Sostiene Giavazzi:
Alcune «anime belle» criticano il decreto del ministro Gelmini che prevede una nuova modalità per la scelta dei commissari nei concorsi universitari: elezione di un numero pari a tre volte i commissari necessari e poi sorteggio. «In Gran Bretagna, dove l’università funziona, i dipartimenti scelgono i professori senza bisogno di un concorso ».
Lo so bene, ma lì il titolo di studio non ha valore legale e i fondi pubblici vengono assegnati alle università non a seconda del numero degli studenti iscritti, ma in funzione della qualità della ricerca: ricerca che nessuno cita, niente fondi e il dipartimento chiude. Se i critici vogliono essere coerenti dicano che sono pronti a cancellare il valore legale del titolo di studio (come ha fatto ieri sul Corriere Giovanni Sartori) e ad accettare che vengano chiusi i dipartimenti scadenti.
link: Chi ha paura del sorteggio – Corriere della Sera
Io sono d’accordissimo e credo ci sarebbero tante persone in università che sarebbero d’accordo.
Ma vorrei farvi notare quanto strumentale e incoerente è questo ragionamento (e anche il resto non citato nel frammento che ho riportato qui sopra). Dunque si dice che ci sarebbero delle cose buone da fare per riformare l’università (come la chiusura dei dipartimenti scadenti), ma siccome il governo non sarebbe in grado di imporle perché i prof sarebbero contrari, allora il governo impone un taglio alla cieca e delle misure indifferenziate e “ad alzo zero”.
Ma se il governo fosse veramente voglioso di imporre regole così forti, perché non imporre regole forti di tipo virtuoso, invece di tagli alla cieca? Perché la Gelmini dovrebbe avere la forza di imporre un taglio che punisce tutti indiscriminatamente, ma non di proporre regole forti virtuose che quanto meno qualcuno a favore lo troverebbero?
E se il problema fosse introdurre meritocrazia e valutazione, in quale modo un taglio dei fondi e un blocco indifferenziato dei concorsi dovrebbe introdurre questa differenziazione basata sul merito?
E come avviene in USA la selezione del personale? Non è forse vero che ogni università fa quel che gli pare, come Giavazzi stesso afferma?
Non è meglio a quel punto, se è vero come è vero quello che dice Giavazzi, stabilire che a partire dal 2009 la quota del FFO assegnata sulla quota di merito (che sarebbe pari al 7%) viene fatta crescere del 20-30% annuo? Quindi dire che il primo anno è il 7%, nel 2010 è pari al 9-10%, nel 2011 è pari al 12-14% e così fino ad arrivare a regime ad un bel 20-30% (o anche più) di tutto il FFO? Allora si che tutti si daranno da fare per avere i migliori docenti. E non sarebbe un “rimandare” alle calende greche: si dia operatività immediata alla mia proposta e vedete che da subito tutti muoverebbero le chiappe.
La verità è che da parte del governo c’è stata la voglia da un lato di tagliare in fretta senza stare a perdere tanto tempo per capire come funzionano le cose e, dall’altro, anche un po’ di voglia di punire quell’altra categoria di “fannulloni” che sono i prof delle università statali (quelli delle private sono tutti “virtuosi” … vero caro collega?).

Hai ragione da vendere, Alfonso. Ma io ancora non riesco a capire una cosa: se i tagli erano così necessari e inevitabili, perché ora questa sorta di mezza marcia indietro? Sulla ri-riforma presentata di recente non si poteva discutere in Parlamento il tempo necessario e, partendo da quella, migliorarla?
Consociativismo! Orrrrrorrrreeeee!
Le persone serie discutono e cercano il meglio.
Ma questo in Italia non si fa più da anni.
La cosa su cui concordo con Giavazzi è che sarebbe bene togliere il valore legale alle lauree (ed, aggiungerei, far sparire gli albi, che – schematizando – sono un doppione delle lauree)
Poi concordo quasi in toto con Fuggetta.
Giovanni
a me non e’ molto chiara l’implicazione valore_legale_della_laurea ALLORA concorso_pubblico.
anzi, NOT concorso_pubblico ALLORA not valore_legale_laurea come sembra suggerire il pezzo citato.
il sistema basato su concorsi ha ampiamente dimostrato i suoi limiti, il principale dei quali e’ che la responsabilita’ dell’assunzione e’ sollevata da uno specifico professore/direttore (che altrimenti dovrebbe rispondere in prima persona di un eventuale fallimento dell’assunto) per essere assegnata a una fantomatica entita’-commissione che rappresenta il volere dello stato, quindi di nessuno.
da questo post sembra invece emergere che i concorsi dobbiamo tenerceli. se qualcuno me lo spiegasse, mi farebbe un gran favore (nota:non e’ polemica, lo verrei sapere sul serio).
Il problema è il driver. Se una università non ha un driver che la spinge a competere, se può prendere chiunque perché tanto i fondi li ha, è ovvio che sono in un qualche modo incentivate o favorite pratiche baronali. Tanto che ci si perde?
Se invece l’università deve stare sul mercato o comunque deve competere per i fondi, allora o si dota di personale di valore, oppure non riesce a trovare le risorse.
Questo spiega il senso del ragionamento.
Sui concorsi. Io non ho nessun problema a cambiarne i meccanismi. Mi vanno bene sorteggi o quant’altro. Quello che intendevo dire è che al di là del meccanismo specifico, deve essere chiaro il driver.
È come quando in azienda vuoi controllare il comportamento dei singoli. Certo, lo puoi fare mettendo in piedi procedure di controllo, sindaci, organi etici e quant’altro. Poi però tutti ti diranno che è molto più efficace—e per certi versi è l’unica strada che funziona realmente—trovare le giuste motivazioni e incentivi per le persone.
Aggiungo: il valore legale tende a rendere tutte le università uguali. Se il titolo dell’ateneo X vale come quello dell’ateneo Y indipendentemente dalla qualità di X e Y, ancora una volta, è ovvio che X e Y non avranno interesse a migliorare la loro qualità. Tanto comunque quello che fanno ha lo stesso valore, come direbbe Totò, “a prescindere”.
driver: perfettamente d’accordo. finche’ non ci saranno, non si andra’ lontanto. credo, pero’, che ad essi si debba affiancare il concetto di responsabilita’ delle scelte effettuate. non solo come deterrente iniziale, per far si’, ad esempio, che vengano scelte persone all’altezza dell’incarico. ma anche come deterrente “in corso d’opera”, per far si’ che queste persone non vengano abbandonate a loro stesse.
ecco, a me sembra che il sistema dei concorsi non aiuti in questo senso.
valore legale: con il mio commento, forse un po’ OT, volevo solo capire se da un punto di vista formale il concorso e’ necessario per dare valore legale alla laurea.
“È come quando in azienda vuoi controllare il comportamento dei singoli. Certo, lo puoi fare mettendo in piedi procedure di controllo, sindaci, organi etici e quant’altro. Poi però tutti ti diranno che è molto più efficace—e per certi versi è l’unica strada che funziona realmente—trovare le giuste motivazioni e incentivi per le persone.”
Ma perché uno deve escludere l’altro?!!!
Senza sconfinare nell’elefantiasi, che è sempre e comunque controproducente, il sistema della delega e del periodico controllo sull’operato del delegato, unitamente agli incentivi, centra, a mio parere, l’obiettivo selezione.
Aggiungo, le giuste motivazioni sono già parte degli incentivi; essi, infatti, sono composti dall’aspetto morale, appunto motivazioni, e la parte materiale, cioè economica.
Tutto ciò vale, come dice lei, sia per i singoli nelle aziende sia per, in questo caso, per le università.
Non volevo escluderne uno a favore dell’altro. Volevo dire che i controlli sono necessari ma non sufficienti e che quindi ci devono anche essere una serie di incentivi e disincentivi che sostengano i comportamenti virtuosi.
Assolutamente d’accordo!
[...] quello che continuo a ripetere!!!!!!!!! È il mio discorso sui driver. Una ormai trentennale esperienza dimostra che nessuna formula concorsuale è in grado di curare [...]
[...] appena sentito Perrotti ripetere ad Anno Zero esattamente quello che scrivevo qui su questo blog e che c’era scritto nell’articolo di Nature che citavo sul blog: il problema è [...]
[...] che manca e che viene toccato minimamente dal DL180 è il driver: in questo concordo pienamente con Fuggetta. Se non hai un incentivo a comportarti virtuosamente [...]