Per un martello, il mondo è fatto solo di chiodi

In questi momenti certamente critici per l’economia italiana, si accavallano le analisi e le proposte su come affrontare la crisi. Devo dire che tra tante affermazioni mi sembra non si considerino correttamente tutte le implicazioni di un problema molto critico: l’Italia è in carenza cronica di prodotti. Le nostre vecchie produzioni sono in crisi perchè non più competitive per motivi di prezzo o tecnologiche. Molte grandi industrie si sono convertite ai servizi, tutto sommato più redditizi e facili da gestire. Sono sempre meno (e sempre più piccole) le imprese che hanno voglia di competere, facendo innovazione di prodotto. Ma se non facciamo prodotti nuovi, come raddrizzeremo la nostra bilancia commerciale? Qualche giorno fa mi sono sentito dire che l’ICT non serve a niente perchè le imprese italiane hanno il problema, gravissimo, della riconversione e non di inutili investimenti in tecnologie. Ma riconvertire non vuole forse dire fare prodotti nuovi, diversi, a contenuto tecnologico superiore? Possibile che si pensi sempre all’ICT solo come fattore per ridurre i costi dei processi aziendali o per fare e-commerce?

L’ICT può essere uno dei fattori che abilita una sostanziale innovazione di prodotto, per esempio, nei mezzi di trasporto, nell’elettrodomestico, nelle macchine utensili e in tanti altri prodotti del “made in Italy”. Eppure si fa fatica a convincere che tutto ciò è possibile. Sembra che per gli italiani è più facile vendere che inventare e innovare. L’attenzione è troppo spesso rivolta solo al miglioramento dei processi e all’aumento dell’efficienza. Sembra che abbiamo proprio poco coraggio nell’affrontare sfide innovative. Siamo abituati a vedere le cose secondo gli stessi schemi del passato. Un detto americano recita “per un martello, il mondo è fatto solo di chiodi”. Così è per molti imprenditori. Hanno fatto quel prodotto per vent’anni e non si rendono conto che non si può soltanto pensare di migliorare il processo, continuando a fare meglio la stessa cosa “forever”. Bisogna cambiare. E non possiamo tutti fare solo e soltanto servizi.

In un recente libro del mago del marketing, Philip Kotler, l’autore dice che uno più gravi peccati degli uomini di marketing è quello di fare sempre “marketing verticale” invece di esplorare anche il “marketing laterale”. In poche parole, invece di esplorare strade nuove che amplino lo spazio di movimento delle aziende, si continuano a vedere le cose secondo schemi consolidati. Tanto per fare un esempio, oggi i trattori agricoli sono molto più che semplici macchine movimento terra. Includono sofisticati meccanismi di trazione per controllarne il movimento, strumenti GPS per automatizzare le operazioni sul campo (si, si ara in automatico con il GPS!), funzioni di gestione flotte e di logistica dei trasporti. Fare trattori oggi è un mestiere radicalmente diverso da quanto accadeva 30 anni fa. E alcune aziende italiane lo hanno capito. Ma si tratta di eccezioni, di mosche bianche. Per altri il “trattore” (preso come esempio, ovviamente) rimane sempre il prodotto tradizionale che si è sempre fatto e che sempre si farà.

Si parla tanto del fatto che è necessario uno scatto di orgoglio e di un impegno corale del sistema Italia per uscire dalla crisi. Giustissimo. Ma dobbiamo capire bene quello che è successo e fare le scelte giuste per il futuro, per evitare di ripetere errori del passato e provare veramente a risalire la china che abbiamo di fronte a noi.

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