Mobilità e innovazione di prodotto

(in corso di pubblicazione su Beltel)

Il dibattito in corso sul momento difficile che sta attraversando il sistema produttivo italiano sembra condizionato e limitato da una sorta di preconcetto e vizio di fondo. Tutti invocano l’innovazione e la ricerca come unici strumenti per risollevare le sorti delle imprese italiane nel panorama complesso e estremamente competitivo imposto dalla globalizzazione. Ma sembra che inevitabilmente si finisca per ricondurre il tema della ricerca e dell’innovazione a due soli filoni. In primo luogo, il termine “ricerca” è quasi sempre associato alla medicina e alle biotecnologie, essendo forse molti condizionati dai grandi successi di premi Nobel come Dulbecco e Levi Montalcini. Talvolta ci si azzarda anche ad includere i fisici, visti i successi passati di Fermi e quelli più recenti di Rubbia. In secondo luogo, quando si parla di innovazione inevitabilmente si parla di innovazione di processo, cioè di miglioramento dei meccanismi attraverso i quali si producono beni convenzionali o si forniscono servizi. Oppure di stimolo alla domanda, come se ciò risolvesse per magia il problema della competitività dei nostri prodotti e la questione della riconversione industriale di molti settori produttivi del nostro paese. Sembra quasi impossibile ricordare e riaffermare che esiste la ricerca tecnologica e che si può fare innovazione di prodotto. Quando si citano questi termini, inevitabilmente si ricade nella sindrome dei “treni perduti” e della impossibilità per il nostro paese di competere con i grandi paesi innovatori a livello internazionale. Credo sia necessario riaffermare in maniera forte e decisa che non è così. Treni ne partono sempre. E probabilmente ne partiranno sempre di nuovi, soprattutto se si considera il trend che sta accompagnando lo sviluppo dell’ICT.

Quando si parla di Information and Communication Technology, spesso si pensa a un insieme ben definito di prodotti e servizi: computer, software di sistema e per l’office automation, apparati di telecomunicazioni, servizi di telefonia fissa e mobile. In realtà, negli ultimi anni l’ICT si è trasformato ed ha assunto nuove forme e espressioni. Le cause di questa evoluzione sono sostanzialmente tre. In primo luogo, l’hardware si è evoluto in termini di potenza di elaborazione e capacità di memorizzazione delle informazioni, contenimento delle dimensioni e dei consumi, riduzione dei costi. In secondo luogo, i sistemi di telecomunicazione sono in grado di fornire tecnologie wireless e wireline che coprono le esigenze sia nella costituzione delle cosiddette PAN (Personal Area Network), sia nelle comunicazione mobili voce e dati, sia nei sistemi di telecomunicazione per reti locali e geografiche. Infine, il grande sviluppo delle tecnologie del software rende possibile lo sviluppo di sistemi applicativi sempre più complessi e sofisticati. In sintesi, è oggi possibile costruire componenti in grado di svolgere funzioni intelligenti, di interagire con altri dispositivi e sistemi, di operare in spazi e situazioni estreme o comunque non convenzionali. In poche parole, l’ICT diviene sempre più pervasivo nei servizi e prodotti più disparati.

Un’area dove questo trend assume connotati sempre più concreti e visibili è quello della mobilità. I nostri cellulari sono ben più che semplici telefoni: sono computer spesso in grado di “localizzarsi”, svolgere funzioni informatiche complesse, ricevere e trasmettere informazioni. Quello che sull’auto una volta era “lo stereo” oggi è sempre più un complesso e integrato sistema di entertainment, navigazione, comunicazione, office automation. La collaborazione in corso tra Fiat e Microsoft è da questo punto di vista un segno dei tempi. Ma ci sono anche applicazioni ancora più sorprendenti. Per esempio, i trattori agricoli oggi utilizzano il GPS per operare in automatico su un campo (per esempio per effettuare l’aratura). E ci sono tantissimi ambiti ancora da esplorare: le due ruote, la gestione delle flotte, il controllo e l‘indirizzo del traffico, il turismo, la gestione dell’ambiente, la protezione civile e la gestione delle calamità naturali. Si pensi solo all’effetto che avranno architetture software avanzate come il peer-to-peer quando si diffonderanno in ambiti non convenzionali come le auto che viaggiano su una autostrada: esse potranno configurarsi in modo totalmente dinamico in una ad-hoc community in grado di scambiarsi in tempo reale informazioni sul percorso e sullo stato del traffico.

In generale, quello che stiamo iniziando a vedere è la crescente e inarrestabile “informatizzazione” dei prodotti e dei servizi: ovunque è possibile inserire un (micro)computer in grado di elaborare informazioni, offrire servizi sempre più “intelligenti” e interagire con il resto del mondo. Persino le telecomunicazioni classiche si stanno trasformando in applicazioni dell’IT. Cosa sono un telefono 3G, un centralino, un router e un firewall se non computer con del software e uno o più sistemi di telecomunicazione? Si tratta di un cambiamento radicale di paradigma che stravolge il modo secondo il quale si concepiscono prodotti e servizi. E questo costituisce una opportunità enorme per innovare prodotti e servizi esistenti e per concepirne di radicalmente nuovi.

Si tratta di una sfida che deve essere ben compresa e raccolta dal mondo imprenditoriale italiano e dalle università che devono sostenere e facilitare questo processo di innovazione. Cruciale è anche il ruolo degli opinion makers e della politica. È essenziale infatti che si ribalti quel senso di rassegnazione e di immobilismo che sempre più spesso sembra attanagliare il paese. Possiamo competere e giocare un ruolo significativo: dobbiamo rendercene conto, rimboccarci le maniche e agire in modo convinto.

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