Giornalismo di serie B

On October 25, 2008, in Giornali e blog, Politica, Ricerca e innovazione, by Alfonso Fuggetta

Questo articolo è un tipico esempio di giornalismo di serie B.

La Gelmini ha assunto più professori e ricercatori di Prodi

In primo luogo, non conosce la differenza tra fare un concorso e “essere assunto”. La Gelmini ha sbloccato i concorsi, cosa diversa dall’assumere. Per bandire i concorsi, le risorse ci dovevano esserci già.

Il fatto che si vinca una idoneità ad un concorso, non vuole dire essere assunto!!! Ci vuole che una università abbia i soldi e ti chiami. Se non ti chiama nessuno, la tua idoneità vinta al concorso non vale nulla. Il fatto che si siano sbloccati i concorsi, non vuol dire che tutti quelli che vincono verranno assunti. Così come non è vero che con il meccanismo delle idoneità si assumono il doppio dei docenti, come scrive qualcuno. Se in un concorso ci sono due idonei, restano due idonei. Ci deve essere, ripeto, un secondo atto per il quale qualche facoltà “ti chiama” perché ha i soldi per farlo e perché ti vuole chiamare.

La Gelmini, peraltro, ha bloccato il turnover, quindi da adesso in avanti su dieci professori che vanno in pensione, le università potranno assumerne due invece che dieci. Facciamo un esempio: i miei prof, quelli che avevo quando ero studente, stanno per andare in pensione. Solo due su dieci verranno rimpiazzati. Per una università come il Poli che era stata cauta nell’assumere persone (ha una delle percentuali in spesa per personale tra le più basse) è proprio un beffa. Essendo stati virtuosi (o almeno non spendaccioni), avendo il più alto indice di produttività nel rapporto tra studenti e professori, adesso veniamo doppiamente puniti.

In secondo luogo, si dice che le università “fanno fatica a stare sotto il 90%” in spese per personale. Per alcuni versi è vero: ci sono atenei che hanno sprecato. Ma si dimentica che bisogna anche vedere quanto vale in assoluto quel 100%. In USA, l’MIT ha 10000 studenti, 1200 professori e quasi due miliardi di dollari di budget. Il Poli ha 40000 studenti, gli stessi professori e 300 Milioni di budget. Noi siamo ben sotto il 90%, ma è ovvio che stiamo facendo le capriole per avere qualche soldo per i servizi. Quanto vale 90% di 300 milioni e in percentuale quanto sarebbe la stessa spesa in personale con due miliardi di budget complessivo (che è in gran parte pubblico)?

Fondazioni private. Certo che possono servire, ma il paragone che fa il giornalista con la Fondazione Politecnico non c’entra nulla. La Fondazione Politecnico di oggi è cosa ben diversa da quella che dovrebbe gestire in toto un’università. La Fondazione oggi svolge solo un ruolo di canalizzatore delle risorse per la ricerca, ma non cambia il meccanismo di funzionamento complessivo del Politecnico.

È un articolo pieno di luoghi comuni e mezze falsità (o falsità intere). Quanto basta per confondere le idee invece di contribuire a chiarirle. Proprio ciò di cui non sentiremmo bisogno.

14 Responses to “Giornalismo di serie B”

  1. Alphakappa says:

    Non è giornalismo di serie B è “Libero”, propaganda.

    Per quanto riguarda le fondazioni private, sebbene non gradisca molto questo modello di università, è possibile che siano utili. Ma non ho ben capito se si vuole importare questo modello in toto o a metà (cioè all’italiana…). Chi potrà permettersi di pagare i 10k-20k-30k euro di tasse? All’estero esistono borse di studio e prestiti d’onore per gli studenti, e qui cosa vogliono fare?

  2. Marco says:

    La malafede dell’articolo è esemplare. Sottolineo un’altra falsità: sebbene i concorsi siano stati (per lo più) banditi dopo l’insediamento del nuovo governo, di fatto era stato Mussi ed il governo Prodi con il decreto milleproroghe alla fine del 2007 a ripristinari i concorsi.

    Questo non toglie che Mussi abbia proseguito la parabola discendente dei ministri dell’università.

    In ogni caso, ora come nel governo precedente l’autonomia dei ministri dell’università: la Gelmini non muove foglia che Tremonti non voglia.

  3. giovanni says:

    Per alphakappa, relativamente alle tasse:
    Se volete vedere come funziona ed a che costo l’università all’estero (raggiungibile) andate su http://www.supsi.ch
    Immagino che Alfonso la conosca bene e gli faccio una domanda: com’è che funziona così bene, è solo perché sono piccoli? c’è qualche *trucco* da imparare ? Oppure il canton ticino sgancia tantissimi soldi ? (anche questo sembra vero, dato che sono residente mi pagano metà delle tasse) (poi questo non lo trovi sul sito ma gli aapunti stampati e in internet li hai gratis).
    Poi, relativamente ai pennvendoli: da sempre nell’informazione italiana vale il principio ‘cuius regio eius religio’ (tradotto: cosa non si deve fare per campare).
    Però il problema sono quei cittadini che si bevono tutto (andrà pure datto che ci sono dei bei boccaloni in giro , no ?)

    Saluti

    Giovanni

  4. Lugano ha da anni il supporto del Politecnico. Ci sono moltissimi docenti nostri che vanno là: Ghezzi, Colombetti, Sami, Decina, … Il mio ex-collega Pezzè (abbiamo vinto insieme al Poli da associato e ora lui è ordinario a Bicocca), collabora con loro.
    Hanno una barca di soldi e guarda caso chiedono le docenze a noi del Poli.

    Il Poli ha un sistema di corsi on line molto ricco. Peraltro, io dall’anno scorso ho deciso di tornare ai buoni vecchi libri, non usare più lucidi e fare tutto alla lavagna con il gesso.

  5. giovanni says:

    Lugano come USI ? o Lugano come SUPSI ?
    Sarebbe bello poter vedere qualcuno come Ghezzi.
    I docenti che ho io sono tutti locali e veramente in gamba.

    Giovanni

  6. Arghhhh!!! Mi hai preso in castagna. Credo si tratti di USI.

  7. giovanni says:

    Nessun problema.
    Fa comunque piacere che ci siano collaborazioni.
    quando hai occasione di passare da queste parti fai un salto in SUPSI, merita.

    Giovanni

  8. darmix says:

    Tu dici: Il fatto che si vinca una idoneità ad un concorso, non vuole dire essere assunto!!! Ci vuole che una università abbia i soldi e ti chiami. Se non ti chiama nessuno, la tua idoneità vinta al concorso non vale nulla. Il fatto che si siano sbloccati i concorsi, non vuol dire che tutti quelli che vincono verranno assunti. Così come non è vero che con il meccanismo delle idoneità si assumono il doppio dei docenti, come scrive qualcuno. Se in un concorso ci sono due idonei, restano due idonei. Ci deve essere, ripeto, un secondo atto per il quale qualche facoltà “ti chiama” perché ha i soldi per farlo e perché ti vuole chiamare.
    Non funziona o comunque non ha funzionato proprio così, a quanto pare (parliamo in generale non di Politecnico):

    6 anni di concorsi della riforma Berlinguer, con 3 e poi 2 idoneità per concorso, hanno prodotto nell’università una enorme ope legis per avanzamenti di carriera, la quale ha pesato abbondantemente sulle casse degli atenei. Dal 1999 al 2006 il numero di professori ordinari è cresciuto di ben il 54%, una crescita più consona a un paese sottosviluppato che a un paese di solida tradizione accademica. L’ope legis a beneficio dei professori associati è stata altrettanto imponente ma meno visibile, data la mole dei passaggi alla fascia degli ordinari. Le indiscriminate promozioni di carriera non sono state frenate dal vincolo di legge, posto addirittura nel 1998, per cui le università non possono operare nuove assunzioni a tempo indeterminato se le spese per il personale di ruolo assorbono risorse superiori al 90% del FFO. In questo caso, la legge stabilisce, nuove assunzioni sono possibili solo nel limite del 35% del risparmio che segue alle cessazioni dell’anno precedente. La legge, però, non ha mai fissato precise sanzioni per il rispetto del vincolo. E il vincolo, posto evidentemente per garantire risorse minime per la funzionalità delle strutture, non è rispettato da ben 19 atenei. Questa è la diagnosi della Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica in un documento del luglio 2007.

    “Per anni – si legge nel documento della Commissione – le università hanno preferito spendere risorse per garantire la progressione di carriera dei docenti piuttosto che assumere nuovi ricercatori…”. Nulla da eccepire, naturalmente, a questa osservazione. Certo, però, che se le regole concorsuali, ossia le triple e doppie idoneità della riforma Berlinguer, forniscono incentivi perversi (alle selezioni fasulle, alla moltiplicazione dei titoli, all’espansione incontrollata dei posti di professore), non c’è poi da meravigliarsi di comportamenti degli atenei che sono del tutto coerenti con gli incentivi perversi forniti dalle regole.

    Purtroppo la storia non è finita e gli errori tornano a ripetersi. L’ultimo atto del passato governo, in attesa di una nuova disciplina in materia, è stata la riapertura dei concorsi nel 2008 con i due idonei della regola Berlinguer. La nuova tornata concorsuale, appena avviata, registra 724 bandi per posti di professore ordinario e 1143 per posti di professore associato! In rapporto al numero di ordinari e associati in forza nei nostri atenei, i bandi emanati implicano una crescita potenziale (considerate le due idoneità) degli ordinari pari al 7.2% e degli associati pari al 12.1%. Al costo medio nazionale delle due posizioni di ruolo, questi bandi si traducono in un impegno di risorse aggiuntive di quasi 189 milioni di euro. Se tutte le seconde idoneità si tramutassero in ulteriori posizioni di ruolo, l’impegno di risorse naturalmente si raddoppierebbe. Con quali risorse e sulla base di quali piani di sviluppo sono stati deliberati dalle sedi questi bandi? E questa mole di bandi è compatibile nei singoli atenei con il pieno turn over dei docenti? Se non lo è, le risorse liberate dalle cessazioni del prossimo futuro saranno impegnate per promozioni di carriera.

    Per quanto riguarda la suddisivisone dei fondi, come diceva il preside di economia nell’intervista che ti ho citato e come ripete qua Paola Potestio mi sembra corretto ricordare che si dovrà provvedere, come ogni anno, con apposito decreto. Che le proteste sono preventive come se fosse già stato emanato, mentre la cosa è ancora in discussione e sarà decisa da un decreto successivo. Che nel 2009, come sostiene qua Schiesaro, di tagli sostanziali non ce ne saranno. E infine non credi che sarebbe utile, come dice ancora lui: Secondo me, la priorità – da qui alla prossima finanziaria – è quella di impostare una serie di politiche credibili che ci consentano di dissipare quella nube che grava sul mondo universitario a partire dal 2010». Insomma: «Abbiamo tempo fino all’estate prossima per convincere il governo e il Paese che ci meritiamo di più».

  9. Darmix, continui a non voler capire. Non ho detto nè scritto che tutti sono bravi. Ho detto e scritto che sarei io il primo a sostenere la Gelmini se andasse a beccare e punire chi fa male e fa le scempiaggini che si citano.

    Al Poli ci tagliano 40 milioni. Certo dal 2010, ma intanto dobbiamo bloccare tutte le operazioni, per esempio di adeguamento edilizio per la didattica e altri investimenti in laboratori. Sono investimenti pluriennali: mica si possono cominciare e poi fermare!

    Non so più come fare a spiegarmi. Ci sono quelli che usano le pistole per commettere omicidi e ci sono quelli che usano le pistole perché poliziotti. Ci sono quelli che hanno usato la riforma Berlinguer per fare clientelismo e ci sono quelli che l’hanno usata bene e con prudenza. Continuare a fare di tutta l’erba un fascio, serve solo fare polemica, a dare una coperta politica a questo taglio alla cieca e francamente mi sembra irrispettoso di tutti quelli che lavorano in modo serio e impegnato. Se poi vogliamo fare come dice Brunetta, per carità non ho problemi: vieni qui e controlla minuto per minuto quello che faccio come tanti altri colleghi seri che ci sono nelle università italiane.

  10. darmix says:

    si Alfonso ma tu continui a non voler capire che anche se lo specifico espressamente non mi riferisco al Politecnico e non ho mai dubitato ne messo in discussione quello che dici. Ma che a fronte di un utilizzo “virtuoso” ce ne sono (qui documentati) 19 non virtuosi. Stiamo parlando di regole, non di cosa accade al Politecnico (la media non la fa il politecnico Alfonso, purtroppo), stiamo parlando di cosa accade nella maggioranza delle università italiane. E sei tu a fare l’operazione inversa, portando ad esempio di un “sistema” le virtù di 1 universiità. E che questi fatti e quelli citati nell’altro post non sono figli dell’università della Turchia, e che mi sembra si possa dire, senza tema di smentita, che siano figli diretti dell’università italiana e delle regole vigenti è lampante. Si chiamerebbe se no, benaltrismo secondo una tua puntuale analisi. E non credi anche che l’università italiana in qualche modo ne è responsabile quanto e non meno della politica? E quando si leggono gli innumerevoli e quasi “bulgari” attacchi alla politica, da parte del mondo accademico e della conferenza dei rettori, contro chi vorrebbe “tagliare” a pioggia per distruggere la cultura in italia, non credi sarebbe quantomeno “opportuno” accompagnarli (non facendo finta di dimenticare costantemente), con un qualche riferimento al fatto che l’università italiana e fatta anche di questo ed altro? E che l’altro nella fattispecie potrebbe essere fatto, anche, per esempio dalla “mia” università (mi permetto un po’ di quello che tu definirai molto probabilmente qualunquismo) dove gli ultimi tre rettori sono stati sospesi dalle funzioni dalla magistratura inquirente, dove il genero (e professore di quella università) del rettore storico è stato ucciso per motivi non ancora precisati. Dove nella famose e mai utilizzate valutazioni Civr (che potrebbero essere per cominciare utilizzate benissimo per suddividere il Ffo), quasi tutte le facoltà risultano essere abbondamente al di sotto delle medie. E dove l’anno scorso per i test di medicina, a detta dello stesso Mussi (che si limitò a denunciare i fatti alla magistratura), miracolosamente i più bravi d’Italia (i geni) si scoprì stavano tutti, ma proprio tutti, in un’aula della facoltà di medicina di Messina. E mi fermo qui. Se non riesci a comprendere quanto la gente al sud sia stanca di tutto questo (e ripeto non cito altro per non fare demagogia), vuol dire non riescire neanche lontanamente ad immaginare quale sia la situazione reale. E mai fatto di tutta l’erba un fascio.
    E tutto questo non significa non voler capire, significa solo pensarla in modo diverso. E cercare di argomentarlo. E se tu mi rispondi citandomi ironicamente Brunetta, temo significhi (o almeno così mi appare) che non hai nessuna intenzione di discuterne.

  11. Ma come non ho intenzione di discuterne!!!!!!!
    Ma se ho scritto ieri o l’altro ieri che sono disposto a scendere in piazza con la Gelmini se sostenesse una reale valutazione e un corrispondente taglio o anche chiusura di chi va male! Ma cos’altro devo dire???????

  12. [...] ne parlava, ultimamente, qui, qui, qui e  [...]

  13. franz says:

    condivido l’opinione dell’inserzionista

  14. marco says:

    post molto interessante. Sono della stessa opinione. Blog molto bello

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