Posso fare un commento forse un po’ qualunquista?
Nel 1998/99 circa ho partecipato in una nota banca all’istallazione e alla migrazione dati di un prodotto per la gestione dei derivati, caps, floor, future, warrant e altri nomi esotici.
Il prodotto costò una cifra assurda e l’istallazione pure. Segno evidente che questi derivati rendevano molto alla banca.
Però più entravo nell’argomento (io matematico e ignorante di economia) e più questa storia dei derivati mi pareva una cosa insostenibile.
Avevo capito che erano prodotti che spostavano ricchezza senza produrla. E che il loro volume era molto superiore al volume di ciò che invece produce ricchezza cioè azioni e obbligazioni.
Mi chiedevo da uomo della strada come questo giochino potesse stare in piedi.
Ora lo so. Non sta in piedi
Un saluto con stima.
@Marcello
Anch’io, da uomo della strada e non da economista (ho una laurea in ingegneria), mi chiedevo come potesse essere possibile creare ricchezza solo spostando i soldi da un posto ad un altro e cambiandogli il nome. Sarà che applicavo il vecchio caro buon senso, sarà che mio nonno mi aveva insegnato che i soldi non scendono dalle piante (lui lo diceva in dialetto) ma avevo probabilmente gli stessi dubbi che avevi tu. Il problema è, però, che i danni di tutto questo non li stanno purgando coloro che lo hanno generato, ma soprattutto chi la ricchezza la produceva davvero.
Se le banche ed altri attori della finanza creativa avessero investito in questi “giochini” a loro rischio e pericolo, beh… peggio per loro (se uno gioca al casinò e perde, cavoli suoi). Solo che, di riflesso, questo gioco ha coinvolto anche chi non aveva nulla a che fare con la finanza e creava ricchezza reale trasformando qualcosa in qualcosa d’altro che vale di più. Sottolineo “qualcosa” (inteso come reale o utile) perché in quest’ambito la virtualizzazione non funziona.
Se per MBA si intende esclusivamente la specializzazione in finanza e tutto quello che ciò comporta in termini di “armi finanziarie di distruzione di massa” sono d’accordo.
Ma MBA significa master in business administration, ovvero specializzazione in gestione d’azienda e queste competenze riguardano più la sfera economico-manageriale che quella finanziaria.
Di competenze economiche e manageriali ce n’è sempre un gran bisogno, soprattutto nell’Italia delle piccole e medie imprese.
L’economia è una scienza storica e sociale, non matematica. Tale giudizio fu espresso, tra gli altri, anche da Ludwig von Bertalanffy, uno dei padri fondatori della teoria dei sistemi e dei modelli.
Bertalanffy era anche contrario all’estensione dei modelli provenienti dall’Informatica ad altri settori. E in particolar modo si era espresso in maniera molto scettica nei confronti di una loro applicazione all’economia.
Uno dei pochi che aveva previsto questa crisi è stato Eric Hobsbawm, che ha dedicato a quest’argomento molti capitoli del suo libro “Il secolo breve”. E Hobsbawm ha basato la sua analisi sui dati storici, e non su analisi di tipo matematico e statistico.
Su quest’argomento mi ero permesso di scrivere un articolo sul mio blog.
Io stesso sono stato tentato lo scorso anno di fare un master MBA. Tra le scuole candidate vi erano MBA della Bocconi e del Polimi.
Premetto che la mia intenzione era quella di fare un master in Business Administration e che provengo da un settore tecnico (ingegnere informatico)
Ho partecipato alle giornate informative, lezioni dimostrative, letto le brochure, fatto esami di ammissioni con relativi colloqui.
Alla fine, mi sono reso conto di non esserne veramente convinto, e ho lasciato cadere il tutto.
Con il senno di poi, e con i fatti accaduti, mi sono reso conto che la mia decisione non è stata totalmente sbagliata; vedi “crisi” che nessuno degli analisti superqualificati è riuscita a prevedere o quanto meno a intuire…
Ho avuto modo, inoltre, di conoscere diverse persone che hanno fatto il fatidico Master MBA e confrontato direttamente sul campo non ho visto questo grande valore aggiunto… anzi molto spesso ho notato un certo impaccio nel prendere decisioni o difficoltà nel avere una panoramica generale delle varie problematiche….
Certo si potrà obiettare che molto dipende dalla persona e il pezzo di carta in se non serve a nulla… ma ogni tanto mi chiedo a chi servano poi veramente questi master; all’ente che li eroga o a chi li frequenta…
Allego alcune interessanti riflessioni sul successo / fallimento dei Master e sulla creazione della leadership.
Anni fa, una delle più prestigiose societa’ di consulenza strategica era intenzionata a farmi un’offerta di lavoro. Mi dissero che erano pronti a offrirmi la posizione di Junior Associate (più o meno un secondo livello) ma preferivano offrirmi un ingresso da Senior Business Analyst (poco più del primo) per poi pagarmi un MBA in una Business School prestigiosa, a mia scelta, e poi rientrare – 2-3 anni dopo – come Associate.
Alla mia domanda “ma perche’ volete pagarmi 2-3 anni di stipendio, rette, ecc per poi ricoprire una posizione per la quale – secondo le vostre stesse valutazioni – sono gia’ oggi pronto?” mi risposero (semplificando) “perche’ durante l’MBA ti fai un network di conoscenze importante”.
Ho pensato che per $100.000 e più avrei conosciuto molte più persone interessanti organizzando una grande festa, e rifiutai. Sia l’offerta di lavoro, sia l’idea di fare un MBA – se alla fine ne sarei uscito “solo” con più amici.
PS la scelta dipende enormemente dalle esperienze professionali (e quindi dal bagaglio di competenze) che uno ha acquisito prima…la mia scelta non e’ valida “in generale”, ma solo in casi analoghi
veramente l’articolo parla di finanza, wall street e avidita’. Parla di ipercompetizione.
In un paese come l’italia dove servirebbe piu’ educazione competizione e valutazione oggettiva, non mi sembra proprio il caso di fare questo genere di discorsi.
Posso fare un commento forse un po’ qualunquista?
Nel 1998/99 circa ho partecipato in una nota banca all’istallazione e alla migrazione dati di un prodotto per la gestione dei derivati, caps, floor, future, warrant e altri nomi esotici.
Il prodotto costò una cifra assurda e l’istallazione pure. Segno evidente che questi derivati rendevano molto alla banca.
Però più entravo nell’argomento (io matematico e ignorante di economia) e più questa storia dei derivati mi pareva una cosa insostenibile.
Avevo capito che erano prodotti che spostavano ricchezza senza produrla. E che il loro volume era molto superiore al volume di ciò che invece produce ricchezza cioè azioni e obbligazioni.
Mi chiedevo da uomo della strada come questo giochino potesse stare in piedi.
Ora lo so. Non sta in piedi
Un saluto con stima.
@Marcello
Anch’io, da uomo della strada e non da economista (ho una laurea in ingegneria), mi chiedevo come potesse essere possibile creare ricchezza solo spostando i soldi da un posto ad un altro e cambiandogli il nome. Sarà che applicavo il vecchio caro buon senso, sarà che mio nonno mi aveva insegnato che i soldi non scendono dalle piante (lui lo diceva in dialetto) ma avevo probabilmente gli stessi dubbi che avevi tu. Il problema è, però, che i danni di tutto questo non li stanno purgando coloro che lo hanno generato, ma soprattutto chi la ricchezza la produceva davvero.
Se le banche ed altri attori della finanza creativa avessero investito in questi “giochini” a loro rischio e pericolo, beh… peggio per loro (se uno gioca al casinò e perde, cavoli suoi). Solo che, di riflesso, questo gioco ha coinvolto anche chi non aveva nulla a che fare con la finanza e creava ricchezza reale trasformando qualcosa in qualcosa d’altro che vale di più. Sottolineo “qualcosa” (inteso come reale o utile) perché in quest’ambito la virtualizzazione non funziona.
Se per MBA si intende esclusivamente la specializzazione in finanza e tutto quello che ciò comporta in termini di “armi finanziarie di distruzione di massa” sono d’accordo.
Ma MBA significa master in business administration, ovvero specializzazione in gestione d’azienda e queste competenze riguardano più la sfera economico-manageriale che quella finanziaria.
Di competenze economiche e manageriali ce n’è sempre un gran bisogno, soprattutto nell’Italia delle piccole e medie imprese.
L’economia è una scienza storica e sociale, non matematica. Tale giudizio fu espresso, tra gli altri, anche da Ludwig von Bertalanffy, uno dei padri fondatori della teoria dei sistemi e dei modelli.
Bertalanffy era anche contrario all’estensione dei modelli provenienti dall’Informatica ad altri settori. E in particolar modo si era espresso in maniera molto scettica nei confronti di una loro applicazione all’economia.
Uno dei pochi che aveva previsto questa crisi è stato Eric Hobsbawm, che ha dedicato a quest’argomento molti capitoli del suo libro “Il secolo breve”. E Hobsbawm ha basato la sua analisi sui dati storici, e non su analisi di tipo matematico e statistico.
Su quest’argomento mi ero permesso di scrivere un articolo sul mio blog.
http://lsfds.blogspot.com/2009/01/crisi-economica-e-matematica.html
Io stesso sono stato tentato lo scorso anno di fare un master MBA. Tra le scuole candidate vi erano MBA della Bocconi e del Polimi.
Premetto che la mia intenzione era quella di fare un master in Business Administration e che provengo da un settore tecnico (ingegnere informatico)
Ho partecipato alle giornate informative, lezioni dimostrative, letto le brochure, fatto esami di ammissioni con relativi colloqui.
Alla fine, mi sono reso conto di non esserne veramente convinto, e ho lasciato cadere il tutto.
Con il senno di poi, e con i fatti accaduti, mi sono reso conto che la mia decisione non è stata totalmente sbagliata; vedi “crisi” che nessuno degli analisti superqualificati è riuscita a prevedere o quanto meno a intuire…
Ho avuto modo, inoltre, di conoscere diverse persone che hanno fatto il fatidico Master MBA e confrontato direttamente sul campo non ho visto questo grande valore aggiunto… anzi molto spesso ho notato un certo impaccio nel prendere decisioni o difficoltà nel avere una panoramica generale delle varie problematiche….
Certo si potrà obiettare che molto dipende dalla persona e il pezzo di carta in se non serve a nulla… ma ogni tanto mi chiedo a chi servano poi veramente questi master; all’ente che li eroga o a chi li frequenta…
Allego alcune interessanti riflessioni sul successo / fallimento dei Master e sulla creazione della leadership.
Ciaoo
Francesco
http://www.linkedin.com/answers/management/change-management/MGM_CMG/439904-61414
Sarà, ma non ho mai creduto che la leadership si ‘creasse’.
Al limite ritengo che si possa sviluppare la capacità innata di leader di un individuo, ma ‘crearla’ la ritengo una fola da markettaro.
Speriamo cada per sempre questo mito. Non vi pare che questi Mba siano una delle espressioni più palesi di un’istruzione eccessivamente classista?
Anni fa, una delle più prestigiose societa’ di consulenza strategica era intenzionata a farmi un’offerta di lavoro. Mi dissero che erano pronti a offrirmi la posizione di Junior Associate (più o meno un secondo livello) ma preferivano offrirmi un ingresso da Senior Business Analyst (poco più del primo) per poi pagarmi un MBA in una Business School prestigiosa, a mia scelta, e poi rientrare – 2-3 anni dopo – come Associate.
Alla mia domanda “ma perche’ volete pagarmi 2-3 anni di stipendio, rette, ecc per poi ricoprire una posizione per la quale – secondo le vostre stesse valutazioni – sono gia’ oggi pronto?” mi risposero (semplificando) “perche’ durante l’MBA ti fai un network di conoscenze importante”.
Ho pensato che per $100.000 e più avrei conosciuto molte più persone interessanti organizzando una grande festa, e rifiutai. Sia l’offerta di lavoro, sia l’idea di fare un MBA – se alla fine ne sarei uscito “solo” con più amici.
PS la scelta dipende enormemente dalle esperienze professionali (e quindi dal bagaglio di competenze) che uno ha acquisito prima…la mia scelta non e’ valida “in generale”, ma solo in casi analoghi
veramente l’articolo parla di finanza, wall street e avidita’. Parla di ipercompetizione.
In un paese come l’italia dove servirebbe piu’ educazione competizione e valutazione oggettiva, non mi sembra proprio il caso di fare questo genere di discorsi.