Open Standards, Open Formats, and Open Source

On April 21, 2006, in FLOSS, Technology, by Alfonso Fuggetta

Con l’amico e collega Davide Cerri ho scritto un articolo su Open Standards, Open Formats, and Open Source.

È ancora un draft. Commenti e suggerimenti sono very welcome.

10 Responses to “Open Standards, Open Formats, and Open Source”

  1. Romeo Pruno says:

    Ho dei problemi nel download del file, ed anche se lo apro tramte IE non riesco a leggerlo! Puoi fare qualcosa??

  2. Ho riprovato e a me va. Ho anche visto che lo hanno giù scaricato qualche decina di persone.

    Prova dal link sul sito:

    http://alfonsofuggetta.org/mambo/content/category/4/16/76/

    Fammi sapere.

  3. Romeo Pruno says:

    Ho provato adesso e funziona, sicuramente un problema mio. Thks.

  4. Interessante documento, un unico appunto: se io ho bisogno di una standard ISO (per esempio l’ASTM E 1394, protocollo per lo scambio dati tra analizzatori e host computer) devo pagarlo e non posso redistribuirlo, se ho bisogno dello standard HL7 devo iscrivermi all’associazione HL7 e anche li non posso redistribuirlo. Questi sono standard de jure molto affermati nell’informatica di laboratorio di cui esistono implementazioni libere (leggi GPL). Sono open standard? Sicuramente sono condivisi ma tutti e due implicano un’esborso di denaro e hanno un vincolo di non redistribuzione.

    Grazie
    Stefano

  5. Non voglio dire una sciocchezza, ma credo il costo sia solo del documento. Non credo ci siano costi legati all’uso dello standard. Il fatto che non si possano redistribuire credo sia legato ancora una volta a problemi di tipo editoriale: sono come libri che non si possono fotocopiare.

    Ripeto, non sono sicurissimo e spero di non dire una sciocchezza. Ma credo che sia un problema di tipo diverso rispetto all’utilizzo vero e proprio di quanto previsto dallo standard.

  6. Come al solito sono molto colpito dalla sua onestà intellettuale che la porta a sfatare miti che ancora vengono utilizzati a fini ideologici e dalla sua capacità di essere chiaro e puntuale.

    Forse un maggiore approfondimento potrebbe riguardare le differenze tra i due processi di standardizzazione che portano alla definizione di quelli che lei chiama open standard de facto e open standard de jure. In particolare quali ricadute nei due casi sui benefici/rischi per l’utente finale ?

    Possiamo dire che Open Document Format è un formato Open (de facto) in quanto definito solo da Oasis ? E questo anche se non è diffuso ampiamente ?

    Alla luce di ciò forse una piccola limatura potrebbe essere fatta alla definizione di “open standard (de facto)” dato che il termine “de facto” indica (almeno nella letteratura di economia dell’innovazione) una diffusa accettazione sul mercato e non tanto il processo di definizione dello standard stesso

  7. Ok, grazie per il suggerimento!

    Rivedo il testo.

    Alfonso

  8. Romeo Pruno says:

    Ho letto con attenzione il documento e concordo con Vincenzo nel bisogno di puntualizzare ulteriormente il concetto di standard “de facto” e standard “de jure”.
    Partendo dalle considerazini di Vincenzo presenti anche nel suo blog, e ripetute in questo thread vorrei portare come sempio il concetto, preso in prestito dal diritto , di legge e regolamento cosi da portare un possibile contrinuto ad una più chiara definizione dei concetti introdotti nel documento.
    Un regolamento, in termini giuridici, è valido all’interno di una comunità ristretta e comunque le sue disposizioni vengono fatte valere in termini di giuridici.
    Una legge regola le azioni di una comunità più ampia e quindi usi e modi di fare “accettati” da tutti. Gli esperti mi passino le definizioni di cui sopra poichè da un informatico non si può pretendere altro;-)
    Detto questo, si potrebbe ricondurre l’adottazione delle due diverse tipologie di standard “de facto” e “de jure”, il primo verso il regolamento ed il secondo verso la legge.
    In questo modo si comprende una possibile riconduzione del primo standard verso una comunità ristretta di utilizzatori di esso, dovuta ad esempio ad esigenze implementative del software, basta pensare a quante volte le grandi industrie del software impongono il proprio standard alla comunità di sviluppatori anche a volte impedendo la migrazione verso altre piattaforme per problemi di portabilità, mentre il secondo standard potrebbe far rifrimento al concetto di legge come il nome lascia intendere “de jure” che signifca appunto “per legge”.
    E’ altresi importante sottolineare come un regolamento ed una legge fanno comunque riferimento ad autorità, la prima ad esempio un’associazione o azienda la seconda ad una comunità (stato) o ente certificatore .
    E’ ovvio pensare che uno standard de facto potrebbe nel tempo passare come jure, se appunto “per legge” la comunità ne accettase, verificandone regole e comportamenti, le specifiche come vantaggio assoluti per tutti.

  9. Sul paper di Fuggetta e Cerri, e dintorni…

  10. il mio commento è questo:

    http://blogs.it/0100206/2006/05/09.html#a5535

    complimenti comunque agli autori

    Beppe

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