Il problema è grave

On May 17, 2009, in Economia, by Alfonso Fuggetta

MILANO – Cittadini italiani sempre più poveri e non solo a causa della crisi. Gli italiani incassano ogni anno uno stipendio che è tra i più bassi tra i Paesi Ocse. Con un salario netto di 21.374 dollari, l’Italia si colloca infatti al 23esimo posto della classifica dei 30 paesi dell’organizzazione di Parigi. AGLI ULTIMI POSTI IN EUROPA – Buste paga più pesanti non solo in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania, Francia, ma anche Grecia e Spagna. È quanto risulta dal rapporto Ocse sulla tassazione dei salari, aggiornato al 2008 e appena pubblicato. La classifica riguarda il salario netto annuale di un lavoratore senza carichi di famiglia. È calcolato in dollari a parità di potere d’acquisto. Gli italiani guadagnano mediamente il 17% in meno della media Ocse. Salari italiani penalizzati anche se il raffronto viene fatto con la Ue a 15 (27.793 di media) e con la Ue a 19 (24.552).

link: Ocse: salari, l’Italia agli ultimi posti – Corriere della Sera


14 Responses to “Il problema è grave”

  1. AndreaR says:

    Quindi chi si mette in tasca i soldi che non vanno ai dipendenti? Sono le aziende? Se così fosse, come mai gli industriali italiani piangono miseria e minacciano continue delocalizzazioni? Con un costo del lavoro così basso, sembrerebbe conveniente mantenere la produzione in Italia, ma ciò non sembra avvenire.
    Visto che spesso hai visitato gli stabilimenti della Geox a Montebelluna, che produce molte se non tutte le sue scarpe in estremo oriente, magari sai spiegarci dove sta il trucco!

    • Non si possono fare questi ragionamenti. Non è possibile che si pensi che tutti siano ladri.
      Io non sono certo andato a leggere i bilanci di imprese come Geox, ma se guardo alla mia esperienza, mi rendo conto che c’è un costo molto alto in termini di contributi e tasse che l’azienda paga allo stato. Il rapporto tra ciò che l’azienda spende e ciò che percepisce il lavoratore dipendente è molto alto.
      Inoltre, è indubbio che il nostro è un mercato depresso. Nel settore informatico ci sono gare che sono state aggiudicate con costi a giornata di 110, 120 Euro. È folle ma è così. Ovvio che poi i dipendenti li paghi poco. Ma in questi casi la colpa è più in chi gestisce queste gare puntando solo al ribasso dei costi e determinando in prima battuta la depressione del mercato.
      Non è questione di impreditori che “si mettono in tasca i soldi”. Io per lo meno la vedo in modo molto diverso. È proprio un problema strutturale del mercato.

  2. Non per niente, si parla di salari netti. Per cui si tiene conto anche delle tasse sui redditi.

  3. herr doktor says:

    proseguiamo pure il discorso dell’informatica: le tariffe giornaliere (per figure di basso livello) superano – almeno di regola – i 200 euro al giorno, il che, moltiplicando per 250 giorni lavorativi ti dà un costo per ‘consulente’ di circa 50.000 euro (e sto parlando di consulenti di basso livello: schedulatori o programmatori junior). Queste persone, dalla loro azienda prendono anche meno di mille euro, ma facciamo prima per fare cifra tonda: fanno 12.000 euro (quattro volte meno): aggiungi pure un po’ di irpef (ma su queste fasce non dovrebbe quasi esserci) e esageriamo pure con i contributi e diciamo che la cifra raddoppia. E il resto??
    Ci sarà anche un po’ di ‘contngency’ per il fatto che queste persone ora sono richieste ora no, ma le tariffe non calano per i servizi continuativi (e poi scopri che poi molti dipendenti delle società di consulenza sono a partita iva proprio per avere qualcuno da mandare via subito in caso di calo di lavoro ..)
    Il dubbio che ci sia qualcuno che specula ti viene ….
    Il fatto è che in Italia si è fatta dagli anni ’90 una forte politica di calo del costo del lavoro che non ha prodotto alcun sostanziale amento di competitività verso il resto del mondo in mancanza di investimenti e di innovazione (e parlo anche di innovazione di processo, che potrebbe essere a costo zero, e non solo di innovazione tecnologica)
    Il risultato è che la riduzione dei salari (che tra l’altro rimangono la principale fonte di tasse) rende sempre più debole la domanda interna e cioè la clientela principale degli imprenditori italiani …

    • È un conto sbagliato. Con questo non voglio dire che non ci sono disonesti. Ma se guardo ai conti che faccio io al CEFRIEL, non ci siamo proprio.
      Andiamo avanti con il tuo ragionamento che si applica a software house che fatturano su costi a persona giornalieri. In azienda non riesci mai a fatturare il 100% del tempo. Quando una società va bene, riesci ad avere un “billato”, cioè giornate fatturate, che per un junior arrivano al 70-80% del suo tempo. Poi devi considerare i costi di struttura: sede, investimenti in HW, … Per noi si tratta di circa il 20% dei costi complessivi.
      Che poi ci siano quelli che ne approfittano è un’altra questione.
      Ma il tema di fondo è più complesso.

  4. Andiamo avanti. Le persone più senior hanno un billato minore: devono fare vendita, gestione interna, … Per cui ti trovi che le persone che costano di più sono quelle che riesci a “billare” di meno (anche se a tariffe più alte). Poi ci sono tutte le persone di staff che non fatturano. Questo è fuori dal 20% di costi che citavo prima.

  5. cheyenne says:

    Non se ne esce, se l’economia non è rilanciata, come sta accadendo, con il governo che afferma “è solo un problema psicologico”. Occorrono investimenti in sviluppo, ricerca ed innovazione in settori tecnologicamente avanzati come l’informatica o l’energia solare, tanto per fare alcuni esempi. Inoltre non dimentichiamo il peso dell’enorme evasione fiscale che continua a prolificare senza alcun argine in Italia.

  6. AndreaR says:

    Ma allora perché le aziende italiane di informatica non sfondano sul mercato europeo con questi costi incredibilmente bassi?
    Non accuso nessuno di essere un ladro, ma un po’ “furbetto del quartierino” si…

    • Primo, all’andare all’estero costa molto. Bisogna creare una sede, avviare attività commerciali e di vendita, … Bisogna convincere le persone a trasferirsi, coprirne le spese, dare incentivi, …
      Secondo, qualcuno l’ha fatto. Engineering mi risulta abbia vinto una gara a Bruxelles. Ma Engineering ha aperto una sede a Bruxelles, credo. E per farlo servono investimenti mica da ridere, magari per qualche anno, prima di portare a casa ricavi significativi.

      Comunque, ripeto, non voglio dire in alcun modo che non ci siano situazioni deprecabili. Ma il discorso nel suo complesso è molto articolato. Secondo me.

  7. herr doktor says:

    >È un conto sbagliato.
    mica tanto … i numeri sono lì, poi bisogna fare il calcolo degli ‘overhead’, ma francamente una proporzione 1 a 4 tra il salario corrisposto e il costo fatturato all’esterno è molto ‘forte’

    >…… Con questo non voglio dire che non ci sono
    >disonesti. Ma se guardo ai conti che faccio io al CEFRIEL, non ci >siamo proprio.
    non conosco la vostra realtà e le vostre tariffe, ma non pensavo a realtà come le vostre

    >Andiamo avanti con il tuo ragionamento che si applica a software >house che fatturano su costi a persona giornalieri. In azienda non >riesci mai a fatturare il 100% del tempo. Quando una società va bene,
    >riesci ad avere un “billato”, cioè giornate fatturate, che per un junior
    >arrivano al 70-80% del suo tempo

    appunto: non mi riferivo tanto la software house che lavora in casa sua, facendo investimenti e rendicontando il risultato
    Qui posso capire che vi siano overhead molto superiori
    Quello che secondo me è scarsamente giustificabile è il comoportamento delle società (specie di consulenza) che i loro dipendenti li mandano a lavorare direttamente dal cliente (lì col cavolo che non lavorano tutto il tempo ‘billato’: se non lo fanno il responsabile del CED del cliente non gli firma lo statino delle presenze ..) magari adibendoli a lavori continuativi (sistemisti, schedulatori). Spesso le tariffe (specie gli anni scorsi) sfiorano i 300 euro e non ci sono ‘sfridi’ di ore non billabili o di aggiornamento perchè l’aggiornamento sui sistemi del cliente lo fa il cliente stesso …). E’ una prassi che l’informatica conosce bene con un termine inglese molto espressivo: ‘body rental’ …… E non sto parlando di realtà marginali.

    >Andiamo avanti. Le persone più senior hanno un billato minore: >devono fare vendita, gestione interna,

    a prescindere che da come la metti sembra che sui costi della truppa si scarichino costi dei loro ‘superiori’, questi senior hanno tariffe da 500 a oltre mille euro il giorno, per cui … il problema non si pone.

    ciao

    • Mi spiace, ma si pone eccome. Comunque, non voglio qui mettermi a fare discorsi generici. Posso peraltro dire che a fare i conti concreti uno si accorge di quanto alto sia il rapporto da un lato del prelievo fiscale e previdenziale e, dall’altro, la pressione che ti mette un mercato depresso. Io lo vivo tutti i giorni sulla mia pelle.

  8. herr doktor says:

    Alfonso, io i conti sto cercando di farli e non sto facendo discorsi generici e non sto nemmeno parlando del tuo lavoro, ma del body rental
    Quanto ai costi previdenziali quanto incidono?

    questo studio ocse parla di un 46.5 percento (sommando costi previdenziali e fiscali):
    http://www.oecd.org/document/7/0,3343,en_2649_34897_42723335_1_1_1_1,00.html

    non mi sembra il fattore idoneo a triplicare (o quadruplicare) il costo del ‘giorno uomo’ per il cliente finale

    poi non voglio sminuire la difficoltà del tuo lavoro, anzi – scusa – se la prendi sul personale, il discorso va in vacca e ci fermiamo lì …
    scusa ancora x lo sfogo
    ciao

  9. Scusami tu non volevo farne assolutamente una questione personale. Usavo la mia esperienza per raccontare qualcosa di concreto e dare un’idea dei problemi che una qualunque azienda ha.

    Per tornare a quello che scrivevi, certo che quando una società vince un contratto pluriennale si lecca i baffi.
    Ma,
    1) quanti ce ne è di contratti così;
    2) quanto costa acquisirne uno come attività di prevendita (nella mia esperienza a volte ci vogliono 8-12 mesi).
    3) comunque, qual è il tasso di mancata allocazione complessiva in azienda, tenendo conto di tutta la forza lavoro, dei picchi, degli intervalli tra contratti diversi, delle disomogenità nei profili professionali disponibili rispetto ai contratti acquisiti?
    4) più grossi/lunghi sono i contratti, maggiore è la pressione sulle tariffe.

    Noi abbiamo un sistema di controllo di gestione just-in-time per poter gestire in tempo reale queste variabili. E ti assicuro che è un mestiere difficile. E se sbagli, non puoi recuperare. Se in fabbrica produci beni che metti a magazzino ma non riesci a vendere subito, puoi cercare di venderli il mese dopo. Ma se in una società che fa progetti (SW, consulenza, …) non allochi le persone a sufficienza un mese, è un costo che non recuperi più e ti finisce a conto economico.

    Ora, ripeto, non voglio dire che non ci siano furbacchioni. Ma il tuo ragionamento mi pare troppo semplicistico. Per lo meno nella mia esperienza.

  10. herr doktor says:

    sicuramente è semplicistico, per quello mi interessa approfondirlo e mi interessa la tua opinione
    in una società che lavori onestamente con personale dipendente i costi della mancata integrale allocazione del proprio personale possono essere assolutamente problematici. Oltretutto la dimensione media delle aziende italiane (anche IT) è piccola e spesso di fronte a grossi appalti possono andare in difficoltà di personale e si trovano a dover ricorrere al subappalto pagando ulteriori mark up (che vanno sempre a gravare sulla tariffa finale). Poi ci sono le spese di marketing (ossia le fees dei commerciali, spesso da distribuire su più livelli): specie nel passato, quando – obiettivamente – i margini erano più agevoli, ci sono società che si sono date strutture commerciali decisamente pletoriche e costose …
    Alla fine della catena c’è poi il sistemista che costa 300 euro al giorno (circa il doppio di una risorsa interna del cliente) e il cliente visto che paga una somma importante, pretende e non è mai contento ….
    In tutto il giro del fumo c’è sempre qualcosa che stride
    Che poi a fare bene il proprio lavoro, specie in momento di crisi, sia difficile non ci piove.
    Qualche volta però mi chiede se certi committenti che si rivolgono stabilmente all’appalto (o al puro body rental) non converrebbe assumere. Non sempre, magari, ma forse evitare situazioni oscene di uffici con stabilmente in organico più consulenti che dipendenti …

    ciao e grazie

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