basics””

  1. beh, quelle affermazioni sono in puro stile “fuck teh system”, derivanti soprattutto dalla sensazione, guardando le tariffe dei vari operatori, che c’è effettivamente poca scelta….

    Io sostengo il WiMax ma sono (in parte) d’accordo sulle sue osservazioni e sulle problematiche che ha proposto tempo fa, tuttavia, anche se non sarà una tecnologia immediata e “for free”, secondo me *forse* (IMHO dipenderà quanto negativamente ha influito l’asta per l’assegnazione delle licenze) sarà determinante nellla riduzione dei prezzi dei concorrenti (l’umts/3g per quanto mi riguarda non è molto economico)…

    Luca

  2. Andrea Onger says:

    Cosa ne pensa a proposito di queste affermazioni, la ringrazio se vorrà commentarle su questo blog.

    L’economia ai tempi del web

  3. Caro Professore, mi permetto di farle notare che il Wi-Fi non è una tecnologia illegale ne tanto meno non regolamentata.
    Esistono regole molto precise a cui ci si deve attenere per la realizzazione di una rete Wi-Fi anche geografica e quindi estesa.
    Quindi non penso sia corretto abbinare questa tecnologia a usi impropri o addirittura illegali altrimenti si ricadrà nello stesso errore fatto per il P2P che grazie al terrorismo continuo perpetrato dalle major discografiche oggi è abbinato indissolubilmente ad usi fraudolenti e da cracker.
    Io penso sia importante e soprattutto doveroso fare informazione corretta e dire che in realtà il Wi-Fi, non essendo una frequenza governativa, consente un utilizzo relativamente libero e soprattutto a basso costo (a meno che non si decida di spendere cifre folli per pagare brevetti ) abilitando così iniziative private che, nel rispetto delle regole e delle normative vigenti, possono porsi,specialmente nelle zone rurali, come una valida soluzione al problema del digital divide.
    Peraltro nella maggior parte dei casi non si può neanche parlare di alternativa agli incumbent perchè quest’ultimi non sono neanche presenti in moltissime zone rurali per motivi di business plan più che giustificabili in molti casi.

    Il problema vero a mio parere è diffondere un uso consapevole di queste tecnologie e soprattutto concepire reti miste per creare ecosistemi di trasmissione che utilizzino al meglio tutte le tecnologie esistenti.

    Io penso si debba smettere di discutere su chi ha ragione o su chi a torto e pensare seriamente a come risolvere e nel più breve tempo possibile, il problema di chi ancora oggi e chissa per quanto tempo ancora non potrà partecipare a queste discussioni perchè impossibilitato anche alla semplice connessione.

    Caro professore lei parla di declino…….. ma come sarà una zona non connessa in banda larga per i prossimi 5 anni?….. io definisco quello declino….declino sociale.

    I miei più cordiali saluti.
    Nicola

  4. Secondo me avere alternative fa sempre bene, ma se il problema è la neutralità della rete allora condivido in pieno la tua idea va salvaguardata per legge ma a me sembra che le regole su Internet vengano pensate solo per restringerne l’uso e non per salvaguardarne la libertà.
    Riguardo alle tariffe degli operatori telefonici per gli accessi a Internet più che care (e per un utente privato lo sono) sono poco chiare, una vera tariffa flat che unisca fonia e dati non esiste, o non sono stato in grado di trovarla.

  5. Caro De Carne,
    io non faccio corretta informazione? Ho scritto da qualche parte che WiFi è una tecnologia illegale? WiFi è “a basso costo”?
    Questa mi pare cattiva informazione. Se in una zona non arriva la banda larga, con WiFi ci faccio poco o niente. Chi mette gli hot spot? Quanti ne servono per fare una copertura e una banda di accesso ragionevole a tutti i potenziali utenti? Chi paga le antenne WiFI? Chi le gestisce? E soprattutto, chi le collega e come alle dorsali per dare l’accesso a Internet?
    Io sarei quello che fa cattiva informazione?

  6. Caro Professore, mi spiace che lei interpreti i commenti che non la pensano come lei sempre per degli attacchi personali e non per delle discussioni che dovrebbero portare a qualcosa.
    Non ho mai detto che lei fa cattiva informazione ma semplicemente che sul Wi-Fi si tende a fare cattiva informazione.
    Per il resto penso semplicemente che lei voglia ignorare le realtà esistenti sul territorio che usano il wi-fi per collegare anche vaste aree e con successo e dando la possibilità ai cittadini di collegarsi a basso costo.
    Poi che questa sia una tecnologia ancora giovane e che richieda ancora molta strada ed esperimenti penso sia un fatto certo.
    Mi creda il Wi-Fi, eliminando brevetti inutili e costosissimi, è decisamente a basso costo rispetto molte altre tecnologie wireless e come sempre ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi ( ad esempio la sicurezza è un suo svantaggio nonostante i vari protocolli di protezione proprietari tanto sbandierati in giro ).
    A tutte le sue domande si può rispondere con modelli di business che prevedano la possibilità da parte dell’amministrazione pubblica di dare in concessione la realizzazione e la gestione delle reti wireless a privati mettendo a disposizione il proprio patrimonio e cioè le infrastrutture pubbliche per abbattere il costo di realizzazione a fronte della garanzia della copertura gratuita dei luoghi di interesse pubblico ( scuole, biblioteche, musei, ecc. ) e la garanzia di tariffe a basso costo per la connettività ai cittadini.
    Questo è il modello che presentiamo da anni e che adesso comincia ad essere finalmente preso in considerazione in Italia come in altri posti del mondo.
    Ma ripeto il mio pensiero Professore, qui non si tratta di Wi-Fi vs 3G o vs Wi-Max si tratta di creare dei sistemi di rete pervasivi sul territorio in grado di connetere vaste aree e soprattutto ampie fette di cittadinanza e a basso costo.
    Poi che si usi pure il 3G o il Wi-Max o il Wi-Fi ma alla fine l’importante è che il risultato sia la possibilità di portare connettività il più aperta possibile e a basso costo.
    La ringrazio per questa finestra e per la discussione che spero possa essere di spunto per ulteriori riflessioni.
    I miei più cordiali saluti
    Nicola De Carne

  7. Mi scusi, ma lei mi scrive, rispondendo ad un mio post:
    “Quindi non penso sia corretto abbinare questa tecnologia a usi impropri o addirittura illegali altrimenti si ricadrà nello stesso errore fatto per il P2P che grazie al terrorismo continuo perpetrato dalle major discografiche oggi è abbinato indissolubilmente ad usi fraudolenti e da cracker.”
    A chi lo dice? A me devo dedurre.
    Per quanta riguarda il merito, nella sua risposta non coglie quello che le ho scritto.
    Primo, se non ci sono dorsali e reti di backhaul che colleghino gli hot spot a Internet, WiFi (e WiMax) è inutile. Quindi il problema del digital divide rimane.
    Secondo, lei qui fa una proposta che guarda caso riprende quello che scrivevo nel mio articolo:
    “A tutte le sue domande si può rispondere con modelli di business che prevedano la possibilità da parte dell’amministrazione pubblica di dare in concessione la realizzazione e la gestione delle reti wireless a privati mettendo a disposizione il proprio patrimonio e cioè le infrastrutture pubbliche per abbattere il costo di realizzazione a fronte della garanzia della copertura gratuita dei luoghi di interesse pubblico ( scuole, biblioteche, musei, ecc. ) e la garanzia di tariffe a basso costo per la connettività ai cittadini.”
    Questo è esattamente quello che scrivevo quando dicevo che il pubblico può (co)investire nelle infrastrutture (cosa che può avvenire in modi diversi) che sono poi affittate ai privati che offrono i servizi all’utenza finale.
    Per cui, ripeto, lei mi ha risposto dicendo che bisogna fare informazione corretta e quindi implicitamente criticandomi. Ma poi alla fine ha ripetuto quello che scrivevo nel mio articolo.

    Saluti altrettanto cordiali.

Leave a Reply